martedì, gennaio 28, 2014

Una scomoda, scomoda verità

Mi si chiede, non troppo di sovente, ma con una frequenza divenuta negli ultimi tempi quasi sospetta, se per caso non abbia in mente di celebrare in qualche modo l'anniversario di un anno di silenzio, intendendosi con questo non una forma autoimposta di astensione dalla comunicazione - cosa che, indubbiamente, sarebbe tanto lacerante per me quanto soddisfacente e liberatoria per chi mi circonda, povere creature dalle orecchie martiri - quanto invece la mia astensione dall'uso di questo medium, che negli anni aveve preso una piega un poco sbilenca, stortingaccola.
No, cari cosi, no.
Ma non credano i miei lettori - quattordici? quindici? due? pigreco? - che questo anno di chiusura abbia coinciso con una mia astensione dalla sapiente arte del maneggiamento digitale della cosa, lì, la tastiera. No, ah no davvero.
Ma nemmanco per il coso, lì. Nemmanco.
Ho scritto, eh, eccome se ho scritto.
Ho scritto un sacco di letteratura. Ma una quantità che, sinceramente, non avevo mai scritto in tutta la mia vita.
E ho anche fatto il grande passo: sono uscito dal caldo, confortevole, soffice bozzolo dell'autoproduzione e mi sono avventurato nelle desolate lande dell'editoria professionale.
Ho cercato la pubblicazione, ho cercato di entrare in contatto con gli editori, ho cercato di trasformare il gelido abbraccio del bit nel più affascinante fruscìo della fibra di legno.
Pieno di ambizione, pieno di speranze, pieno di baldanza, sono uscito sul terrazzino della vita.
All'inizio non è stato facile. Il mondo delle arti liberali, si sa, è un mondo corrotto, marcio fino al midollo.
In Italia - ma anche in Albione - se non hai i giusti appoggi, le migliori amicizie, non sei nessuno, non ottieni niente.
Io ho ottenuto solo tanti rifiuti.
Ricevevo freddi comunicati, brevi, generati in copia: grazie, ma non siamo interessati.
Grazie, le faremo sapere.
Grazie, continui a scrivere.
Grazie, tanti saluti.
Ma io non mi sono mai arreso.
E alla fine c'è l'ho fatta.

Ho aspettato a dirlo, sono stato zitto, non mi sono denudato per poi correre giù in strada e gridare a tutti il mio trionfo (non che su Kilburn High Road la cosa avrebbe poi attirato molta attenzione: il Pazzo Col Cappello va in giro nudo una volta almeno ogni due settimane, e la Donna Più Brutta di Kilburn E Forse Del Mondo ha sovente attacchi di entusiasmo immotivati. Zadie Smith dice di apprezzare questa zona per la sua naturale freschezza a e vivacità).
Ma adesso sento il bisogno di condividere con voi, i primi a sostenermi nella mia faticosa ricerca narrativa, i primi a spronarmi nel cercare nuovi canali espressivi, i primi a credere nella mia ineausta volontà di scrivere, il mio primo trionfo.

Pubblicato venerdì 24 Gennaio u.s., sul Corriere Diocesano di Savugli:
Gentile direttore, voglio portare alla sua attenzione un problema che secondo me la gente non ci pensa tanto. I piccioni. Voglio dire, ma come mai ce n'è tanti, e tutti nelle città, grosse o piccine è uguale? Chi ce gli porta? Come mai ce gli portano? Non ci pensano che poi gli cacano? E poi dopo ci mettono i ferri a spunzone sulle balaustre per non facceli poggiare e quegli nulla, si poggiano uguale. Perché io gl'ho visti che si poggiano uguale. E allora non era meglio non portarceli da subito, invece che poi spendere milioni di euro dei contribuenti per i ferri a spunzone e per pulire le teste alle statue e per dagli la caccia (ai piccioni) con le aquile reali e i falchi e i gufi? Io per esempio non per tirammela ma vivo a Londra e qui i piccioni ce n'è meno, perché c'è i corvi. Allora era meglio avere i corvi, che sono più belli, tutti lustri e cacano meno. Vorrei la sua opinione in merito a questa questione contrastata, che di solito i giornali ignorano (sospetto perché ci sono poteri forti che manovrano perché questo stato di cose permanga e il cittadino si trovi così a disagio.)
Cordiali saluti
Lettera firmata

Il direttore non ha risposto, ma non importa.
Ho messo il mio piede nel mondo dorato della carta stampata.
Ora col cazzo che chiudono la porta.

domenica, gennaio 27, 2013

Il colore del grano

Succedeva sempre, o perlomeno molto spesso.
A un certo punto la frequenza dei post si diradava, all'inizio nemmeno te ne accorgevi, poi ti ritrovavi a dire cose tipo "evviva, un nuovo post di Tizio Caio, mi fa spezzare dal ridere Tizio Caio, lo leggo subito". Poi, dopo settimane, mesi, ti accorgevi che era un pezzo che non leggevi un suo post, magari si era guastato il feed, andiamo a vedere. E niente, il blog era lì non più aggiornato da allora, le ragnatele a infestare gli angoli, la polvere sui link, commenti di "ma dove sei?" "non scrivi più?".
E mi sembrava davvero brutto questo modo di fare, questo andarsene così, senza salutare.

Ma poi l'ho capita questa cosa. E' che alla fine ti passa la voglia, per quanto tu possa essere grafomane compulsivo; all'inizio è un gioco, poi un lavoro, infine uno strazio. Cambi orizzonte, cambi panorama, ti diverti di più a fare altre cose, non cerchi più spunti interessanti. Ma non te la senti di chiudere la porta, pensi sempre che stasera, domani, dopodomani, la prossima settimana, scrivi un altro post, un post sulle elezioni, le chiavi di ricerca, la gente che ancora ascolta i Simply Red, i fiori di Bach, Miguel Indurain, quella striscia in cui Calvin spiega ad Hobbes come funziona il tostapane, LastFM, il taglio di capelli alla mohicana, le vecchie inglesi in costume da bagno in Algarve, i libri di Giorgino Arar Martin, la vera origine delle leggende metropolitane, le figurine Panini, il biliardino, il meal deal di Boots, le tempeste emozionali, i miei amici che non mi parlano più, Italo Calvino, che palle invecchiare, quella volta che vidi la Via Lattea a Treppio, il miglior ristorante cinese di Prato e quindi d'Italia, Rango, gli hipster, il perché secondo me io ho sempre fame, Home di Edward Sharpe, Moonlight Kingdom, i miei Nipoti, Hattrick, il sabato mattina, Firenze, Londra.
Di cose da dire ce ne sarebbero, e ce ne sono, ne convengo.

E che, ve lo dico sinceramente, non mi va più. Questo era un gioco: se smetto di divertirmi mi porto via il pallone e vado a casa a mangiarmi la schiacciata con la mortadella.

E' stata una partita bellissima, esaltante, ho anche segnato qualche gol. Io mi sono divertito tantissimo, e spero un poco anche voi.
Ora sto facendo altre cose, spero un giorno di farvi sapere esattamente cosa.
Mi mancherà il Blog Ottuso.
O forse no.
;-)

Filippo

lunedì, aprile 30, 2012

Top dog

E niente, che giovedì si vota per il sindaco ma ancora non ho scelto il mio candidato.
Eh?
Che dite?
Ma come non si vota?
Ma sì!
Si vota per il sindaco e il consiglio comunale.
Come?
Repubblica non dice niente?
Ma che ne sanno quelli, che non son boni neanche un articolo come si deve sul complotto demo-pluto-giudaico delle scie chimiche.
Giovedì si vota, fidatevi.
Ma come dove?
Ma a LONDRA!

Esatto, in quanto cittadino ue questi ingenuotti mi riconoscono diritto di voto alle elezioni amministrative, ahah. Funziona così: la residenza la prendi dicendo - via internet - al tuo Borough che intendi pagare la Council tax, che sarebbe un po' la tassa con la quale paghi la nettezza urbana, la manutenzione stradale, i lampioni, e tutti gli uffici decentrati del governo cittadino. E siccome paghi, per gli inglesi sei residente.
Ci arriva quindi a casa la comunicazione del come, quando e dove si vota (ancora non capisco questa cosa del votare di giovedì, ma transeunt) e un giornaletto informativo con la lista dei candidati e i loro pianerottoli piattaforme politiche. A questo punto sorge l'annosa questio: chi votare?
SIOBHAN BENITA: candidata indipendente, tutti sono d'accordo nel fatto che non si sa come si pronunci il suo nome. Sciobàn? Sioben? Sbenen? Asfraz? Una faccia di un'antipatia rara, ti fa capire come mai le donne in perenne sindrome premestruale non dovrebbero entrare in politica.
CARLOS CORTIGLIA: candidato del British national Party, Cortiglia è un uruguagio di origini italiane che si batte per la purezza del sangue inglese. Somiglia molto al principe Carlo (principalmente per gli orecchi a "sportelli aperti della 500"). Nel suo programma, accanto a "prima i lavoratori inglesi" e "prima i senzatetto inglesi" e "prima gli stupratori inglesi" c'è anche "metropolitana gratis nel weekend", tanto lo sa che non può vincere (quindi buttiamola in caciara).
BORIS JOHNSON: l'attuale sindaco conservatore della città. Se uno dovesse votare il più simpatico, vincerebbe di sicuro, avendo dalla sua una faccia da Benny Hill che levati. Ha speso gli ultimi mesi andando in giro a dire "avete visto che bravo sindaco che sono?" ignorando bellamente il fatto che, ciccio, questa città non si governa da sola, torna in ufficio ogni tanto. Il suo programma si riassume nella promessa di continuare a fare tutto come ha fatto finora, che potrebbe essere anche una minaccia.
JENNY JONES: avete notato che degli uomini in politica in genere si giudicano le idee, mentre delle donne per primo si valuita l'aspetto? Ecco, la Jones è brutta come un cavallo caduto sui denti. Il partito verde la candida per far vedere che loro delle donne non curano l'aspetto, ma l'intelligenza. Sfortunatamente è anche stupida come il summenzionato cavallo caduto sui denti. Almeno a giudicare dal programma. E dalla foto.
KEN LIVINGSTONE: candidato ETERNO dei laburisti, dopo essere stato sindaco per millemila anni ci prova di nuovo - quattro anni fa era stato preso a calci nei denti da Boris, ma non gli era bastata. Il suo programma si riassume nella promessa di abbassare le tariffe dei mezzi pubblici del 7%, e poi non fare altro per i prossimi quattro anni. E comunque Boris è uno stronzo.
BRIAN PADDOCK: liberal democratico, ex capo della polizia, vuole pugno di ferro contro i rioters della scorsa estate e contro i criminali comuni. Chi viaggia in autobus senza biglietto, in galera. Chi sputa in terra,  in galera. Chi bestemmia, nerbate e galera. Chi scoreggia in ascensore, gogna e galera. Chi evade le tasse, multe. In pratica Milone. Valeva la pena trasferirsi a Londra.
LAWRENCE WEBB: un fascista.

Alla fine mi troverò costretto a turarmi il naso e votare Ken Livingston, che è un po' come votare il PD - che, hai voglia Helena Bonham Carter a dire che i conservatori inglesi sono in realtà i Democrats americani (e i laburisti, quindi, il Partito Comunista Cubano), io non ce la posso fare a votare conservatore, per quanto Boris faccia le facce buffe.

Poi vi faccio sapere.

venerdì, aprile 27, 2012

Piccola guida ragionata di Londra ad uso dei turisti inconsapevoli - Vestizione

Scusate il ritardo dall'ultima comunicazione, ma mi era saltata la connessione internet della Virgin per due settimane, i tecnici non sapevano come districarsi, alla fine è dovuto intervenire in persona Sir Richard Branson portato a brigino da Usain Bolt per dirimere il problema. problema che risultava essere un tecnico della British Telecom che aveva staccato il nostro cavo dalla centralina telefonica di quartiere. Cose che succedono (anche in UK).
Ma come state?! Amici! Che bello sentirvi! Vi sono mancato?
...
...
(frinire di grilli)
...
...
Ok, riconosco che questo blog non è più la fabbrica di vino e risate che era un tempo, che probabilmente c'è più vita su Google+ che qui (non esageriamo), sulla luna che qui, ma eccomi di ritorno, insieme a Richard Branson e un poco esausto Usain Bolt, per deliziarvi con altre perle del nostro viaggio verso la vostra meritata vacanza londinese.
Nei commenti al post precedente Peephee (ciao Amico!) mi chiedeva, giustamente, come fare con la valuta, se cambiarla in Italia o in Albione. E questo mi ha fatto pensare che, ohibò, nel post precedente vi avevo fatto atterrare a Stansted e poi raggiungere Londra, ma non vi avevo affatto preparato all'arrivo!
Quindi, piccolo passo indietro.
1 - LA VALUTA.
Come certamente saprete (se non lo sapete sapevatelo) il Regno Unito è parte della UE ma è fuori dall'area Euro, e ha mantenuto come valuta nazionale la lira sterlina, o Pound Sterling. Hanno fatto male? Hanno fatto bene? Su questo ognuno ha le sue idee - personalmente non credo che il male dell'economia italiana sia l'Euro, ma una debolezza strutturale che forse la moneta unica (sulla quale il governo non può intervenire con misure dirette) ha contribuito ad evidenziare. Ma transeunt. Fatto sta che gli inglesi hanno il Pound, e se lo tengono stretto. Il Pound si divide in cento Pence (al singolare Penny) dal 1971: prima si divideva in 20 scellini e ogni scellino a sua volta in 12 pence. Come questa gente sia riuscita a sconfiggere Napoleone e Hitler, per me resta un mistero.
Ma dicevamo, come e dove cambiare la valuta? Per esperienza personale la cosa migliore da fare è arrivare qui con i soldi già cambiati: è probabile che la vostra banca riesca a farvi un tasso di cambio migliore di quanto potete trovare qui. Raccomandazione utile ma forse non necessaria: ricordatevi che solo le filiali più grandi tengono della valuta in cassaforte: se andate dalla vostra filiale a Poggiobello di Sotto, abitanti 32, è improbabile che abbiano 500 sterline pronta cassa per voi. Telefonate, fatevi dare il tasso di cambio e prenotatele. Potete anche cambiare contanti a banche diverse dalla vostra (io lo faccio), se hanno un tasso migliore.
Un'altra soluzione è quella di procurarsi una carta ricaricabile tipo quelle Postepay, di un circuito accettato all'estero (Maestro, Visa Debit) e farci caricare sopra i soldi cambiati in sterline - io non l'ho mai fatto, ma so che è possibile, e magari vi fa sentire un poco più sicuri.
E se invece decidete di venire co' glieuri? In tal caso, gentili lettori, quello che consiglio di fare è NON CAMBIARLI MAI AI CAMBIAVALUTE SULLA STRADA. I tassi sembrano buonissimi, ma poi applicano commissioni da ladrocinio. Il posto migliore è un Post Office (sono chiusi il fine settimana): tasso di cambio onesto ma niente commissioni.
Se infine decidete di usare il vostro bancomat (qui si chiamano Debit Card, e lo sportello bancomat è il POS o Cash Point), fate attenzione a dove prelevate: se si tratta di un POS di una banca o di una grande catena (Tesco, Sainsbury's, Asda) è ok, altrimenti è probabile che vi applichino commissioni di prelievo aggiuntive. Comunque non c'è da preoccuparsi, ci sono banche ovunque.
Infine, se avete la carta e siete a secco di contanti, c'è un'ulteriore opportunità: si chiama cash-back, e vi permette di prelevare mentre fate la spesa. La cassiera vi scala i contanti dalla carta e ve li consegna a mano - non so però quanto sia conveniente farlo con un bancomat estero, le commissioni potrebbero gravare un po' troppo.
2 - IL CLIMA
S', tutto bello, grazie, ma come mi vesto? A Londra non fa mai veramente caldo (nel 2011 abbiamo avuto in tutto cinque giorni nei quali ho sofferto davvero il caldo). In genere a partire da Aprile fino a Settembre inoltrato Londra è piacevole e si sta bene all'aperto. Ovviamente ci sta sempre che nel vostro fine settimana possiate beccare un sabato schifosissimo, con pioggia ininterrotta e vento che spacca gli ombrelli. La cosa migliore è consultare, prima di partire, il sito delle previsioni della BBC, che di solito ci azzecca (ma solo sul breve periodo). Il tempo a Londra è molto variabile in questi giorni, esco col cappotto, la sciarpa, il cappello  l'ombrello e poi ho caldo, almeno fino al momento in cui si mette a piovere per due ore ininterrottamente. Non portatevi l'ombrello, a volte fanno storie a bordo dell'aereo, tanto da Primark ne potete comprare uno ENORME per due sterline (due Euro e quaranta).
3 - IL VOLTAGGIO
Una cosa doveva fare l'Unione Europea, e non c'è riuscita in sessantanni: unificare le prese elettriche. Il rasoio, il phon, l'Epilady funzionano anche qui, potete portarli, che il voltaggio è lo stesso, ma - ovviamente - la presa a muro è diversa e curiosamente strana. Ad ogni modo qualunque negozio di bengalese vi vende un adattatore UE-UK a pochi Pound, e probabilmente il vostro albergo ve ne può prestare uno. La presa elettrica del bagno è diversa, e va bene solo per i rasoi (ma stranamente è perfetta per le spine italiana), e se il vostro phon non funziona, provate a premere qul piccolo interruttore accanto alla presa. Funziona adesso?
4 - DOCUMENTI, PREGO
I funzionari doganali inglesi sono attentissimi. Il Regno Unito è fuori dall'area Schengen, quindi per entrare dovete mostrare i documenti anche se siete cittadini comunitari. Il passaporto va bene, la carta d'identità (anche elettronica) va bene, la patente no e nemmeno la tessera del Club delle Giovani Marmotte. Se poi all'aeroporto vedete una fila molto lunga al controllo passaporti e una più corta dove ci sono dei tornelli come allo stadio, non andateci ameno che non abbiate con voi il nuovo passaporto digitale: rischiate di perdete solo un sacco di tempo. Infine:ricordatevi le restrizioni su liquidi e gel per il bagaglio a mano in aereo: questi hanno subito attentati terribili ciqnue anni fa, non vanno per il sottile sulle norme antiterrorismo, per quanto idiota ci possa sembrare l'aver paura del mio dentifricio. E no, non potete portare la Nutella a bordo.

giovedì, marzo 29, 2012

Illuminami - dispaccio n.2

Ritorna la rubrica pazzerella di recensioni letterarie richiesta a gran voce da tutte le massaie d'Ausonia e d'Albione (sto anche preparando un banner: "la rubrica pazzerella di recensioni letterarie più amata dalle massaie d'Ausonia e d'Albione", a 65 milioni di colori, lampeggiante e con diverse animazioni, tra cui un cigno robotico che erutta fiamme dal culo. Mi costa un casino in termini di consumo di banda, ma è uno spettacolo. Per vederlo occorre disattivare il firewall e l'antivirus, temo).
Ma veniamo a noi. Piccolo riassunto per chi non sa di cosa sto parlando perché è la prima volta che capita qui, o non è la prima volta ma ha l'Alzheimer (la cosa bella dell'Alzheimer è che ogni giorno conosci un sacco di gente nuova): siccome che ora sono un riccastro che c'ha il Kindle, approfitto di questo terrazzo virtuale per fare come il Duce e dirvi cosa ne penso di questo e quello, rilasciando patentini di Genio o Idiota Illetterato a scrittori che incrociano la mia strada (e quella del Kindle). E' la patria che lo vuole! Recensire, e recensiremo! E' lo scrittore che traccia il segno, ma è il recensore che l'offende! E così via, che non me ne vengono altre (la retorica populista dopo un po' mi ottunde le facoltà cognitive superiori).

Dimenticavo: per ogni opera segnalo agli interessati il link dove trovare il file in questione, pagando o aggratis (quando è legale). Siate però avvertiti che io, questi file ce li ho già (occhiolino), ci siamo capiti (occhiolino occhiolino), stateve accuorti (occhiolino occhiolino e pollice alzato), famo a capisse (occhiolino occhiolino e pollice alzato e gomitata nelle costole).
Nel caso scrivetemi.

REX TREMENDAE MAIESTATIS - Valerio Evangelisti - ITA
La settimana prima di partire per Londra faccio un salto in libreria e mi capitano sotto gli occhi due nuove uscite a lungo attese (da me): uno era il nuovo libro di Umberto Eco, l'altro era questo qui. Mi dico "non c'è posto in valigia" ed esco dalla libreria urlando con le mani a tapparmi gli occhi per non cadere in tentazione. Poi, dopo lunghe ricerche online, finalmente ci metto le mani sopra. Che dire? Che secondo me, dopo tutti questi anni, a Evangelisti Eymerich sia venuto un po' a noia. Non vi rivelo nulla se dico che è l'avventura finale dell'inquisitore (è scritto ovunque) e certi inserti, tipo l'infanzia di Nicolas, sono un po' troppo noiosi. Evangelisti è un eccellente narratore che, quando scrive cose che lo divertono, spacca decisamente. Spero torni a spaccare.
Nota tecnica: il mio file era pesantemente danneggiato: benché apparentemente conti oltre mille pagine, in realtà poi parte da oltre pagina 650. Se non lo sai, ci resti male, ma per il resto il testo è perfettamente leggibile e ben formattato.
Amazon (9,99) e Rizzoli (9,99)

IL CIMITERO DI PRAGA - Umberto Eco - ITA
Poi, con i soldi risparmiati quel giorno in libreria mi sono mangiato una bella pizza dalla Maria quando siamo tornati la volta dopo, e meno male. Che palle Umberto, abbozzala, non se ne pole più. Un libro che è come un mattone, ma senza la leggerezza e il dinamismo del laterizio. poi, è chiaro, a Umberto lo sia ama, e a chi si ama si perdona tutto, quindi mi sa che mi leggerò anche il suo prossimo romanzo (come ho fatto sempre nonostante mostruosità tipo L'isola del giorno prima e La misteriosa fiamma della Regina Loana ) perché quest'uomo ha guadagnato credito infinito grazie a quello che ha fatto con i suoi primi due libri, mannaggia a lui. Quindi se lo volete leggere, seguite il mio consiglio: andate dalla Maria, che è meglio. Porca miseria, ti fa una pizza che poi dopo la notte non dormi, ma è uno spettacolo.
La feltrinelli (8,99)

THE HALF-MADE WORLD - Felix Gilman - ENG
Seguendo un consiglio di sua santità Gamberetta mi sono avviato nel difficile cammino del lettore di romanzi in lingua, sparandomi le pose che potete immaginare: "giornata calda oggi, non trovi Heike?" "Scusa, non posso risponderti, sto leggendo un romanzo IN INGLESE".
Bon, il libro è carino e scorre bene e l'idea di base non è male: un mondo fantasy diviso in tre worlds: il made-world, che corrisponde a grandi linee all'Europa guglielmina, l'half-made world, un far west che diventa più instabile e bizzarro via via che ci si sposta verso ovest, e l'unmade world, ovvero ciò che giace oltre la frontiera: in sostanza è la civilizzazione a rendere le cose reali e a trasformarle in stabili. In questo caos si muovono poi due forze nemiche che... non dico altro, ma caldamente consiglio.
Il libro non esiste in formato ebook ufficiale, ma lo si trova se si sa smanettare un poco. Il mio file è ben formattato e ottimamamente leggibile. Permette di fare gli sboroni, ricordatelo.

Ora andate, leggete e procreate figli per la patria, sia essa Ausonia o Albione.

lunedì, marzo 05, 2012

Piccola guida ragionata di londra ad uso dei turisti inconsapevoli - Raggiungere Londra

E qui, tutto sommato, la cosa sembra facile. Voglio dire, a meno che uno non abbia paura di volare (uno che conoscevo ce l'aveva, e si fece tutto il viaggio da Città Cupa a Londra in macchina. Millecinquecento chilometri. Indubbiamente coerente nella sua fobia. Ma idiota), dicevo, a meno che uno non abbia paura di volare raggiungere Londra è roba facile, visto che i quattro aeroporti cittadini (Heatrow, Gatwick, City e Stansted) sono collegati a tutti i maggiori omologhi italiani, e con un paio d'ore di volo in media ci si fa il viaggio.
Ma cominciamo dalle basi.
(So che molte cose che verrò a raccontarvi vi suoneranno banali, trite, noiose e ben conosciute. Nel caso, saltatele e basta, non venitemi a dire nei commenti "ehi, coso, amico, non ci stai dicendo niente di nuovo, le cose che racconti non regalano sapore alla mia vita" come mi diceva sempre Strano dei Megelli Diversi quando cercavo di spiegargli la differenza tra epifania ed entelechia)
Darò per assodato che:
1 - vogliate raggiungere Londra dall'Italia
2 - vogliate farlo volando (in aereo, non autonomamente)
3 - vogliate spendere meno possibile e al contempo non volare con una compagnia che ha il 50% di successo negli atterraggi al proprio attivo (potrebbe essere una nuova campagna pubblicitaria di Alitalia: "almeno il 50% dei nostri aerei atterra!")
4 - preferiate volare senza bagagli ingombranti

Dei quattro aereoporti di Londra, il maggiore è Heatrow. Io non c'ho mai atterrato/decollato, so che opera principalmente sulle tratte intercontinentali e che le compagnie low-cost lo evitano per gli elevati costi di affitto della pista. Wikipedia dice che è il terzo aeroporto al mondo per movimento voli bla bla bla, roba che non ci interessa. Alitalia atterra qui, ma se volate con Alitalia o siete Marchionne o amate spendere molto denaro per acquistare secchi di fango. Ad ogni modo, se venite a Londra a fare i turisti con la digitale compatta e il bagaglio piccolo da portare in cabinam Heatrow è da escludere.
Gatwick è più piccolo e, in quanto tale, un po' meno costoso per le compagnie. Ci abbiamo atterrato una volta, è ben collegato alla città (questo, ca va sans dire, vale per tutti, in particolare City). I tempi di imbarco/sbarco mi sono sembrati più lenti di quelli di Stansted, ma a Stansted più che passeggero sei animale da macello, quindi è chiaro che lì si fa più in fretta.
City è centralissimo. E' l'unico aeroporto collegato alla linea della metropolitana tramite la linea DLR (ne parleremo in un post più avanti). Markk e A. l'hanno usato quando sono venuti a trovarci e ne sono rimasti entusiasti.
Ma veniamo a Stansted. Nelle vostre vacanze al risparmio è assai facile che voliate con una delle compagnie low-cost che dominano il mercato (Ryanair o Easyjet) che usano principalmente questo aeroporto. Le voci sulla sua lontananza dal centro città sono grandemente esagerate: in un'ora e un quarto (autobus) o quaranta minuti (treno) siete a Liverpool Street Station.
Insomma, un aeroporto vale l'altro.
E le compagnie?
Nonostante il mio profondo odio per Ryanair, continuo a volare con loro ogni volta che torno in Italia, perché, nonostante tutto, sono quelli che mi fanno risparmiare, e quindi finisco per accettare e sopporto il clima da carro bestiame dei voli con la compagnia irlandese. Purtroppo non è più come dieci anni fa, quando riuscivi a beccare anche il volo a cinquantamilalire andata e ritorno. Ma lo si accetta (attenzione: ricordatevi che Ryanair aggiunge 12 euro a ogni tratta se pagate con carta - l'unico pagamento accettato è per carta). Ad ogni modo vi consiglio di usare Skyscanner per trovare il periodo migliore per volare e risparmiare qualcosa.

Bene, caro eighe. Ho fatto come m'hai detto, ho preso l'aeroplanino e sono atterrato qui a staste. Ma io volevo andare a Londra! Perché m'hai fatto atterrare qui, eh? E ora che fo? Come si fa a andare a Londra?
E' molto semplice, mio caro ed inetto amico. Ci sono diverse opzioni:
- prendi un cab. A Londra ci sono due tipi di taxi: quelli neri che si vedono nei film (ma non fanno servizio negli aeroporti, quandi ne parliamo un'altra volta) e i taxi privati (ce ne sono decinaia di compagnie diverse), che non possono fermarsi a bordo strada a far salire le persone né possono aspettarti fuori dalle stazioni o dagli aeroporti. Devi chiamarli o fissare un appuntamento via internet. Lo so, sembra molto macchinoso, ma è per la vostra sicurezza. La cosa è molto conveniente se siete un gruppetto numeroso (mio fratello ne ha prenotato uno per otto persone) e se volete essere caricati all'aeroporto e scaricati all'albergo. Ricordatevi che ogni taxi privato deve avere l'apposito certificato rilasciato da TFL che lo autorizza a scarrozzarvi in giro. Se optate per questa scelta chiedete al vostro albergo di prenotarvene uno, o fate una rapida googlata con "taxi London". Le tariffe variano molto in relazione a dov'è l'albergo e a quanti siete.
- prendi il treno. In UK le ferrovie sono state privatizzate dalla Thatcher: ci sono quindi diverse compagnie di trasporto su rotaia, districarsi è un casino. Ad ogni modo in genere lavorano quasi in regime di monopolio su specifiche tratte: ad esempio il collegamento Stansted-London è servito dallo Stansted Express (21 sterline a tratta a testa). Gatwick invece è collegato con diverse compagnie: Gatwick Express, Southern, First Capital Connect, First Great Western. Per Heatrow è più o meno la stessa cosa, se volete maggiori info scrivetemi che mi sono scocciato di copincollare link. Ricordatevi comunque di prenotare in anticipo, sarete sicuri di trovare posto e risparmierete qualcosa. I treni sono quasi sempre puntuali, ma le tariffe sono abbastanza care.
- prendi l'autobus: è il mezzo più economico. Non ci sono autobus "di linea" che collegano Londra agli aeroporti, ma solo navette private. C'è una compagnia italiana, Terravision, che ha praticamente il monopolio dei collegamenti Stansted-Londra. Oltretutto assume (e questo per me è un mistero) esclusivamente personale italiano, ragazzi che vengono a farsi l'esperienza londinese e poi finiscono a lavorare a due ore dalla città. Le altre compagnie che lavorano su Stansted sono la National Express, che opera su tutta l'Inghilterra, e Easybus. Come mezzo di trasporto è molto più conveniente del treno o del cab (ma molto più lento, ovviamente). Oltretutto Easybus ha delle tariffe folli: se beccate l'orario giusto potreste anche spendere solo due sterline per raggiungere Londra, come si vede qui.
- prendi la metropolitana. Questo, a essere sincero, funziona solo a City Airport.

Bene, credi di avere finito per adesso. Siete atterrati, avete raggiunto la città. Che si fa stasera? mi chiedete, con l'occhio pallato dal viaggio, dove si mangia? Ci facciamo una pizza o un panino dal McDonald's?
Poveri illusi.

Avete richieste? Necessitate chiarimenti? Lasciatemeli nei commenti o mandate un'email a blogottusoCHIOCCIOLAgmail.com

sabato, febbraio 25, 2012

Illuminami - dispaccio n.1

Succede che l'anno scorso i miei gentili suoceri mi hanno fatto recapitare da Amazon.co.uk un gradito omaggio di compleanno, una di quelle robe che ogni volta che ne vedevo la pubblicità nei tunnel della metropolitana sbavavo, e non è un bel vedere me che sbavo: ad ogni modo, si parla dell'Amazon Kindle.
A quasi un anno dall'arrivo nelle mie mani dell'oggetto delle meraviglie, mi sento finalmente pronto a parlarne con dovizia, e nel contempo a partorire una nuova rubrica sulla scia di quella di Alessandro. Solo che lui, con uno stoicismo e una perseveranza degne di un monaco trappista pubblica ogni mese brevi e interessanti rece di tutti (dico, tutti) i libri che legge, mentre io, che ho la spina dorsale di un gasteropode, raramente riesco a concludere alcunché. Ne consegue che la periodicità della presente rubrica sarà estremamente erratica, e potrebbe terminare all'improvv

Ora, riesco a sentire le voci dei lettori salire fino al mio Olimpo: ah, ma il piacere dello sfogliare un libro, la sensazione della carta, il godimento che si prova con un libro vero, quelle macchinette lì mica te lo danno. A parte il fatto che se hai un e-reader non devi necessariamente dare fuoco ai libri cartacei (come invece credeva Hitler), vi assicuro che con il kindle il piacere della lettura non se ne va, anzi ci sono tutta una serie di features che rendono l'esperienza assai piacevole; senza poi considerare il fatto che nella macchinetta ci puoi mettere tutti i libri che vuoi (5 Gb di spazio, gente), compresi audiolibri. Una cosa che mi fa impazzire è che se mi compro un libro su Amazon (ce ne sono anche centinaia gratis) basta un click e mi arriva direttamente sul lettore (sempre che questo sia connesso a internet tramite wi-fi o connessione 3G). L'unica concessione che posso fare al fascino del libro cartaceo è che, dopo che hai letto qualche decina di libri sul lettore, ti subentra come una sensazione di, come dire? stare sempre leggendo lo stesso libro da MESI, come se la sensazione fisica di identica pesantezza nelle mani sopravanzasse la consapevolezza di leggere libri diversi. Robe strane.
Quando posso indico il link dove è possibile trovare l'ebook. Fate comunque conto che io ce li ho, quindi, se volete, basta scrivermi a blogottusoCHIOCCIOLAgmail.com.

IL MASTINO DEI BASKERVILLE - Arthur Conan Doyle - ITA
Cominciamo con la più tradizionale delle letture londinesi. Mi si dice, tra l'altro che la miniserie di Sherlock Holmes della BBC sia di pregevole fattura, provvederemo alla visione. Allora, la storia è divertente, Holmes è una faccia di tolla che metà basta, e Watson si fa ridicolizzare secondo tradizione (ma forse qui più del solito). I cattivi di Doyle, a parte la notevole eccezione del professor Moriarty, non hanno mai abbastanza carisma da risultare memorabili e, al solito dopo qualche settimana non ti ricordi più la trama. Ma la brughiera, il moralismo d'antan (al quale sfugge il solo Holmes, personaggio alieno a qualsiasi morale), l'accurata pianificazione che si pretende esistere dietro ad ogni atto criminale lo rendono una lettura meravigliosa.
Amazon (€ 2,99) o Ebook.it (1,99).

IL CIRCOLO PICKWICK - Charles Dickens - ITA
Ovviamente poi si passa al più grande scrittore di lingua inglese. Questo è il suo primo "vero" romanzo, nel senso di un volume di 930 pagine. Poi in realtà a ben guardare si tratta di una raccolta di episodi sciolti, tenuti insieme da un pretesto (le avventure di Pickwick e dei suoi nella Little Britain del XIX secolo) e finalizzati alla narrazione comica. Diciamo la verità: ridere non fa, al massimo sorridere, probabilmente perché nel frattempo son passati mari di tempo a seppellire quell'umorismo e a regalarci Checco Zalone. Certi episodi sono comunque divertenti, i personaggi ferocemente stereotipici, e si intuisce che certi passaggi dovevano essere, al tempo ironici al limite del sarcasmo feroce. Però alla fine tutto finisce bene, si trova una morale e il libro, finalmente, termina.
Dickens mi piace di più quando vuole commuoverti.
Liber Liber (Gratis)

RICORDI DI LONDRA - Edmondo De Amicis - ITA
Concludo la carrellata in terra d'Albione con il vecchio Edmondo. Che uno dice "che palle De Amicis, e che palle Cuore, e vada affanculo lui e tutti gli scrittori tromboni del risorgimento, e re Umberto e Cavour e Garibaldi e che cazzo" e via così, finché non arrivano le guardie a portarlo via.
In effetti una delle grandi colpe della scuola italiana è quella di averci educato ad odiare il leggere. Pura un lettore compulsivo come me, che si legge pure le etichette delle camicie (non il libro di Sclavi, quelle vere) con le letture obbligatorie si trovava a disagio (eufemismo). Così De Amicis diventa sinomino di orchite, per tutti quelli che alle elementari sono stati costretti a leggersi l'atroce Cuore (recensirò anche quello, giuro), e su De Amicis cala così la mannaia del pregiudizio. pregiudizio quantomai sbagliato, perché quando si va a leggere questa cronaca del suo soggiorno londinese si scopre un narratore divertito e divertente, con l'occhio allenato a vedere il lato umoristico del mondo. Se fosse vivo oggi sarebbe uno dei blogger più seguiti, e il suo blog sarebbe pieno di LOAL.
Caldamente consigliato.
Progetto Gutemberg (gratis)