martedì, gennaio 29, 2008

L'angolo dell'umorismo dell'onorevole Borghezio Mario, avv.

Buongiorno, sono l'onorevole Mario Borghezio. Molti di voi si ricorderanno di me per episodi riprovevoli (come quando ho picchiato un bambino di colore o quando ho sterilizzato le poltrone di un treno sulle quali erano seduti degli stranieri) o per dichiarazioni quantomeno inaccettabili, violente e xenofobe. Ma che ci volete fare, son fatto così, mi piace bubare.
In realtà io sono un simpatico gigione, affettuoso e divertente, e vorrei tanto modificare l'immagine che il pubblico ha di me a causa delle bugie e delle esagerazioni della stampa, immagine che mi svilisce e mi mortifica non poco. Ho quindi deciso di fare il press-agent di me stesso e andare un poco in giro per mostrare il vero volto del mio carattere. E da dove cominciare, se non su internet? Quindi, dopo aver fatto requisire dalla polizia postale le password per accedere al blog di questo simpatico giovane, Heike (che nome è questo? Mica mi sarai un negro, eh?), ho deciso di affacciarmi ad internet. E cosa c'è di meglio di qualche barzelletta per farsi conoscere e creare allegria?
La barzelletta dell'orologio.
Ci sono un italiano, un francese, un tedesco e un rumeno che fanno una scommessa: salgono in cima ad un palazzo e ognuno di loro getterà il proprio orologio dalla finestra, e il vincitore sarà colui che riuscirà a riprenderlo al volo prima che tocchi terra.
Comincia il francese: getta l'orologio e scappa via, ma non fa in tempo a scendere di un piano che l'orologio si è già sfracellato. "Merde" esclama, contrariato.
Tocca al tedesco: anche lui getta l'orologio e scappa via, ma non fa in tempo a scendere di due piani che l'orologio si è già sfracellato. "Scheisse" esclama, pure lui contrariato.
Poi è il turno dell'italiano, e lui che fa? Porta l'orologio un'ora indietro, lo lancia e scende le scale con tutta calma. Arriva al piano terra in largo anticipo e raccoglie al volo l'orologio. Poi va dagli altri tre e dice: "guardate, ce l'ho fatta". E il rumeno: "aspetta, fà un po' vedere" prende l'orologio dell'italiano e scappa.
La barzelletta dell'aereo.
Un olandese, un danese un italiano, un tedesco e un rumeno stanno viaggiando in ereo. Al ritorno aprono il portellone e l'olandese dice: "Per l'Olanda!" e si butta. Il danese lo imita e dice: "Per la Danimarca!" e pure lui si butta. E l'italiano: "Per l'Italia!" e butta il tedesco. Intanto il rumeno apre le valigie degli altri e ruba tutto.
La barzelletta del fantasma formaggino.
Un inglese, un francese, un italiano e un rumeno si sfidano a resistere una notte in un castello infestato da un fantasma. Il primo giorno si reca nel castello l'inglese. A mezzanotte appare il fantasma Formaggino urlando "Uuh.. sono il fantasma Formaggino!", e l'inglese scappa terrorizzato. Il secondo giorno si reca nel castello il francese, ma anche lui fugge terrorizzato quando il fantasma entra nella sua stanza urlando "Uuh.. sono il fantasma Formaggino!" Al turno dell'italiano, quando il fantasma urla "Uuh.. sono il fantasma Formaggino!", l'italiano risponde "E io ti spalmo su un panino!". Ma aveva già mangiato tutto il rumeno.

Tanti cordiali saluti da Mario "simpa" Borghezio.
Nell'immagine: son proprio un timidone.

lunedì, gennaio 28, 2008

VOTANTONIO VOTANTONIO!

Gente, amici, nazioni, popoli tutti della terra, io vi invoco!
Sw4n il magnifico ha indetto un concorso, per il secondo anno di fila, un premio per premiare (e che altro, sennò?) i blog brutti e infimi ma meritevoli di plauso e apprezzamento. Codesto premio è lo Z-blog Award.
Aiutate i blog piccoli (come il mio, intendo) ad ottenere una piccola soddisfazione (dai), e aiutate Sw4n a scalare la classifica di Blogbabel (viscido sei, Sw4n, viscido, e non sai neanche scrivere la lettera "a").
Cosa dovete fare, mi chiedete? Facile: andate qui e indicate le vostre preferenze tra i blog + sconosciuti della blogosfera sulle seguenti categorie (ma anche non su tutte, necessario non è):

Miglior Z-Blog Maschile Miglior Z-Blog Tecnico
Miglior Z-Blog Femminile Miglior Z-TemplateDesiner
Miglior Z-Blog Personale Miglior Z-Blog Fonte di spunti
Miglior Z-Blog di Gruppo Miglior Z-Grafica
Miglior Z-Blog Umoristico Miglior Z-Blogger Scrittore
Miglior Z-Blog Televisivo Miglior Z-Blog Hosting
Miglior Z-Blog Musicale Miglior Z-Post
Miglior Z-Blog Letterario Z-Blogger dell'anno
Miglior Z-BlogGiornalistico
Miglior Z-Tumblr (new)
Qualcuno (ignoro chi, ma vi giuro che non sono io) mi ha già candidato come Miglior Z-Blog Umoristico. Ringrazio questa persona dotata di grande, ma grande sense of humour.
Insomma, VOTATE(mi), ma ricordatevi di farlo entro le 23.59 del 28/01/08, cioè OGGI!!!!
Vado a votare anche io, ma non vi dico per chi ;-P.

Un giustificato motivo per (settima parte)

Mentre io sto qui, e penso che io sono talmente imbranato che mi sentirei fuori posto pure alla mia festa di compleanno, Giangi ci racconta il prosieguo delle sue avvincenti vicende metropolitane.
Ansimo, fremo, cerco di prendere fiato, sono provato, porto ancora i segni della fuga, l'attesa stenuante di un inizio, il silenzio delle rotaie, il frastuono del mondo, il timore di aver abbandonato l'idea che potesse funzionare che potesse aprire le sue porte, l'illusione che mi facesse salire, che mi desse un'opportunità, una anche minima speranza di mostrare il mio volto. Che dire, è andata così, o meglio, non è proprio andata, ed ora che sono su questo IC Plus tutto da scoprire non sono più avvolto da quella frenesia e ansia di volermene appropriare, mi sento svotato, privo di interesse, di attenzione, non ho la forza di renderlo anche solo un amico o un compagnio di viaggio con cui condividere qualcosa. Troppo prezioso è quello che ho lasciato sul binario 16, cosa vuoi che possa fare il binario 8, anche i numeri parlano. Beh non posso neanche rimanere qui fermo impalato tra un vagone e l'altro, un'altra volta c'è da fare una scelta: destra o sinistra? Beh non sto certo a farmi troppe menate, quelle vengono se si è nello stato d'animo giusto, quindi seguo le indicazioni di una maglietta vista un giorno in una delle tante vetrine poco valorizzate in uno degli infiniti viali del consumismo milanese che diceva pressappoco così: anche il cuore batte a sinistra. Detto fatto entro nello scompartimento. E' ancora vuoto, la fiumana di gente che transita dal sedici all'otto ancora non è arrivata, chissà cosa staranno domandandosi, ed il tempo stringe, speriamo rimangano a terra, avrò più spazio per far riposare il mio sedere, le mie valige e il mio cervello. Davanti a me si presentano infinte soluzioni alcune delle quali vengono subito cassate: certo non ho intenzione di fermarmi dove già sono svaccate altre persone, in fondo sono timido e nei rapporti interpersonali vado forte solo dopo che altri abbiano manifestato un qualche interesse per me. Qunidi la scelta è tra un postazione per quattro una per due ed un posto singolo. Beh dopo tutto quello che ho vissuto fino ad ora ovviamente mi fermo sulla postazione single alla ribalta. E' quasi possibile leggere l'insegna luminosa che si accende sopra lo schienale e che dice, pregasi tenersi alla larga, oppure: io non posso entrare. Finalmente qualcosa di mio, che non può essermi portato via, su cui posso fare un minimo di affidamento, che posso tenere sotto controllo, di cui posso fidarmi che non possa accorgersi nient'altro che di me. Poso vicino a me le valige, riagguanto l'mp3, ancora uno sguardo fuori, al sedici tutto è ancora fermo, incollo la fronte al vetro per vedere se ancora ci fosse un giustificato motivo per mollare tutto, raccogliere i cocci e tornare indietro, lo cerco, lo chiamo, ma a rispondere è un fischio assordante che decapita il tempo.
Nell'immagine: anche Mastella si è appassionato alla vicenda.

giovedì, gennaio 24, 2008

Quello che i morti ci tengono nascosto

In questo momento così difficile per il paese, con le certezze che si sgretolano, i facili rifugi che crollano, le importanti sicurezze che svaniscono, i mastelli che vengono arrestati e i governi che (quasi) cascano in malo modo, ebbene, in tutto questo disdoro, voglio accendere un barlume di speranza nei vostri cuori, e spezzare una lancia sulla schiena a favore delle giovani generazioni, come fa l'Artemisia in questo bel post qui.
Ho deciso di pubblicare una lettera che giorni or sono mi è stata inviata da una giovane lettrice, autrice tra l'altro del bel blog http://cicciopucciolinotesoroso.blogspot.com, e che si firma Kikkafuffi90.
Con intelligenza e puntualità, sottolinea le difficoltàche un giovane affronta nel mondo d'oggi, e ci mostra che, forse, gli anni che separano le generazioni solo solo, e io lo spero, illusioni.
Ciao Heike, kome stai?...io leggo il tuo blog tutti i giorni...anke quando non scrivi...e secondo me te sei bravo e scrivi bene. Ai mai pensato di fare lo scrittore?...xkè secondo me potresti.
Te ti chiedi di sicuro xkè ti scrivo... xkè ti scrive una ragazza ke non conosci e ke, te lo dico io, è una scema? Ti scrivo xkè...ti volevo chiedere una cosa...xkè te anche se sei vecchio sei come un giovane...come me e le mie amike che siamo delle pazze.
La cosa k ti volevo chiedere...è come si fa a far andare a casa i vekki come Prodi e Berluskoni, ke secondo me sono troppo vekki per fare il governo...e poi ti volevo kiedere come si fa a sopportare tutto ksto skifo...ke i sogni della giovinezza si sfrangiano contro i compromessi che ci tokka accettare...ke io adesso sono sicura ke non cambierò mai e sarò sempre me stessa, ma poi magari arriva il giorno ke non mi va più di andare in affrica ad aiutare i bambini xkè ci son troppe cose brutte nel mondo...e finisce ke un giorno mi dimenticherò ke sono stata ql ke sono adesso e mi si spengerà tutto, come una lampadina alogena...finisce ke io magari non c'ho + la forza di credere che si può cambiare il mondo, e mi dico ke ero ingenua o ke magari il mondo lo cambio dopo...prima finisco di studiare, poi di pagare le rate della macchina, poi la casa e poi alla fine cambio il mondo.
Ke io lo so ke tutti pensano di essere speciali e ke a loro non succederà mai...ma Heike, secondo te, si può imparare a non cambiare mai?

martedì, gennaio 22, 2008

Al cuore, Ramon

Stanotte mi sono svegliato urlando, tutto sudato, agitatissimo, che avevo fatto un brutto sogno. Ma non il mio solito incubo, quello con l'esame di maturità e a me mi interroga Crusher Creel e mi fa una domanda che non so rispondere, no, questo era molto peggiore; peggiore anche di quel sogno che ho fatto una volta che ho sognato che Isabella Rossellini mi invitava fuori a cena e io ci andavo e poi scoprivo che era una menzogna e lei mi leggeva tutto Angeli e Demoni di Dan Brown con la prefazione di Giulietto Chiesa, questo era peggio.
Ho sognato che mancavano pochi mesi al festival di Sanremo.
I segreti del Festival di Sanremo.
Che una cosa mi son sempre chiesto: ma i cantanti del festival di Sanremo, tra un festival di Sanremo e l'altro, che fanno? Qui c'è gente che lo fa di mestiere, il cantante del festival di Sanremo, non fa una sega tutto l'anno, poi scrive una canzone, va al festival di Sanremo, vince (o anche no), pubblica un album con Il meglio di, e poi sparisce, e ritorna l'anno dopo.
Come vive questa gente, che fa? Che poi, voglio dire, quanto guadagnerà una come, chessò, Mietta, da dischi e concerti? Secondo me non ci campa un anno, come fa a sopravvivere fino al Sanremo successivo?
Ho una teoria.
Secondo me esiste, nei sotterranei dell'Ariston, un centro criogenico per la conservazione delle salme dei cantanti, che vengono surgelati e tenuti buoni per l'anno successivo. C'è questa enorme sala, e Pippo Baudo verso novembre scende le scalette, attraversa la sala e comincia a scegliere.
- Allora, quest'anno facciamo...Anna Oxa, Scialpi, Mango...quant'è che non lo tiriamo fuori Drupi?
- Sedici anni.
- Mmm...aspettiamo l'anno prossimo, và. Piuttosto, preferisco la Mannoia, che almeno fa più presenza scenica. Poi, Michele Zarrillo, che piace ai giovani, Grignani, la Bertè no, Leali nemmeno...prendo questo Little Tony, vai.
- Bene signore. Li scongela subito?
- Si, tranne Scialpi, che sennò mi va a male.
Che poi i tecnici del laboratorio hanno preso di mira Amedeo Minghi, e lo risvegliano un po' a caso, così, per divertimento, lo mandano a fare un giro sulla statale e poi aspettano che torni per congelarlo di nuovo.
- Mi raccomando ragazzi, niente scherzi questa volta.
- Certo Amedeo. Ora entra dentro, cretino.
I Pooh a Sanremo non ci vanno, ma per conservarsi freschi freschi hanno un impianto criogenico casalingo, che usano tra un concerto e l'altro. La stessa cosa Al Bano, ma il suo impianto, molto più ruspante, va a olio di colza e bestemmie.
Infine: cosa succede ai cantanti che vanno a Sanremo e poi spariscono, tipo i Jalisse? La maggior parte viene usata per concimare i vasi dei fiori, ma alcuni, semplicemente, spariscono.
Emblematico il caso del celebre cantante fiorentino non vedente Aleandro Baldi, vincitore di una edizione del festival. Entusiasta per la vittoria, decise per scommessa di tornare a Firenze da Sanremo a piedi, anche perchè Pupo gli aveva detto che c'erano un sacco di cartelli scritti in braille.
Se ne persero le tracce all'altezza di Imperia.

giovedì, gennaio 17, 2008

Panettone is on the table

Jingle bells, jingle bel...eh?
Ah, certo, le feste di Natale son finite.
Si disfa l'albero, si mette via il presepe, si buttano i brutti regali, insomma, il solito tran tran post natalizio.
A distanza di quasi un mese torno a parlare del Natale '07 perchè voglio condividere con voi la gioia del regalo che mi ha fatto quest'anno lEli.
Ecco la foto dell'oggetto.
Fatta a mano da lEli (il disegno, la stoffa no, la stoffa è fatta a mano da qualche bambino nero in un villaggio centroafricano).
Ma la raffinatezza dell'oggetto in questione può essere colta solo con il seguente dettaglio:
Alla lEli era piaciuto il post su Burbetton.
:-)
PS: la qualità delle foto è mia responsabilità. Sono inetto.
PPS: nella galleria su Picasa ci sono altre tre immagini, per chi volesse gustarsi meglio la bravura di lEli nel disegno a cesello o la mia imperizia nel far foto.

martedì, gennaio 15, 2008

Incursioni

Avete presente Giangi? Si, quel Giangi del Giustificato motivo, quello che ci stava raccontando del suo viaggio in treno...ecco, in pratica giorni fa gli si è spappolato il ginocchio. Niente di grave (mah, insomma...), solo che vorrebbe ricevere qualche parola di incoraggiamento. Basta un commento, un saluto, una pistolettata, insomma, qualcosa che gli faccia sapere che pensate a lui con affetto anche se lo odiate. Qui sotto i suoi pensieri sul recente spappolamento.

Eh eh, il referto direi che è apprezzabile per forma e contenuto.
Bello è stato poter confrontare i referti del 2003 con quelli di oggi...le risate.
LCA (legamento crociato anteriore). Nel 2003, un unico stoico leggero filamento cercava di mantenere in piedi quel che definirei un burattino scapestrato. Oggi il filamento ci ha lasciati, dopo interminabili battaglie cede menisco e rotula al nulla. Alla notizia fu grande la sofferenza per il legamento collaterale, che seppur distrutto dal dolore decide di non lasciare il territorio.
Nel contempo, il menisco, fessurato da un passato irriconoscente e da un destino troppo fragile, decide di deporre l'ascia e chinare la testa alla spada del nemico lascianto l'immagine di un manico di secchio un pò vecchio ma non del tutto arrugginito. Da qui nasce la speranza, si, amici miei, dalla ruggine. Il nemico non può costruire una nuova avanzata su un campo desdrizzarto e inaccessibile, pertanto le speranze si ripongono su un provvidenziale e scientifico intervento dall'alto. La speranza però per natura è lenta, riuscirà la ruggine a tener vivo il ricordo del menisco a lungo?

Giangi mi aveva chiesto di lasciare gli errori grammaticali e di battitura a testimonianza della sua sofferenza, ma facevano venire mal di testa, quindi li ho corretti. Mi rimane il dubbio di quel "desdrizzarto", ma si sa, talvolta è meglio non chiedere.

Nella foto: anche Johnny Utah aveva un problema al ginocchio.

lunedì, gennaio 14, 2008

Segno di spunta

Io e Heike non siamo la stessa persona, passano i mesi e me ne rendo conto.
Lo pensavo due giorni fa, in macchina, mentre Elle mi parlava di cose importanti. Perchè le cose che mi dice Elle sono sempre importanti.
Pensavo che io e Heike non siamo la stessa persona, perchè lui ha questa voce profonda, e parla sempre con cognizione di causa, sa sempre qual'è la parola giusta, e la dice al momento giusto. Ha una opinione precisa sulle cose, mica si ritrova mai a dire "mah, non lo so mica". Heike sa parlare, io al massimo balbetto.
E allora ho pensato che se davvero fossi Heike, e ascoltarmi dal vivo non fosse quel supplizio per le orecchie che in realtà è, mi piacerebbe dire qualcosa sulle cose che succedono nel mondo, o almeno in Italia, se sapessi parlare come lui. Io mica sono in grado, però mi piacerebbe che si sapesse come la penso sulle cose brutte, che sennò sembra che per me la vita è sempre una partita a brisola, che magari ti appassioni e ti diverti e tutto, ma alla fine è pur sempre una partita a briscola (anche se io preferisco il ventuno).
Mi piacerebbe, se parlassi come Heike, dire qualche cosa sulla Thyssen-Krupp, che non mi sembra una cosa tanto giusta che uno la mattina va a lavorare e la sera non torna a casa perchè è morto, e aivoglia a dire incidente incidente, non dovrebbe succedere che uno va a lavorare e non torna a casa perchè è morto e te padrone l'unica cosa che sai dire è tragica fatalità, o che la colpa è dell'operaio, se uno muore perchè sta facendo una cosa che deve fare tutti i giorni, e tu non hai fatto in modo che fosse al sicuro, allora tu sei uno stronzo e devi stare zitto, e andare in galera e restarci finchè le montagne non saranno consumate dal vento.
Ecco, una cosa così vorrei dire, ma detta bene.
Perchè non va bene che tutti i giorni, porca miseria tutti i giorni, in questo paese ci muoiono tre-quattro persone mentre lavorano, e tanti son quelli assunti a nero, che non paghi i contributi, l'assicurazione e tutte quelle menate, poi cade dall'impalcatura e allora arrivano le ispezioni e dici "l'ho assunto oggi" e al massimo ti prendi la multa, in questo paese lurido, e se poi nessuno ha visto l'operaio cadere, lo carichi sul camioncino e lo lasci all'angolo di una strada, così eviti pure la multa. E noi qui a farci le seghine sul sistema elettorale proporzionale alla tedesca con sbarramento al 4% e redistribuzione dei seggi su base regionale, e le persone che lavorano cadono dalle impalcature, o esplodono loro in faccia serbatoi d'olio combustibile, o rimangono schiacciati dai macchinari, o. E' come una guerra, anzi no, è come l'impero azteco, solo che non è Quetzalcoatl a chiedere il sangue.
Qualche settimana fa ho visto lo spettacolo di Ascanio Celestini sul lavoro precario, e a un certo punto lui si chiede perchè abbiamo smesso di crederci, perchè ci sembri che non valga più la pena, e dice che anche i sindacati non ci sono più, fanno queste riunioni interminabili con confindustria a base di panini e caffè, ma non ci sono nella vita vera i sindacati, appaiono solo quando c'è da firmare l'accordo e lui pensa ma chi sono questi? chi rappresentano? a nome di chi fanno l'accordo?
Ma io non ce l'ho coi sindacati, quelli ormai fanno l'interesse dei loro associati, che son quasi tutti in pensione, no, mica ce l'ho con loro, a me fa specie la legge, la giustizia che non c'è, chi dovrebbe vigilare che invece dorme, e magari sogna paesi meno sbagliati di questo.
E intanto qui muoiono gli operai della Thyssen-Krupp (che faceva i cannoni per i nazisti, la mela non cade lontano dall'albero - a proposito, lo sapevate che la Bayer era una delle controllate della AG Farben, l'azienda tedesca che produceva il gas Zyklon B per gassare gli ebrei? I Bush e i Mastella sono solo pupazzetti, sono le multinazionali il male, le vere mani dell'Ombra). Muoiono, e a nessuno gliene frega niente.
A mio padre manca un dito di una mano, perchè è stato imprudente una volta che lavorava, ma lui imprudente lo è sempre, e poi nella Città Cupa son più le dita mangiate dai telai che quelle intere. Io non me lo ricordo quando è successo, perchè ero piccino, ma me le ricordo le storie di quel dito, e di tutte le altre dita di cui ho saputo, di zii, parenti, conoscenti, tutti operai, tutti lavoratori, tutta gente che faceva le cose perchè bisogna farle, e le faceva bene, che se uno ama il suo lavoro, corre pure dei rischi, per farlo bene.
Che se l'operaio è disposto a sacrificare un dito della mano per un lavoro fatto bene, il padrone dovrebbe essergli riconoscente, e non farglielo mai rischiare.
Ecco, se parlassi come Heike, questo direi.
Un po' meglio, magari.
F.

mercoledì, gennaio 09, 2008

Chi ci aiuterà?

E' un sacco che ci penso, che devo dare una conclusione a questa rubrica, fare un punto sulla mia educazione sentimentale, che è rimasta in sospeso e non mi sembra bello mollarla così.
I fumetti sono la mia vita, non posso dirla in altro modo, sono la mia pietra di paragone del mondo, cosa vuol dire giustizia l'ho imparato lì, cosa significa essere buoni, ecco, i fumetti me l'hanno detto, dov'è la linea di confine tra il giusto e lo sbagliato, e dove questa line sparisce, si confonde nello sfondo, anche questo mi hanno detto, come una vignetta senza bordo, niente gabbia, esistono anche quelle, non sai più qual'è lo sfondo e qual'è la storia.
Posso essere melodrammatico questa volta, meno ironia, prendiamoci sul serio, diciamola tutta.
I fumetti sono la mia vita.
Facciamoci un post lungo, noioso, lo divido in tre-quattro parti magari, così lo respiro bene bene, e poi non ne parliamo più.
Parte 1 - La giustizia è cieca
A me Frank Miller non piace per nulla, è un esageratone, i suoi personaggi non sanno parlare, urlano sempre; non corrono, si lanciano nella corsa; non combattono, sfidano la morte.
E poi, lo so che è un luogo comune, ma porca miseria, Miller è un fascistone. Non come Dave Sim, d'accordo, ma insomma, siamo lì.
Troppa virilità ostentata, troppo testosterone, troppo Onore&Giustizia. Queste son cose che mi fanno passare la voglia di digerire.
Solo che.
Solo che sa scrivere.
E le cose sue che ho letto a volte son d'una bellezza disarmante. Ma il suo capolavoro non è DKR, nè 300, neppure Sin City. A me piace da impazzire il suo Daredevil.
...
Devil salta dai tetti.
Devil si butta da un tetto all'altro, corre.
Devil non ha paura, e non ha paura perchè non vede.
Devil è cieco.
Devil è l'unico dei supereroi che non ha superpoteri. Si allena al sacco, è un atleta, corre.
Ma non ha superpoteri, ed è cieco.
Miller lo sa l'ha capito, che Devil è diverso da tutti gli altri, è quello che non si arrendeva mai, che rimaneva fino a tardi, a provare e riprovare, finchè non gli riusciva bene. Devil ha un tarlo, un'ossessione malata, la giustizia cieca che cieca non deve essere, deve vedere la giustizia, deve imparare di cosa è fatto il mondo, di ombre nascoste nei vicoli, di violenza, sopraffazione, odio. Greed.
Levate la benda alla giustizia, fatele vedere ben com'è fatto il mondo, che intervenga, faccia qualcosa, non lasci fare tutto a Matt Murdock, avvocato cieco. Miller lo sa, che è una battaglia persa. Ma lo manda lo stesso, Devil, a combatterla.
E di tutte le vignette che ho visto (ma quante, porca miseria?!) in questi anni, una non mi si cancella: New York, e piove, una finestra e dentro qualcuno che ha subito un'ingiustizia, piange, si rannicchia, è solo al mondo, non può farci niente, solo rannicchiarsi e piangere, e chiedere, con la voce della disperazione chi, chi ci aiuterà, chi ci potrà aiutare, e Devil, in piedi sul tetto, sente tutto, ascolta tutto, lui.
Lui.
Lui ci aiuterà.
Gli eroi lo fanno sempre.
Anche quelli senza superpoteri.

lunedì, gennaio 07, 2008

Un giustificato motivo per (parte sesta)

Datosi di rubrica a-periodica e a-sistematica, il buon Giangi ritorna all'improvviso con la narrazione del suo peregrinare, nel vano tentativo di attraversare la penisola da Milano a Città Cupa. Riuscirà oggi a salire sul treno? Scopriamolo insieme nel capitolo di oggi, altrimenti intitolato (da Giangi medesimo):
capitolo 6, breve per non infierire con la pesanteza del momento, diciamo che ho tagliato moltissimo..altrimenti era una pizza.

D'un tratto sul binario la gente inferve al solo pronunciare della parola No Global, ecco che iniziano gli schiamazzi, i commenti, le ingiurie, gli sguardi infelici, che ricoprono di fango quello che invece timidamente voleva essere un momento delicato, sincero, in cui forse per la prima volta ero riuscito ad indossare pensieri ed emozioni non infeltriti. Così un'altra volta il capo si lascia cadere lentmente verso il basso come se il vuoto creatosi nel mio cuore pesasse come un'incudine sulla mia mente. Inutile star lì a cercare parole nuove a inventarsi soluzioni agrodolci, devo rassegnarmi, cercare un altro attimo, un'altra rosa da cogliere, ma sopratutto un altro cavolo di treno!
Bene, dove vado? Direi che sono alquanto disorientato, in primis da me stesso e dal mio continuo peregrinare nelle deserte ragnatele dell'anima, poi da sti diavolo di ipocriti borghesotti milanesi, per non parlare poi della falsa ala dei "senza se e senza ma", la scrematura del mazzo italiano, un mazzo direi bello che appassito. La soluzione però è a portata di mano: cuffie, mp3 e via con la musica, con quel suono un pò country dipinto dall'immortale Bruce Springsteen, che ti trascina via con delicata scioltezza zigzagando tra i nervosi soprabiti che ormai da ore albergano lungo il binario 21. Butto un occhio al tabellone per cercare soluzioni concrete per quello che invece di un semplice viaggio sta diventando un'impresa,
Eccola là la risposta, si chiama Ancona, IC in partenza tra 5 minuti dal binario 8. Nelle ferrmate intermedie risplende il nome di Bologna, è lì che mi fermerò, sperando di trovare una qalche coincidenza. Riprendo morale, in pochi secondi raggiungo il treno, stavolta sembra essere tutto tranquillo, salgo!

Nell'immagine: Lenin primo vero no-global. Da Kelebek

venerdì, gennaio 04, 2008

Domani

Io non me ne capacito.
Le ragazze mi fissano.
Davvero.
Cammino per strada e le ragazze mi fissano.
Voglio dire, fissano me.
Io cammino, loro camminano, ci incrociamo, e queste ragazze, tutte le ragazze che incrocio, mi fissano.
Io non me ne capacito.
Sarà il cappelletto di lana?
Si, che fa fascino, cappelletto di lana comprato sulle isole Aran, fa fascino, mi guardano – mi fissano – e pensano “mmm ma che fascino ‘sto figo col cappelletto di lana delle isole Aran” che non lo sanno che è delle isole Aran, ma secondo me un po’ dentro se lo sentono, che è esotico, e allora mi fissano, affascinate.
Mi fissano, le ragazze mi fissano.
Che poi, anche il capello lungo, la barba, adesso che ho la barba, son cose che alle ragazze piacciono, fanno uomo un po’ ribelle, marinaio, no? Col cappelletto di lana delle isole Aran, il capello lungo, la barba, un po’ Corto Maltese, che son cose che alle ragazze ci piacciono, anche se lui è senza barba e col cappellino da marinaio.
E infatti mi fissano.
Ma proprio, mi guardano fisso, proprio. Tipo che magari sono due (o tre), ci incrociamo, mi vedono e subito smettono di parlare, mi fissano tutte e due (o tre), finché io non passo oltre ridacchiando, perché, insomma, son cose.
Son cose che fanno piacere.
E che vuoi, mi fissano.
Son bello, sono.
Che poi son uguale a prima, a parte il cappelletto e i capelli lunghi e la barba, ma c’è qualcosa di diverso, qualcosa di affascinante in me, una roba che prima non c’era, che prima le ragazze mica mi fissavano per strada.
Magari è perché alla fine, dopo tanti anni, ho acquistato sicurezza, non son più magrolino e tremebondo, arrossisco meno, e a volte parlo anche, e quando cammino tengo la schiena dritta e il mento alto, faccio vedere la faccia tutta, meno quella che sta sotto la barba, e i capelli lunghi (e il cappelletto di lana delle isole Aran).
Si, le ragazze la sentono la fiducia in sé stessi, come una cosa, un odore tutto di feromoni che emani intorno, e annusano l’aria, non lo sanno cos’è, ma capiscono che son io e allora mi fissano, sentono che son io che emano tutta questa sicurezza, tutto questo fascino feromonico.
E mi fissano.
Che poi, mi fissano. Non solo: girano la testa, si voltano a guardarmi, a cercarmi con lo sguardo, si danno di gomito quando sono in due (o tre).
Che matte.
Cammino spedito, la testa dritta, un sorriso appena abbozzato, lo sguardo deciso dell’uomo vissuto, cappellino di lana delle isole Aran, i capelli al vento, la barba nera bene in vesta, il mio cappottone bello elegante, ah, che figo, mi dico, le ragazze mi fissano, anzi, non solo le ragazze, anche le donne più mature e ancora piacenti, vedi, e le vecchie, e tutte, tutte per strada mi fissano, non posso farci niente, mannaggia, son proprio bello.
Le ragazze mi fissano.
Son figo.
Entro in casa, non posso non guardarmi allo specchio, devo essere di una bellezza imbarazzante, devo essere un figo della miseria.
Mi guardo allo specchio, col cappellino di lana delle isole Aran e i capelli lunghi e la barba, sorrido, e capisco perché le ragazze mi fissano.
C’ho una caccola grossa così che mi si affaccia dal naso.

Immagine da worth1000

venerdì, dicembre 28, 2007

Doppelganger

Tengo le tende chiuse. La finestra dà sulla strada, ma nessuno mi vede, se tengo le tende chiuse. Ogni tanto mi avvicino e sbircio, guardo attraverso il tessuto, spio per intravedere il passaggio di qualcuno, ma niente, la strada è vuota.

Dopo l'incidente, passai più di un mese a letto. Facevo esercizi seduto sulla cassapanca, mi sforzavo di piegare la gamba per quanto me lo consentivano i punti. Mi esercitavo.
Le giornate erano lunghe in una maniera indefinibile, la luce che entrava dalla finestra non bastava mai, quando rientravo nel letto appena rifatto mi sdraiavo a fissare il soffitto, aspettando che le lenzuola riprendessero lentamente la mia forma. Mi piacciono le lenzuola fresche di bucato, pensavo, sembra di entrare in terre sconosciute, fissare soffitti sconosciuti. Accendevo lo stereo, ascoltavo i Garbage, I think I'm paranoid, e non capivo perchè le ore non passavano. Mi allenavo.
La mattina mi svegliavo presto, quando stai a lungo a letto il sonno non ti sazia, non sei mai abbastanza stanco da poterti riposare. Mi svegliavo, mi lavavo, facevo colazione, guardavo Mtv. Provavo a studiare, ma il cervello era intorpidito. Arrivavo a sera senza sapere come avevo fatto, e gli unici progressi che vedevo erano quelli del taglio che si cicatrizzava.
Leggevo libri già letti.
Guardavo le nuvole dalla finestra.
Aspettavo telefonate.
Mi esercitavo.
Non ho mai letto tanti numeri di Zagor come in quelle settimane, la foresta di Darkwood mi sembrava nascondere metafore pericolose.
Pulire la ferita, passare il disinfettante, versare il cicatrene, cambiare la benda, variare l'angolo di piega della steccatura.
Fare esercizi.
Piegare il ginocchio.
Camminare.
Usare le stampelle.
Lavarsi i capelli.
Tagliarsi la barba.
Dormire.
Caffè.
Minestra.
Thè.
Svegliarsi.
Una mattina fuori dalla mia finestra era scesa la neve, più neve di quanta ne era scesa in dieci anni. La guardavo, e speravo che scendesse ancora. Ripensavo al rumore che fa la neve quando scende, e al suono che fa quando ci affondi lo stivale. Il rumore soffice di quando la premi, e il silenzio, improvviso e feroce, che lascia nelle strade. Mi sembrava di sentirlo nelle orecchie, quel silenzio, e non sapevo più se ero sveglio o stavo dormendo ancora.

lunedì, dicembre 24, 2007

Bussate, e vi sarà aperto

Che io ho pensato, che se mai un giorno avrò un figlio, non gli dirò mai "dammi la mano", ma semmai "prendimi la mano".
Buon Natale, a tutti.

giovedì, dicembre 20, 2007

Ma fai un po' come ti pare...

Tanto per dire, segnalo che alla fine il mio tumblr me lo sono aperto. Il fatto è che non so che farmene, o meglio, lo so ma non so ancora in che forma. Diciamo che lo userò per buttarci dentro tutte quelle cose che, bene o male, sul blog non ci stanno (e considerando la paccottiglia che in un anno e mezzo sono riuscito a far entrare qui dentro, immaginatevi l'andazzo). Insomma, robe tipo link a foto, disegni, argute considerazioni, tutto quello che trovo sul web e che mi piace e che non è mio - poi magari cambio idea e lo faccio in altra maniera.
Poi magari, per capir bene cos'è un tumblr fatto bene, ve ne segnalo qualcuno:
- il re di tutti, Phonkmeister;
- Hurley, che me fa impazzì, me fà;
- La meravigliosa Persona Depressa, che però ora si dev'essere ripresa, perchè non scrive più;
- Anche Greenwich ce l'ha, benchè piccino;
- Nipresa, dell' amico boloneise;
- e infine, ultimo ma (mai) ultimo, lo zozzone, l'uomo per il quale le mie sinapsi nutrono ammirazione sconfinata.

Dimenticavo.
Il mio, di Tumblr.

mercoledì, dicembre 19, 2007

Ecco, se lo dice lui io ci credo

martedì, dicembre 18, 2007

Qultura Alta

Ciao amici, ciao a tutti.
Sono di nuovo io, Luke Perry, qui con voi dopo una lunga assenza. Non potete immaginare quanto mi siete mancati, in questi lunghi mesi, durante i quali ho dovuto affrontare prove terribili: dovete infatti sapere che, mentre facevo surf a Pasadena, sono stato aggredito da uno squalo, che mi ha staccato la testa di netto. Per fortuna, due settimane dopo un peschereccio ha ucciso la feroce belva e recuperato la mia testa compresa di fluente chioma. Certo, il mio medico dice che adesso ho il 37% in meno di materia cerebrale, ma non sento poi tanta differenza rispetto a prima, e poi lui che ne sa, non è nemmeno un vero dottore.

Ma veniamo a noi: cosa c'è di più bello, il giorno di Natale, che andare a vedere un bel film con tutta la famiglia? Ed è per questo che oggi parleremo de I FILM DI NATALE!

Natale co' li mortacci tua e de tu' nonno, di Neri Parenti, con Christian De Sica, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Giampaolo Pansa, Massimo Cacciari e i Fichi d'India.
Un affascinante impresario teatrale decide di organizzare una turneè in un paese esotico per mascherare alla moglie la propria relazione con una attrice della sua compagnia, però poi sbaglia volo e finisce su un'isola tropicale dove sarà costretto a partecipare ad un programma di dimagrimento per intellettuali di sinistra oberati da vita sedentaria. All'inizio si scontra con i suoi compagni di vacanze, ma in seguito si unirà a loro e guiderà l'assalto alle cucine al grido di "All'attacco dell'abbacchio, compagni!"

Natale al Sestriere, via Garibaldi 12, interno sette, citofonare Giavassi, se non risponde nessuno chiedere al tabaccaio all'angolo di Carlo Vanzina, con Massimo Boldi e Tom Selleck.
Tom Selleck decide di passare le vacanze natalizie sulla neve insieme alla famiglia. Ha però un terribile incidente che lo manda in coma. Dopo due settimane si risveglia solo per scoprire che, per salvargli la vita, hanno messo il suo cervello nel corpo di un immondo grassone italiano. Non solo, ma il cervello dell'italiano è nel suo, di corpo, e ne combina di ogni! Indimenticabile la scena in cui Boldi si pulisce il culo con le camicie hawaiane di Selleck.

Natale triste, di Giuseppe Piccioni, con Stefano Bentivoglio, Margherita Buy.
Lei viene licenziata la vigilia di Natale, lui a Natale. Si fissano, non sanno cosa dirsi. I bambini hanno problemi con i nuovi compagni. La cognata si separa. Il nonno muore. Il tubo dell'acqua si rompe e l'idraulico non può venire prima di giovedì. La pasta è troppo cotta. Il cellulare non prende. Un altro capolavoro del cinema italiano.

Christmas Happiness! di Stephen Janger.
Il nuovo film di animazione della Pixar ci racconta una favola senza tempo: cosa succederebbe se tutti nel mondo potessero volare e cantare ed essere felici? Jimmy Jommi lo scoprirà quando arriverà nel meraviglioso mondo di Felicilandia, dove il sindaco è Babbo Natale e ogni giorno è Natale! Film distribuito dall'Unione Italiana Dentisti .

La parete bianca che mi fissa 2 di Kim-Woo-Ze-Hai-Ko-Des-Qui e Alvaro Cianfolotti. Il seguito del celebre lungometraggio ci riporta nell'appartamento della ragazza bionda del primo film. Sono passati alcuni anni, ma ancora non succede niente, proprio come l'altra volta. E come l'altra volta, per sette ore.

Telefona a Santana, digli che è un uomo morto! di Michael Stansenberger, con George Clooney, Susan Sarandon e John Travolta. Un western moderno. Un uomo in cerca di vendetta arriva in una piccola città sulle tracce di colui che l'aveva tradito. Il suo piano è diabolicamente semplice: telefonare a tutte le case della città e chiedere di lui, per scoprire dove si nasconde. Purtroppo i suoi piani andranno rivisti, perchè non c'è campo e anche di batteria ce n'è poca e il caricabatteria vedrai l'ha lasciato nell'altra valigia.

Buon Natale, e ci vediamo al cinema!

venerdì, dicembre 14, 2007

A day in the life.

Ieri l'altro ho mangiato come un ritrecine, che a un certo punto hanno suonato il campanello ed erano quelli della Fao che mi chiedevano di smettere, per piacere.
Ho mangiato anche un porro crudo, che secondo me era anche vivo, perchè a distanza di due giorni sta ancora cercando di uscire risalendomi l'esofago.
Ma non di questo volevo ciarlare, bensì della città, o supposta tale, nella quale vivo (vivo...vivo è una parola grossa. Diciamo che mi limito a sopravviverci).
La Città Cupa è, se mi passate la perifrasi, un coacervo di umane desolazioni. Cose che altrove potrebbero determinare un gioioso fiorire di umane virtù, nella CittàCupa si tramutano in niente. No, neanche in merda. Proprio niente, la Città Cupa non riesce a produrre neppure attività malvagie.
Che poi l'amministrazione ci prova, a produrre qualcosa: negli ultimi anni son state fatte cose buone e interessanti, che so, le rotonde, le piste ciclabili...le rotonde...le piste ciclabili, altre rotonde...ho già detto delle rotonde?...ah, anche le piste ciclabili. E nuovi autobus. E le rotonde.
Solo qui può diventare assessore uno che, se il mondo fosse giusto e fatto bene, al massimo potrebbe trovare lavoro come attore in una pubblicità progresso sui danni all'autostima causati da una pettinatura sbagliata.
Qui (non solo qui, ma soprattutto, qui) i presidenti delle aziende municipalizzate sono ex-assessori, gli assessori ex-amministratori pubblici, gli amministratori pubblici ex-consiglieri comunali, i consiglieri comunali ex-direttori di enti culturali comunali. Alle volte sospetto che in realtà si tratti sempre della stessa persona con le maschere di Diabolik.
Ma sono i miei concittadini comuni, che io amo. Oggi, alla fermata del bus, ho letto di bella letteratura scritta con l'uniposca, tipo "Claudia bona" "Giorgio finocchio" "l'Alessi ha la forfora" "la Valentina ha le transaminasi alte" "Kikka e Truzzy amike 4evr" "i pipistrelli dell'uva vogliono divorare il mio zaino".
Qui l'Ombra è ovunque, gente. Soprattutto in casa dei miei vicini, quegli zozzoni.
Potrei dire, con le parole immortali del mortale Ennio Flaiano, che la situazione è drammatica, ma non seria.
Potrei, ma non lo dirò.

PS: visto che ho lo spirito d'iniziativa della carta carbone, mi sto aprendo un Tumblr. Non piazzo ancora l'indirizzo, che è sparuto e si vergogna, ma la prossima settimana lo costringerò a farsi avanti.

Nell'immagine: Thomas Ott spacca di brutto!

mercoledì, dicembre 12, 2007

Breve incontro

Elle: Secondo me la migliore interpretazione di Raoul Bova è ne La finestra di fronte.
Heike: Davvero?
Elle: Si, quando è chiusa.

martedì, dicembre 11, 2007

Un giustificato motivo per (parte quinta)

Per me, è matto.
Però mi fa ridere, quindi continua l'assurda narrazione delle sue assurde avventure.
Let's go.

Ci siamo, arriva con quel suo solito fare un pò stanco e arrugginito. Timidamente si avvicina verso di te, probabilmente si sente in colpa per essere giunto un pò in ritardo, lo vedi infatti incerto sugli scambi tra un binario e l'altro, come se fino all'ultimo volesse temporeggiare in attesa di un tuo segnale amicale di comprensione. Vorrebbe spiegarti quel suo silenzio, vorrebbe raccontarti di quei fantasmi che lungo il cammino ne hanno annebbiato la vista e confuso gli obiettivi, vorrebbe mostrarti i segni indelebili del tempo che spinti da raffiche di vento ne hanno scavato quella che credeva fosse una corazza inossidabile. Beh, per 'sta volta ti perdono! basta che però ora apri le porte per farmi salire. Il messaggio sembra non averlo neanche sfiorato. Lui rimane lì serrato, chiuso nel suo guscio di ferro, con gli occhi spenti come se fosse stato anestetizzato e si fosse trascinato per inerzia fino a te per consegnare il suo ultimo addio. Svegliati! Parla! Non puoi lasciarmi qui! Credo di aver atteso abbastanza, ritengo di aver riposto fiducia e speranza al nostro incontro, non posso neanche immaginare che tu non abbia ora parole da spendere. Così mi avvicino, provo con delicatezza a sfiorarne il fianco, è così freddo, insensibile, neanche accarezzando i suoi punti più sensibili riesco ad ottenere un minimo segno della sua presenza. Mi sento tradito, ho caricato forse di troppe aspettative questo incontro ed ora sento che una parte di me è stata spesa invano, abbandonata ad uno stupido compromesso tra immaginazione e desiderio. Comicio ad essere stanco! L'attesa è sempre sempre stata la mia arma vincente in quella che pensavo si chiamasse vita, riempire il cuore di emozioni tenerle lì a bada nell'angolo in alto a sinistra del petto per poi farle esplodere tutte insieme nel momento preciso in cui mi ero trovato davanti ad una scelta o una non scelta, immaginifico sovrano dei sentimenti, mente calcolatrice e diabolica. Nasce forse da qui il principio del giustificato motivo?...dalla necessità di superare questo status di incompletezza e attesa, continuamente annaffiato da lacrime che portano con se aspettative sempre più distanti da me, così inutilmente ammalianti, così fastidiosamente intriganti.... Il fatto è che... "i No Global!!!" probabilmente nella mia vita... "Questo treno non parte!!!" Perchè credo che alla fine..."Causa NO global!!!!" Ma che cavolo!!! non lo vedete che sono assorto ma cosa ci incastrano adesso i no global!!!

lunedì, dicembre 10, 2007

Mi faccio la pipì addosso

Driiiiin.
- Pronto?
- Buonasera, è il signor Heike?
- Si (orribile presentimento).
- Sono Caramella di Tele2, la chiamo per informarla della nuova straordinaria offerta che seriamente
- Guardi, non mi interessa.
- Come fa a dirlo? Non ha nemmeno sentito quale l'offerta. Si tratta in effetti di una offerta che seriamente
- No davvero, guardi, non importa.
- Ma perchè?
- Perchè non c'ho voglia di starla a sentire, e poi, guardi, davvero, io nemmeno ce l'ho internet a casa (infatti posto sempre in orario d'ufficio - e tutti a guardare a che ora è stato inserito il post), non c'ho nemmeno il telefono, infatti lei non può avermi telefonato, non stiamo parlando, non ho il telefono in mano e tutto questo non è vero.
- Davvero?
- Eccome noh.

Mi risveglio ansimante. Mi volto verso l'orologio sul comodino, ma improvvismante realizzo di non avere un orologio sul comodino. In effetti. non ho neanche un comodino.
Il mio orologio biologico mi dice che sono le 4.37 della notte, e che quindi è l'ora del mio bicchiere di spuma bionda. Mi alzo, barcollo verso la cucina e mi verso una dose abbondante di analcolico biondo. Mentre sto lì, seduto in mutande in cucina, realizzo di non avere una sedia in cucina, e cado a terra, attento però a non versare nemmeno una goccia del prezioso liquido ambrato.
L'incubo di pochi minuti prima mi fa riflettere, e improvvisamante ricordo, per chissà quale curiosa associazione d'idee, il motivo per cui ero così felice, oggi.
Il mio blog, il celeberrimo sito di intrattenimento vagheggione nomato Blog Ottuso sta raggiungendo vertici di celebrità e visibilità che mi permettono di dire, senza tema di smentita, che sono il più autorevole blogger del mio condominio (non vivo in un condominio).
Nella prestigiosa classifica di blogbabel - che misura l'autorevolezza dei blog con un algoritmo che unisce numero di link ricevuti, visite al blog escluse quelle della zia, misura (in cm) del colletto della camicia del blogger, numero di commenti entusiastici ricevuti da Bordone e partecipazioni a blogcamp e/o a bangi-giamping* senza corda - orbene, in codesta speciale classifica meritevole di menzione ho raggiunto la 1462° posizione (elapeppa!) e mi colloco tra questo e questo.
Inoltre - e questo lo dico con un orgoglio a stento trattenuto, ma per quanto tempo potrò bullarmene tra me e me senza dirlo a nessuno? ops, lo sto facendo - è qualche giorno che ricevo visite quasi quotidiane da due blog che a me mi fanno spisciare inside, e io quando spiscio inside mi sento tutta una cosa dentro che non so come dire.
Io questi due li stimo tanto, ma tanto alla seconda, e li leggo in feed da mesi, e mai mi sono arrischiato a commentare perchè mi vergogno (una volta, forse, ma cn la vocina bassa che sennò magari poi mi si sente) (fra parentesi, quando mi trovo in situazioni che voglio dire qualcosa ma mi vergogno perchè c'è troppa gente, allora lo dico a voce bassa, a malapena udibile, e finisce che è peggio, perchè poi l'interlocutore mio si gira, e mi fa EH?! e tutti si girano verso di me e mi guardano e devo dire di nuovo quell'immane cazzata che prima mi ero limitato a sussurrare. Sono un uomo molto, molto malato). Anf.
Insomma, c'è qualcuno che arriva qui da Idiotaignorante, e qualcuno che arriva da Bucknasty, e io ero convinto di averli messi tra i link, e invece c'è il vecchio blog di Bucknasty, e dell'Idiotaignorante neanche nulla. Tipo che inviti a cena Umberto Eco e 'nciai manco un libro suo, nemmeno quella cagata dell'isola del giorno dopo, e in bella vista in libreria c'è solo l'ultimo libro di Alberoni (nel mio caso l'equivalente di Alberoni è il link a Madmac, che il suo nome sia in eterno maledetto).
Sono il peggio del peggio, sono.
Provvedo dunque a fare due cose:
1 - mettere i link a Umberto Eco;
2 - cospargermi il capo di cenere;
3 - cambiarmi il pannolino, che quando ho visto il log delle visite ho fatto ciò che suggerisce il titolo;
4 - imparare a contare.

PS - in soldoni: un salutone grosso ai due di sopra, li leggo sempre (davvero) ed è un onore averli qui (se non loro); un saluto a tutti gli altri che leggono di straforo senza lasciar traccia alcuna; un salutone a chi passa, legge e commenta, che quelli son sempre avanti.
PPS - oggi è stata una giornata dura. Minchia sello'è shtata.
PPPS - improvvisamente realizzo di non avere un blog.

* questo simpatico giochino copra l'imbarazzante verità che non so come si scriva veramente bungee jumping, e non mi va di andare a cercare la corretta grafia, e tutti i lettori possono pensare "ehi, che simpatico questo ragazzo, che umorismo sofisticato, lo leggerò ancora con piacere". Improvvisamente realizzo di non avere umorismo.