venerdì, maggio 29, 2009

Mai ho desiderato tanto un iPod

Gentile pubblico,
è senza alcuna vergogna che vi faccio partecipi di un contest al quale la mia umile personcina va a partecipare. Se, come auspico, intendete sostenere il sempre vostro, procedete dunque senza indugio a:
- leggere il regolamento, qui;
- registrarvi, qui;
- guardare le foto in concorso, qui, e deridere tutte quelle che non sono la mia;
- votare la mia gradevole rappresentazione dell'audacità della giovine età, qui, (e, nel caso, la si può anche commentare dicendo che è molto bella, e che anche io lo sono);
- tornare sul blog ottuso a dirmi che si è adempiuto il proprio dovere, e sentirsi parte di una grande famiglia.

Se poi volete fare gli splendidi, già che ormai vi siete registrati, potete anche votare quella di Elle, che è questa, e quella di Markk. Ogni contributo sarà gradito.
Poi, se vinco, vi presto l'iPod.
Giuro.

PS: dai, vi supplico.

venerdì, maggio 22, 2009

Un giustificato motivo per (parte diciannovesima)

Nonostante l'intro che ci colma di speranza, no, questo non è l'ultimo capitolo scritto da Giangi.
Ho sonno.
Heike

Questo è l'ultimo!
Sospiro dentro di me mentre mi imbarco sul regionale trascinato dalla musica e dalle valige.
Ottanta chilometri ed è fatta! Ancora un'oretta abbondante e questo calvario è finito.
Ad un tratto ho una sensazione stranissima seguita da un brivido. Sento quello suono stridulo della sirena che preannuncia il chiudersi delle porte della metro milanese.
Ho un sussulto Mi guardo intorno stranito e spaventato, è come se per una frazione incalcolabile di tempo non riuscissi a sentirmi in un luogo definito.
Sono sul treno per Prato o a Cairoli?
Possibile che quella canna di ieri sera abbia avuto il così detto effetto a scoppio ritardato?
Per qualche istante penso di poter dire di aver vissuto parallelamente in due luoghi diversi che han deciso di incontrarsi nella mia testa e che, se da un lato han reso reso ancor più evidente uno status di smarrimento prodotto da ore e chilometri di viaggio, dall'altro han voluto forse sottolineare quanto della mia vita passo ogni giorno aspettando l'invito a salire o a scendere senza averne il più delle volte un giustificato motivo per farlo, ma confidando semplicemente di trovarlo salendo sul prossimo vagone.
La verità forse è che son semplicemente stanco, e mi pare di potre dire di aver trovato nelle pieghe delle valige la conferma di tutto ciò nonchè nei primi borbottii del mio MP3 la cui batteria sembra cominciare a dare segni di resa.
Come se non bastasse il treno è carico di persone, si vede che l'effetto dei continui ritardi dei vari IC, regionali ed Eurostar di mezza Italia si riperqute esponenzialmente su quelli che han la temeraria audacia di partire in orario. Di cambiar treno e sperare di trovare una soluzione più comoda non se ne parla, la fortuna direi che non mi ha neanche sorriso per sbaglio. Comincio così a buttare l'occhio nel corridoio per cercare di intravedere uno di quegli sgabellini estraibili che ad ogni viaggio sono sottoposti a continue sollecitazioni ma sui quali personalmente ripongo grossa fiducia e stima. Nei inquadro subito uno nel bel mezzo del treno e con una inaspettata scaltrezza, dettata più che altro dal fortissimo desiderio di poggiare le chiappe su una superficie il più possibile stabile, mi lancio su di esso e lo conquisto.
Ci siamo, poso le valige introno a me e affacciandomi al finestrone del treno ammiro il lento incalzare dell'appennino tosco-emiliano con le sue infinite sfumature di verde. Anche se solo un regionale il treno sembra sfreggiare fiero e sicuro per la sua strada, le soste che incontra rappresentano solo un semplice passaggio di routine, una formalità. L'appennino è avvolgente, treno e rotaie si dissolvono fagocitati dai suoi dolci rilievi per poi riapparire per pochi istanti e di nuovo sparire. Questa sensazione di esserci per poi perdersi la sento incredibilmente mia, propria di un'animo che allo stesso tempo è ansioso di fondersi con la vita mentre dall'altro rivendica la propria immiscibilità, la sua natura innafferabile, come una particella di mercurio a contatto con l'aria.
Purple Rain accompagna questo momento di estasi e completa distensione di pensieri e immagini, un brano che forse in alcune occasioni andrebbe ascoltato chiudendo gli occhi ma che in questo momento non posso far altro che vivere con le palpebre spalancate lasciando che tanta bellezza e tanta armonia possa accompagnarmi il più a lungo possibile.
Le fatiche del viaggio si disperdono così, insieme a mille pensieri, ricordi, parole, sguardi, nel gesto della mia mano che si strofina sulla testa.
Giangi

venerdì, maggio 15, 2009

Capitolo sette

Questa è la settima parte di una storia a bivi, portata avanti su indicazione dei lettori. Le prime sei sono qui. Buona lettura!

Candice mi aspetta là, leggermente adagiata con i gomiti su uno dei tavolacci imbanditi di carne arrostita e frutta mista, con i suoi due giganteschi meloni al posto giusto, incorniciata da questi tizi con la passione delle arleidevison (bleah!). "Frutta e verdura da Candice" recita la scritta sopra di lei: la miglior verduraia della zona, immagino io, pensando che ormai ci dividono solo pochi metri e qualche vegetale nel mezzo. Ma la mia immaginazione si rivela spesso insufficiente perché, mentre mi avvicino a lei, la vedo tirarsi su e quel che era nascosto dagli ortaggi riempie il mio intero campo visivo: due enormi seni che ricalcavano perfettamente le forme della sua mercanzia... in tutti i sensi! Il tutto trattenuto a stento da una camiciola a quadretti bianchi e rossi annodati sul davanti. Sfoggio il mio sorriso a 88 denti che fa sfigurare anche i migliori istruttori di tennis, le lancio la mia occhiata ammiccante, sono già pronto a perdermi con lei nella discettazione sui punti oscuri della Critica Della Ragion Pura di Kant e a farla sciogliere addosso a me quando un BEEEEEP che non sentivo da anni mi rintocca nel cervello.

-BEEEEEP-

No, non è il cellulare. Il suono proviene dal polso, dall'Omni, il mio "orologio" di servizio. E' accaduto quello che non potevo immaginare neanche nei miei incubi peggiori! (beh, d'altronde non ho una grande immaginazione, l'avevo detto, no?)
Il gatto ha trovato Heike! Mi mordo la lingua. Troppo presto. Come è successo? Chi l'ha aiutato? Pensavo che solo la gilda dei non-morti e degli Emo's fosse sulle sue tracce. Povero amico mio... e povero me! Se il gatto capisce le potenzialità di Heike non oso immaginare quello che potrà fare a questa realtà! (il mio solito problema di immaginazione)
Basta, siamo realisti!
- Candice, mi dispiace ma... Basta, siamo realisti! Tra me e te ci sarebbe stato solo sesso: sesso sfrenato, sesso primordiale, sesso in un'accezione che tu non avresti mai immaginato (e neanch'io) e io avrei serbato il ricordo di te al mattino con la sigaretta in bocca...
- ..io non fum-
- ...ma ora come non mai il dovere mi chiama. Addio!
Ho una frazione di secondo per sbatterla al muro, infilarle la lingua in bocca e afferrare velocemente un suo ricordo.
Corro velocemente verso la mia turbo nera (ringraziando mentalmente i nani barbuti per averla portata al raduno), ingrano la marcia... e VIA!!! Sfreccio tra le urla indistinte dei tizi...
- Ehi, non ci hai neanche ringraziato per aver recuperato la tua auto!
...e mando una bacio alla dolce Candice che muove le labbra a stento, probabilmente per supplicarmi di rimanere o portarla con lei...
- Pagami la melaaaaa! LADROOO!!!
...ma ormai sono troppo lontano per sentirla. Finisco di addentare la mela (non ho mangiato granché dall'inizio di questa storia) e mi affido alla mia strumentazione in dotazione che ora ha cominciato a funzionare egregiamente.

Heike. Devo recuperare Heike.

Ho promesso a Elle che l'avrei recuperato e lo farò. Ma neppure lei conosce il segreto che pure lui ignora.
Già! La promessa. Ero seduto in una stanza buia. Il rumore dei suoi tacchi che echeggiava nel corridoio l'avrei distinto tra mille. Aperta la porta, la sua voce sicura e al tempo stesso dolce ed imperiosa aveva sussurrato:
- Luci. Schermi.
La stanza si era illuminata e gli schermi alle pareti e sui tavoli si erano accesi mostrando informazioni, cartografie, dati di reportistica, conoscenze di ogni dove e in ogni lingua. Un pensiero fulmineo: un solo decimo di quelle informazioni avrebbe fatto avanzare una qualsiasi civiltà media di uno scatto evolutivo.
- Buongiorno Peephee.
- Buongiorno Elle. Non sapevo che fosse giorno.
- Sì, il tempo per noi non ha valore, vero? Dopo quella missione nel sec. XI la tua identità come Valerian è saltata. Ne prepareremo altre per te. O forse potresti suggerircene qualcuna, no?
Una strana occhiata da parte sua.
- Sarò breve. Devi trovare Heike e portarlo qua. I nostri informatori ci hanno rivelato che strane forze si stanno concentrando attorno a lui, compresi gli Emo's. Ancora non ci è chiaro il perché. Dovrai scoprire anche questo. L'Agenzia ha bisogno di te e tu sei il nostro migliore operativo. Inoltre...
Qualcosa nel suo tono di voce. Un inavvertibile tremolio -solo un orecchio esperto come il mio lo poteva avvertire- segnava l'attacco della frase seguente.
- ...devo rivederlo un'ultima volta prima di cambiare assegnazione e secolo.
Aveva abbassato lo sguardo.
- Puoi andare.

La fortuna aveva bussato alla mia porta quando Heike in persona mi aveva cercato al telefono e fornito l'indizio per trovarlo. E ora è tra le grinfie del mio avversario: Enkidu, Palamede, uno dei loro, un uomo dagli occhi di piombo. E ora sotto le spoglie del gatto Gourmet. Chissà se si avvale ancora della vecchia Nocciola come suo famiglio! Ripenso alla mia vita. Vita. Come se ne avessi una sola. Il tempo è mio amico e l'Eternità la mia compagna. Ricordo i tempi in cui governavo Uruk o quando gioivo dei sapori bucolici di Ithaki. E di quando mi facevo chiamare Juan Salvo o Mort Cinder. Una lacrima riga la mia guancia: tante e tante altre vite. Ricordi. Affetti. Identità. Ma coloro che mi hanno affidato questa missione mi hanno sempre chiamato Khruner, il vagabondo dell'infinito. E' stata una fortuna essere reclutato nell'Agenzia Spazio-Temporale. E loro ignorano la mia vera natura, anche se cominciano ad insospettirsi...

Basta pensare al passato. Devo aiutare Heike. Devo farlo. Non solo per Elle ma anche per portare a termine la mia ricerca... e dire che mai avrei pensato che si sarebbe manifestato nella persona di Heike. L'Omni ha avvertito il pericolo di Gourmet e ora mi sta guidando verso la mia meta ma....

Oddio!!! Cos'è quel bagliore nel cielo del mattino, velato dalla volta celeste? Come la nascita di una stella... no! Una cometa che si sta abbattendo al suolo, a pochi chilometri dalla mia posizione ma in altra direzione da quella che stavo percorrendo. Strano... la cometa emette come degli strani bagliori ad intermittenza e la scia è... come dire... anomala!...
Sento puzza di bruciato... Vuoi scommettere che si tratta proprio di...
Uno squillo interrompe i miei pensieri: è Elle! Cosa vorrà da me? Eppure non ci dovrebbero essere contatti dopo che una missione è iniziata!

Cosa fare? Correre a salvare Heike, indagare sullo strano fenomeno che ho avvistato o rispondere alla strana chiamata di Elle?

Ok, come forse ricorderete se siete lettori abituali non affetti dall'Alzhaimer, qui si fa alta letteratura, creando una storia interattiva: io e Peephee scriviamo un capitolo per uno (oggi toccava a lui), e alla fine di ogni post mettiamo delle alternative sul prosieguo; voi, in quanto lettori creativi et interessati, scrivete nei commenti quale delle opzioni vi aggrada di più, e noi ubbidiamo supini. Avanti, duqnue, rispondete e proponete, e vediamo come prosegue la vicenda!

martedì, maggio 12, 2009

Ciò che non ti uccide

Riceviamo e pubblichiamo un documento clamoroso, che già sta suscitando colossali ooohh di sorpresa in tutto il mondo:

Quando ero giovane, avevo grandi sogni.

Mi immaginavo, su un palco, illuminato dai riflettori e circondato dalle moltitudini, a gridare e a urlare furioso, riff di chittare, graffianti, furenti.
La batteria che esplode in un ritmo furioso, il basso che guida e segue ad un tempo, il pubblico, ah il pubblico, in delirio, che canta quello che io canto. Quello che io ho scritto.
Poi, morire giovane, bello e maledetto all'apice della carriera, o forse scomparire nei mari del sud, diventare la coscienza di una generazione, e le fanciulle che piangono, sulla mia tomba vuota.

Ma il mondo, si sa, mi ha chiesto altro, e ho posato la chitarra.
Sono diventato quello che mi veniva chiesto di essere.
Non più il poeta della musica, sono diventato un bravo studente, un brillante laureato, poi un professore, un ricercatore, una mente, si dice, luminosa, e la guida, noiosa e pedante forse, ma orgogliosa, per milioni di persone.
Poi, un giorno, la caduta, tremenda, rovinosa, proprio come quella di un rocker. E, da un giorno all'altro sono diventato un pensionato.
Forse.

O forse, questo è solo quello che VOI credete. Perché è solo quello che avete sempre visto.
Era quello che la luce del giorno vi diceva, vi rivelava di me. Ma la notte, ah, allora cambiavo, e invece di dormire, vivevo quella vita che avevo sempre voluto vivere.
Concerti, rabbia, dissoluzione, tutto questo mi si disvelava dinanzi, e potevo essere, di nuovo, il vero spirito del rock'n'roll.
Ora, che tutto è finito, che il mondo è stato cambiato, è tempo che il giorno ceda il passo alla notte, e che, in questa notte, la verità sia compresa. Io sono un rocker. Lo sono sempre stato, e sempre lo sarò.
Romano Prodi


Questo documento clamoroso, rilasciato in nottata, dà una sconvolgente rivelazione: da anni il presidente Prodi conduce una doppia vita: statista morigerato e noioso di giorno, rocker gaudente e dissoluto di notte. La mente che per decenni ha infiammato la scena politica italiana, è la stessa che, allo stesso tempo, ha incendiato i palchi della scena rock mondiale, sotto il nome di DRUPI.
Al celebre emiliano bastava togliersi gli occhiali da doroteo, indossare una fluente parrucca nera, effettuare un piccolo metanagramma sul proprio cognome ed eccolo pronto per il ROCK!
Cosa succederà adesso? Quali saranno le reazioni del mondo politico e musicale a questa drammatica rivelazione? Voci di palazzo riferiscono di un Berlusconi che, all'apprendere la notizia, si sia lasciato sfuggire, a mezza bocca, di essere Vasco, o Elvis Presley, o i Beatles, a scelta.

Nell'immagine, le prove dell'agghiacciante verità.

giovedì, maggio 07, 2009

La condition humaine

giovedì, aprile 23, 2009

Un dolore spaventoso

Amici.
Non rompete.
Se non scrivo è per un ottimo motivo: non c'ho voglia.
Ma ora si fa un post nuovo e, tanto per non farsi mancare nulla, ecco qua un bel post sulle chiavi di ricerca.
Vi mancavano, vero?
Però ho pensato che in fondo sono cattivo, a prendere in giro le persone, tipo quel tipo (o tipa) che è arrivato/a sul mio sblogz digitando su gugòl come son fatti i sassolini. O quell'altro, che cercava il rasoio di harlock, o quello che vuole sapere quante volte caga al giorno jerry scotti.
Ma vogliamo parlare di: è offensivo dire non mangiare con le mani perché non siamo in africa?
E di quali sono i numeri dispari?
E che dire di apparecchi per fobia dei piccioni? Barzellette del tipo del parallelismo? I treni in giappone si capiscono?
No, no.
Non si può sempre e solo ridere di questi poveri imbecilli incapaci di distinguere una tastiera del proprio sfintere.
Bisogna anche aiutarli, e io lo farò, utilizzando degli agili supporti audiovisivi in risposta ad alcune chiavi di ricerca particolarmente sentite.
Amici internauti, ecco le risposte alle vostre domande.

BAMBINO CON BAFFI HITLER
MI SONO COMPARSE DELLE CICATRICI SUI PIEDI: COSA SIGNIFICA?

COSTANZO IMPOTENTE

BALBUZIENTI PROGRAMMATORI

MESSAGGINI PER CICCIONI

GLI STRANIERI ALZANO TROPPO LA TESTA

FILM PAPA MOTOCICLETTE DESERTO BOLDI
CHE COSA SIGNIFICA IL MANCATO ATTECCHIMENTO
DI UN ORGANO TRAPIANTATO
Lieto di essere stato d'aiuto.
Sempre vostro.

giovedì, aprile 09, 2009

Capitolo sei

Questa è la sesta parte di una storia a bivi, portata avanti su indicazione dei lettori. Le prime cinque sono qui. Buona lettura!

- Vattene subito, finché sei in tempo, salvati. Cucina da schifo.
L'enorme gatto nero fa appena in tempo a dirmi questa frase, che l'anziana signora dalle numerose deformità rientra nella stanza.
Il gatto si allontana sonnacchioso, miagolando, io resto a fissarlo a bocca aperta. La vecchia mi si avvicina e mi fa:
- Fame?
- Eh?
- C'ha fame?
- Il...il gatto...
- No, no il gatto, lei. C'ha fame?
- Come, cosa...
- Ha picchiato la testa? Faccia un po' vedere.
E mi afferra la testa con le mani adunche (meglio: con una mano adunca e l'uncino da pirata che ha al posto dell'altra) e comincia a girarmela a destra e sinistra, cercando - immagino - ematomi o segni di cadute.
- Ah, ma qui non si vede niente, venga alla luce!
E mi trascina, sempre tenendomi il cranio tra quegli artigli (piccini 'sti ditini, ma forti, nè) e mi porta nel centro della stanza, proprio sotto il lampadario.
In ginocchio, con la mia vereconda ospite che mi artiglia la testa e me la scuote come una maraca, un suo ginocchio conficcato nello sterno, l'alito odoroso dell'esperta degustatrice di allium cepa che mi allieta le nari: tutto congiurava per rendere il momento in cui Carmilla e i suoi amici cercavano di scalparmi con un coltello arrugginito sopra una lapide del cimitero come un'età dell'oro della piacevolezza (a proposito, devo ancora raccontarvi di come sono riuscito a scamparmela!)...senonché, proprio in quel momento, l'occhio mi cade sulla pentola che sta bollendo sul fuoco.
- Signora
riesco a dire, mentre mi controlla la dentatura
- ma cosa sta cucinando esattamente?
- Minestra di Mollica.
- Ah
dico, mentre intanto lei famelica mi palpa la carne sui fianchi per sentire quanto è tenera
- mollica di pane?
- No.
E proprio in quel momento, con un eccellente tempismo drammatico che Carlo Lucarelli mi fa 'na pippa, vedo emergere sulla superficie del melmoso liquido un paio di occhiali dalla montatura familiare.
Buon Dio, penso, e ora chi lo sente Benigni?
In quel momento, un urlo lancinante!
Sento che le mani (la mano e l'uncino) della vecchia si rilassano mentre lei scivola lentamente a terra, e vedo una macchia rossa che le si allarga sulla schiena.
Mi volto, e vedo dei pantaloni. Allora guardo più in alto, e vedo ancora pantaloni. Mi decido ad alzare lo sguardo molto, molto più su, e, proprio sotto il soffitto, vedo una facciona grossa, ma grossa davvero.
Appartiene a un tizio molto alto e molto grosso, con un abito di flanella che gli va corto di maniche e dei bulloni ai lati del collo. Per non parlare delle orribili cicatrici, il colorito verdognolo e lo sguardo sbarazzino.
- Ah, grazie, mi ha salvato la vita.
- Tu vuoi essere mio amico?
Ecco. Lo sapevo. Puoi star sicuro che, se c'è un ritardato con problemi relazionali nei dintorni, di sicuro prima o poi si appiccica a me.
- Ah, guardi, mi spiace, ma temo proprio che
- TU VUOI ESSERE MIO AMICO?
- Assolutamente si.
Mi alzo, cercando di non guardare dentro al pentolone. Povero Vincenzo. Certo, era un pessimo giornalista ed un esegeta del brutto, ma non si meritava di finire in una pentola. Non in una di zinco, perlomeno. Mi sarei aspettato almeno una di quelle pentole in acciaio inossidabile, con il fondo spesso, che il sugo non si attacca. O una di quelle di una volta sai, quelle in terracotta smaltata, che sembran fatte apposta per i fagioli, che però ce li devi mettere dopo averli tenuti una notte in ammollo, e l'acqua
- Ah, scusa.
Il gattone nero, sul davanzale della finestra.
- Non per distrarti dalle tue profonde riflessioni, ma credo che i tuoi amichetti emaciati ti stiano cercando per concludere quello che hanno iniziato.
Mi affaccio: in mezzo alla strada, che fissano la casa, Carmilla e altri dieci, no, venti, no, cinquanta tizi pallidi.
Carmilla mi vede, si fa avanti e grida:
- Esci di lì, non fare lo stupido, la strega vuole mangiarti!
Uno dietro:
- Noi invece beviamo e basta!
- Zitto cretino!
Cominciano a picchiarsi. Mi allontano dalla finestra e penso: hanno paura della strega, altrimenti avrebbero già fatto irruzione. Se riesco a far credere loro che la vecchia è ancora viva posso tenerli in scacco fino a domattina e
- VOLETE ESSERE MIEI AMICI?
- Attenti, è il mostro della strega!
- NON AVETE PAURA AMICI! LA STREGA E' MORTA! VENITE! DIVENTATE MIEI AMICI!
Ecco perché io con questa gente non ci voglio avere a che fare.
Il gatto mi salta sulla spalla.
- Presto, la porta sul retro.
- Si.
Intanto sento i passi dei carmillidi che raggiungono l'ingresso e sfondano la porta.
- Salta la staccionata.
- Si.
Entrano in casa.
- Salta anche questa.
- Si.
Raggiungono il retro della casa.
- Fermati in questo cortile.
- Si. Aspetta, cosa?
Saltano la prima staccionata.
- Resta fermo.
- Ma ma ma...
Saltano la seconda.
- Non preoccuparti.
- Beh, direi che per questo è tardi.
Ci circondano. Non vedo Carmilla...
- ALL'ATTACCO RAGAZZI!
E dai tetti attorno un ruggito fenomenale annuncia l'arrivo di milioni di gatti, che si lanciano addosso ai carmillidi come un'ondata felina senza pari, enorme, colossale. Giganteschi tigrati, siamesi, piccoli gatti europei e cuccioli di persiano, tutti calano sul cortile come un'ondata di piena che travolge tutto. I carmillidi, terrorizzati, scappano in tutte le direzioni, ma non c'è niente da fare, nel giro di pochi minuti non c'è traccia di superstiti.
Nè di gatti.
Siamo di nuovo soli, io e il gatto nero.
- Ahem
mi fa
- credo di meritarmi un grazie.
- Ah, eh, grazie.
- Fa niente. Consideralo un gesto di cortesia per chi è stato meno fortunato.
- Ah, ok.
- Semmai, se vuoi, potremmo stringere un patto, che ne dici? Un piccolo accordo tra gentiluomini.
- Beh, voglio dire, se posso...
- Il problema non è se puoi. Il problema è se vorrai. Ma, in fondo, ti abbiamo solo salvato la vita...
Ci fissiamo. La luna piena si riflette nei suoi occhi scuri.
- Vorremmo che tu ci consegnassi Peephee, quando arriverà a salvarti.

Oddio, e ora? Che faccio? Che dico? Difendo l'amico o mi piglio i trenta metaforici danari? Cosa vogliono i gatti dal Peephee? E i carmillidi da me? E che sapore aveva Mollica? Ditemi come deve andare avanti questa storia, che mi struggo dall'angosssia!

mercoledì, aprile 01, 2009

La rivoluzione non è un pranzo di gala

- Che, se pò?
- Ah, Maurizio, ciao. Entra, entra pure. Vieni, accomodati.
- Grazie. Me posso sede?
- No. Mi sformi la poltrona. Resta in piedi.
- Si.
- Senti Maurizio, ti ho chiamato perché mi sto un po' sfavando con te e quella banda di imbecilli della Endemol. Non fate una sega. Te, quell'aborto di moglie che ti ritrovi, nessuno. Stiamo sempre a comprare telefilm dagli americani. Basta. Inventate qualcosa di nuovo o vi caccio tutti, che non voglio più spendere soldi. Fate delle fiction, dei telefilm, qualsiasi cosa ma basta-comprare-in-America.
- Dudi...
- Non chiamarmi così, imbecille.
- Piersilvio...
- Sei stupido o cosa?
- Dottore, noi ce provamo, ma nun ce la famo a compete co' gli ammerigani. Fanno roba troppo mejo.
- Maurizio.
- Si dotto'?
- Vuoi tornare a fare il direttore de L'Occhio?
- No dotto'.
- Bravo. Allora portami una lista di telefilm fatti da noi. Dobbiamo spendere poco, ricordatelo. Le idee copiale dagli americani, che tanto te, anche se ti sforzi, sei disutile. Ricordati: costo zero. Ah, e fai tutto prima delle cinque, che poi dopo vado in palestra e dopo esco con tre mignotte veline. Capito imbecille?
- Si dotto'.
- Ora vai, che c'ho da fare.
- Si.
Maurizio esce e piange.

LE NUOVE FICTION MEDIASET
Il dottor Casa
In una clinica a Trastevere, il burbero ma bonario dottor Casa (Gigi Proietti) affronta ogni giorno casi difficili: otiti, fratture del malleolo, riniti allergiche. Tagli alla sanità operati dal governo delle sinistre, corporazioni ebraiche, scioperi, clandestini malati da denunciare, la macchina della Tac che non funziona, tutto ostacola il desiderio del dottor Casa di non lavorare. In questa difficile crociata è assistito da tre ricercatori universitari assunti con contratti a progetto (tranne uno che ha la borsa di sudio perché è nipote del primario) e dalle sue pillole di antidolorifico (il Moment, che te lo danno senza ricetta). Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo della dottoressa Caddi.

Perduti
Doveva essere una tranquilla gita fuori porta. Ma l'autobus che doveva portare un gruppo di pellegrini da Rieti a San Giovanni Rotondo, ebbe un incidente e precipitò in una fossetta a bordo strada. Tra pericoli (una nube di moscerini che tormenta i dispersi), misteri (che cos'è questa botola? E cosa significa la misteriosa scritta "Fossa biologica" che riporta sopra?), apparizioni di vigili urbani, terribili scontri per la conquista dell'ultimo rotolo di carta igienica, i pochi superstiti si dividono in due gruppi: il primo, guidato dal burbero ma bonario dottor Pastore (Claudio Amendola), vorrebbe tentare di raggiungere la Flaminia e tornare a casa; il secondo, con a capo il misterioso Loche (Pierfrancesco Loche), vorrebbe penetrare i misteri della fossetta. Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo della pensionata fuggiasca Caterina Osten.

Casalinghe disperate, ma non troppo!
Quattro amiche casalinghe di Fuorigrotta - NA (Giuliana de Sio, Nancy Brilli, Elena Sofia Ricci, Maria Elena Vandone) si confidano, parlano, soffrono, piangono, ridono. Affrontano le dolcezze e le amarezze della vita con sorriso sulle labbra, tra la spesa al supermarket, le pulizie di casa, le sgridate alla filippina e le vacanze in Costa Azzurra. Una deve recuperare il rapporto oramai logoro con il marito, un'altra deve aiutare il figlio ad uscire dal tunnel delle droghe leggere, la terza non sa con cosa pulire il pavimento in cotto, l'ultima non ha ancora capito come si programma il videoregistratore. Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo della parente saggia che ama ancora il marito dopo tutti questi anni.

Break in prigione
Già fatto (quello coi baffi è un'intensa Virna Lisi)

Dallo psicologo
Paolo Vestoni (Enzo Iachetti) è un affermato psicologo milanese che riceve i propri pazienti in casa perché lavora a nero. Ogni giorno ha un nuovo caso da affrontare, ma grazie alla sua simpatia e alle smorfie buffe, guarisce sempre tutti, anche quello che alla fine si suicida (Antonello Fassari). Con due o tre ganze di Dudi a far da comparsa, e un'intensa Virna Lisi nel ruolo della poltrona dello psicologo.

The C.M.
Raian (Sergio Castellitto) è, contro ogni logica di verosimiglianza, un ragazzo di diciassette anni che si trasferisce dai sobborghi in un agiato quartiere di Cologno Monzese. Adottato da un ricco avvocato che combatte la malavita (Lorenzo Flaherty) e da sua moglie (Vittoria Puccini), artista generica, Raian deve affrontare l'ostilità dei coetanei che non lo riconoscono come uno di loro (chissà perché), e allo stesso tempo imparare ad essere sè stesso in un ambiente che non è più il suo. Il fratello adottivo (Alessandro Preziosi) e la fidanzatina (Laura Chiatti) gli saranno d'aiuto per affrontare le difficoltà e diventare adulto. Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo di una studentessa di liceo, così, per non farci mancare niente.

giovedì, marzo 26, 2009

Un giustificato motivo per (parte della maggiore etade)

Stamattina, che ero a far colazione al bar perché a casa abbiam finito i rigoli, accanto a me al bancone del bar c'era una strappona in tacchi alti e labbra botuliniche e seno prospicente evidenziato dal wunderbra e occhiali a specchio (che io la gente con gli occhiali a specchio la uso per sistemarmi i capelli). Ecco, io avevo sonno e aspettavo il mio cappuccino, e c'era questa tizia accanto a me che si vedeva benissimo che si stava domandando perché non la stessi guardando, e stava di mezzo profilo verso di me, con l'espressione tipo "pezzente, che non mi vedi? Guarda come son figa".
E niente, al mondo c'è anche questa gente qui, per dire.
La parola al logorroico et involuto Giangi.
Heike

Arrivo!
Ehm,..Partenza!
Chi lo sa, in un certo senso io dovrei essere l'unico in grado di dare la risposta esatta.
Mi immagino seduto su quella poltrona scomodissima del famigerato programma televisivo "il Milionario", faccia a faccia con me stesso. Mentre mi sorrido e compiaccio sbeffeggiandomi con quell'aria di falsa indifferenza, ogni tanto butto l'occhio sullo schermo dove a caratteri bene visibili lampeggiano le caselle: "arrivo - partenza".
Eccole lì, le prime e ultime due risposte ad un viaggio ricco di domande, di quesiti esistenziali, in cui a farla da padrone son stati i "se" i "ma" e i "forse".
Che siano solo due semplici parole in grado di sintetizzare una vita? La mia vita?
Ah, ci risiamo, un'altra domanda, ed io devo trovare una risposta, che incubo!
Sta di fatto che davanti a me c'è il regionale Bologna - Prato con le porte spalancate, pronto ad abbracciare me e le mie valige per questo ultimo viaggio, quest'ultima ora di passione. Neanche la statistica ha infatti la forza per insinuare un qualche remoto dubbio sulla possibilità che questa tratta non fili liscia fino alla destinazione toscana.
Ancora con il fiatone per l'estenuante corsa al binario mi giro come se stessi cercando qualcuno, il controllore, un pendolare, uno sguardo amico che mi rassereni che aiuti a gridare a me stesso la risposta della vita.
La realtà ancora una volta lascia spazio all'immaginazione e a quel faccia a faccia che, inesorabile, continua. Puntata storica diranno un giorno, chissà, sta di fatto che sono nel vivo di una partita a scacchi con me stesso e non devo perderla. Le mie mosse vengon replicate in maniera scientifica dall'altra parte della scacchiera, "arrivo e partenza" sembrano annullarsi a vicenda. Azzardare una risposta sarebbe come, liberare la regina e sacrificarla per puntare su alfieri e torre, rischiare di andare in scacco.
Sta di fatto che in scacco probabilmente mi ci trovo dall'inizio della partita e da quando ho avuto la presunzione di poter dare un contorno ad una vita che di cornici non ne vuol sentir parlare.
Arrivo - Partenza, nienete altro che parole ammaccate e ammuffite dietro sguardi misteriosi e vaniscenti che hanno avuto però la forza di uscire allo scoperto e mostrarsi nella loro diametrale opposizione, che da sempre si intrecciano perdendo i propri contorni, convinte che esista un giustificato motivo che le faccia vivere insieme accettandone le diverse sfumature.
Esco dalla sala del Milonario, non faccio caso al mormorio del pubblico che ansioso aspettava accendessi una delle due risposte. Nessuna delle due è quella giusta e nessuna delle due è errata.
Rientro nel mondo reale, salgo su quest'ultimo treno, metto le cuffie e do spazio a Bohemian Rhapsody dei Queen, lasciando che con la sua folle ritmica si prenda gioco di questo mio momento di empasse, ma che probabilmente come nessun'altra canzone riesce a dipingere al meglio questa sorta di contrasto esistenziale che mi avvolge e mi accompagna su qualsiasi treno decida di salire.

lunedì, marzo 23, 2009

Capitolo cinque

Questa è la quinta parte di una storia (a bivi). Le prime quattro sono qui. Buona lettura!

Sono le quattro e trentasette.
Di notte.
Buio.
Silenzio.
All'improvviso, un suono.
Drin.
Drin drin.
Drin drin drin.
Qualcuno mormora, nel buio, e si muove... mormora? Macché! C'è un casino del diavolo! Sembra di stare ad uno di quei raduni notturni di bikers americani, con i falò, la musica a palla, la birra che scorre come fiumi e discinte ragazze in reggiseno e shorts strappati...
Ma che stavo facendo? Ah, sì, il trillo del telefono. Lo uso come sveglia ed è sempre puntato alle 6. Maledetta vita del pendolare!
Ma perché avevo visto le quattro e trentasette? Ah, sì, l'orologio! E' fermo da quando l'ho sbattuto per rispondere a Heike nel cuore della notte...
HEIKE!
DEVO CORRERE A RECUPERARLO!
E' sempre il solito. Avrà bevuto come un ciuco a qualche festone e, tutto ubriaco, avrà dato spettacolo come suo solito: non consiglio a nessuno di vederlo fare l'elicottero in mutande e con le cannucce dei cocktails infilate nel... Aaah, se penso a come usa quelle povere cannucce...
Ok, facciamo il punto della situazione...

Che diavolo ci faccio sdraiato su una tavola di pietra con delle persone basse, dal pelo rosso e lungo su tutto il corpo che mi girano attorno vorticosamente e mugugnano un ritornello che farebbe la felicità dei discografici di sanremo? Oddio, che siano creature del folklore come quelle di Heike? Peggio, sono dei tizi con la passione delle Harley Davidson (mai piaciute le arleidevison...) che sono travestiti da bikers americani nel loro “Raduno annuale di tizi con la passione delle Harley Davidson" (come recita lo striscione che campeggia sopra di me).
Ma che ci fanno in questo pesino del cavolo? Ricordo di essere passato vicino a Salassio o almeno questa è l'ultima cosa che ricordo.
Mi volto verso uno di questi nani rossi e gli dico:
- Ehi, amico, ma che ci fate in questo paesino del cavolo?
- Ce la spassiamo, bello! Ti sei ripreso? Dai, fatti un goccio e un giro...
(fai che non dica arleydevison!!!)
- ...su una delle nostre girls!
- (fiuuu, pericolo scampato!)
- No grazie (mannaggia!), devo correre ad aiutare un amico (sciagurato, penso io) che si è messo nei guai e ha bisogno di me.
(questa gliela metto in conto! Una volta tanto che avevo trovato un party con ragazze discinte, vogliose e... scuoto velocemente la testa per riprendermi)

Heike, Heike, chi era costui? (o era Carneade?) Stavo andando da lui. Avevo preso la macchina per raggiungerlo a Impiccatoio quando, nei pressi di Sacrifizio (ridente paesino, recita l'indicazione), il satellitare tomtom sul cellulare non segnalava più la posizione e la strada. Doc avrebbe detto che dove stiamo andando non c'è bisogno di strade. Ma a me servono, eccheddiamine!

- Scusa amico...
Ma cosa vuole questo? Avevo continuato a seguire la strada quando finalmente incrocio il cartello che mi indica Salasso a 5km...
- ...ehi, ma che hai?
E lasciami stare, sto pensando! Ero in auto, la radio si spegne di colpo, la macchina pure, vedo tante lucine che si avvicinano... Ok, ho visto abbastanza puntate di X-Files per capire quando si avvicinano gli alieni. Vado incontro alle lucine facendo il saluto vulcaniano e fischiettando il motivetto di Incontri ravvicinati del terzo tipo (è uno dei trucchi che ho imparato) quando qualcosa mi colpisce forte, cado a terra e perdo i sensi.
- Ehi, ma perché ti sei imbambolato?
Uffa, ma cosa vuole questo? Ecco, dopo la botta -sento il bernoccolo in testa- mi risveglio al raduno dei bikers.
- Ehi, ci spiace se ti abbiamo colpito con le moto ma di notte, su queste strade non si vede nulla e tu ci sei venuto incontro. Candice è molto preoccupata e vorrebbe sdebitarsi con te. Ti unisci a noi o devi andare da questo tuo amico, Aicocoso?
Oddio, se Candice è quella sventolona tutta cosce e con due meloni al posto giusto, cosa dovrei fare? Unirmi ai baccanali di questi pazzi con le arleidevison (bleah!) o raggiungere il mio buon amico Heike che in questo momento ha bisogno di me?


Cari tutti, sorpresa! Questo capitolo non l'ho scritto io, ma il mio co-protagonista, l'immarcescibile Peephee, commentatore sempre presente e lettore di lunga data. Quindi: i capitoli pari li scrivo io, quelli dispari lui (finchè c'abbiamo voglia, ovviamente), poi ci scontreremo, e alla fine ne rimarrà soltanto uno!
Scherzo.
Insomma, il gioco lo conoscete: questa è una storia a bivi, il seguito lo decidete voi!

venerdì, marzo 20, 2009

Perché quel film lì che non voglio nominare è terribile

Io sono andato al cinema già prevenuto, sapevo che non dovevo avere aspettative alte, tanto già altre volte ci sono rimasto male, a vedere come è facile stuprare la mia educazione sentimentale.
Mi aspettavo il peggio, davvero.
Ero ancora troppo ottimista.
Pensate a un libro, un film, una storia che avete amato.
Una storia perfetta, bellissima, che vi ha commosso, alla quale non potete smettere di pensare, ogni tanto.
E ora pensate che ci faranno un film, e sarà interpretato da Boldi e De Sica che si tirano torte di merda di mucca in faccia.
Ecco cosa è successo a Watchmen, anche se, forse, con Boldi e De Sica che si tirano torte di merda di mucca in faccia avrei sofferto meno.
Mi si dice: sì però l'adattamento è abbastanza fedele, questo film è la cosa più vicina allo spirito originale che si potesse tirar fuori, la paranoia, l'intrigo, ci sono, proprio come nel fumetto, e
No, dai, basta.
Ma guarda che ti sbagli, i personaggi sono resi con
Dai, davvero. Basta.
Ma
Ebbastaa.
Perché è brutto? Non lo so, il fatto è che non riesco a trovare un motivo per dire perché NON è un film brutto. E' inutile. Ridicolo. Imbarazzante. Superfluo. Riduttivo. Implausibile.
Riesce ad essere un film implausibile con supereroi realistici.
Oltre il limite del buon senso. Direi.
Vediamo: la recitazione degli attori è imbarazzante, a partire da un Ozymandias (figurati se mi vado a cercare i nomi degli attori) che per tutto il film mantiene sempre la stessa espressione da "ho una carota in culo e non so cosa ci faccia lì", a uno Spettro di Seta II che mi ha fatto rivalutare l'abilità interpretativa di Monica Bellucci. Il dr. Manhattan poi. La sua ragazza gli dice che leccargli un dito è come leccare una pila. Anche guardarlo recitare è come guardare recitare una pila.
Cani maledetti.
Poi. Una regia basata su ralenty, primi piani, carrelli in avanti, dolly e inquadrature dall'alto è indubbiamente spettacolare. Ma mi irrita, e mi fa venire mal di testa. Non seguo lo svolgersi degli eventi, vedo solo un gran movimento e una gran confusione.
Nel fumetto (so che non dovrei fare questi confronti, lo so, ma questo passatemelo) il montaggio è essenziale, è il vero valore aggiunto. Nel film è sciatto, banale, invisibile. Non c'è ironia, non c'è pathos, non c'è epica, non c'è niente. Ci sono solo, su due ore e mezzo di film, due ore e mezzo di gente che si prende a cazzotti. E nient'altro. Vuoto pneumatico.
Non sono un purista, non sono uno di quelli che dicono che non si devono mischiare i media perché bla bla, però fare questo film è stato uno sbaglio. E non perché si è cambiato troppo rispetto all'opera originale, ma perché non lo si è cambiato abbastanza. Questo è un ibrido mostruoso: si è voluto innestare una trama adulta nel corpo di un film per ragazzini, usando tizi con costumi fighi, pose cool e tante mosse di arti marziali per parlare di quanto è brutta la guerra.
Nell'opera originale si parla del destino come di una macchina, un moloch gigante di pietra che schiaccia gli innocenti come insetti, e nessuno è in grado di fare niente, anche e soprattutto i supereroi che sono dei disadattati come tutti gli altri. Le multinazionali, il denaro, la società marcia e violenta che annichilisce gli inermi, sono questi i nemici, e non un tizio in costume che calcia le persone da un lato all'altro della stanza.
Watchmen è un fumetto terribile, nichilista, disperante che non prevede redenzione per nessuno.
Questo è un film fatto per vendere costumi ed action figures.

Poi, due giorni fa, il viso di Clint Eatwood.
Il viso di Clint è come un paesaggio.
Non smetteresti mai di guardarlo.
Gran Torino, ecco un film perfetto. Una storia perfetta. Se fosse una favola, te la faresti leggere tutte le sere, prima di dormire.

Con Clint, ogni angolo di strada, ogni casa, ogni giardino è west, la prateria, la frontiera, perché lui la sa, la terribile verità: che la frontiera non è mai scomparsa, si è nascosta, ma non è mai scomparsa.
Ci sei sopra, alla frontiera.
Non c'è pace nelle strade.
Puoi chiuderti in casa, farla diventare un posto sicuro, un forte imprendibile, ma prima o poi, lo sai, ci sarà bisogno dell'uomo con la pistola.
Mio padre adora gli western, il cinema di indiani, con i buoni e i cattivi. A lui piace John Wayne.
Io invece, sono più per Clint.
Sempre stato, per Clint.
Altro che Gufo Notturno.
Quando un uomo col costume incontra un uomo con la pistola...

venerdì, marzo 13, 2009

Segni di scarsa sagacia

Cari amici, lettori fidati, abbonati storici e visitatori casuali, gente di tutte le razze, i popoli e i mondi tutti, compagni, sodali, immaginifici compatrioti dell'egenomia dell'uomo, o voi tutti, che popolate queste lande elettroniche con dita agili e rapidi occhi, voi, che cagionate in me l'orgoglio spontaneo che supplisce alle mie manchevolezze narrative, voi, amici, voi, lettori, voi, come va?
Io sto bene, grazie, a parte il fatto che ieri sera sono andato al cine a vedere Uoccmén e ora vorrei che qualcuno me lo avesse impedito, o che, in alternativa, qualcuno mi causasse SUBITO una lesione cerebrale permanente ma non invalidante capace di rimuovere del mio cervello i ricordi di quella visione infausta.
Vavè.
Prometto a breve (ma davvero, non come con Indiana Jones - però lì ho davvero impiegato mesi per elaborare la recensione più completa ed esustiva possibile) prometto a breve, dicevo, una disamina accurata del perché il film faccia pietade, e del perché dovrebbe essere materia di studio nelle scuole (sin dalle elementari) il tentare di non distruggere il lavoro altrui (di Moore) pasticciandolo con le manine.
Ma passiamo oltre.
Forse non lo sapete (ma oramai dovrebbe essere chiaro) ma sono noioso come la morte. Non solo, sono anche un collezionista di nozioni inutili.
Ho una quantità di aneddoti, riflessioni, fanfòle che potrei portare avanti un monologo di dieci ore, e se non lo faccio è solo perché dove la trovo, gente che mi sta a sentire per dieci ore?
E poi, mica mi va.
Te lo immagini, dieci ore a parlare.
Due palle.
Specialmente per il pubblico.
Il fatto è che poi non perdo occasione per incrementare questa massa informe di nozioni, una sorta di bulimia culturale (e infatto poi vomito tutte queste informazioni non richieste addosso a chi mi circonda - per esempio, lo sapevate che gli alberi in genere hanno l'estensione delle radici pari, per forma e dimensioni, a quella della chioma? E' per questo che nei cimiteri vengono piantati cipressi, perché così non rovinano le tombe con le radici). E' come quando avevo vent'anni e collezionavo lattine di birra: le raccoglievo ovunque, anche nei canaletti di scolo, e quando uscivo la sera ci pensavo sempre e cercavo di prenderne una nuova, diversa, che non avevo. Per tacere dell'interrail del '98, quando mi trascinai per tutto il nord Europa una sacca con dentro decine di lattine. Mi si sentiva arrivare di lontano, sembravo una mucca al pascolo con il campanaccio. Mooooo.
Di che parlavo? Ah si.
Quindi, per incrementare la mia bulimia culturale e trovare altri aneddoti idioti da inserire a casaccio nelle conversazioni e produrre nuova fuffa ho cominciato a frequentare, qui a Città Cupa, un seminario gratuito (sottolineo gratuito) sulla scrittura.
Tanto per chiarire, si trattava di cinque incontri aperti al pubblico, in una struttura comunale ricavata nei macelli pubblici, in uno sputo di città culturalmente annichilita. Vale la pena tenere in considerazione questo, quando, la prima sera, il coordinatore del seminario ci chiede di presentarci, noi utenti, in due parole.
Io balbetto qualcosa a proposito del collezionismo di nozioni inutili, o cagate simili. Il tipo seduto dietro di me dice qualcosa, ma non so cosa, perché sono distratto da un odore tremendo come se qualcuno avesse spalancato la fossa settica, poi capisco che è il suo alito. Quindi, stordito dalle esalazioni, assisto alla auto-presentazione degli altri partecipanti. Presentazioni che, da subito, mi lanciano in un'universo alternativo popolato da creature di fantasia quali draghi, unicorni e scrittori talentuosi che non hanno avuto il successo che meritavano.
Eccoli di seguito, in ordine sparso (come me li ricordo) (avvertenza: alcuni potrebbero essere inventati, ma non mi ricordo quali):
- non so leggere tanto bene, ma scrivo per l'edizione locale de Il Tirreno.
- scrivere per me è un atto creativo, non sono altro che uno strumento della musa.
- mi sono appena laureata...(pausa drammatica)...al DAMS!!! Ora passo i giorni guardando telefilm, più che altro.
- ho frequentato un corso di scrittura creativa tenuto da Baricco alla scuola Holden. Adesso sono diventato uno scrittore creativo, e non sbaglio più i congiuntivi.
- si, si, scrivere e tutto, ma leggere? Io vorrei sottolineare l'importanza delle biblioteche. Io, per esempio, non ho mai comprato un libro, ma mica perché non me lo posso permettere, io me lo posso permettere, sia chiaro. Ma li prendo in biblioteca (e non li riporto).
- scrivo per me stessa.
- scrivo sul giornale parrocchiale.
- scrivo su un sito di recensioni musicali.
- scrivevo testi per un gruppo di amici punk.
- ho sempre letto il booklet dei CD che compravo. Ora non li leggo più perché li scarico, ma mi piace immaginare di scrivere canzoni.
- tre anni fa ho pubblicato un libro di poesie con una piccola ma coraggiosa casa editrice romana, nonnò non ho pagato, mi hanno cercato loro, non ho pagato, ho solo acquistato le copie che loro si sono offerti di stampare, le ho a casa, tiratura di duemila copie, le ho ancora tutte, se qualcuno è interessato me lo faccia sapere, il volume si intitola I frutti acerbi della mia estate infeconda, 25 euro trattabili. Accetto anche valute estere.
- conosco uno che scrive su un giornale.
- conosco il cantante dei Ciapasù.
- conosco il celebre drammaturgo Alfonso Faffalaffa.
- conosco uno che ha un amico che ha un vicino di casa che ha un fratello, che una volta ha consegnato le pizze alla redazione del Mucchio Selvaggio.
- ho fatto teatro per dieci anni in una compagnia amatoriale diretta da Massimi Castro.
- io sono notaio ma nel tempo libero ho scritto i testi per le canzoni degli Spanciau Ballett.
- ho vent'anni, faccio la professoressa di letteratura in un istituto professionalizzante, e sono reduce dalla scrittura di un romanzo autobiografico di quattrocento pagine.
- sono il responsabile della friggitrice al locale McDonald's, ma la mia ambizione principale è scrivere robe in italiano.
Ok, mi son detto, questa sembra la gara a chi ce l'ha più lungo.
- mi sono laureato ieri alla Sorbona di Parigi in antropologia culturale, ho scritto tre romanzi pubblicati dalla Heynaudi, suono nella filarmonica di Stocatso di sopra, recito, ballo, canto e fo di conto, mi diletto di astrofisica e faccio attraversare la strada alle vecchie.
Oh, ha vinto lui.

venerdì, marzo 06, 2009

Capitolo quattro

Questa è la quarta parte di una storia (a bivi). Le prime tre sono qui. Buona lettura!

Sono le quattro e trentasette.
Di notte.
Buio.
Silenzio.
All'improvviso, un suono.
Drin.
Drin drin.
Drin drin drin.
Qualcuno mormora, nel buio, e si muove, tira un bestemmione e allunga la mano verso il telefono.
Lo afferra.
Risponde (o, quantomeno, cerca di).
- prnt.
- PEEPHEE! Amico mio! Meno male che hai risposto, ho chiamato un casino di gente ma c'hanno tutti i telefoni spenti! Te lo sapevo che lo tenevi acceso, grazie grazie, grazie!
- mwngh.
- Sono nei guai Peephee! Sono nella MERDAAAAA! Mi vogliono ammazzare! Mi danno la caccia! Aiutami!
- rafr.
- Ora mi sono nascosto Peephee, ma sono senza macchina e senza telefono, non so come fare a venire via da qui, mi devi aiutare, mi devi venire a prendere te, non riesco a rintracciare nessuno, ho anche chiamato gli sbirri ma non mi volevano credere, è tutto un complotto ci sono anche loro dentro, qui ci sono i vampiri, gli zombiez, i lupi mannari e sospetto anche altre creature del folklore ma credimi, non sono per un cazzo creature del folklore!
- m.
- Senti, fai presto, ora mi sono nascosto, sono in via che via è questa, signora? E che numero? Grazie vicolo della garrota, al 13. Il paese si chiama Impiccatoio di sopra, vicino a Salasso. Lo conosci Salasso, no? Hai capito? Ti devo ripetere?
- nnnò. capìt.
- Davvero?
- msi.
- Allora vieni a prendermi?
- mmm. chiséi?
- Chi son...SONO HEIKE, CAZZO, HEIKE! IL TUO AMICO!
- mm...blog?
- Si, quello del blog, QUELLO DEL BLOG! Anf. Mi vogliono ammazzare. Vieni a prendermi?
- msi. mi sveglio e arrivo.
Riattacca il telefono.
E si riaddormenta.
...
Aggancio la cornetta.
Respiro, finalmente rincuorato. Forse ne esco vivo, dopotutto.
Poi, sento un rumore alle mie spalle, mi volto e la signora Nocciola mi sorride, sdentata, con in braccio un gatto nero, enorme.
- Ha trovato il suo amico?
- Si, alla fine sono riuscito a parlare con qualcuno.
- Verrà a prenderla?
- Spero proprio di si.
- Allora lo aspetteremo per cena.
Cena?
- Cena? Signora, sono le quattro del mattino e...
- Ah, ma come le ho detto prima, quando è entrato qui in casa mia di corsa, io la notte non dormo mai, soffro d'insonnia.
- A proposito di scappare - mi avvicino alla finestra a sposto appena le tendine per guardare fuori - ha controllato che Carmilla e i suoi amici non morti non mi abbiano seguito fin qui?
- Non si preoccupi, quei giovinastri non si avvicinano mai a casa mia, hanno paura. Dicono, eh eh, che sono una strega! Ah ah ah! Ahahahh! Ahahwhahhw! Arahawwa! ARGH ARGH!
Ride, con l'unico dente che le resta in bocca, il porro sul naso adunco e i capelli bianchi raccolti in una enorme crocchia alla Eva Kant sopra la testa. C'ha anche un fiato che sembra abbiano scoperchiato la fossa settica. Per non parlare di quanto sputacchia mentre parla.
Una strega...
Mi viene qualche dubbio...non è che, nel pentolone che bolle nel caminetto...c'è qualcosa che...
- Ha fame? - mi fa - Ma la zuppa non è ancora pronta. E poi manca ancora il second...voglio dire, il suo amico. Però posso darle qualcos'altro.
- Eh? No, io...
- Le preparo qualche stuzzichino, ho in cucina degli spiedini di scaraf...voglio dire, delle pizzette che ho fatto oggi. Le vado a prendere.
Si volta, dandomi la gobba, e arranca verso l'altra stanza, zoppicando sulle due gambe di legno. E' un'impressione mia o prima di voltarsi mi ha fatto l'occhiolino (con l'occhio buono, non con quello bendato)?
Mi siedo, stanco, e decido che, vada come vada, resterò qui ad aspettare il buon vecchio Peephee.
Il gatto nero si siede a terra, di fronte a me, e mi fissa.
Ripenso a Carmilla, prima, al cimitero, e rifletto sul fatto che molti lettori avranno pensato "ma ho saltato un capitolo?" e saranno tornati indietro a leggere come finiva il capitolo precedente. No, va bene così, non avete perso niente, quello che è successo dopo e come ho fatto a finire in questa casa è presto detto. Dunque: mentre ero accanto alla sua lapide, Carmilla mi è venuta incontro insieme a...
Un momento.
Il gatto ha alzato la zampina destra verso di me, tenendola chiusa a pugno, con il palmo verso l'alto. Poi alza il dito indice, estrae l'unghia e lo muove, facendomi cenno (giuro!) di avvicinarmi a lui.
Mi chino in avanti, come attratto da una forza irresistibile.
Sempre di più, sempre di più.
Il gatto continua a muovere il ditino.
La mia faccia è a un centimetri dal suo muso. Posa a terra la zampa. Per un attimo, mi sento un idiota.
Poi mi fa, con una voce bassissima:
- Vattene subito, finchè sei in tempo, salvati.
Lo fisso, a bocca aperta.
Lui mi guarda, serissimo.
E poi aggiunge:
- Cucina da schifo.

Suspence! Terrore! Raccapriccio! Come prosegue questa storia? Resto nella casetta di marzapane con la vecchia megera e il gatto gourmet ad aspettare l'arrivo di Peephee il non-insonne, o fuggo nella notte popolata di lupi, zombiez, vampiri e consulenti di banca Mediolanum? Ditemi, ditemi, ditemi!!!!

sabato, febbraio 28, 2009

The house of rising sun

Nel segno dell'universalità dell'amore e della commistione dei popoli e della distensione internazionale, due giorni fa è nato Claudio Ryoma, che voi tutti, quando egli sarà sol levante nei futuri giorni oscuri, potrete dire di aver conosciuto in quanto figlio di Urakidany.
Benvenuto C.R., amico.
E auguri a tutti e due, quei due che ti hanno fatto.

PS: in maniera incongrua e parzialmente imbarazzante, interrompo questo alato momento per segnalare che il mio maestro Alessio, squallidamente pungolato da me (uomo senza vergogna), ha dato vita al club dei seguaci del Blog Ottuso, da oggi (ieri) su Facebook! Accorrete numerosi!

martedì, febbraio 24, 2009

Lungamente attesa, pubblico alfine la mia recensione del film "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo", film che ho aspettato per vent'anni

Fa cacare.

mercoledì, febbraio 18, 2009

Capitolo tre

Questa è la terza parte di una storia (a bivi). Le prime due sono qui. Buona lettura!

No, io alle feste proprio non mi ci trovo.
Figuriamoci ai rave.
Le droghe, la musica techno, le lucine, le canzoni di Al Bano...no, questa roba non fa proprio per me.
Scanso la troupe di Lucignolo e torno indietro verso la macchina.
Che mi frega se quella rimbambita si è scordata il cellulare? Faccio così (penso mentre salgo in macchina e accendo e faccio manovra e torno sulla strada): domani controllo la rubrica del telefono, cerco qualcosa tipo "casa", "mamma", "Al Bano", telefono e dico che ho il cellulare di Carmilla se possono avvertirla ci incontriamo lo restituisco bla bla bla.
Anzi, sai che faccio quasi quasi?
Me lo tengo.
E si, quella mi ha lasciato qui, in mezzo ai grilli e alle cicale per andare a una festa, nemmeno mi ha detto dov'è l'autostrada, vorrei vedere se...
...
Eh?
Che c'è?
Perché la macchina si ferma?
Perché si è spenta?
CHE SUCCEDE ADESSO?
Non capisco, guardo la spia dell'olio, ed è a posto. Guardo l'indicatore della benzina, e segna serbatoio pieno, guardo il...
Aspetta.
Serbatoio pieno?
Come serbatoio pieno? L'ultima volta che ho fatto benzina è stato...ooooh...tipo....due-tre settimane fa, quando tornavo da Lucca, ho messo trenta euri e...
Provo a picchiettare col dito sul cruscotto, sull'indicatore della benzina.
Si muove, schizza verso EMPTY.
Si accende la lucetta gialla della riserva.
Ah ah, ho finito la benzina, ah ah.
Sono le quattro di notte e mi sono perso in aperta campagna e sono senza benzina ah ah.
Ho il telefono scarico, ma tanto anche se era carico, non c'è campo e sono senza benzina, ah ah.
Ok, sono sull'orlo di un attacco isterico.
Devo calmarmi, respirorespirorespiro.
Chiudo gli occhi.
Appoggio la testa all'indietro, rilasso le spalle.
Calma, una soluzione la trovo.
Potrei rimanere in macchina e aspettare che faccia giorno, manca solo, quanto? quattro ore, quattro ore passano in un attimo, poi, quando c'è un po' di luce, cerco una casa, un bar, un cazzo di qualcosa e telefono a qualcuno che mi venga a prendere.
Eh si, dai, facciamo così.
Però fa un po' freschetto.
Apro gli occhi, giro la chiave per accendere il motore, così avvio il riscaldamento e non muoio assid...
Niente benzina = no motore acceso = no riscaldamento = muoio assiderato.
Chiudi gli occhi, stendi il capo, rilassa le spalle, respirarespirarespira.
Ok, piano B.
Allora, torno indietro al capannone della festa (quanti chilometri avrò fatto nel frattempo? Due, tre, dieci? Dodici? Trenta?) e chiedo aiuto.
Si, si fa così.
Apro gli occhi e
C'E' QUALCUNO CHE MI FISSA DAL FINESTRINO! AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!
Grida anche lui:
AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!
E scappa.
Dio, che nottata.
Ci metto qualche minuto per ricompormi, il battito del cuore rallenta, intanto chiudo la portiera con la sicura, non si sa mai, le chiudo tutte e quattro.
Cerco di fare mente locale: chi era quel pazzo? Ripenso al suo viso: bianco, pallido, esangue, barba lunga e sporca, capelli spettinati che gli cadevano sulla faccia, la bocca contorta in un ghigno diabolico che
E' TORNATO!
AAAAAAAAAAHHHHH!
Ancora, grida anche lui.
AAAAAAAAAAHHHHH!
Scappa.
Adesso mi calmo più in fretta di prima, insomma, che volete, son esperienze che ti formano.
Mi volto a guardare indietro, oltre il lunotto.
Niente, buio.
Mi ricordo di avere una torcia nel vano portaoggetti, mi volto a prenderla e quando mi giro
LUI E' DI NUOVO LI! AAAHHH!
E:
AAAHHH!
Con relativa fuga.
Vabbè, ma insomma, ora basta.
Accendo la torcia e apro lo sportello.
E siccome lui stava acquattato accanto al medesimo (ecco perché non lo vedevo), si prende una sportellata sul cranio.
Cade sulla schiena, tenendosi la testa con ambo le mani.
Inizia a piangere.
- Ah, senta, mi scusi, non volevo.
- Ahh, che male.
- Davvero, sono desolato, mi faccia vedere.
- Ahia...
- Non mi sembra di vedere niente. Probabilmente le verrà un bernoccolo.
- E se mi venisse un trauma cranico? Un'emorragia cerebrale?
- Mah, sinceramente, non credo che il colpo fosse tanto forte da...
- Non importa la forza, sai? A volte basta un colpo piccolo e pam! si muore. Magari non subito, ma anche dopo due-tre giorni. Potrei morire, tra due-tre giorni.
- Ah. Mi spiace.
- Sniff.
Si soffia il naso, mentre io penso a qualcosa da dire.
- E insomma...
Penso a qualcos'altro.
- Le fa male?
Ricomincia a piangere.
- E vabbè, ma se lei non si rimpiattasse dietro le portiere per far paura alla gente, magari non si prenderebbe colpi in testa!
- Ma te ti metti a urlare all'improvviso! Mi piglio paura! E poi ero venuto a cercarti...
- Eh?
- C'è Carmilla che rivuole il telefono.
- Cosa? Che...
- Ero alla festa, mi ha detto che ti sei fregato il telefono e sei scappato. Son venuto a cercarti per riprenderlo.
Non capisco. Come faceva questo zombie a sapere che ero qui fermo in mezzo alla campagna? E che faceva, mi seguiva a piedi?
- Non capisco. Come faceva, lei, a sapere che ero qui fermo in mezzo alla campagna? E che faceva, mi seguiva a piedi?
Mi fissa come se avessi delle foglie di spinacio tra i denti.
- Il capannone è lì dietro, hai solo fatto il giro attorno. Ti ho visto dalla porta e ti ho raggiunto.
- Ma...ma ho viaggiato per più di dieci minuti!
- Si, ma in tondo. Hai fatto il giro tre volte.
Taccio.
- Vieni, torniamo al capannone, che ridai il telefono alla Carmilla.
- Si.
- A proposito...
Ci guardiamo.
- Hai delle foglie di spinacio tra i denti.
...
La festa continua, il volume della musica è altissimo. Lo zombie mi porta in uno scantinato e se ne va. Carmilla, come mi vede, si avvicina e mi dice:
- Telefono.
- Si, scusa, è che mi era rimasto in tasca e mi ero proprio dimenticato, poi si è inceppato l'indicatore del serbat
- Telefono.
- Si, scusa.
Glielo restituisco.
- Adesso puoi anche andare. Grazie.
Mh.
Mi allontano. C'è un bancone con una qualche specie di bar, vado dal barista, o quel che è e chiedo un bicchier d'acqua.
- Niente acqua
mi fa.
Lo guardo meglio: enorme, pelato, pallido come la morte, ha una benda nera sull'occhio destro.
- Allora, ah, fai te. Ho una gran sete.
E in effetti ho una gran sete.
- Tieni allora, che ho visto che sei amico della Carmilla. Offre la casa.
E mi mette davanti un bicchiere colmo di un beverone rosso, denso e vischioso.
Sarà mica?...
Mi alzo, lento, senza staccargli gli occhi di dosso.
Fanculo, questo posto è pericoloso.
- Ehy!
Mi urla dietro.
- Ho detto che è gratis! Tizio! Il tuo bladimeri! Oh!
Corro, attraverso il seminterrato brulicante di gente, e finisce che vado a sbattere addosso a qualcuno.
E' lo zombie di prima, l'amico di Carmilla.
Che cade a terra e picchia la testa.
- Ah scusa.
- Aahh....
- No, scusa davvero, non volevo.
- Ahia...
- Vieni, ti aiuto ad alzarti.
- Grazieee...
- Ecco qua...senti, ah, non so se magari mi puoi aiutare, è che, ah, ho finito la benzina e...
Mi sorride, sempre tenendosi una mano sulla testa.
- Te l'ha detto Carmilla di venire da me, eh?
- Eh?
Si fruga in una tasca del giubbotto, mi prende la mano, me la apre e ci fa cadere dentro tre pasticchette.
- Prima la rossa. Poi la bianca. Poi quella arancio. Balli per tutta la notte.
Lo guardo, a bocca aperta.
- Ah.
Meglio assecondarlo.
- Okay. Grazie.
Non vorrei si inquietasse.
- Magari le prendo dopo, va bene?
E le infilo nella tasca della giacca.
- Oh.
Qualcuno mi batte la mano sulla spalla. E' Carmilla.
- M'hai detto che ti serviva qualcuno che ti portasse all'autostrada?
- SI!
- Vieni con me.
Mi porta verso una scaletta in ferro. La saliamo e torniamo all'esterno, sul retro del capannone. E' uscita la luna, e una luce tenue rischiara uno spiazzo circondato dagli alberi. Poco più avanti, un cancelletto di ferro, socchiuso, si affaccia su una specie di giardino abbandonato. Carmilla mi porta lì, e si dirige verso una grossa pietra. Tutto ad un tratto si ferma.
- Cazzo!
dice, e torna indietro di corsa.
- Aspettami alla pietra,
mi dice
- torno subito.
La guardo superare il cancelletto e sparire dietro le siepi. Intanto le nubi hanno di nuovo coperto la luna, e allora devo brancolare, cercando di andare ad intuito verso la pietra.
Alla fine la trovo (ci inciampo). Per non cadere, mi ci appoggio con le mani: un granito liscio, vecchio, corroso dalle intemperie e dal muschio. La luna esce dalle nubi proprio mentre ci sono sopra, e questo è quello che leggo, inciso nella pietra:

CARMILLA RAZNOVICH
1799 - 1824
Il cancello cigola, alzo gli occhi, e Carmilla sta tornando.
E non è sola.

Che faccio ora? Scappo? Resto? Ma è una vampira? Una non-morta? La conduttrice di Loveline? O è tutto un colossale equivoco? Ditemi voi, lettori, che sto in ansia!
PS: vi ricordo che è una storia a bivi e il seguito lo scrivo (ogni volta) sulla base delle vostre indicazioni. Continuate così, che andiamo alla grande (mi diverte troppo 'sta cosa).

domenica, febbraio 15, 2009

La maledizione di Montezuma, a spruzzo

Doverosa premessa: questo post è, per sua natura, riservato solo ai pochi lettori interessati alla politica miserrima e provinciale e ridicolmente presuntuosa della mia cittadina, la cui amministrazione pubblica è, sin dal dopoguerra e per oramai consolidata tradizione, saldamente in mano al principale partito di sinistra declinato nelle sue successive incarnazioni.
Riusciranno i nostri eroi a sfuggire alle grinfie del malsano intreccio "affaristi mani lunghe - politici col culo peso"?


Oggi sono andato a votare alle primarie di coalizione di PD e Sinistra Arcobaleno (ma esiste ancora?) per la scelta del candidato sindaco e del candidato presidente della Provincia.
So che può sembrare roba noiosa, e che magari un post dal tono serio non se lo aspetta nessuno da un blog come questo, ma credo siano necessarie due-tre precisazioni.
E poi voglio provare a fare qualche previsione.
E poi voglio passare per uno che sa le robe difficili.
E poi voglio buttare tutto in vacca come al solito, anche le cose serie ("Perché Heike, perché devi sempre rovinare tutto?").
I candidati sindaco (che è quello che mi interessa, la Provincia è una sfida tra poveracci) sono: Alessio Nincheri per la Sinistra Arcobaleno (ma esiste ancora?) (scusate, è un refrain), Paolo Abati e Massimo Carlesi per il PD. Stante il fatto che col cazzo che Nincheri vince, ed è lì solo per dimostrare che la Sinistra Arcobaleno esiste ancora (evidentemente esiste), la sfida è, al solito, tutta interna al PD, tra la linea "massimalista" e "espressione dell'apparato" e "seguitemi vi condurrò fino al prossimo baretto trendy" di Abati e la linea "di minoranza" e "espressione della società civile" e "entusiasmante quanto una conferenza sugli imenotteri" di Carlesi .

Scenario 1
: le primarie le vince Abati. PD e Sinistra Arcobaleno (...dai, lo sapete già) lo presentano alle elezioni. Il PdL non presenta nessuno, ma si appoggia alla lista civica di Aldo Milone, ex assessore PD, ex questurino, ex agente Sisde, sperando di scalzare (idea geniale!) il perverso intreccio di potere dell'apparato, con un uomo dell'apparato. Poi, atri tre-quattro candidati minori (IdV, Lega Nord, la Destra, Primavera di Prato, ecce ecce) senza peso specifico.
Il giorno delle elezioni i sostenitori di Carlesi vanno al mare.
Ad ogni modo, vince Paolo Abati, presumo senza ricorrere al ballottaggio, e diventa sindaco fashion e potentissimo. La Sinistra Arcobaleno entra in giunta occupando qualche assessorato, magari un po' più importante di quelli alla pace o alla società multyculturale. Viene riciclato qualche assessore e vengono fatti grandi progetti per trasformare Città Cupa in una piccola Barcellona (parole del Paolo Abati) Alla fine del mandato, il sindaco torna a fare il suo (attuale) lavoro: presidente di una Spa multiservizi nella quale il Comune è socio di maggioranza.

Scenario 2
(improbabile, ma sono un sognatore): le primarie le vince Carlesi. La Sinistra Arcobaleno si sente sciolta da ogni vincolo legato ad accordi presi con l'Abati e si presenta da sola, candidando Nincheri a sindaco. L'area PD legata ad Abati non va al mare, ma resta in città per votare Aldo Milone e la sua lista civica. Carlesi viene candidato di malavoglia dal PD, piegato alle fottute regole della democrazia (stupidi, stupidi elettori, direbbe D'Alema, mentre veleggia al largo di Mykonos). Il PdL, ringalluzzito, intravede la possibilità di uscire dal recinto del "vedrai se non vinciamo questa volta!", candidando, che ne so, Goffredo Borchi o un'altra figura semitrasparente, destinata a smaterializzarsi con le prime luci dell'alba, spruzzandole di acqua santa o mostrando loro un crocifisso (son fatti così, i politici di destra, timidi). In sostanza, si presenterebbero allo scontro un rifondarolo giovane, ma oramai logoro dallo scontro, un ex assessore malvisto all'interno del suo stesso partito (comunque ancora capace di maggioranze bulgare, e io non capisco perché), un altro ex assessore che si sogna sceriffo, e infine qualcuno, da Forza Italia o quelle robe lì, di forme vaghe ma comunque troppo brutto per essere guardato. La sfida sarebbe tutta tra Carlesi e l'informe creatura della destra, con Milone che cerca d'infilarsi.

Tra qualche ora si sapranno i risultati delle primarie.
Siccome sono uno che pensa sempre al peggio, sono pronto.
Solo una cosa mi sento di dire, con le parole del rimpianto Walter Kovacs: mai compromessi, mai. Nemmeno di fronte all'Apocalisse.

Aggiornamento delle 22.55: HA VINTO CARLESI!! Alè!! Vedi che Montezuma l'abbiamo scansato.

venerdì, febbraio 13, 2009

Piccolo spazio pubblicità

Amici! Ho uno stonfo di post in lavorazione, compresi un nuovo capitolo della storia a bivi, l'accurata descrizione di una serie di casi umani da manuale, una disamina della politica localissima, l'elenco dei telefilm in preparazione per la prossima stagione televisiva italiana e, pure, dopo molto molto tempo, la rece del quarto film di Indiana Jones.
Adesso però, interrompiamo le trasmissioni con i consigli per gli acquisti.
Come molti di voi sanno, oggi è la giornata nazionale per il risparmio energetico, promossa da Cirri e Solibello della trasmissione Caterpillar su RadioDue...
Orbene, per chi oggi fosse nei pressi di Città Cupa, c'è una bellissima iniziativa, legata a quella di cui sopra, condotta e interpretata da amici miei:

Una serata di letture de paura, a lume di candela e con accompagnamento musicale unplugged.
Se venite, andate dal proprietario, ditegli che vi manda Giggino, e allungategli un centone.
Partecipate!!! (dai)

venerdì, febbraio 06, 2009

Capitolo due

Questa è la seconda parte di una storia. La prima è qui. Buona lettura!

- Allora, la camera la vuole o no?
Ci penso. Fa freddo, è notte e mi sono perso in aperta campagna. La strada pare sia interrotta, e, se devo essere sincero, non ho mica tanta voglia di continuare a girare al buio. Ho deciso, passo la notte qui, domattina riparto e, con la luce del giorno, la strada la ritrovo di sicuro.
Certo, probabilmente se al mio posto ci fosse qualcuno un po' più smaliziato di me, penserebbe che sembra di stare vivendo un clichè, con il viaggiatore perduto, la locanda in mezzo alla campagna, il gobbo, l'ambiente gotico, gli ululati, e se ne ripartirebbe per inserire una nota di varietà in una narrazione che semb
- Ma insomma, si è addormentato in piedi? La vuole la camera? Oh, giovane!
- Si, si, la prendo.
Aw, chi se ne frega.
Entro nell'edificio, seguendo il mio deforme anfitrione.
- Ha molti ospiti?
- Si, abbastanza. Ma sa,
si volta a guardarmi, leccandosi le labbra, il volto contratto in un rictus nervoso che mi ricorda i cannibali
- non bastano mai.
All'improvviso, sento un grido di donna, fortissimo.
- Diommio! Cos'era?!
- Ah, niente. La televisione.
Apre una porta, mi mostra un salottino. Ci sono circa trenta persone, tutti ultrasettantenni, che guardano la televisione a un volume altissimo. Sul teleschermo, un qualche telefilm tedesco, tipo Derrick.
- Vede? Stanotte ospitiamo la maratona non stop degli appassionati del commissario Derrick. Trentasei ore di telefilm. Abbiamo appena cominciato. Si unisce a noi, vero?
Preferivo l'ipotesi cannibalismo.
- Aahh, senta, ho dimenticato lo spazzolino in macchina. Lo vado a prendere, lei intanto, non so, ah, mi prepari la stanza...
- Va bene. Che faccio
mi sorride, untuoso
- le preparo anche una sedia davanti alla televisione? Tra poco comincia l'episodio "Un facile delitto", nel quale il commissario insieme ad Harry
comincio a defilarmi nel corridoio
- indaga sull'omicidio della moglie di un banchiere, che si scopre avere ingenti debiti di gioco, e la moglie lo aveva minacciato di togliergli il denaro che
mi segue
- gli passava, dato che lui era un totale nullafacente, ed è palese che l'aveva sposata solo per interesse, e il commissario
esco dalla locanda ed entro in macchina
- insieme ad Harry lo sottopone ad una stringente azione di pressione psicologica, in conseguenza della quale il marito cade più volte in contraddizione fino a fornire al commissario le prove della sua condotta dissoluta e dell'omicidio che aveva commesso per impadronirsi dell'eredità.....
Mentre mi allontano sgommando, sta ancora parlando.
...
La strada è buia, ho sonno e ho fame.
Non posso nemmeno distrarmi, sennò finisco in un fosso.
Ma io quasi quasi mi fermo, accosto, che senso ha continuare a girare tutta la notte? Sono quasi le tre, parcheggio a bordo strada, mi faccio una bella dormita e domattina poi, con la luc
Skreeeeeek!
(era il rumore della macchina che inchiodava)
C'è una ragazza in mezzo alla strada.
- Signorina, ma che succede? Che ci fa in mezzo alla strada? E' impazzita? Stavo per metterla sotto!
- Ma sei scemo? Che strada?
Mi guardo intorno. Sono finito fuori strada.
- Ti ho visto che sbandavi e poi sei uscito fuori strada. Son corsa subito per vedere se ti eri fatto male.
- Ah.
Devo essermi addormentato mentre guidavo.
- Devo essermi addormentato mentre guidavo.
- Eh, mi sa di sì.
- E quando son finito fuori strada mi sono svegliato e ho visto lei e...
- Eccetera. Vabbè, l'avevan capito tutti, non c'è bisogno di farla troppo pallottolosa.
La guardo meglio.
Caruccia.
Ma vestita un po' leggerina, con un abito di pizzo nero in aperta campagna, alle tre di notte, in inverno. E pallida come una morta.
- Ma lei che fa qui?
- Mi s'è fermata la macchina, porca cazza. Stavo andando a una festa, e sono quasi due ore che sono qui ferma ad aspettare che passi qualcuno.
- Mh. Le dò un passaggio?
- Se tu mi prometti che tu resti sveglio, si. Sennò no.
Saliamo in macchina.
- Allora, dove andiamo?
- I miei amici sono a un capannone, qualche chilometro più avanti.
Mi guardo attorno.
- Ma la sua macchina dov'è?
- E' lì sulla destra.
Guardo, non vedo nulla.
- Te parti, che sennò si fa tardi.
Il buio è sempre più pesante, vedo la strada a malapena. Mi sa che si è rotto un faro, quando sono uscito fuori strada. E' un casino. Sento di doverla tranquillizzare.
- Ah, non deve preoccuparsi, la situazione è sotto controllo.
- Si, guarda la strada.
Silenzio.
- Ha mica un cellulare? Sa il mio è scarico, e vorrei avvertire a casa che mi sono perso e...
- Tieni.
- Ah grazie, grazie.
- Si.
Provo a telefonare. Non c'è campo.
- Non c'è campo.
- Vabè, tienilo, riprovi dopo, io non c'ho tasche.
Silenzio.
- E come, come si chiama?
- Carmilla.
- Eh?
- CARMILLA!
- Ah.
Silenzio.
- Scusi, non avevo capito.
Silenzio.
- Che bel nome.
Silenzio.
- Strano, ma bello.
Silenzio.
- Tipo...la vampira, no?
- Siamo arrivati. Gira a sinistra.
Giro a sinistra ed entriamo in un piazzale. Ci fermiamo e la seguo, mentre si avvicina a questo capannone.
- Oh,
mi fa
- grazie del passaggio, ora cerco i miei amici e mi fo riaccompagnare a prendere la macchina. Ciao.
- Si, ma la strada per tornare all'aut
E spalanca la porta.
Vengo investito da un torrente sonoro ad altissima potenza, luci stroboscopiche, grida. Le vibrazioni della musica (che questa non è musica è rumore) mi risalgono dalle gambe, mi attraversano l'intestino, fanno vibrare il diaframma, sembro uno col parkinson mentre gli fanno una rettoscopia (mai visto, ma posso immaginare). Mentre indietreggio inorridito, sento un peso nella tasca della giacca: il cellulare di Carmilla.
Mi guardo intorno, ma è già sparita nella bolgia.
- Scusa, ciao scusa.
Mi giro.
- Ciao, siamo della redazione di Lucignolo, secondo te perché voi giovani prendete le droghe e andate ai rave?
Dio, perché non sono rimasto a guardare Derrick?

Ok, secondo bivio. Che faccio? Resto al rave e mi metto a cercare Carmilla per restituirle il cellulare, oppure chiedo a qualcuno la strada per raggiungere finalmente l'autostrada? Ditemi ditemi, che son curioso di sapere cosa ho fatto quella sera.

lunedì, febbraio 02, 2009

Antanarivo

Stavo scrivendo un post sul laboratorio che sto seguendo insieme ad Ale, come dicevo, che fa il paio con quello della settimana scorsa sull'IDIOTA, solo con meno demenza senile e più fibre.
Solo che non mi faceva tanto ridere (lo scopo di codesto blog è quello, farmi ridere), quindi ho pensato che ci dovevo lavorare ancora, e nel frattempo dare sfogo alla mia insostenibile vanità pubblicando un nuovo post, sul giochino del momento.


FACEBOOK!

No.
Non farò come gb, quella faccia di palta (amico!), che prima ne parla male e dopo ci si iscrive e ne prova grande giuoia.
No no.
E non farò nemmeno come Alessio, che in effetti non ne parla (a voi, a me si), ma guarda caso da quando ci gioca non considera più il blog, e pubblica un post ogni tre-quattro anni settimane.
No no no no.
Io farò in modo diverso.
PRIMA mi ci ho iscritto e mi ci ho giocato.
POI (ora) ne parlo male (ma continuo a giocarci).

Allora, Facebook (per gli amici FB) si rivela in effetti estremamente utile per ritrovare quelle persone che non vedevi e non sentivi da anni, compagni di classe delle elementari, la ragazzina che abitava accanto a casa tua e cha ha traslocato a Detroit nell'86, il tizio che al liceo ti faceva un sacco di atti di bullismo, i tuoi compagni del servizio militare, la tipa che in facoltà, dai, avete capito, ecc ecc.
In definitiva, lo scopo è quello di trovare tutta questa gente e far sapere loro che sei vivo e che hai conseguito traguardi importanti nella tua vita, e che quando ti chiamavano sfigato di merda, beh, insomma, si sbagliavano.
- Ciao Ausvaldo! che bello rivederti!
- Ciao.
- Dimmi, che fai adesso nella vita?
- Ho un'occupazione stabile in ambito produttivo.
- Meraviglioso. In che modo?
- Aero il letame di maiali con questo forcone per ricavarne concime.
- Congratulazioni.

Ma non è tutto qui. Facebook (per gli amici FB) ti permette anche di contattare sconosciuti con il tuo stesso cognome, solo per il gusto di importunarli.
- Ciao!
- Ciao.
- Abbiamo lo stesso cognome. Anch'io mi chiamo Sfintere.
- Non vedo il motivo di continuare oltre questa conversazione.

L'opportunità più bella è però data, a mio giudizio, dalla possibilità di condividere con altri (milioni di persone) i più inconfessabili segreti. Dire tutto, si, tutto, su quello che realmente pensi, desideri o, ancora peggio, ami.
- Ho fondato il fan club di "Quelli che avevano i capelli alla tedesca negli anni '90". Ne vuoi far parte?
- Volentieri. A te va di entrare nel mio "Materazzi e Cannavaro hanno nomi troppo lunghi per entrare nelle maglie della nazionale italiana campione del mondo popopopoooo".
- Figo! Ieri mi sono iscritto a "Vogliamo il Risiko come disciplina olimpica" e "Boicottiamo il centro commerciale Pannocchia di Valsugana Valdarno".
- Io invece partecipo a: "Carlo Conti devi morire!" "Fan dei primi dischi di Anonimo Veneziano" "Ho comprato mezza casa all'IKEA" e "Quelli che amano i piedi di Paola Barale e il suo cane".
- Invece tra i prodotti di mitologia quotidiana che trovo interessante elencare come imprescindibili per la vita di un essere umano ho inserito: la funzione T9 del cellulare, la Moleskine tascabile, la pubblicità dello Sfornatutto DeLonghi, le fotografie di Oliviero Toscani, il salvatelecomando Meliconi, gli Exogini, l'alabarda spaziale, i barattolini Sammontana e il Furby.
- E le sorpresine del Mulino Bianco?
- Grande Giove, come ho potuto dimenticarle?

Certo, rintracciare i vecchi cari amici di un tempo...magari però se non ci parliamo da dieci anni, e se in questo non breve periodo di tempo non ho fatto alcuno sforzo per rintracciarli benchè vivessimo a quattro isolati di distanza e io avessi il loro numero di casa, ecco, forse...no?
18.52 - Che bello Ausvaldo, risentirsi dopo tutti questi anni.
18.52 - Davvero Mariotto, che meraviglia.
18.52 - Stai bene?
18.52 - Si. Tu?
18.53 - Anche io.
18.55 - Sei sposato adesso?
18.57 - Si. Tu?
19.01 - Anche io.
19.10 - Ci sei ancora?
19.12 - Si.
19.44 Ausvaldo is offline.
23.35 Mariotto is offline.

C'è una tipa, che conoscevo quando eravamo bambini, e che abita non lontano da casa mia. Quando ci incontriamo per strada - io non so perché, giuro - evita il mio sguardo, preferisce passare per pazza e fissare il muro, piuttosto di, semplicemente, salutarmi.
Quando mi sono iscritto a Facebook (per gli amici FB), è stata la terza persona a chiedere di diventare mia amica.
Su Facebook (per gli amici FB), l'ho capito, il concetto di amicizia vive svuotato: travalica il senso letterale e si tramuta in qualcosa che io, sinceramente, non so cosa sia.
Qui, oggi, amico è chi ti risponde sì alla domanda "vuoi diventare mio amico?"
Proprio come quando andavamo all'asilo, solo che allora avevamo quattro anni.