mercoledì, agosto 12, 2009

Afa

Cari tutti, grazie all'immortale Rick che ha, non so perché (fingo modestia), pensato bene di segnalare Sul Pezzo (il post qui sotto, ricordate?) sul suo tumblr, ebbene, grazie a codesta segnalazione, dicevo, ho ricevuto uno stratonfo di visite di ggente nuova, persone mai viste che entravano e dicevano "eh ma che bello qui, che eleganza, che raffinatezza, ma che buon gusto" poi io li chiamavo dicendo che avevano sbagliato ingresso, e che io abitavo al piano di sopra, e salivano e dopo due minuti scappavano trattenendo i conati di vomito.
Vabè, son cose.
Ad ogni modo, visto che ho ricevuto un saccone di segnalazioni su tumblri e un saccone di visite da ggenti nuove, ho pensato bene di prendermi un po' di ferie, sai tipo quando scopri un posto bellino, che ci vai una sera e ti ci trovi bene bene, la gente è simpatica, la musica giusta, si mangia buono e si spende poco, e te dici mammamia che bel posticino che ho trovato, domani ci torno, poi ci torni il giorno dopo e scopri che è fallito? Ecco, uguale, mi spiace per chi ci ha scoperto adesso, ma cicci, dovevate venire prima, ma niente paura, si chiude non per sempre ma giusto per due-tre settimane, e magari pure prima, se ALE si scoccia della nostra presenza come ingombranti ospiti e ci butta fuori di casa e arriva un orso e ci divora scoprendoci soli nel bosco. Si, nel bosco! Perché noi si va in Abruzzo, in mezzo agli orsi, e se ne trovo uno ve lo riporto.
Blogger abruzzesi, arrivo! Predisponete un'accoglienza degna, con tappeti rossi e inchini e immani libagioni, come se fossi Berlusconi, ma senza il lettone di Putin, che non mi pare il caso.
Prima di partire però vi segnalo una iniziativa della quale, a settembre, parleremo cum maggiore diffusione: trattasi dell'avvio di un blog collettivo di satira a carattere squisitamente locale, che i non Cittàcupesi difficilmente potranno apprezzare (ma i Cittàcupesi, ora che c'abbiamo la giunta di destra, forse si).
Si chiama Cenni di dissenso, e, sotto mentite spoglie, vi partecipo pur'io insieme ad altri amici carbonari. Mettetelo tra i preferiti, che a settembre farà fuoco e fiamme, e incendierà gli sterpi.
PS: nuovi lettori, ma lo sapete che esiste il fan club del Blog Ottuso? No? E allora sapevatelo! E' su facciablibro, proprio qui. Iscrivetevi, che se raggiungiamo il milione di seguaci poi mi fanno presidente, di qualcosa. Qualsiasi cosa.

mercoledì, agosto 05, 2009

Sul pezzo

- Avete visto? Il sei non è uscito neanche ieri.
- Davvero. Ah, domani ci riprovo coi numeri del compleanno del mio cane.
- Brava, io invece sono stata dall'astrologa, che mi ha dato dei numeri che, dice lei, usciranno di sicuro. Io non ci credo, però ci provo.
- Io invece ho fatto uno schema analizzando i numeri maggiormente ritardatari che, per la legge dei grandi numeri, dovranno per forza uscire. Non posso non vincere.
- Geniale. Ma sentite un po': voi, se vincete, che farete coi soldoni?
- Io mi compro la casa al mare, e la barca, e poi mi licenzio e campo con gli interessi.
- Sissì, anche io, però prima mi compro anche un paio di scarpe nuove, che queste mi fanno male ai piedi. E mi compro anche un dirigibile, che da bambino l'ho sempre desiderato. E una pizzeria. E un Rolex d'oro. Anzi due. E un'altra barca. A vela però, che fa più fine.
- Io credo che prima di tutto vorrei sistemare la mia famiglia, donando un milione di euro a ciascuno dei miei parenti. E poi vorrei aiutare chi ha bisogno, magari istituendo un fondo per l'assistenza ai più bisognosi. E poi magari mi compro Del piero, e lo metto in salotto a palleggiare, che quando arriva la gente ce lo faccio vedere, e mi fanno mammia mia che bella casa, c'hai pure Del Piero.
- E te, Heike?
- Non sono aduso a giuocare a codesti azzardi, perché ritengo che la vincita sia un evento altamente improbabile. Dovendo indovinare una sequenza non ordinata di sei numeri differenti su sei estrazioni, la probabilità di massima vincita con una singola giocata è pari alla seguente formula, all'uopo estratta da Wikipedia per i vostri microcefali:Ovvero, una probabilità di vincita su seicentoventiduemilioniseicentoquattordicimilaseicentotrenta (scritto così fa più paura, eh?). Un evento di una improbabilità tale da risultare praticamente impossibile nella vita reale. Non scommetto quindi perché, in giuchi siffatti, a vincere è sempre il banco, che truffa l'ingenuo giocatore prospettandogli la facilità di una vincita ingente, comportamento questo sempre da biasimare, ancor più in questo caso perché il banco, come sapete, versa oltre la metà delle giocate allo Stato, che quindi diventa complice. E poi, diciamoci la verità, Del Piero è un giocatore finito.
Heike si volge attorno. I suoi ascoltatori sono caduti a terra, mortalmente travolti dalla noia.

Va ora in onda
SEI EVENTI PRESI A CASO STATISTICAMENTE PIU' PROBABILI RISPETTO ALLA VITTORIA AL SUPERENALOTTO


1 - essere uccisi da un meteorite che supera l'atmosfera terrestre senza distruggersi, meteorite la cui traiettoria in orbita era stata deviata dal passaggio di un UFO pilotato da Elvis e Michael Jackson;
2 - scoprire che il proprio nuovo vicino di casa altri non è che la celeberrima modella il cui corpo nudo e pesantemente oliato si trova sulla copertina dei maggiori settimanali del regno, e trovarsela una mattina, nuda e leggermente oliata, alla porta di casa mentre chiede se possiamo prestarle un po' d'olio, dato che il fustone da settanta litri che ha comprato la settimana scorsa è già finito. Ah, va bene anche quello di sansa;
3 - perdere il portafogli con dentro quattrocento euri in contanti, accorgersene solo una volta tornati a casa, sentire suonare il campanello, aprire e trovare un ricco industriale tessile recentemente eletto sindaco di una grande ed operosa città del centro Italia che ti dice che ha trovato il tuo portafogli e te lo restituisce, tu lo apri e dentro non ci sono i quattrocento euri che temevi mai più avresti rivisto, ma ce ne sono cinquecento, alzi la testa per chiedere spiegazioni ma niente, è già volato via nel cielo, diretto ad aiutare qualcun altro;
4 - venire centrati in pieno da un fulmine durante una assolata mattinata estiva, sopravvivere, essere centrati da un altro fulmine, sopravvivere, poi un altro, sopravvivere, un altro ancora, sopravvivere, un altro, sopravvivere, poi altri sette, ed udire una voce che dice "e muori, cazzo";
5 - scrivere un post bello, ma bello, ma bello, che tutti ve lo linkano e ve lo commentano e fanno "mamma mia che post bello come sei bravo mo' ti invidio quasi quasi chiudo il mio" e risalire la classifica di Blogbabel sino in cima e infine ricevere un commento da Beppegrille che ti dice "mamma mia che post bello come sei bravo mo' ti invidio quasi quasi chiudo il mio" e poi lo chiude davvero;
6 - assistere quotidianamente ad un carnaio nel quale le persone che ti ci circondano fanno a gara non tanto per votare Abberlusconi (questo potresti anche accettarlo), ma per assistere entusiasti ad ogni suo trionfo elettorale, guardare i telegiornali che parlano delle sue prodigiose imprese, compiacersi della propria scelta di campo, sostenerlo pubblicamente (sino al punto di dover troncare i rapporti con chiunque non veda in lui il messia e risolutore di tutti i mali), annuire vigorosamente quando lo si sente parlare, imitarne il sorriso e i modi spericolati, difenderne le scelte politiche indifendibili e le sparate demagogiche insopportabili, arrivare al punto di giustificarne la ampiamente discutibile morale e la imbarazzante vita personale, dire persino "sono fatti suoi" "io lo invidio" "lo fanno tutti", per poi svegliarsi e scoprire che si è trattato solo di un sogno. Brutto, ma sogno.

lunedì, luglio 27, 2009

Sia resa lode e gloria

Segnalo con somma gioia agli interessati (se ve ne sono) la resurrezione in vita del blog di Velapoma.
Per ora di contenuto invero scarno (ne convengo), rimane comunque una piacevole distrazione rispetto all'ascolto del contenuto dei nastri del premier (quel sant'uomo, che Vyaggra ce lo conservi) e al caldo afoso di codesti giorni.
Buona lettura.

PS: ieri ho visto Budina!!!! O una che le somigliava, so una sega. Son tutte uguali, con gli occhiali con la montatura da democristiano e il pansessualismo.

martedì, luglio 21, 2009

I love la miniera

Aehm.
Solo una parola: Vampirebudinatranzollalalà (non ho detto che sarebbe stata una parola corta).

Per chi si ricorda, bene, nessun problema. Per tutti gli altri, ecco il link a un promemoria.

Vampirebudina è stata probabilmente una delle più persone più belle e memorabili che abbiano mai frequentato questo blog. Sento ancora di amarla a distanza di mesi, e a volte mi manca come l'aria manca all'uomo che annega.
Così, mi sono deciso a tornare da lei, alla ricerca delle piccole tracce che ha seminato lungo la via della sua, breve si, ma, ah, quanto intensa, vita.
Pronti? Cominciamo.
Primo semino: su Yahoo Answer (cosa sarebbe il mondo senza Yahoo Answer?) Budy fa una domanda ingenua e tenera (in quanto è ella medesima ingenua e tenera) e viene sommersa di insulti e pernacchie da parte di ignoranti che non sanno apprezzare la buona musica (data la polarizzazione dei giudizi, deduco che tali Jonas Brothers siano degli epigoni dei Led Zeppelin. Sbaglio? Ditemi se sbaglio, ma soprattutto ditemi, che cos'è uno street team?).
Secondo semino: su un forum di appassionati della saga di Twilight (Dio, perché devo vivere in questa epoca?) viene detto no alla commercializzazione di detta saga, quindi NO a zaini, astucci, diari e - ommioddio, inorridiamo presto! - vestiti di Twilight. A tale proposito, pare verrà condotta una interrogazione parlamentare per sapere come il governo intende muoversi riguardo tale scottante tema.
Budy è una delle firmatrici dell'appello.
Terzo semino (mi sto appassionando): il fotolog di Budy!!!! Dai!!!! Uuuuu!!!! Budy vuole fare la fotografa, e per dimostarcelo si fotografa allo specchio con una espressione intensa. Ha anche un sacco di amici che stanno bene, tipo lei, o loro, o questi jeans.
Quarto semino (il meglio sta arrivando): Budy è su Netlog, e ci informa che
Descrivermi o parlare di me sarebbe totalmente inutile.
Qui è tutto diverso.
Qui siete LIBERI DI GIUDICARE DALLE APPARENZE.
Meno male, temevo di doverla giudicare per quello che è veramente.
Quinto semino, quello da cui tutto è iniziato: il maispeìs di Budina.
Ma ascoltiamola, prego:
In cosa credo? Nel tempo passato con gli amici, tra sigarette, alcol, musica e tante risate.
Faccio foto ma non mi do grandi arie (dopo averle viste, comprendo tale sfoggio di modestia).
Se vi interessa il mio reddito è di 70 euro la settimana.
Ecco, questo mi ha fatto riflettere. O è la paghetta che le dà mamma, oppure Budy ha un contratto a progetto in qualche posto dove ho lavorato anch'io. Come sta il direttore, Budina?
No non sono magra, pensa all'opposto e capirai COSA sono.
Ho due piercing, un Labret sx e uno smiley, se non conosci i nomi dei piercing cercali su google.
E io l'ho fatto. Il Labret sx è una di quelle cose che ti fanno somigliare ad Angelina Jolie, se solo Angelina Jolie sembrasse un copertone bucato da un chiodo. Lo Smiley è tipo l'anello al naso delle mucche al pascolo, con la trascurabile differenza che non è al naso ma (ahhh, mi fa male anche solo scriverlo) al frenulo labiale superiore. NON cercatelo su Google se siete persone impressionabili. O se siete mucche.
Sono pansessuale.
E qui, lo confesso, mi sono fermato un attimo, perplesso e lievemente stordito da questa rivelazione. Aspetta, provo a rileggere, magari ho visto male.
Sono pansessuale.
Niente, è ancora lì. Budy è pansessuale, mi crollano le certezze. Dopo Fini che si atteggia a difensore della Costituzione e Pazzini in nazionale manca solo, che so, un nero alla Casa Bianca e eccoci pronti per la fine del mondo.
Poi mi sono messo a pensare: Budy è pansessuale, possiede cioè (secondo Wikipedia) la capacità di amare una persona indipendentemente dal suo genere.
Come Paul Verlaine, ho pensato, gioioso! Ecco che Budy, con un colpo di coda, risale i torrenti della mediocrità e si lancia nell'Olimpo dei Grandi. Budy è pansessuale, è pansessuale! Ama indipendentemente dal genere sessuale, proprio come il grande poeta visionario! E come Paul Verlaine, uomo sposato che conviveva con Arthur Rimbaud, anche Budy ha una moglie, e un amato (prima di fare facili ironie, vi ricordo che anche Rimbaud portava l'anello al naso, passava ore a pettinarsi, indossava magliette optical, beveva la Coca e si faceva fotografare in pose deprimenti. O almeno questo è quello che mi ha detto Budy).
Sesto e ultimo semino: il canale Youtube di VampireBudina.
Improvvisamente, le parole non sono bastate più.

domenica, luglio 19, 2009

Un giustificato motivo per (parte ventesima)

- Ehi guarda, c'è un nuovo post sul Blog Ottuso!
- Fantastico! Mi fa sempre tanto ridere, non vedo l'ora di leggerlo!
- Anche a me. Dai legg... ah no, è di Giangi.
(si allontanano senza leggere).

Eccola la vedo sporgendomi all'infinito dal finestrino, la Toscana.
Manca poco, giusto un paio di curve qualche rettilineo e quella galleria infinita che segna brutalmente il confine tra le due regioni.
Beh, lo ammetto, è un'immagine abbastanza spietata, direi quindi non pensare alla follia umana quella che impone la sua esigenza di praticità e funzionalità sopra un panorama così dolce e disteso, meglio soffermarsi su ciò che non è stato ancora deturpato e annerito. L'attenzione, trasportata da questa fresca brezza che filtra dal finestrino del regionale, non abbandona quello che va sempre più delineandosi come un lento e armonico intreccio di terre. Emilia e Toscana sembrano sempre più dialogare trovando l'una dall'altra quel giustificato motivo per cui far nascere il proprio frutto, la propria esperienza su una sponda diversa.
Sono allo stesso tempo affascinato e disarmato da questa prova di infinito che la natura mi spara davanti agli occhi. Incredibile come parta da lontano il temerario e timido tentativo della natura di dare una forma comune al paesaggio.
Inizia con impercettibili sfumature, brevi impronte, che silenziosamente vanno dialogando in una trama sempre più indistinguibile per dar vita poi a una continuità che dura una attimo per poi lasciare che le strade trovino una propria espressione, il proprio nome, chissà forse il loro giustificato motivo.
Ogni tanto la stanchezza mi ricorda aimè che son sul treno, le gambe alla fine chiedono un pò di comprensione e mi sembra giusto concedere loro una decina di minuti di riposo, mi rimetto così seduto. La gente intorno mi sembra abbastanza pacifica, vive questa ora di viaggio con compostezza, ad ogni sosta non avvengono particolari scossoni anche perchè a fermate come Monzuno chi volete che scenda?
Direi che è il momento giusto di infilarsi nuovamente le cuffie nelle orecchie e far trascorrere i restanti quaranta minuti con un pò di brani che celebrino il rientro a Prato in gran trionfo. Mi accompagna De Gregori con Generale, uno dei pochi brani italiani nella mia limitata play-list, in cui a farla da padrone e la musicalità della voce inglese. Il tutto per una pura scelta del sottoscritto in versione disk-jockey che sacrifica spesso e volentieri la poesia di un testo, lasciando così che l'anima sia squarciata in due dalla vibrazione di una nota e non dalla portata del contenuto delle parole. Generale riesce a superare l'ostacolo del testo, le parole hanno una musicalità devastante con tonalità dolci e amare che si intrecciano tanto da non poter essere che raccolte.
Lentamente va a sfumare, ma non è solo il brano, e anche il mio MP3, maledizione!
E' un attimo perde di intensita, singhiozza, rallenta, si ferma il treno, no!
l'MP3, no!
o meglio sì!
ma cosa succede al treno!
non capisco!
siamo fermi!

Giangi

lunedì, luglio 13, 2009

Il sale della terra

Caro F.,
l'altra notte ho fatto un sogno che mi ha fatto pensare a te. Ho sognato che, da qualche parte nel futuro, uno scienziato geniale aveva inventato una macchina del tempo fatta a forma di cassetta postale, perché questa macchina del tempo funzionava, per qualche motivo che adesso non so più, ma che nel sogno mi sembrava perfettamente ragionevole, non con le persone, ma solo e soltanto con le lettere. Tanto che si poteva scrivere una lettera a qualcuno nel passato per fargli sapere che ancora si pensava a lui, o a lei, dopo tanti anni, e che ci mancava.
Allora, in questi giorni, da sveglio, mi son messo a pensare che sarebbe davvero molto bello se una cosa del genere esistesse davvero, perchè ti permetterebbe di rimediare a tanti errori e incomprensioni, far sapere agli amici di un tempo che mi sbagliavo, per esempio, quando dicevo che certe cose non le avrei perdonate mai, o chiedere a qualcuno, nel futuro, se il mondo sarebbe, un giorno, diventato un posto un po' - non tanto, basta un po' - migliore.
E mi chiedevo a chi avrei voluto scrivere, se avessi potuto mandare una lettera così, e ci ho pensato un po', e alla fine ho capito che l'unico a cui vorrei dire qualcosa - triste, ma è così - sei tu.
Come mai? mi dirai tu. E rimarrai anche sorpreso, credo, magari ti scoccierai pure, perché mi ricordo che li annusavi da lontano, quelli che volevano darti consigli non richiesti, e cercavi di allontanartene il più possibile.
Come mai? mi dici. Che vuoi?
Niente, voglio.
E' solo che mi manchi, porca miseria.
Mi ricordo che, quando avevo diciottanni, il mondo mi sembrava molto più semplice, e le cose facili. Sarà stata anche quella musica facilona che ascoltavo allora, che mi sembrava parlasse di nuove speranze, di un mondo luminoso dove magari starci non era facile, ma entusiasmante sicuramente si. La mia educazione politica, e tu lo sai, perché c'eri, si basava su giudici ammazzati con le bombe, politici accusati di corruzione che in carcere piangono come bambini e in tribunale balbettano "ma lo facevano tutti!"; si basava sulla fine delle dittature, il muro di Berlino, Tienanmen, la Guerra del Golfo. Nell'89 avevamo dodici anni, ma mi ricordo tutto, e il futuro, lo sai, si spalancava con rumore di uragano.
E mi ricordo di te, che quando vinse Prodi arrivasti a scuola con il fazzoletto rosso al collo. Adesso te ne vergogneresti, te lo garantisco. Mica per altro, ma perché adesso non ci credi più a queste cose.
C'era sempre qualcuno, allora, pronto a dire "guarda che sono tutti uguali", e tu ti ci arrabbiavi, te lo ricordi? Adesso posso dirtelo, F.: sono tutti uguali, davvero.
Mi sembra di essere diventato un vecchio rincoglionito, uno di quei tromboni, te li ricordi? che prima era tutto meglio, mentre adesso siamo in fondo all'abisso, e via così, ma credimi quando te lo dico: qui, è un incubo.
A me piaceva da matti discutere, litigare, difendere le mie idee, perché pensavo fossero giuste. Adesso magari lo sono ancora, giuste, ma il problema è che non le trovo più, non so dove le ho nascoste, e non trovo nemmeno la forza di difenderle, perché adesso l'Ombra è diventata grande come un continente, non ha più confini, si mangia le persone: siamo qui ad aspettare che muoia Berlusconi, per dire, e che sia il tempo a fare quello che a noi non riesce (mandarlo via, mica ammazzarlo). Succede di tutto, F., pure le cose che tu dicevi non avresti mai permesso che succedessero. Arrestano la gente, perché sono negri, o la picchiano, perché sono cinesi, e a nessuno frega niente, nemmeno a me, F., nemmeno a te.

Mi ricordo che non sapevi cosa volevi fare da grande, allora, ma sapevi che doveva essere qualcosa che aveva a che fare con il sistemare le cose rotte, quelle che non funzionano più. Essere un Harry Tuttle che fa funzionare quello che a nessuno interessa, i tubi rotti, le lampadine fulminate, le persone. Ecco, vorrei che tu facessi una cosa: questa voglia, questo sogno, mettilo in una scatola, F., e poi sotterralo, e disegna una mappa, e spediscimela, perché quello che avevamo allora io ormai non lo trovo più.

martedì, giugno 30, 2009

Nel frattempo

Non è che mi sono dimenticato, è che sto preparando un post molto sentito e piuttosto complicato (e non da ride).
Piuttosto, qualche buon libro da leggere che mi si consiglia, visto che è estate?
Nei commenti, grazie.

mercoledì, giugno 17, 2009

Zeitgeist

A volte ricevo delle lettere dai miei lettori che, disperati, mi si rivolgono perché li aiuti a trovar soluzioni nel grande marasma che è la vita.
Io, che sono magnanimo, accondiscendo e cerco di aiutarli, nel limite delle mie vaste capacità.
Caro Heike, ti scrivo perchè vorrei sapere come si chiama quella cosa che serve a spengere la televisione, perché non la trovo più e ora la televisione è accesa ininterrottamente da quattro giorni perché non mi ricordo come si chiama quella cosa e non posso chiedere a nessuno di aiutarmi a cercarla, perchè, che gli dico, aiutatemi a cercare quella cosa che serve a spengere la televisione, che figura ci faccio, sembrerei un demente, ti prego aiutami non dormo da quattro giorni perché la televisione è sempre accesa su Retequattro e ho paura.
Damiano
Ciao Damiano. Telecomando. Vai in pace, fratello.
Gentile Heike, ogni volta che bevo il caffé mi fa male l'occhio, che devo fare?
Saudita79
Togliere il cucchiaino (ah ah!). No scherzo, vai da uno specialista, saprà aiutarti e ci penserà lui a togliere il cucchiaino.
Heike, dimmi, qui è un casino, tra meno di una settimana c'è il referendum e io ancora non ho capito se devo votare si o no. Te che mi consigli di fare?
On. Antonio di Pietro
Spostati, che mi fai ombra.
Caro Heike, sai mica se mlana svranza quest'anno?
Eh?
PUPPA!
E così via.
Ma è con vivo tedio che voglio portare alla vostra attenzione una lettera, che mi induce ad alcune amarissime considerazioni.
Caro, caro, carissimo Eiche, ho pensato tante volte di scriverti, per avere da te quelle parole di conforto che solo tu sai dare. Vedi, mio buon Aike, da alcuni mesi frequento una ragazza molto carina, con la quale ho un eccellente rapporto: ci troviamo d'accordo su tutto, e troviamo la reciproca compagnia estremamente stimolante. Purtroppo, caro Haiku, c'è qualcosa che ci divide: la cucina. Difatti, ahi, quanto questo mi addolora, lei non condivide affatto la mia scelta di nutrirmi solo ed esclusivamente di ranocchi fritti e lumache diaccie, ed, anzi, ritiene che questa mia dieta sia disgustosa. E che dire allora del fatto che lei abbia deciso di mangiare soltanto pan carré stagionato di quattro anni e segatura di legno? Cioè. voglio dire, no? Te che dici, coso? Eh?
Dammi una risposta, che qua brancolo.
Palmiro
Ah Palmiro, vecchio mio.
Vorrei ringraziarti, perché questa tua lettera insensata mi dà lo spunto per scrivere un nuovo post, che qua come idee stiamo alla frutta. Ti parlerò quindi, o Palmiro, del cibo, e delle nuove e curiose forme di alimentazione che stanno prendendo campo nel mondo.
Maialismo: sarsicce, rosticciana, braciole, presciutto, salame, porchetta, zampone, ciccioli. Quante meraviglie contiene il corpo del sus domesticus? Sotto quella rosea cotenna si nascondono tesori dal sapore delicato, mortadelle composite di bontà. Questa è la filosofia alla base del maialismo, una corrente nutrizionista sviluppata e propugnata dal medico autrisco Adolf Kastreten, che invitava i propri pazienti a nutrirsi esclusivamente di derivati suini. Nata nel 1976 a Linz, questa sofisticata teoria proponeva un modo di vita alternativo, con colazioni a base di rigatina intinta nello strutto e merende fondate sull'essenziale apporto della finocchiona in una rosea dieta, ma negli anni subì due gravissimi colpi che ne minarono grandemente la credibilità: il primo fu la scoperta che il dottor Kastreten in realtà non era un medico ma un impostore italiano, tale Felice Verro, fondatore e principale azionista della società Scrofoni s.a.s specializzata in importazione di salumi guasti dalla Polonia; e, secondariamente, la morte di tutti gli aderenti al movimento per infarto entro due settimane dall'inizio della dietà fu un colpo mortale alla credibilità del maialismo.
Gravitismo: oltre il vegetarismo, oltre il vegan, oltre il crudismo. Chi dice che le piante non provano dolore? Come fate a sapere che quando staccate un pomodoro dalla pianta medesima, questa non soffre dolori indicibili, che restano appunto indicibili perché la pianta non parla in quanto sprovvista di apparato atto alla fonazione? Il fatto che non abbia corde vocali ci permette di torturarla quanto vogliamo? Proprio per questo, nel segno di un rispetto universale nei confronti di tutte le creature viventi, i gravitisti si rifiutano di staccare i frutti dalle piante, ma aspettano che siano queste, spontaneamente, a cederli. Si siedono quindi in cerchio attorno alla creatura vegetale (un albero frondoso, una verdura rigogliosa, un asparago) e aspettano che essa ceda il suo prezioso tesoro, lasciandolo cadere a terra secondo la forza di gravita. Così, tenendosi per mano e assorti in meditazione, cercano di raggiungere il cuore in nuce della natura, per conformarsi del tutto ad essa. Il movimento, fondato nel 1999 dall'americano Thomas Friendship, resistette ben due settimane, osteggiato da governo, multinazionali e corporazioni militari, prima di cadere sotto i colpi di due tremendi episodi: la morte violenta di tutti gli aderenti, che si uccisero a vicenda per il possesso della prima mela che era caduta dall'albero sotto il quale si erano appostati per sei giorni, e la scoperta che, sotto il nome di Thomas Friendship si nascondeva in realtà l'identità di un impostore italiano, tale Felice Verro, deciso a sviluppare un nuovo business nel settore alimentare.
Baccotabaccoevenerismo: come insegnava Epicuro, il senso della vita è nel presente. Per questo nel 1954 il filosofo francese Jean-Paul Tabagism decise di dedicare la sua vita alla promozione di uno stile di vita che includesse sia una dieta alimentare rigorosissima, basata sull'assunzione di liquidi (alcolici) e verdure (foglie di tabacco essiccate), sia un costante esercizio fisico (comprensivo di malattie veneree). Realizzò una struttura apposita per promuovere le sue teorie, il celebre Hotel du Plasir a Nizza, e promosse la sua iniziativa per tutta Francia e tutta Europa. Purtroppo, non conosceremo mai l'effettiva efficacia di tale filosofia, perché Jean-Paul Tabagism venne arrestato dalla Gendarmerie poco dopo l'apertura dell'Hotel con le accuse di contrabbando, spaccio di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e false generalità visto che sotto la sua identità si nascondeva un impostore italiano, tale Felice Verro.
Nientismo: Nel 2009, un italiano dal passato torbido e dalle frequentazioni discutibili, promuove una nuova teoria dietistica: c'è crisi? non sapete come fare ad arrivare alla fine del mese? avete fame? siete proccupati? niente paura! Da ora in poi andrà tutto bene! Pare infatti che, se vi convincete che la situazione sia in via di miglioramento, allora andrà tutto bene! Nel frattempo, se proprio avete fame, potete sfamarvi con NIENTE! NIENTE, la soluzione a tutti i problemi! NIENTE, il sollievo che cercavate! NIENTE, la gioia che fa passare tutti i guai!
Oh, a questo l'hanno fatto diventare presidente del consiglio.
Vedi che a volte funziona.

mercoledì, giugno 10, 2009

La giornata di uno scrutatore

Dopo una notte insonne a causa di una maldigerita pizzata, alle 8.45 di sabato mattina mi presento al seggio 149 (8,8 km da casa, secondo Google Maps). La presidente è di prima nomina, la segretaria è di prima nomina, io sono di prima nomina, una scrutatrice ha entrambi gli occhi strabici e il volto contratto in un rictus nervoso incontrollabile, un'altra ha la postura snella e slanciata di una scimmia bonobo e la medesima prontezza mentale, e, infine, l'ultimo scrutatore lavora alle Generali, e per tre giorni continuerò a dirgli che non ho né la macchina, né la moto, né il cane, né intendo sottoscrivere un'assicurazione sulla vita.
Capisco subito che sarà durissima.
SABATO POMERIGGIO
Apriamo il seggio alle 15.00. Da quel momento in poi, per ventitrè minuti, una processione interminabile di uomini (e indovinate chi era l'addetto del registro uomini?) si presenta a registrarsi e votare. C'era la fila. Il sabato pomeriggio. Alle tre. Per votare. Se continua così, penso, io a domani non ci arrivo. Poi per fortuna la cosa si calma, e alla fine della giornata siamo intorno al 35 % dei votanti. Chiudiamo alle 22.00, con la chicca di uno che si presenta da noi invece che alla sezione 151 (la sua) e si incazza perché non lo facciamo votare.
A mezzanotte torno a casa e Elle, scrutatrice alla sezione 2 (175 metri da casa, contati) mi fa: eh, ma ce n'avete messo di tempo, io son qui da un'ora.
DOMENICA
Il seggio apre alle 7.00.
Nell'arco della giornata commento i seguenti errori:
1 - non mi accorgo che il figlio è venuto a votare con la tessera del padre, e gliela timbro;
2 - inserisco i dati di un elettore al posto di quelli di un'altro sul registro dei votanti. Questo circa cinque volte (poi mi spostano a fare altre cose);
3 - consegno due schede viola a una elettrice, che le vota entrambe;
4 - pesto il piede di una rappresentante di lista;
5 - scrivo male il nome della Lista civica cinque stelle Beppegrillo.it nel verbale di seggio, per quattro volte;
6 - rompo una matita copiativa;
7 - mangio la brioscia della presidente, e ne bevo il caffé.
Tra i rappresentanti di lista c'è un candidato SIMPATICO. Arriva alle 11.00 sorseggiando un mojito, entra e ci fa: "ehi, ma che facce stanche, fatto tardi ieri sera, eh? AH AH AH!". Farà la stessa battuta sei volte in due giorni, ogni volta con cocktail e giacchette diverse. Gli elettori lo adorano, ma, si sa, gli elettori sono stupidi.
Le due scrutatrici diversamente avvenenti (il bonobo e la strabica) conoscono tutti, perché sono del paese. Ogni volta che chiedo un documento a qualcuno, mi interrompono e mi fanno:
- no, non glielo chiedere il documento, lo conosco io, non è vero Valerio?
- mi chiamo Vittorio.
- è uguale.
Il bonobo poi, mi informa di prima mattina che deve chiedere un'informazione a tale Mario, rappresentante di lista e tuttofare di seggio. All'incirca ogni settanta minuti si svolge il seguente scambio di battute (con chiunque le capiti a tiro):
- C'è Mario?
- Si, è nell'altra stanza.
- Bene, prima che lui vadi via gli devo chiedere una cosa.
Cosa, non lo sapremo mai.
Alle 22.00 si chiudono i seggi. Alle 21.58 arriva una elettrice. Entra, saluta, sbircia i tabelloni con i nomi, pensa, riflette, chiede come funziona il voto disgiunto, dice che quasi quasi non prende la scheda per il voto alla circoscrizione, tanto non sa per chi votare, anzi no, la prende, ma vorrebbe lasciare quella gialla, che il giallo è brutto, cos'è? Ah, è quella per la provincia, allora si, la prende, che c'è un suo amico candidato ma non si ricorda per che partito, uno che comincia per t, lo sapete voi qual'è? Ah no, si sbaglia, scusate, è il suo amico che ha il nome che comincia per t, mica potete guardare nelle liste se c'è uno che comincia per t, ma non è proprio sicura sicura che sia alla provincia, forse è alla camera. Ah, non si vota per la camera? Allora è per il senato. Nemmeno? Ma allora per cosa si vota?
Alla fine si decide, prende le schede, entra in cabina, ci resta dodici minuti, esce, deposita le schede nelle urne e si ferma in piedi in mezzo alla stanza.
Si? Ha bisogno di qualcosa?
Quando mi chiamate per farmi sapere se ho vinto?
Dopo quattro ore di scrutinio, alle tre di notte sono a casa. Elle è sul divano che sonnecchia. Si sveglia e mi fa: ho fame, andiamo a mangiare?
Io le rispondo che deve consegnare il cellulare prima di entrare in cabina elettorale e che deve ricordarsi di non sovrapporre le schede all'atto del voto.
LUNEDI MATTINA
Dormo. Parecchio.
LUNEDI POMERIGGIO
La presidente si accorge, solo adesso, a scrutinio in corso, di non aver studiato il capitolo del manuale su come si conteggiano i voti alle comunali. Ovviamente, non intende sopperire a tale mancanza, quindi improvviserà. Dopo sette ore di conteggi fatti con il cellulare, capisce di aver bisogno di aiuto e chiede soccorso all'ufficio elettorale (e intanto circolano voci di presidenti dimessi dal prefetto e fustigati a sangue).
I miei occhi piangono sangue.
Infine, a mezzanotte, disfatto come stracchino, sono a casa. Elle arriva più tardi, perché alla sua sezione hanno fatto una festicciola.

Considerazioni sparse:
1 - perché uno deve sbattersi per andare a votare, se poi dopo sulle schede ci disegna cazzi?
2 - come mai gli elettori della Lega hanno la calligrafia di persona non adusa alle arti letterarie (scrivono con i gomiti).
3 - ma se uno lo sostiene al punto di voler mettere il suo nome come preferenza, come fa a chiamarlo Sberlusconi, Berusconi o Besconi?

Ok, è vero, se fai lo scrutatore ti pagano, ma, credetemi, mai soldi furoni più sudati.
Lo giuro.

giovedì, giugno 04, 2009

Capitolo otto (non è un numero a caso)

Questa è l'ottava parte di una storia (a bivi). Le prime quattro sono qui. Buona lettura!

Aldous Huxley in uno dei suoi scritti dice (lo so perché l'ho letto giusto giusto iersera) che le amicizie forti e condivise son solo quelle dell'età adulta, perché è estremamente difficle trovare, nel microcosmo della propria infanzia e fanciullezza, qualcuno che condivida sinceramente la tua visione del mondo, e le tue passioni.
Questo pensavo, mentre il gatto Gourmet mi palesava le sue malvagie intenzioni.
Tradire Peephee? Il fratello di sangue? L'amico di lunghe battaglie? Il compare di bevute, il consulente fedele? Il mio maniscalco, l'aiutante, l'assistente? La spalla del protagonista?
Come, come potrei? Io, che ho sempre confidato nel buon cuore degli amic-
- Senti, ascolta - mi fa il gatto - hai rotto. Devi dire si o no.
Ma come si può chiedermi di tradire l'alto sentimento dell'amicizia, senza il quale niente al mondo sarebbe stato operato. La storia stessa ci riporta esempi di grandi amicizie, a partire da Romolo e Remo fino a Caino e Abele, sino a Gesù e Giud-
- Ti basta questo sacco pieno di cibo per gatti d'oro?
- Nel senso di "cibo d'oro" per gatti, o cibo per "gatti d'oro"?
- Cibo d'oro per gatti. Crocchette in oro zecchino, e paté in oro (non spalmabile).
- Ah, perché se era cibo normale per gatti d'oro non lo volevo. Che me ne faccio? Io non ce l'ho un gatto d'oro. Non ho nemmeno un gatto. I gatti sono animali stronzi.
Capisco di aver detto una parola di troppo, anche se non so quale (forse era stata "nemmeno" ad irritarlo?). Il gatto mi guarda con occhi di brace, si alza sulle zampe posteriori (ganzo!) e trasforma le unghiettine della zampa destra in quattro rasoi affilati. Tento di scappare, ma mi accorgo che non posso: sono bloccato, immobilizzato sotto quello sguardo implacabile.
Che sia stata "animali"?
- Tu, tu, stupida, idiota, repellente creatura. Meriteresti di essere scorticato vivo e sventrato con un pettinino arrugginito, di essere trasformato in un affilaunghie per i cuccioli del dio Shub-gatturath, meriteresti di morire soffocato dal pelame di Yog-gattot, il gatto che spela eternamente nel vuoto - era fremente di furia.
- Vorrei offrirti in sacrificio io stesso, con queste mie zampe, al supremo Micthulhu, bere il tuo sangue dal piattino e marcare i tuoi resti con le mie urine, ma...- ritira gli artigli e si risiede sulle zampe -...è stato disposto dai miei signori che le tue ossa non vengano smembrate, né il tuo corpo trasformato in una palla di pelo vomitato. Oltretutto poi son stato castrato l'anno scorso, e quella cosa del marcare il territorio non la faccio più. Li vuoi ancora i denari?
- Si.
- Allora consegnaci il nostro nemico, il Peephee!
- Va bene.
- Bene, allora, quando arriverà, lo condurrai al crocicchio in cima alla strada, appena fuori dal paese. Lì troverai un mazzo di chiavi, falle tintinnare e noi accorreremo, come sempre facciamo quando qualcuno fa tintinnare delle chiavi o apre la porta del frigorifero o si siede sul divano. A quel punto ti daremo l'oro, una macchina e una cartina per andartene da qui. A più tardi!
E se ne va.
Solo, rifletto mentre mi incammino verso la strada: ho fatto la mia scelta, ho venduto Peephee a una colonia felina (non credevo che un giorno avrei detto una frase del genere, ). Posso uscirne con l'amico intatto e l'oro in tasca? Oppure è meglio prendere il cibo dorato per gatti e salutare il buon vecchio zio Peephee? In ogni caso, l'oro verrà con me, questo è chiaro.
Ok, adesso devo raggiungere la statale, aspettare Peephee e condurlo al crocicchio.
C'è solo un problema.
Cos'è un crocicchio?

Ok, questo non è un vero e proprio bivio, lo ammetto. Diciamo che aspetto suggerimenti su come proseguire. Il mostro è vivo, Carmilla è scomparsa, i gatti mi spiano dai tetti, i lupi sono nell'ombra e Igor è ancora là fuori, da qualche parte, che si guarda Derrick.
Ditemi come faccio a salvarmi, che all'alba mancano ancora due ore.
Che angoscia!

venerdì, maggio 29, 2009

Mai ho desiderato tanto un iPod

Gentile pubblico,
è senza alcuna vergogna che vi faccio partecipi di un contest al quale la mia umile personcina va a partecipare. Se, come auspico, intendete sostenere il sempre vostro, procedete dunque senza indugio a:
- leggere il regolamento, qui;
- registrarvi, qui;
- guardare le foto in concorso, qui, e deridere tutte quelle che non sono la mia;
- votare la mia gradevole rappresentazione dell'audacità della giovine età, qui, (e, nel caso, la si può anche commentare dicendo che è molto bella, e che anche io lo sono);
- tornare sul blog ottuso a dirmi che si è adempiuto il proprio dovere, e sentirsi parte di una grande famiglia.

Se poi volete fare gli splendidi, già che ormai vi siete registrati, potete anche votare quella di Elle, che è questa, e quella di Markk. Ogni contributo sarà gradito.
Poi, se vinco, vi presto l'iPod.
Giuro.

PS: dai, vi supplico.

venerdì, maggio 22, 2009

Un giustificato motivo per (parte diciannovesima)

Nonostante l'intro che ci colma di speranza, no, questo non è l'ultimo capitolo scritto da Giangi.
Ho sonno.
Heike

Questo è l'ultimo!
Sospiro dentro di me mentre mi imbarco sul regionale trascinato dalla musica e dalle valige.
Ottanta chilometri ed è fatta! Ancora un'oretta abbondante e questo calvario è finito.
Ad un tratto ho una sensazione stranissima seguita da un brivido. Sento quello suono stridulo della sirena che preannuncia il chiudersi delle porte della metro milanese.
Ho un sussulto Mi guardo intorno stranito e spaventato, è come se per una frazione incalcolabile di tempo non riuscissi a sentirmi in un luogo definito.
Sono sul treno per Prato o a Cairoli?
Possibile che quella canna di ieri sera abbia avuto il così detto effetto a scoppio ritardato?
Per qualche istante penso di poter dire di aver vissuto parallelamente in due luoghi diversi che han deciso di incontrarsi nella mia testa e che, se da un lato han reso reso ancor più evidente uno status di smarrimento prodotto da ore e chilometri di viaggio, dall'altro han voluto forse sottolineare quanto della mia vita passo ogni giorno aspettando l'invito a salire o a scendere senza averne il più delle volte un giustificato motivo per farlo, ma confidando semplicemente di trovarlo salendo sul prossimo vagone.
La verità forse è che son semplicemente stanco, e mi pare di potre dire di aver trovato nelle pieghe delle valige la conferma di tutto ciò nonchè nei primi borbottii del mio MP3 la cui batteria sembra cominciare a dare segni di resa.
Come se non bastasse il treno è carico di persone, si vede che l'effetto dei continui ritardi dei vari IC, regionali ed Eurostar di mezza Italia si riperqute esponenzialmente su quelli che han la temeraria audacia di partire in orario. Di cambiar treno e sperare di trovare una soluzione più comoda non se ne parla, la fortuna direi che non mi ha neanche sorriso per sbaglio. Comincio così a buttare l'occhio nel corridoio per cercare di intravedere uno di quegli sgabellini estraibili che ad ogni viaggio sono sottoposti a continue sollecitazioni ma sui quali personalmente ripongo grossa fiducia e stima. Nei inquadro subito uno nel bel mezzo del treno e con una inaspettata scaltrezza, dettata più che altro dal fortissimo desiderio di poggiare le chiappe su una superficie il più possibile stabile, mi lancio su di esso e lo conquisto.
Ci siamo, poso le valige introno a me e affacciandomi al finestrone del treno ammiro il lento incalzare dell'appennino tosco-emiliano con le sue infinite sfumature di verde. Anche se solo un regionale il treno sembra sfreggiare fiero e sicuro per la sua strada, le soste che incontra rappresentano solo un semplice passaggio di routine, una formalità. L'appennino è avvolgente, treno e rotaie si dissolvono fagocitati dai suoi dolci rilievi per poi riapparire per pochi istanti e di nuovo sparire. Questa sensazione di esserci per poi perdersi la sento incredibilmente mia, propria di un'animo che allo stesso tempo è ansioso di fondersi con la vita mentre dall'altro rivendica la propria immiscibilità, la sua natura innafferabile, come una particella di mercurio a contatto con l'aria.
Purple Rain accompagna questo momento di estasi e completa distensione di pensieri e immagini, un brano che forse in alcune occasioni andrebbe ascoltato chiudendo gli occhi ma che in questo momento non posso far altro che vivere con le palpebre spalancate lasciando che tanta bellezza e tanta armonia possa accompagnarmi il più a lungo possibile.
Le fatiche del viaggio si disperdono così, insieme a mille pensieri, ricordi, parole, sguardi, nel gesto della mia mano che si strofina sulla testa.
Giangi

venerdì, maggio 15, 2009

Capitolo sette

Questa è la settima parte di una storia a bivi, portata avanti su indicazione dei lettori. Le prime sei sono qui. Buona lettura!

Candice mi aspetta là, leggermente adagiata con i gomiti su uno dei tavolacci imbanditi di carne arrostita e frutta mista, con i suoi due giganteschi meloni al posto giusto, incorniciata da questi tizi con la passione delle arleidevison (bleah!). "Frutta e verdura da Candice" recita la scritta sopra di lei: la miglior verduraia della zona, immagino io, pensando che ormai ci dividono solo pochi metri e qualche vegetale nel mezzo. Ma la mia immaginazione si rivela spesso insufficiente perché, mentre mi avvicino a lei, la vedo tirarsi su e quel che era nascosto dagli ortaggi riempie il mio intero campo visivo: due enormi seni che ricalcavano perfettamente le forme della sua mercanzia... in tutti i sensi! Il tutto trattenuto a stento da una camiciola a quadretti bianchi e rossi annodati sul davanti. Sfoggio il mio sorriso a 88 denti che fa sfigurare anche i migliori istruttori di tennis, le lancio la mia occhiata ammiccante, sono già pronto a perdermi con lei nella discettazione sui punti oscuri della Critica Della Ragion Pura di Kant e a farla sciogliere addosso a me quando un BEEEEEP che non sentivo da anni mi rintocca nel cervello.

-BEEEEEP-

No, non è il cellulare. Il suono proviene dal polso, dall'Omni, il mio "orologio" di servizio. E' accaduto quello che non potevo immaginare neanche nei miei incubi peggiori! (beh, d'altronde non ho una grande immaginazione, l'avevo detto, no?)
Il gatto ha trovato Heike! Mi mordo la lingua. Troppo presto. Come è successo? Chi l'ha aiutato? Pensavo che solo la gilda dei non-morti e degli Emo's fosse sulle sue tracce. Povero amico mio... e povero me! Se il gatto capisce le potenzialità di Heike non oso immaginare quello che potrà fare a questa realtà! (il mio solito problema di immaginazione)
Basta, siamo realisti!
- Candice, mi dispiace ma... Basta, siamo realisti! Tra me e te ci sarebbe stato solo sesso: sesso sfrenato, sesso primordiale, sesso in un'accezione che tu non avresti mai immaginato (e neanch'io) e io avrei serbato il ricordo di te al mattino con la sigaretta in bocca...
- ..io non fum-
- ...ma ora come non mai il dovere mi chiama. Addio!
Ho una frazione di secondo per sbatterla al muro, infilarle la lingua in bocca e afferrare velocemente un suo ricordo.
Corro velocemente verso la mia turbo nera (ringraziando mentalmente i nani barbuti per averla portata al raduno), ingrano la marcia... e VIA!!! Sfreccio tra le urla indistinte dei tizi...
- Ehi, non ci hai neanche ringraziato per aver recuperato la tua auto!
...e mando una bacio alla dolce Candice che muove le labbra a stento, probabilmente per supplicarmi di rimanere o portarla con lei...
- Pagami la melaaaaa! LADROOO!!!
...ma ormai sono troppo lontano per sentirla. Finisco di addentare la mela (non ho mangiato granché dall'inizio di questa storia) e mi affido alla mia strumentazione in dotazione che ora ha cominciato a funzionare egregiamente.

Heike. Devo recuperare Heike.

Ho promesso a Elle che l'avrei recuperato e lo farò. Ma neppure lei conosce il segreto che pure lui ignora.
Già! La promessa. Ero seduto in una stanza buia. Il rumore dei suoi tacchi che echeggiava nel corridoio l'avrei distinto tra mille. Aperta la porta, la sua voce sicura e al tempo stesso dolce ed imperiosa aveva sussurrato:
- Luci. Schermi.
La stanza si era illuminata e gli schermi alle pareti e sui tavoli si erano accesi mostrando informazioni, cartografie, dati di reportistica, conoscenze di ogni dove e in ogni lingua. Un pensiero fulmineo: un solo decimo di quelle informazioni avrebbe fatto avanzare una qualsiasi civiltà media di uno scatto evolutivo.
- Buongiorno Peephee.
- Buongiorno Elle. Non sapevo che fosse giorno.
- Sì, il tempo per noi non ha valore, vero? Dopo quella missione nel sec. XI la tua identità come Valerian è saltata. Ne prepareremo altre per te. O forse potresti suggerircene qualcuna, no?
Una strana occhiata da parte sua.
- Sarò breve. Devi trovare Heike e portarlo qua. I nostri informatori ci hanno rivelato che strane forze si stanno concentrando attorno a lui, compresi gli Emo's. Ancora non ci è chiaro il perché. Dovrai scoprire anche questo. L'Agenzia ha bisogno di te e tu sei il nostro migliore operativo. Inoltre...
Qualcosa nel suo tono di voce. Un inavvertibile tremolio -solo un orecchio esperto come il mio lo poteva avvertire- segnava l'attacco della frase seguente.
- ...devo rivederlo un'ultima volta prima di cambiare assegnazione e secolo.
Aveva abbassato lo sguardo.
- Puoi andare.

La fortuna aveva bussato alla mia porta quando Heike in persona mi aveva cercato al telefono e fornito l'indizio per trovarlo. E ora è tra le grinfie del mio avversario: Enkidu, Palamede, uno dei loro, un uomo dagli occhi di piombo. E ora sotto le spoglie del gatto Gourmet. Chissà se si avvale ancora della vecchia Nocciola come suo famiglio! Ripenso alla mia vita. Vita. Come se ne avessi una sola. Il tempo è mio amico e l'Eternità la mia compagna. Ricordo i tempi in cui governavo Uruk o quando gioivo dei sapori bucolici di Ithaki. E di quando mi facevo chiamare Juan Salvo o Mort Cinder. Una lacrima riga la mia guancia: tante e tante altre vite. Ricordi. Affetti. Identità. Ma coloro che mi hanno affidato questa missione mi hanno sempre chiamato Khruner, il vagabondo dell'infinito. E' stata una fortuna essere reclutato nell'Agenzia Spazio-Temporale. E loro ignorano la mia vera natura, anche se cominciano ad insospettirsi...

Basta pensare al passato. Devo aiutare Heike. Devo farlo. Non solo per Elle ma anche per portare a termine la mia ricerca... e dire che mai avrei pensato che si sarebbe manifestato nella persona di Heike. L'Omni ha avvertito il pericolo di Gourmet e ora mi sta guidando verso la mia meta ma....

Oddio!!! Cos'è quel bagliore nel cielo del mattino, velato dalla volta celeste? Come la nascita di una stella... no! Una cometa che si sta abbattendo al suolo, a pochi chilometri dalla mia posizione ma in altra direzione da quella che stavo percorrendo. Strano... la cometa emette come degli strani bagliori ad intermittenza e la scia è... come dire... anomala!...
Sento puzza di bruciato... Vuoi scommettere che si tratta proprio di...
Uno squillo interrompe i miei pensieri: è Elle! Cosa vorrà da me? Eppure non ci dovrebbero essere contatti dopo che una missione è iniziata!

Cosa fare? Correre a salvare Heike, indagare sullo strano fenomeno che ho avvistato o rispondere alla strana chiamata di Elle?

Ok, come forse ricorderete se siete lettori abituali non affetti dall'Alzhaimer, qui si fa alta letteratura, creando una storia interattiva: io e Peephee scriviamo un capitolo per uno (oggi toccava a lui), e alla fine di ogni post mettiamo delle alternative sul prosieguo; voi, in quanto lettori creativi et interessati, scrivete nei commenti quale delle opzioni vi aggrada di più, e noi ubbidiamo supini. Avanti, duqnue, rispondete e proponete, e vediamo come prosegue la vicenda!

martedì, maggio 12, 2009

Ciò che non ti uccide

Riceviamo e pubblichiamo un documento clamoroso, che già sta suscitando colossali ooohh di sorpresa in tutto il mondo:

Quando ero giovane, avevo grandi sogni.

Mi immaginavo, su un palco, illuminato dai riflettori e circondato dalle moltitudini, a gridare e a urlare furioso, riff di chittare, graffianti, furenti.
La batteria che esplode in un ritmo furioso, il basso che guida e segue ad un tempo, il pubblico, ah il pubblico, in delirio, che canta quello che io canto. Quello che io ho scritto.
Poi, morire giovane, bello e maledetto all'apice della carriera, o forse scomparire nei mari del sud, diventare la coscienza di una generazione, e le fanciulle che piangono, sulla mia tomba vuota.

Ma il mondo, si sa, mi ha chiesto altro, e ho posato la chitarra.
Sono diventato quello che mi veniva chiesto di essere.
Non più il poeta della musica, sono diventato un bravo studente, un brillante laureato, poi un professore, un ricercatore, una mente, si dice, luminosa, e la guida, noiosa e pedante forse, ma orgogliosa, per milioni di persone.
Poi, un giorno, la caduta, tremenda, rovinosa, proprio come quella di un rocker. E, da un giorno all'altro sono diventato un pensionato.
Forse.

O forse, questo è solo quello che VOI credete. Perché è solo quello che avete sempre visto.
Era quello che la luce del giorno vi diceva, vi rivelava di me. Ma la notte, ah, allora cambiavo, e invece di dormire, vivevo quella vita che avevo sempre voluto vivere.
Concerti, rabbia, dissoluzione, tutto questo mi si disvelava dinanzi, e potevo essere, di nuovo, il vero spirito del rock'n'roll.
Ora, che tutto è finito, che il mondo è stato cambiato, è tempo che il giorno ceda il passo alla notte, e che, in questa notte, la verità sia compresa. Io sono un rocker. Lo sono sempre stato, e sempre lo sarò.
Romano Prodi


Questo documento clamoroso, rilasciato in nottata, dà una sconvolgente rivelazione: da anni il presidente Prodi conduce una doppia vita: statista morigerato e noioso di giorno, rocker gaudente e dissoluto di notte. La mente che per decenni ha infiammato la scena politica italiana, è la stessa che, allo stesso tempo, ha incendiato i palchi della scena rock mondiale, sotto il nome di DRUPI.
Al celebre emiliano bastava togliersi gli occhiali da doroteo, indossare una fluente parrucca nera, effettuare un piccolo metanagramma sul proprio cognome ed eccolo pronto per il ROCK!
Cosa succederà adesso? Quali saranno le reazioni del mondo politico e musicale a questa drammatica rivelazione? Voci di palazzo riferiscono di un Berlusconi che, all'apprendere la notizia, si sia lasciato sfuggire, a mezza bocca, di essere Vasco, o Elvis Presley, o i Beatles, a scelta.

Nell'immagine, le prove dell'agghiacciante verità.

giovedì, maggio 07, 2009

La condition humaine

giovedì, aprile 23, 2009

Un dolore spaventoso

Amici.
Non rompete.
Se non scrivo è per un ottimo motivo: non c'ho voglia.
Ma ora si fa un post nuovo e, tanto per non farsi mancare nulla, ecco qua un bel post sulle chiavi di ricerca.
Vi mancavano, vero?
Però ho pensato che in fondo sono cattivo, a prendere in giro le persone, tipo quel tipo (o tipa) che è arrivato/a sul mio sblogz digitando su gugòl come son fatti i sassolini. O quell'altro, che cercava il rasoio di harlock, o quello che vuole sapere quante volte caga al giorno jerry scotti.
Ma vogliamo parlare di: è offensivo dire non mangiare con le mani perché non siamo in africa?
E di quali sono i numeri dispari?
E che dire di apparecchi per fobia dei piccioni? Barzellette del tipo del parallelismo? I treni in giappone si capiscono?
No, no.
Non si può sempre e solo ridere di questi poveri imbecilli incapaci di distinguere una tastiera del proprio sfintere.
Bisogna anche aiutarli, e io lo farò, utilizzando degli agili supporti audiovisivi in risposta ad alcune chiavi di ricerca particolarmente sentite.
Amici internauti, ecco le risposte alle vostre domande.

BAMBINO CON BAFFI HITLER
MI SONO COMPARSE DELLE CICATRICI SUI PIEDI: COSA SIGNIFICA?

COSTANZO IMPOTENTE

BALBUZIENTI PROGRAMMATORI

MESSAGGINI PER CICCIONI

GLI STRANIERI ALZANO TROPPO LA TESTA

FILM PAPA MOTOCICLETTE DESERTO BOLDI
CHE COSA SIGNIFICA IL MANCATO ATTECCHIMENTO
DI UN ORGANO TRAPIANTATO
Lieto di essere stato d'aiuto.
Sempre vostro.

giovedì, aprile 09, 2009

Capitolo sei

Questa è la sesta parte di una storia a bivi, portata avanti su indicazione dei lettori. Le prime cinque sono qui. Buona lettura!

- Vattene subito, finché sei in tempo, salvati. Cucina da schifo.
L'enorme gatto nero fa appena in tempo a dirmi questa frase, che l'anziana signora dalle numerose deformità rientra nella stanza.
Il gatto si allontana sonnacchioso, miagolando, io resto a fissarlo a bocca aperta. La vecchia mi si avvicina e mi fa:
- Fame?
- Eh?
- C'ha fame?
- Il...il gatto...
- No, no il gatto, lei. C'ha fame?
- Come, cosa...
- Ha picchiato la testa? Faccia un po' vedere.
E mi afferra la testa con le mani adunche (meglio: con una mano adunca e l'uncino da pirata che ha al posto dell'altra) e comincia a girarmela a destra e sinistra, cercando - immagino - ematomi o segni di cadute.
- Ah, ma qui non si vede niente, venga alla luce!
E mi trascina, sempre tenendomi il cranio tra quegli artigli (piccini 'sti ditini, ma forti, nè) e mi porta nel centro della stanza, proprio sotto il lampadario.
In ginocchio, con la mia vereconda ospite che mi artiglia la testa e me la scuote come una maraca, un suo ginocchio conficcato nello sterno, l'alito odoroso dell'esperta degustatrice di allium cepa che mi allieta le nari: tutto congiurava per rendere il momento in cui Carmilla e i suoi amici cercavano di scalparmi con un coltello arrugginito sopra una lapide del cimitero come un'età dell'oro della piacevolezza (a proposito, devo ancora raccontarvi di come sono riuscito a scamparmela!)...senonché, proprio in quel momento, l'occhio mi cade sulla pentola che sta bollendo sul fuoco.
- Signora
riesco a dire, mentre mi controlla la dentatura
- ma cosa sta cucinando esattamente?
- Minestra di Mollica.
- Ah
dico, mentre intanto lei famelica mi palpa la carne sui fianchi per sentire quanto è tenera
- mollica di pane?
- No.
E proprio in quel momento, con un eccellente tempismo drammatico che Carlo Lucarelli mi fa 'na pippa, vedo emergere sulla superficie del melmoso liquido un paio di occhiali dalla montatura familiare.
Buon Dio, penso, e ora chi lo sente Benigni?
In quel momento, un urlo lancinante!
Sento che le mani (la mano e l'uncino) della vecchia si rilassano mentre lei scivola lentamente a terra, e vedo una macchia rossa che le si allarga sulla schiena.
Mi volto, e vedo dei pantaloni. Allora guardo più in alto, e vedo ancora pantaloni. Mi decido ad alzare lo sguardo molto, molto più su, e, proprio sotto il soffitto, vedo una facciona grossa, ma grossa davvero.
Appartiene a un tizio molto alto e molto grosso, con un abito di flanella che gli va corto di maniche e dei bulloni ai lati del collo. Per non parlare delle orribili cicatrici, il colorito verdognolo e lo sguardo sbarazzino.
- Ah, grazie, mi ha salvato la vita.
- Tu vuoi essere mio amico?
Ecco. Lo sapevo. Puoi star sicuro che, se c'è un ritardato con problemi relazionali nei dintorni, di sicuro prima o poi si appiccica a me.
- Ah, guardi, mi spiace, ma temo proprio che
- TU VUOI ESSERE MIO AMICO?
- Assolutamente si.
Mi alzo, cercando di non guardare dentro al pentolone. Povero Vincenzo. Certo, era un pessimo giornalista ed un esegeta del brutto, ma non si meritava di finire in una pentola. Non in una di zinco, perlomeno. Mi sarei aspettato almeno una di quelle pentole in acciaio inossidabile, con il fondo spesso, che il sugo non si attacca. O una di quelle di una volta sai, quelle in terracotta smaltata, che sembran fatte apposta per i fagioli, che però ce li devi mettere dopo averli tenuti una notte in ammollo, e l'acqua
- Ah, scusa.
Il gattone nero, sul davanzale della finestra.
- Non per distrarti dalle tue profonde riflessioni, ma credo che i tuoi amichetti emaciati ti stiano cercando per concludere quello che hanno iniziato.
Mi affaccio: in mezzo alla strada, che fissano la casa, Carmilla e altri dieci, no, venti, no, cinquanta tizi pallidi.
Carmilla mi vede, si fa avanti e grida:
- Esci di lì, non fare lo stupido, la strega vuole mangiarti!
Uno dietro:
- Noi invece beviamo e basta!
- Zitto cretino!
Cominciano a picchiarsi. Mi allontano dalla finestra e penso: hanno paura della strega, altrimenti avrebbero già fatto irruzione. Se riesco a far credere loro che la vecchia è ancora viva posso tenerli in scacco fino a domattina e
- VOLETE ESSERE MIEI AMICI?
- Attenti, è il mostro della strega!
- NON AVETE PAURA AMICI! LA STREGA E' MORTA! VENITE! DIVENTATE MIEI AMICI!
Ecco perché io con questa gente non ci voglio avere a che fare.
Il gatto mi salta sulla spalla.
- Presto, la porta sul retro.
- Si.
Intanto sento i passi dei carmillidi che raggiungono l'ingresso e sfondano la porta.
- Salta la staccionata.
- Si.
Entrano in casa.
- Salta anche questa.
- Si.
Raggiungono il retro della casa.
- Fermati in questo cortile.
- Si. Aspetta, cosa?
Saltano la prima staccionata.
- Resta fermo.
- Ma ma ma...
Saltano la seconda.
- Non preoccuparti.
- Beh, direi che per questo è tardi.
Ci circondano. Non vedo Carmilla...
- ALL'ATTACCO RAGAZZI!
E dai tetti attorno un ruggito fenomenale annuncia l'arrivo di milioni di gatti, che si lanciano addosso ai carmillidi come un'ondata felina senza pari, enorme, colossale. Giganteschi tigrati, siamesi, piccoli gatti europei e cuccioli di persiano, tutti calano sul cortile come un'ondata di piena che travolge tutto. I carmillidi, terrorizzati, scappano in tutte le direzioni, ma non c'è niente da fare, nel giro di pochi minuti non c'è traccia di superstiti.
Nè di gatti.
Siamo di nuovo soli, io e il gatto nero.
- Ahem
mi fa
- credo di meritarmi un grazie.
- Ah, eh, grazie.
- Fa niente. Consideralo un gesto di cortesia per chi è stato meno fortunato.
- Ah, ok.
- Semmai, se vuoi, potremmo stringere un patto, che ne dici? Un piccolo accordo tra gentiluomini.
- Beh, voglio dire, se posso...
- Il problema non è se puoi. Il problema è se vorrai. Ma, in fondo, ti abbiamo solo salvato la vita...
Ci fissiamo. La luna piena si riflette nei suoi occhi scuri.
- Vorremmo che tu ci consegnassi Peephee, quando arriverà a salvarti.

Oddio, e ora? Che faccio? Che dico? Difendo l'amico o mi piglio i trenta metaforici danari? Cosa vogliono i gatti dal Peephee? E i carmillidi da me? E che sapore aveva Mollica? Ditemi come deve andare avanti questa storia, che mi struggo dall'angosssia!

mercoledì, aprile 01, 2009

La rivoluzione non è un pranzo di gala

- Che, se pò?
- Ah, Maurizio, ciao. Entra, entra pure. Vieni, accomodati.
- Grazie. Me posso sede?
- No. Mi sformi la poltrona. Resta in piedi.
- Si.
- Senti Maurizio, ti ho chiamato perché mi sto un po' sfavando con te e quella banda di imbecilli della Endemol. Non fate una sega. Te, quell'aborto di moglie che ti ritrovi, nessuno. Stiamo sempre a comprare telefilm dagli americani. Basta. Inventate qualcosa di nuovo o vi caccio tutti, che non voglio più spendere soldi. Fate delle fiction, dei telefilm, qualsiasi cosa ma basta-comprare-in-America.
- Dudi...
- Non chiamarmi così, imbecille.
- Piersilvio...
- Sei stupido o cosa?
- Dottore, noi ce provamo, ma nun ce la famo a compete co' gli ammerigani. Fanno roba troppo mejo.
- Maurizio.
- Si dotto'?
- Vuoi tornare a fare il direttore de L'Occhio?
- No dotto'.
- Bravo. Allora portami una lista di telefilm fatti da noi. Dobbiamo spendere poco, ricordatelo. Le idee copiale dagli americani, che tanto te, anche se ti sforzi, sei disutile. Ricordati: costo zero. Ah, e fai tutto prima delle cinque, che poi dopo vado in palestra e dopo esco con tre mignotte veline. Capito imbecille?
- Si dotto'.
- Ora vai, che c'ho da fare.
- Si.
Maurizio esce e piange.

LE NUOVE FICTION MEDIASET
Il dottor Casa
In una clinica a Trastevere, il burbero ma bonario dottor Casa (Gigi Proietti) affronta ogni giorno casi difficili: otiti, fratture del malleolo, riniti allergiche. Tagli alla sanità operati dal governo delle sinistre, corporazioni ebraiche, scioperi, clandestini malati da denunciare, la macchina della Tac che non funziona, tutto ostacola il desiderio del dottor Casa di non lavorare. In questa difficile crociata è assistito da tre ricercatori universitari assunti con contratti a progetto (tranne uno che ha la borsa di sudio perché è nipote del primario) e dalle sue pillole di antidolorifico (il Moment, che te lo danno senza ricetta). Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo della dottoressa Caddi.

Perduti
Doveva essere una tranquilla gita fuori porta. Ma l'autobus che doveva portare un gruppo di pellegrini da Rieti a San Giovanni Rotondo, ebbe un incidente e precipitò in una fossetta a bordo strada. Tra pericoli (una nube di moscerini che tormenta i dispersi), misteri (che cos'è questa botola? E cosa significa la misteriosa scritta "Fossa biologica" che riporta sopra?), apparizioni di vigili urbani, terribili scontri per la conquista dell'ultimo rotolo di carta igienica, i pochi superstiti si dividono in due gruppi: il primo, guidato dal burbero ma bonario dottor Pastore (Claudio Amendola), vorrebbe tentare di raggiungere la Flaminia e tornare a casa; il secondo, con a capo il misterioso Loche (Pierfrancesco Loche), vorrebbe penetrare i misteri della fossetta. Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo della pensionata fuggiasca Caterina Osten.

Casalinghe disperate, ma non troppo!
Quattro amiche casalinghe di Fuorigrotta - NA (Giuliana de Sio, Nancy Brilli, Elena Sofia Ricci, Maria Elena Vandone) si confidano, parlano, soffrono, piangono, ridono. Affrontano le dolcezze e le amarezze della vita con sorriso sulle labbra, tra la spesa al supermarket, le pulizie di casa, le sgridate alla filippina e le vacanze in Costa Azzurra. Una deve recuperare il rapporto oramai logoro con il marito, un'altra deve aiutare il figlio ad uscire dal tunnel delle droghe leggere, la terza non sa con cosa pulire il pavimento in cotto, l'ultima non ha ancora capito come si programma il videoregistratore. Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo della parente saggia che ama ancora il marito dopo tutti questi anni.

Break in prigione
Già fatto (quello coi baffi è un'intensa Virna Lisi)

Dallo psicologo
Paolo Vestoni (Enzo Iachetti) è un affermato psicologo milanese che riceve i propri pazienti in casa perché lavora a nero. Ogni giorno ha un nuovo caso da affrontare, ma grazie alla sua simpatia e alle smorfie buffe, guarisce sempre tutti, anche quello che alla fine si suicida (Antonello Fassari). Con due o tre ganze di Dudi a far da comparsa, e un'intensa Virna Lisi nel ruolo della poltrona dello psicologo.

The C.M.
Raian (Sergio Castellitto) è, contro ogni logica di verosimiglianza, un ragazzo di diciassette anni che si trasferisce dai sobborghi in un agiato quartiere di Cologno Monzese. Adottato da un ricco avvocato che combatte la malavita (Lorenzo Flaherty) e da sua moglie (Vittoria Puccini), artista generica, Raian deve affrontare l'ostilità dei coetanei che non lo riconoscono come uno di loro (chissà perché), e allo stesso tempo imparare ad essere sè stesso in un ambiente che non è più il suo. Il fratello adottivo (Alessandro Preziosi) e la fidanzatina (Laura Chiatti) gli saranno d'aiuto per affrontare le difficoltà e diventare adulto. Con un'intensa Virna Lisi nel ruolo di una studentessa di liceo, così, per non farci mancare niente.

giovedì, marzo 26, 2009

Un giustificato motivo per (parte della maggiore etade)

Stamattina, che ero a far colazione al bar perché a casa abbiam finito i rigoli, accanto a me al bancone del bar c'era una strappona in tacchi alti e labbra botuliniche e seno prospicente evidenziato dal wunderbra e occhiali a specchio (che io la gente con gli occhiali a specchio la uso per sistemarmi i capelli). Ecco, io avevo sonno e aspettavo il mio cappuccino, e c'era questa tizia accanto a me che si vedeva benissimo che si stava domandando perché non la stessi guardando, e stava di mezzo profilo verso di me, con l'espressione tipo "pezzente, che non mi vedi? Guarda come son figa".
E niente, al mondo c'è anche questa gente qui, per dire.
La parola al logorroico et involuto Giangi.
Heike

Arrivo!
Ehm,..Partenza!
Chi lo sa, in un certo senso io dovrei essere l'unico in grado di dare la risposta esatta.
Mi immagino seduto su quella poltrona scomodissima del famigerato programma televisivo "il Milionario", faccia a faccia con me stesso. Mentre mi sorrido e compiaccio sbeffeggiandomi con quell'aria di falsa indifferenza, ogni tanto butto l'occhio sullo schermo dove a caratteri bene visibili lampeggiano le caselle: "arrivo - partenza".
Eccole lì, le prime e ultime due risposte ad un viaggio ricco di domande, di quesiti esistenziali, in cui a farla da padrone son stati i "se" i "ma" e i "forse".
Che siano solo due semplici parole in grado di sintetizzare una vita? La mia vita?
Ah, ci risiamo, un'altra domanda, ed io devo trovare una risposta, che incubo!
Sta di fatto che davanti a me c'è il regionale Bologna - Prato con le porte spalancate, pronto ad abbracciare me e le mie valige per questo ultimo viaggio, quest'ultima ora di passione. Neanche la statistica ha infatti la forza per insinuare un qualche remoto dubbio sulla possibilità che questa tratta non fili liscia fino alla destinazione toscana.
Ancora con il fiatone per l'estenuante corsa al binario mi giro come se stessi cercando qualcuno, il controllore, un pendolare, uno sguardo amico che mi rassereni che aiuti a gridare a me stesso la risposta della vita.
La realtà ancora una volta lascia spazio all'immaginazione e a quel faccia a faccia che, inesorabile, continua. Puntata storica diranno un giorno, chissà, sta di fatto che sono nel vivo di una partita a scacchi con me stesso e non devo perderla. Le mie mosse vengon replicate in maniera scientifica dall'altra parte della scacchiera, "arrivo e partenza" sembrano annullarsi a vicenda. Azzardare una risposta sarebbe come, liberare la regina e sacrificarla per puntare su alfieri e torre, rischiare di andare in scacco.
Sta di fatto che in scacco probabilmente mi ci trovo dall'inizio della partita e da quando ho avuto la presunzione di poter dare un contorno ad una vita che di cornici non ne vuol sentir parlare.
Arrivo - Partenza, nienete altro che parole ammaccate e ammuffite dietro sguardi misteriosi e vaniscenti che hanno avuto però la forza di uscire allo scoperto e mostrarsi nella loro diametrale opposizione, che da sempre si intrecciano perdendo i propri contorni, convinte che esista un giustificato motivo che le faccia vivere insieme accettandone le diverse sfumature.
Esco dalla sala del Milonario, non faccio caso al mormorio del pubblico che ansioso aspettava accendessi una delle due risposte. Nessuna delle due è quella giusta e nessuna delle due è errata.
Rientro nel mondo reale, salgo su quest'ultimo treno, metto le cuffie e do spazio a Bohemian Rhapsody dei Queen, lasciando che con la sua folle ritmica si prenda gioco di questo mio momento di empasse, ma che probabilmente come nessun'altra canzone riesce a dipingere al meglio questa sorta di contrasto esistenziale che mi avvolge e mi accompagna su qualsiasi treno decida di salire.

lunedì, marzo 23, 2009

Capitolo cinque

Questa è la quinta parte di una storia (a bivi). Le prime quattro sono qui. Buona lettura!

Sono le quattro e trentasette.
Di notte.
Buio.
Silenzio.
All'improvviso, un suono.
Drin.
Drin drin.
Drin drin drin.
Qualcuno mormora, nel buio, e si muove... mormora? Macché! C'è un casino del diavolo! Sembra di stare ad uno di quei raduni notturni di bikers americani, con i falò, la musica a palla, la birra che scorre come fiumi e discinte ragazze in reggiseno e shorts strappati...
Ma che stavo facendo? Ah, sì, il trillo del telefono. Lo uso come sveglia ed è sempre puntato alle 6. Maledetta vita del pendolare!
Ma perché avevo visto le quattro e trentasette? Ah, sì, l'orologio! E' fermo da quando l'ho sbattuto per rispondere a Heike nel cuore della notte...
HEIKE!
DEVO CORRERE A RECUPERARLO!
E' sempre il solito. Avrà bevuto come un ciuco a qualche festone e, tutto ubriaco, avrà dato spettacolo come suo solito: non consiglio a nessuno di vederlo fare l'elicottero in mutande e con le cannucce dei cocktails infilate nel... Aaah, se penso a come usa quelle povere cannucce...
Ok, facciamo il punto della situazione...

Che diavolo ci faccio sdraiato su una tavola di pietra con delle persone basse, dal pelo rosso e lungo su tutto il corpo che mi girano attorno vorticosamente e mugugnano un ritornello che farebbe la felicità dei discografici di sanremo? Oddio, che siano creature del folklore come quelle di Heike? Peggio, sono dei tizi con la passione delle Harley Davidson (mai piaciute le arleidevison...) che sono travestiti da bikers americani nel loro “Raduno annuale di tizi con la passione delle Harley Davidson" (come recita lo striscione che campeggia sopra di me).
Ma che ci fanno in questo pesino del cavolo? Ricordo di essere passato vicino a Salassio o almeno questa è l'ultima cosa che ricordo.
Mi volto verso uno di questi nani rossi e gli dico:
- Ehi, amico, ma che ci fate in questo paesino del cavolo?
- Ce la spassiamo, bello! Ti sei ripreso? Dai, fatti un goccio e un giro...
(fai che non dica arleydevison!!!)
- ...su una delle nostre girls!
- (fiuuu, pericolo scampato!)
- No grazie (mannaggia!), devo correre ad aiutare un amico (sciagurato, penso io) che si è messo nei guai e ha bisogno di me.
(questa gliela metto in conto! Una volta tanto che avevo trovato un party con ragazze discinte, vogliose e... scuoto velocemente la testa per riprendermi)

Heike, Heike, chi era costui? (o era Carneade?) Stavo andando da lui. Avevo preso la macchina per raggiungerlo a Impiccatoio quando, nei pressi di Sacrifizio (ridente paesino, recita l'indicazione), il satellitare tomtom sul cellulare non segnalava più la posizione e la strada. Doc avrebbe detto che dove stiamo andando non c'è bisogno di strade. Ma a me servono, eccheddiamine!

- Scusa amico...
Ma cosa vuole questo? Avevo continuato a seguire la strada quando finalmente incrocio il cartello che mi indica Salasso a 5km...
- ...ehi, ma che hai?
E lasciami stare, sto pensando! Ero in auto, la radio si spegne di colpo, la macchina pure, vedo tante lucine che si avvicinano... Ok, ho visto abbastanza puntate di X-Files per capire quando si avvicinano gli alieni. Vado incontro alle lucine facendo il saluto vulcaniano e fischiettando il motivetto di Incontri ravvicinati del terzo tipo (è uno dei trucchi che ho imparato) quando qualcosa mi colpisce forte, cado a terra e perdo i sensi.
- Ehi, ma perché ti sei imbambolato?
Uffa, ma cosa vuole questo? Ecco, dopo la botta -sento il bernoccolo in testa- mi risveglio al raduno dei bikers.
- Ehi, ci spiace se ti abbiamo colpito con le moto ma di notte, su queste strade non si vede nulla e tu ci sei venuto incontro. Candice è molto preoccupata e vorrebbe sdebitarsi con te. Ti unisci a noi o devi andare da questo tuo amico, Aicocoso?
Oddio, se Candice è quella sventolona tutta cosce e con due meloni al posto giusto, cosa dovrei fare? Unirmi ai baccanali di questi pazzi con le arleidevison (bleah!) o raggiungere il mio buon amico Heike che in questo momento ha bisogno di me?


Cari tutti, sorpresa! Questo capitolo non l'ho scritto io, ma il mio co-protagonista, l'immarcescibile Peephee, commentatore sempre presente e lettore di lunga data. Quindi: i capitoli pari li scrivo io, quelli dispari lui (finchè c'abbiamo voglia, ovviamente), poi ci scontreremo, e alla fine ne rimarrà soltanto uno!
Scherzo.
Insomma, il gioco lo conoscete: questa è una storia a bivi, il seguito lo decidete voi!