giovedì, aprile 09, 2009

Capitolo sei

Questa è la sesta parte di una storia a bivi, portata avanti su indicazione dei lettori. Le prime cinque sono qui. Buona lettura!

- Vattene subito, finché sei in tempo, salvati. Cucina da schifo.
L'enorme gatto nero fa appena in tempo a dirmi questa frase, che l'anziana signora dalle numerose deformità rientra nella stanza.
Il gatto si allontana sonnacchioso, miagolando, io resto a fissarlo a bocca aperta. La vecchia mi si avvicina e mi fa:
- Fame?
- Eh?
- C'ha fame?
- Il...il gatto...
- No, no il gatto, lei. C'ha fame?
- Come, cosa...
- Ha picchiato la testa? Faccia un po' vedere.
E mi afferra la testa con le mani adunche (meglio: con una mano adunca e l'uncino da pirata che ha al posto dell'altra) e comincia a girarmela a destra e sinistra, cercando - immagino - ematomi o segni di cadute.
- Ah, ma qui non si vede niente, venga alla luce!
E mi trascina, sempre tenendomi il cranio tra quegli artigli (piccini 'sti ditini, ma forti, nè) e mi porta nel centro della stanza, proprio sotto il lampadario.
In ginocchio, con la mia vereconda ospite che mi artiglia la testa e me la scuote come una maraca, un suo ginocchio conficcato nello sterno, l'alito odoroso dell'esperta degustatrice di allium cepa che mi allieta le nari: tutto congiurava per rendere il momento in cui Carmilla e i suoi amici cercavano di scalparmi con un coltello arrugginito sopra una lapide del cimitero come un'età dell'oro della piacevolezza (a proposito, devo ancora raccontarvi di come sono riuscito a scamparmela!)...senonché, proprio in quel momento, l'occhio mi cade sulla pentola che sta bollendo sul fuoco.
- Signora
riesco a dire, mentre mi controlla la dentatura
- ma cosa sta cucinando esattamente?
- Minestra di Mollica.
- Ah
dico, mentre intanto lei famelica mi palpa la carne sui fianchi per sentire quanto è tenera
- mollica di pane?
- No.
E proprio in quel momento, con un eccellente tempismo drammatico che Carlo Lucarelli mi fa 'na pippa, vedo emergere sulla superficie del melmoso liquido un paio di occhiali dalla montatura familiare.
Buon Dio, penso, e ora chi lo sente Benigni?
In quel momento, un urlo lancinante!
Sento che le mani (la mano e l'uncino) della vecchia si rilassano mentre lei scivola lentamente a terra, e vedo una macchia rossa che le si allarga sulla schiena.
Mi volto, e vedo dei pantaloni. Allora guardo più in alto, e vedo ancora pantaloni. Mi decido ad alzare lo sguardo molto, molto più su, e, proprio sotto il soffitto, vedo una facciona grossa, ma grossa davvero.
Appartiene a un tizio molto alto e molto grosso, con un abito di flanella che gli va corto di maniche e dei bulloni ai lati del collo. Per non parlare delle orribili cicatrici, il colorito verdognolo e lo sguardo sbarazzino.
- Ah, grazie, mi ha salvato la vita.
- Tu vuoi essere mio amico?
Ecco. Lo sapevo. Puoi star sicuro che, se c'è un ritardato con problemi relazionali nei dintorni, di sicuro prima o poi si appiccica a me.
- Ah, guardi, mi spiace, ma temo proprio che
- TU VUOI ESSERE MIO AMICO?
- Assolutamente si.
Mi alzo, cercando di non guardare dentro al pentolone. Povero Vincenzo. Certo, era un pessimo giornalista ed un esegeta del brutto, ma non si meritava di finire in una pentola. Non in una di zinco, perlomeno. Mi sarei aspettato almeno una di quelle pentole in acciaio inossidabile, con il fondo spesso, che il sugo non si attacca. O una di quelle di una volta sai, quelle in terracotta smaltata, che sembran fatte apposta per i fagioli, che però ce li devi mettere dopo averli tenuti una notte in ammollo, e l'acqua
- Ah, scusa.
Il gattone nero, sul davanzale della finestra.
- Non per distrarti dalle tue profonde riflessioni, ma credo che i tuoi amichetti emaciati ti stiano cercando per concludere quello che hanno iniziato.
Mi affaccio: in mezzo alla strada, che fissano la casa, Carmilla e altri dieci, no, venti, no, cinquanta tizi pallidi.
Carmilla mi vede, si fa avanti e grida:
- Esci di lì, non fare lo stupido, la strega vuole mangiarti!
Uno dietro:
- Noi invece beviamo e basta!
- Zitto cretino!
Cominciano a picchiarsi. Mi allontano dalla finestra e penso: hanno paura della strega, altrimenti avrebbero già fatto irruzione. Se riesco a far credere loro che la vecchia è ancora viva posso tenerli in scacco fino a domattina e
- VOLETE ESSERE MIEI AMICI?
- Attenti, è il mostro della strega!
- NON AVETE PAURA AMICI! LA STREGA E' MORTA! VENITE! DIVENTATE MIEI AMICI!
Ecco perché io con questa gente non ci voglio avere a che fare.
Il gatto mi salta sulla spalla.
- Presto, la porta sul retro.
- Si.
Intanto sento i passi dei carmillidi che raggiungono l'ingresso e sfondano la porta.
- Salta la staccionata.
- Si.
Entrano in casa.
- Salta anche questa.
- Si.
Raggiungono il retro della casa.
- Fermati in questo cortile.
- Si. Aspetta, cosa?
Saltano la prima staccionata.
- Resta fermo.
- Ma ma ma...
Saltano la seconda.
- Non preoccuparti.
- Beh, direi che per questo è tardi.
Ci circondano. Non vedo Carmilla...
- ALL'ATTACCO RAGAZZI!
E dai tetti attorno un ruggito fenomenale annuncia l'arrivo di milioni di gatti, che si lanciano addosso ai carmillidi come un'ondata felina senza pari, enorme, colossale. Giganteschi tigrati, siamesi, piccoli gatti europei e cuccioli di persiano, tutti calano sul cortile come un'ondata di piena che travolge tutto. I carmillidi, terrorizzati, scappano in tutte le direzioni, ma non c'è niente da fare, nel giro di pochi minuti non c'è traccia di superstiti.
Nè di gatti.
Siamo di nuovo soli, io e il gatto nero.
- Ahem
mi fa
- credo di meritarmi un grazie.
- Ah, eh, grazie.
- Fa niente. Consideralo un gesto di cortesia per chi è stato meno fortunato.
- Ah, ok.
- Semmai, se vuoi, potremmo stringere un patto, che ne dici? Un piccolo accordo tra gentiluomini.
- Beh, voglio dire, se posso...
- Il problema non è se puoi. Il problema è se vorrai. Ma, in fondo, ti abbiamo solo salvato la vita...
Ci fissiamo. La luna piena si riflette nei suoi occhi scuri.
- Vorremmo che tu ci consegnassi Peephee, quando arriverà a salvarti.

Oddio, e ora? Che faccio? Che dico? Difendo l'amico o mi piglio i trenta metaforici danari? Cosa vogliono i gatti dal Peephee? E i carmillidi da me? E che sapore aveva Mollica? Ditemi come deve andare avanti questa storia, che mi struggo dall'angosssia!

8 commenti:

dario ha detto...

Direi di fare un bel carrello di bollito misto con quel che resta di mollica e offrirlo a Pheephee quando arriva... cosi'... prima di consegnarlo ai gatti.

Attila ha detto...

Ho il presentimento che Peephee, dopo aver conosciuto una certa Candice ed essersi perso nella discettazione sui punti oscuri della Critica Della Ragion Pura di Kant, arriverà tanto presto...

Cordialità

Attila

Daniel ha detto...

Hai fatto bene a sottolinearlo: che sapore aveva Mollica?
Io prima mi assicurerei di sapere se loro sanno per davvero chi è Pheephee. Perché in caso puoi lasciare loro Candice. Anzi, no. Tieni tu Candice e da' loro Pheephee. E il mostro che fine fa poi?
Pheephee non ha un cane?

Heike ha detto...

Non tutti insieme, eh, che sennò non capisco.

Elviro ha detto...

secondo me devi puntare sul Mostro della strega. leggendo questo capitolo è impossibile non accorgersi di come tutta la narrazione finora non sia stata che un preludio all'avvento del Mostro.


(ti leggo da quando è iniziata la storia, ma non ho mai avuto il coraggio di lasciare commenti, prima che comparisse il Mostro. ora sento che la mia vita è diversa.)

gb ha detto...

ma il Mostro è proprio il Mostro o è Robert De Niro che fa il Mostro? se fosse la seconda, digli che sarebbe ora che tornasse a fare anche film decenti

Toppabù ha detto...

ma benigni c'entra qualcosa con il Mostro?

Toppabù ha detto...

...sarà meglio che mi rilegga il post..