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martedì, aprile 06, 2010

A gentile richiesta

sabato, settembre 06, 2008

Annunciaziò annunciaziò

Gente, lo so che è un po' tardi per avvertirvi, ma le pulizie di casa mi hanno preso più tempo del previsto. Insomma, per chi stasera non ha niente di meglio da fare (ma anche per chi ce l'ha) c'è un'interessantissima occasione per ampliare la propria cultura.
A Prato, via Pomeria 90, presso la Casa delle Associazioni, a partire dalle ore 21.30 (ripeto: 21.30), ci saranno alcuni amici miei a celebrare la Costituzione con letture (articoli della suddetta Costituzione + brani di grandi autori contemporanei) e canti tradizionali di resistenza e lotta (c'è anche il Piave mormorò, non passa lo stranierooo) (o almeno, mi pare) (se poi non lo cantano, mea culpa).
Venite a celebrare la Costituzione! Venite a cantare brani di resistenza e lotta! Venite! C'è anche il bar con la birra a poco! E, forse, se siete abbastanza sfortunati, magari potreste anche conoscermi (sono quello con la maglietta di Tintin).

martedì, maggio 08, 2007

Di ciò che ho imparato ieri sera andando a vedere l'ultimo film di David Lynch - INLAND EMPIRE - in un cinema d'essai (pron: dessè)

- Mulholland Drive era più bello;
- se andate a vedere un film impegnato con un amico, assicuratevi che non si dorma per metà film e poi neghi di aver dormito;
- le poltroncine dei cinema d'essai (pron. dessè) dopo tre ore diventano assai scomode;
- se una vicina insopportabilmente brutta e maleducata si presenta a casa vostra, non riuscirete mai a mandarla via, ma la starete ad ascoltare con grande attenzione;
- picchiare le donne è antiestetico;
- gli asini sono animali molto divertenti;
- mai fidarsi di un killer che sembra un nerd obeso;
- diffidate degli uomini che reggono lampadine con i denti;
- i clown fanno tantissima paura;
- ma ancora di più ne fanno gli appartamenti con la moquette rossa;
- anche in America c'è una trasmissione televisiva condotta da Platinette;
- potete chiamare il vostro maggiordomo, indifferentemente, Peter o Piotr. Lui si comporterà di conseguenza, mutando fisionomia;
- i polacchi sono malvagi, o comunque mentalmente instabili;
- tutti tengono la carta igienica nello stipetto in basso;
- esistono persone che usano abat-jour rosse;
- Laura Dern ha un naso enorme;
- alcune donne parlano moltissimo mentre fanno l'amore;
- le inquadrature mosse e sfocate mi fanno venire il mal di mare (da ricordarsi per la prossima volta);
- Jeremy Irons ha la faccia da maniaco;
- il suo assistente ha una bella faccia tosta;
- le prostitute di una volta avevano più classe;
- per un'attrice il truccatore è tutto;
- andare in autobus da Hollywood a Pomona costa tre dollari e cinquanta;
- se in un film di Lynch viene nominato qualcuno con una disabilità fisica, questa persona verrà mostrata. Magari sui titoli di coda, ma verrà mostrata.

In definitiva:
- il film è bello, davvero molto bello, e ringrazio quelli che me lo hanno consigliato;
- a mia volta lo consiglio a tutti, con il consiglio di guardarlo sobri e in buono stato di salute;
- chi erano quelli alla fine?
- ma chi era tutta quella gente?

nell'immagine: due dei protagonisti

Addendum: il sempre valido Weltall mi segnala una interessantissima recensione di IE da parte degli Spietati, e una bella analisi dei titoli di coda qui. Due ottimi articoli per allenare le menti ottuse ad essere un poco meno ottuse. Grazie Weltall.

giovedì, maggio 03, 2007

Spiderman 3

Ieri sera io e il Nipote siamo andati al cinema a vederci una di quelle americanate che ci fanno sentire ancora ggiovani e pieni di speranze. Lungo il tragitto ho utilizzato il tempo per addurre il giovane alla conoscenza dei luoghi più interessanti della nostra città, tipo pizzerie al taglio o posti dove fanno il Doner Kebab o posti dove suonano musica che non è musica ma rumore. Ma veniamo al film.
La storia è piuttosto incongrua, ma si lascia vedere con un filo di nostalgia (per un ex marvel-zombie come me) per le apparizioni del capitano Stacy e della dolce Gwendolyn e del dottor Connors, che però non hanno nulla a che fare con le loro controparti fumettistiche e quindi le scordi in fretta, anche con un certo fastidio. Non faccio la recensione, l'ha fatta meglio di me il Cinevralgico Capo anche senza vedere il film, e devo dire che ci ha proprio chiappato con l'analisi, e mi viene da pensare che alla fin fine si, era proprio telefonata la morale del film, se uno la indovina ancora prima di vederlo.
Insomma, divertente, carino, personaggi monodimensionali (tranne uno) ma simpatici, gente con superpoteri che si picchia in volo, lotta tra il male e il bene, redenzione, tragicità, roba che casca, fanciulle in pericolo...che può voler di più un adolescente (o un tardo post-adolescente) da un film?
Alcune notazioni memorandum (ATTENZIONE! Chi non ha visto il film si fermi qui, che si rovina la visione e comunque non capirebbe di cosa parlo):
- Venom è il primo supercattivo che nasce per colpa di Photoshop, credo;
- Gwen Stacy ha l'intelligenza e l'intuito di una gallina cerebrolesa in deficit di sonno. Ne ha anche lo stesso sguardo. Mi dico "ma che brava quest'attrice!", poi scopro che è figlia di Ron Howard e comprendo;
- una volta passato al lato oscuro, il supereroe inizia a pettinarsi con una lumaca e camminare per strada molleggiandosi sulle gambe, schioccando le dita come un ossesso;
- meravigliosa la scena della nascita dell'Uomo Sabbia: scappando dalla polizia, Flint Marko cade in una buca dove stanno sperimentando un macchinario segreto, che lo trasforma in una creatura mostruosa.
"Professore, c'è qualcosa nella buca"
"Sarà un uccellino. Avviate il macchinario"
No dico, ma controllare? E poi, ma che sistema di sicurezza avete in questo centro sperimentale? Come funzione? E' una cosa tipo "Abbiamo messo il cartello di divieto di accesso, quindi nessuno può entrare nella buca"?
- più passano gli anni, più insopportabile mi diventa zia May. Ma perchè non hanno sparato a lei, invece che al marito?
- il vero eroe alla fine è il maggiordomo. "Signorino, mentre lucidavo l'argenteria mi sono improvvisamente ricordato che suo padre, il crudele Goblin, non è morto per colpa dell'Uomo Ragno, ma per un errore suo proprio. Ritengo perciò che debba mettere da parte il suo rancore per il suo amico Parker e correre ad aiutarlo"
"Giusto Alfred, lo farò, mi hai convinto. Grazie"
"Di niente signorino"
- in ogni maledetto film che ho visto, se c'è uno con una cicatrice in faccia, stai pur certo che prima o poi muore;
- il personaggio più bello di tutto il film è l'Uomo Sabbia, per tre ragioni: 1 - è spaventosamente uguale al personaggio creato da Ditko, maglia compresa (adoro quella maglia); 2 - è l'unico in tutto il film ad avere una vagamente abbozzata forma di definizione psicologica; 3 - spara e uccide zio Ben, ma in realtà (secondo me) voleva sparare a zia May; 4 - lo interpreta lo stesso attore che era Jack in Sideways. Avevo detto tre ragioni? Volevo dire quattro;
- quando Peter parla a MJ di quanto gli piace essere Spiderman, e che figata essere famoso, e ussignur sono un grande, e lei lo guarda con gli occhi spenti e colmi di dolore, sembriamo io e Elle quando le parlo del blog.

Insomma, a me il film è piaciuto, e anche al Nipote, anche se secondo me lui pensava che era un film da ragazzetti.

Nell'immagine: un momento di relax per l'Uomo Sabbia durante le riprese.

mercoledì, aprile 18, 2007

...e il tempo è breve!

There is a road that meets the road
That goes to my house
And how the green grows there
And we've got special boots
To beat the path to my house
And it's careful and it's careful when I'm there

And I say your uncle was a crooked french canadian
And he was gut-shot running gin
And how his guts were all suspended in his fingers
and how he held 'em
How he held 'em held, 'em in

And the water rolls down the drain
The water rolls down the drain
O, what a lonely thing
In a lonely drain

July, July, July
It never seemed so strange

This is the story of the road that goes to my house
And what ghosts there do remain
And all the troughs that run the length and breadth of my house
And the chickens how they rattle chicken chains

And we'll remember this when we are old and ancient
Though the specifics might be vague
And I'll say your camisole was a sprightly light magenta
When in fact it was a nappy bluish grey

And the water rolls down the drain
The blood rolls down the drain
O, what a lonely thing
In a blood red drain

July, July, July
It never seemed so strange

The Decemberists - July July!
Quando si ha poco tempo, ecco come si rimedia.

mercoledì, aprile 11, 2007

Casa di foglie

Per qualche motivo mi sento molto triste, per cui oggi faccio la rece di un libro che ho letto tempo fa, un libro terrorizzante, che fa paura. Nel 2000, dopo averne pubblicate alcune parti su internet e aver generato una specie di culto, esce il primo libro di M. Danielewsky, House of Leaves, tradotto in Italia nel 2005 dalla Mondadori con il titolo Casa di Foglie. Lo dico subito: è un libro di paura. L'ho comprato perchè mi hanno colpito, nell'ordine:
- la bellissima copertina;
- il massiccio numero di pagine;
- la meravigliosa veste tipografica, con pagine intere di note che hanno a loro volta delle note, variazioni incredibili di font e dimensione dei caratteri e anche altre particolrità che potete vedere qui.
Nell'originale la parola casa è sempre scritta maiuscola e in azzurro, in questo modo: House, mentre la Mondadori ha optato per un cambiamento di carattere tipo questo: Casa. Questo tanto per fare un esempio.
Perchè fa paura? Perchè certe cose fanno paura, punto e basta, perchè tutti hanno paura del buio e dei mostri in agguato nell'ombra, e questo libro è pieno di buio e di mostri che aspettano nell'ombra. E' un romanzo nel romanzo nel romanzo, con diverse storie annidiate una dentro l'altra, ma si fa leggere bene, tanto che la sera non mi decidevo a posarlo (ma forse era per la paura di spengere la luce).
Di che si tratta? Di un ragazzo che trova un libro scritto da un vicino di casa cieco appena morto, e che parla di un documentario che nessuno conosce, The Navidson Record, che parla a sua volta di una casa spaventosa e di quello che nasconde. Cosa fareste se scopriste che la vostra nuova casa è più grande dentro che fuori?
Un libro per chi non ha paura del buio.
O per chi, come me, credeva di non averla.

giovedì, marzo 29, 2007

300

Era comiciato che più di un mese fa dovevamo andare a vedere il film di David Lynch, tutti che mi dicono vacci, è bellissimo, poi una serie interminabile di contrattempi ce lo impedisce e finisce che ieri sera ero con Andrea e Fluff a vedere 300. Oltretutto in una multisala. Vabè.
Io il fumetto l'ho letto da poco e non mi è nemmeno piaciuto tanto. Sarà che ormai Frank Miller è un po' troppo repubblicano (leggi americano di destra guerrafondaio difensore dei valori dell'occidente e dell'identità cristiana e degli onesti lavoratori del mid-west ecc. ecc.) per i miei gusti (prima o poi faccio un post noioso e specialistico sugli sceneggiatori di fumetti), ma questa roboante retorica dello scontro di civiltà mi lascia un po' perplesso. A parte il fatto che considerare Sparta come la culla della civiltà occidentale e della parità uomo-donna mi sembra francamente eccessivo, la trama del fumetto ( e del film, che dal lavoro di Miller trae a piene mani) si fonda troppo sull'epos e sulla creazione di momenti topici. Ai tempi di Daredevil il vecchio Frank era capace di creare pagine che ti spiazzavano per la loro immediatezza, e non prendevi le distanze, ti immedesimavi. Adesso invece mi pare che si sia adagiato sul suo personaggio di scrittore hard-boiled, stà lì e le spara grosse.
A volte noi comics-addicted ci lamentiamo di come un fumetto viene trasposto al cinema tradendone lo spirito (tipo i Fantastici Quattro, per dire, o V for Vendetta). In questo caso non c'è nessun tradimento: il film segue perfettamente lo spirito del fumetto, su entrambi i versanti: dal punto di vista narrativo è tronfio, pesante, lento e straordinariamente eccessivo; dal punto di vista estetico è una rivoluzione. Il fumetto è straordinario per l'idea di forzare la struttura tradizionale del medium, nel formato e nella produzione, dato che negli Stati Uniti fare un fumetto di successo in un formato che non sia quello del comic-book e che non tratti di supereroi è qualcosa di incredibile. Il film sposa questa rivoluzione estetica, e questo si vede nella cura maniacale della fotografia: immagini sgranate, colori desaturati, un film che non è a colori, e nemmeno in bianco-nero, un film che è tutto sfumature di giallo e rosso. Semmai il problema è altrove, nel non riuscire a trovare un linguaggio espressivo, o un canale, proprio e non sottoposto alla dittatura delle mode del momento: l'insostenibile (per me) montaggio da videoclip, con accelerazioni seguite da rallentamenti seguiti da accellerazioni seguite da rallentamenti; una colonna sonora techno, tutta di bassi e percussioni; le riprese fatte per il 90% con blue screen e 10% con green screen (senza riprese in esterni, quindi, tutto ricostruito in studio), con gli attori che fissano il vuoto poi riempito digitalmente con mari e montagne; una recitazione enfatica, fatta di urla e metodo Stanislavskij e urla e sguardi significativi e urla.
Due ore di casino, alla fine divertente, ma neanche poi tanto.
Il nuovo cinema.
Perchè Inland Empire non c'è più?

Nell'immagine lo strumento indispensabile per diventare un vero soldato spartano.

lunedì, febbraio 26, 2007

Tenderless

Ténéré mi fa venire in mente ricordi degli anni '80, enormi moto da enduro lanciate attraverso il deserto per correre la Parigi-Dakar, nell'epoca in cui era una corsa velata da un alone mitico. In realtà il Ténéré è una vasta zona desertica dell'africa sahariana, nel Niger nordorientale, una zona completamente desolata di circa 400.000 km quadrati (lo dice Wikipedia, mica lo so a memoria), con temperature che arrivano a superare i 40° e con una precipitazione annua media di 25 mm. Insomma, ci fa caldo e non è un bel posto dove vivere (e infatti, come è intuibile, è deserto). Ora, immaginatevi il deserto, e in mezzo a questo deserto un albero, e attorno a questo albero 400 km di niente, solo sabbia, nemmeno un cespuglietto o un ciuffo d'erba, niente, solo quest'albero. Bene, quest'albero esisteva, era un'acacia, e come si può leggere qui, era considerato l'albero più isolato del mondo, e - immagino - l'essere vivente più solo di tutti. Come faceva a essere lì? Pare che il Ténéré un tempo non fosse un deserto - che tutto il Sahara non lo fosse - ma che in epoche tanto remote che nemmeno Andreotti se le ricorda lì ci fosse una foresta, e che l'albero in questione non fosse solo. Poi, si sa come vanno queste cose, il tempo passa, il deserto avanza, i ghiacciai si sciolgono, gli alberi si spostano verso luoghi più freschi, e finisce che tu ti ritrovi lì da solo in mezzo al deserto senza neanche avere il tempo di accorgertene.
La cosa sorprendente era che l'albero era in mezzo alle rotte delle carovane che attraversavano il deserto, ma nessuno - uomo, animale o giardiniere- aveva mai osato toccarlo. Era taboo. Un taboo non scritto, ma evidente. Non si tocca chi fa tutta quella fatica per rimanere vivo. E infatti l'albero - che aveva resistito presumibilmente per secoli - nel 1973 fu abbattuto da un camion - i camion non conoscono il significato della parola taboo - guidato da un ubriaco - neanche gli ubriachi la conoscono. Che poi se ci pensi è fantastico: uno si ubriaca da matti perchè dice "tanto vado a guidare nel deserto, mica rischio di investire qualcuno o finire fuori strada" e poi finisce addosso all'unico albero nel raggio di 400 km. Sei stupido o cosa? "Ah mi scusi agente, sono andato addosso all'unico albero nel raggio di chilometri, ma in realtà credevo che fosse un passante".

venerdì, gennaio 05, 2007

Cavalli Selvaggi

Qualche anno fa, vicino a casa mia abitava un tizio che aveva un cavallo, e tante volte lo vedevo uscire in sella, il sabato o la domenica mattina, e allontanarsi verso chissà dove. Non so perchè, ma la vista di un animale così bello che zampettava sull'asfalto e si fermava agli stop per far passare le macchine mi faceva una gran malinconia, e il suo padrone mi sembrava particolarmente ridicolo. E ogni volta che incontravo un cowboy della domenica che portava quelle povere bestie a spasso per le strade, mi veniva da pensare "ma tu guarda che idiota".
Poi sono successe due cose che mi hanno fatto capire perchè c'è gente a cui piace andare a cavallo: la prima è che Elle mi ha portato ad un maneggio a fare un'escursione nei boschi (a cavallo in un bosco! Dio, c'è niente di più meraviglioso?), ed è stata un'esperienza assolutamente indimenticabile (consiglio a tutti di salire a cavallo una volta nella vita); la seconda è stata la lettura di Cavalli Selvaggi (All the Pretty Horses) di Cormac McCarthy, Einaudi 2006, ISBN: 8806184512.
Texas, 1949. Lacerato ogni legame che lo stringeva alla terra e alla famiglia, John Grady Cole sella il cavallo e insieme all'amico Rawlins si mette sull'antica pista che conduce alla frontiera e più in là al Messico, inseguendo un passato nobile e, forse, mai esistito.
Si può ancora parlare della frontiera?
Si può immaginare di riuscire ad attraversare un immaginario confine ed entrare in un regno (anzi, in un Regno) da esplorare?
Direi proprio di si. Senza ombra di dubbio, il miglior libro che abbia letto quest'anno, un'atmosfera sospesa, la forza delle proprie convinzioni e il desiderio di scrivere il proprio destino. Cole scappa da un mondo "civile" che lo rifiuta e che non accetta la sua sensibilità, e si rifugia in un eden pastorale fuori dal tempo, una hacienda dove si catturano e si addomesticano i mustang selvaggi. Quello che succede dopo è intuibile, ma non prevedibile, e l'educazione sentimentale di Cole si conclude nell'unico modo possibile (non è spoiler): con il cowboy che si allontana a cavallo verso il tramonto.
Adesso, quando vedo qualcuno a cavallo, chiunque esso sia, mi sembra Clint Eastwood.

PS: dimenticavo...di nascosto ho aggiornato i link inserendo due blog amici molto fatti bene...il Blog di Alessio è una guida intelligente a molte cose, anche e soprattutto a internet; il Blog di Davide è una guida intelligente al mondo e a tutto ciò che vi attiene. Buon w-e.

PPS: e che, non metto il sito di Cormac McCarthy?

giovedì, dicembre 21, 2006

Educare le Masse Incolte (voi)


Adam Holtzman (c) Absence #15

mercoledì, novembre 29, 2006

S.

Spero che Gipi non me ne voglia se ho copiato e incollato qui la copertina del suo ultimo lavoro, vuolando diversi articoli della legge che tutela il diritto d'autore. Guarda Gipi, se mi leggi (ah ah ma quando mai) mi scuso e a parziale risarcimento ci metto qui il link al tuo blog. Che a me piace pure il nome del tuo blog, Baci dalla Provincia...ma poi scusa, una cosa, lo so che anche tu sei un essere umano e alla fine, dopo ore e ore chino sul tavolo a fare disegnini per dei nerd sfigati e brufolosi (come me, che però sono un figo) alla fine ci si stanca e ogni tanto al bagno bisogna andarci, ma porca miseria, ci dovevi andare proprio quando sono arrivato al tuo tavolo a Lucca Comics? Che così non mi sono comprato il libro subito, ma solo dopo, a Prato, dal mio pusher, che me l'ha passato sottobanco dicendomi "attento è roba che scotta". Mannaggia se scotta.
Di solito i fumetti che compro me li leggo subito, a volte anche per strada uscendo dal negozio, finchè non ho letto tutto non trovo pace.
Questo invece no.
L'ho letto con calma, una settimana dopo l'acquisto, lo guardavo, lì accanto al letto, che mi intimoriva. Una storia di padri e figli, mannaggia, nientemeno. Troppo emotiva, temo, forse ridondante. Mi ricordo la prima volta che ho letto i fumetti di Gipi, a quel tempo leggevo il più bel giornale di satira mai scritto in Italia, Cuore, e non importa se metà delle cose non le capivo, erano stupende, tipo un titolone a tutta pagina BOSNIA DILANIATA: CON WOODY O CON MIA? e chi non la capisce o è troppo giovane o è troppo vecchio e affetto da demenza senile. Nelle pagine interne, strapiene di tutto, c'erano i disegnini di questo qui, questo Gipi, che sembrava disegnasse con uno spillo, le facce brutte e storte dei politici, ma no, più che altro della gente comune che conosceva lui, un mondo storto disegnato da qualcuno che ha lo sguardo storto...e poi lo ritrovo, anni dopo la chiusura della rivista, che vince premi su premi ad Angouleme (il festival del fumetto francese) e diventa famoso. Gipi l'ho visto qualche volta, è secco come uno secco, ha le orecchie a sventola ed è sempre nervoso, ma lo vedi che ne ha fatte. Ne ha fatte davvero, lo dice anche lui, non è stato sempre un disegnatore di fumetti.
E poi leggendo S. lo scopri com'è Gipi, come si vede, come si vede lui.
Mi accorgo che sono arrivato in fondo e non ho detto niente del romanzo. Che dire, se non che è bellissimo? Se non che mi ha commosso? Se non che è probabilmente il libro più bello che abbia letto in questo 2006? Che posso dire sul rapporto che c'è tra Gipi e S.?
Niente, ha già detto tutto lui. Grazie Gipi.
Se volete, lo presto volentieri, basta chiedere.

lunedì, novembre 06, 2006

Post lungo (ma necessario)

Ieri pomeriggio sono stato a Lucca. E allora? diranno i miei piccoli lettori. Allora, come alcuni sanno (ma la stragrande maggioranza delle persone sane di mente no, quindi provvedo subito a dare una breve ma illuminante chiarificazione del motivo che mi ha spinto a Lucca) (ora che ci penso, potrebbe essere una chiarificazione meno che illuminante? Non rischio di essere ridondante?) (sicuramente c'è chi mi accusa di esserlo, ma è importante sottolineare che una chiarificazione fatta a capocchia potrebbe essere non illuminante, no? Piuttosto direi oscura, o forse nebulosa) (alla fine avevo ragione) (il problema di fondo è che metto troppi argomenti in mezzo, aprotroppe parentesi, così che alla fine non ricordo neanche dove ero rimasto), dove ero rimasto?
Ah si, dicevo che sono andato a Lucca, e dato che molti non sanno cosa è successo a Lucca in questi giorni, provvedo subito a una illuminante chiarificazione (no, non ricomincio). Come si vede qui, ha avuto luogo la fiera del fumetto più importante d'Italia, con editori, autori, stand delle fumetterie, mostra-mercato, gara dei cosplayer (dopo lo spiego), mostre di tavole originali, il tutto nella stupenda cornice di una meravigliosa città d'arte, con l'attiva partecipazione della cittadinanza e delle istituzioni (yawn).
Io a Lucca ci sono andato la prima volta a (credo) 15 anni, e da allora ci sono tornato piuttosto spesso, con un intervallo di cinque-sei anni durante i quali me ne sono tenuto ben lontano. Poi, ho preso come validante scusa quella di un nipote in età scolare da svezzare ai fumetti ed eccomi qui di nuovo. Non ho mai comprato niente a Lucca, mi limitavo a girare per gli stand, guardavo le file chilometriche di questuanti in coda per un disegnino di Milazzo, Casini, Freghieri o qualche altro forzato di casa Bonelli, curiosavo tra le vetrine che esponevano mercanzia proibita (nel senso di troppo cara). Una volta mi sono messo in fila per comprare un fumetto autoprodotto da un tizio basso e con gli occhiali, un fumetto mai letto nè mai visto, che non mi convinceva neanche. Dopo dieci minuti abbandono la fila senza immaginare che Ortolani e Rat-man poi diventano parte della mia vita (che vita triste).
A Lucca la cosa più bella sono i cosplayer (ora ci siamo). C'è un mondo sotterraneo che non conosci, popolato da creature mostruose e repellenti, che detestano la luce del giorno e si nutrono di sostanze disgustose, che non stanno all'aria aperta, che puzzano e hanno un'igiene personale quantomeno discutibile. Sono i NERDS! Le fiere del fumetto sono i luoghi in cui ritrovano la loro dimensione, finalmente sono in mezzo a loro simili (anche io sono come loro, solo che mi lavo e cerco di assumere una dieta equilibrata) (inoltre sono figo).
I cosplayer sono dei nerd che esaltano la loro nerdaggine travestendosi da cose o persone che ammirano, ma che se li incontrassero si limiterebbero a spintonarli dicendo "e levati". Ho visto gente vestita da Darth Fener, da Capitan Harlock, da Lamù, da Gatsu, da Jack Sparrow, da cavalieri Jedi, da guerrieri e da eroi, e anche uno vestito da Cannavaro (ma perchè nessuno mai si veste come un personaggio sfigato, che so, Charlie Brown). I costumi sono in gener impressionanti (nel senso di belli), ma la presenza scenica latita alquanto quando si tratta di salire sul palco e mostrare il costume.
Il nerd si esalta, ma la nerdaggine non perdona: per quanto tu ti vesta di pelle e faccia il figo, i brufoli tradiscono la tua vera natura.
Postilla: non ho ancora detto cosa penso della fiera di quest'anno. Per la prima volta da più di dieci anni, io a Lucca Comics mi sono divertito, e soprattutto, ho fatto acquisti. Si, so che non frega a nessuno, ma ho comprato ben tre (3) fumetti: Una Storia a Fumetti di Alessandro Baronciani (autografata); Ford Ravenstock (vincitore del Lucca contest 2005); l'ultimo volume di Mounsier Jean, brossurato invece che cartonato, mah. E stavo anche per comprarmi il quarto (per la cronaca Città di Vetro, con potenziale autografo di Mazzucchelli, visto che era lì davanti a me) ma poi non bastavano i soldi per tornare.
Che bella Lucca.

lunedì, ottobre 09, 2006

Myst!

Oggi (in realtà venerdi, ma siccome l'ho letto solo oggi per me è oggi) il grande, mitico, unico Matteo Bordone nel suo blog ha scritto un articolo non inutile (ma quando mai i suoi lo sono?) su quello che posso considerare come parte importante della mia personale mitologia: la serie di MYST. Ne ho sentito parlare la prima volta in un libro di Tiziano Sclavi che mi stregò grazie al titolo: Non è Successo Niente. Sclavi descriveva l'idillio di serate passate davanti al pc con la moglie, giocando dopo aver sbarrato la porta d'ingresso e chiuso fuori tutte le paure. Mi è rimasta in mente la scena di lui che le proibisce di giocare se non ha i manini puliti.
Ma parliamo di Myst: il primo della serie (chiamato, per l'appunto, Myst) è un'esperienza di gioco assoluta. Non sai cosa devi fare, non sai dove devi andare, e sono ancora convinto che il primo enigma (quello del numero degli interruttori posizionali) sia in assoluto il più difficile di sempre. Anzi il più difficile enigma del mondo. Atrus, Christine, Achenar e Sirrus...ah, che meraviglia. La nave di pietra, gli enigmi dei canaletti d'acqua, chi non li ha vissuti non può capire il fascino di passare una notte sveglio per capire cosa fare.
Gli altri: Riven molto bello, ma troppo difficile e fondamentalmente un troiaio per via del fatto che ogni volta che cambi scenario di gioco (e lo si fa spesso) si deve togliere il CD e metterne uno nuovo. Exile - il mio preferito: enigmi meravigliosi, mondi meravigliosi, personaggi (uno) meravigliosi. Revelation: forse il più deludente. La centralità della trama schiaccia e annichilisce un gioco altrimenti molto bello, ma (forse sono diventato troppo bravo a forza di giocare?) gli enigmi sono al di sotto delle aspettative. Sotto molti aspetti, una delusione. Unico punto di forza, il personaggio di Sirrus, cinico e veramente perfido. Peccato sia stato poco sfruttato.
E ora, mi aspetta il capitolo finale: MYST 5 - The End of Ages.
Speriam'abbene.

venerdì, ottobre 06, 2006

ACME Novelty Library

Si sa - o meglio, IO lo so - che dagli anni sessanta in poi (anzi, per essere precisi dal 1956, con l'apparizione di Barry Allen come nuovo Flash su Showcase n. 4 della DC Comics) il fumetto amerigano è diventato fumetto di supereroi tout court, tanto che, se un qualunque scrittore vuole scrivere una storia sua, per volere degli editori deve infilarci almeno un personaggio con superpoteri. Questa mia meravigliosa generalizzazione calza alla grande con il fumetto commerciale di grande diffusione, il mainstream, non altrettanto invece con il fumetto alternativo (Dio quanto odio questa parola). Charles Burns, Robert Crumb (e che, non ce lo metti?), Craig Thompson, tutto fanno fuorchè roba con dentro supereroi.
Fine dell'inutile introduzione.
Ieri sono andato dal mio spacciatore e mancando la mia dose settimanale - "non è uscito nulla?!" - ho preso la decisione magna: mi sono preso The ACME Novelty Library n.1, del superbo Chris Ware.
Qui si può trovare una breve biografia del Genio, e vi garantisco che le tristi e scolorite immaginette non rendono affatto onore alla meraviglia che sono queste pagine. Triste in un modo inconsolabile, ma cattivo e cinico oltre ogni dire, A.N.L. è una lettura da consigliare, non per altro per ripulirsi un po' la bocca dal tanto parlare ipocrita.
Unico problema: PERCHE' non esiste un editore italiano che si decide a correre il rischio di editare questa meraviglia nella lingua del si??? Ovviamente il problema è che è in inglese, e dovete ordinarlo in America.
Ora vado a leggere.

giovedì, ottobre 05, 2006

Altra Citazione Mica da Ridere

Turning My Head Up and Down
Turning Turning Turning Around
And All That I Can See
Is Just A Yellow Lemon Tree.

mercoledì, ottobre 04, 2006

Citazioni Mica da Ridere

Turning and turning in the widening gyre
The falcon cannot hear the falconer;
Things fall apart; the centre cannot hold;
Mere anarchy is loosed upon the world,
The blood-dimmed tide is loosed, and everywhere
The ceremony of innocence is drowned;
The best lack all conviction, while the worst
Are full of passionate intensity.
Surely some revelation is at hand;
Surely the Second Coming is at hand.
The Second Coming! Hardly are those words out
When a vast image out of Spritus Mundi
Troubles my sight: somewhere in the sands of the desert
A shape with lion body and the head of a man,
A gaze blank and pitiless as the sun,
Is moving its slow thighs, while all about it
Reel shadows of the indignant desert birds.
The darkness drops again; but now I know
That twenty centuries of stony sleepwere vexed to nightmare by a rocking cradle,
And what rough beast, its hour come round at last,
Slouches towards Bethlehem to be born?
W.B. Yeats - The Second Coming (1919)