mercoledì, ottobre 01, 2008

Gli stranieri non capiscono - III

Torna Urakidany, e risponde a tutte le vostre domande sul Giappone, l'universo e tutto il resto, basta chiedere!

Io ho una domanda che potrebbe sembrare incredibilmente idiota. il fatto è che IO sono incredibilmente idiota, ergo la domanda: molte persone (spesso anche io, perchè vd. sopra) confondono elementi della cultura giapponese con altri della cultura cinese o di altri popoli dell'area. tipo: "chi è che ha inventato l'origami?" o "dov'è che stavano i samurai?". Ora, per i giapponesi è lo stesso? tipo vedono una baguette e dicono "wow, le squisite baguette napoletane!"(la domanda poteva anche essere formulata in questi termini: "Come considerano i giapponesi la cultura occidentale?" (gb)

In genere un occidentale non distingue un cinese da un giapponese o coreano perché gli sembrano tutti uguali, anche se poi, con l’abitudine, le differenze possono essere molto chiare. La cosa che forse stupirà un po’ è che, almeno i giapponesi, vedono in noi occidentali ancora meno differenze, e praticamente potrei fingere una nazionalità diversa a giorni alterni visto che nessuno se ne accorgerebbe. Qui i turchi fingono di essere italiani e gli africani di essere americani per sembrare più fighi, poi c’è chi come un’amica di mia moglie è stata fregata per 3 anni da un iraniano che si fingeva greco (era anche sposato, ma questa è un’altra storia).
Noi siamo solo gli abitanti dell’ “Estero” che è tutto uguale e si differenzia naturalmente dalla Cina, Corea, Filippine e soprattutto dal Giappone, il popolo eletto (eletti da se stessi) alla faccia degli ebrei.
Gli abitanti dell’estero sono i caucasici e i neri mentre gli asiatici, come i cinesi e tailandesi, sono per loro appunto cinesi e tailandesi. In poche parole: come noi quando vediamo un asiatico pensiamo subito che sia cinese, loro ti additano come straniero quando non sei un asiatico.
Si rivolgono a noi, esseri alieni, con domande e affermazioni del tipo:
“All’estero ci sono le quattro stagioni? E i ciliegi?”
“All’estero si mangia il pesce? Eh, ma sicuramente non è buono come in Giappone!”
“È vero che all’estero si usa tanto il burro per cucinare? Ecco perché sono tutti obesi.”
“All’estero c’è tanta criminalità… ah, come si sta bene in Giappone!”
“All’estero sono tutti cattolici”.
“È vero che all’estero…” (seguono varie domande inutili che cerco di dimenticare)
Se finora pensavate di essere italiani sappiate che siete solo “esteri”, abitanti del pianeta “Estero” molto più grande del pianeta Giappone per superficie, ma assolutamente inferiore per importanza. Io sono un gaijin qualunque che spesso viene schifato in treno o per la strada, e a volte ammirato e adulato solo per il fatto di essere straniero. Ma entrambe le cose sono fastidiosissime, perché assolutamente prive di coscienza. Se mi siedo in treno, gli anziani si spostano e per strada calcolano al millesimo il tempo del rutto o dello sputo per terra quando passo; i giovani invece, vista la loro enorme crisi di identità, vogliono sempre uscire con me, perché affascinati dal diverso (nel senso di nazionalità).
Al ristorante mi chiedono se ho problemi con la carne di maiale, oppure le colleghe di mia moglie dicono che sono figo senza avermi visto neanche una volta.
Siamo desiderati come sfondo della loro vita, dove tutti sono giapponesi e gli stranieri sono degli addobbi, come nei loro telefilm, dove alcuni miei amici fanno da comparse creando la cornice che racchiude i loro beniamini (dal discutibilissimo fascino e bravura).
Fanno poi una confusione incredibile e mischiano tutto, dagli ingredienti di un piatto, modificato a loro piacimento, alla religione. Per il matrimonio, ad esempio, vogliono a tutti i costi la cerimonia cattolica perché bella e quindi nello stesso giorno vanno al tempio con il vestito tradizionale e poi si cambiano e senza nessun rispetto vanno in chiesa con l’abito bianco (è spesso vestito di bianco anche lo sposo, uno spettacolo inguardabile). Naturalmente la chiesa è finta e pure il prete; un mio amico purtroppo lo fa per lavoro, ma loro non dubitano minimamente che tutto sia fasullo, l’importante è l’ambiente kitsch e il prete straniero, per fare appunto da cornice al loro lieto evento perché di lieto avranno solo quello. Partecipano a messe in inglese tanto nessuno capisce niente; e neanche si alzano quando dovrebbero, perché ignoranti non solo dal punto di vista linguistico, ma anche culturale.
Un mio studente anziano voleva fare un pellegrinaggio a Santiago de Compostela e mi chiedeva come fare a diventare cristiano per un periodo di 2 mesi. Voleva assaporare appieno l’esperienza cattolica per quell’occasione e quando l’ho informato che non esiste una “member’s card” e che bisogna solo credere in Dio, mi ha detto che la nostra è una religione noiosa… poi ha chiesto ad altri.
Il missionario Francesco Saverio ha fatto proseliti in molti paesi asiatici, ma è praticamente scappato dal Giappone. Diceva che il giapponese era una lingua inventata dal diavolo: è talmente incasinata che puoi dire il contrario di quello che stai sostenendo. Mentre sembrava che avessero capito, in realtà non avevano capito una mazza. Soprattutto Saverio rimaneva inorridito dal fatto che dopo essersi battezzati continuassero con le loro pratiche ataviche come se niente fosse.
Parlando di un argomento più leggero come il cibo, spesso lo chiamano solamente “cibo europeo” come se spagnoli, francesi, italiani e inglesi (esiste il cibo inglese?) mangiassero tutti le stesse cose. E spesso criticano la nostra cucina, ma se poi vai a guardare, il 99% dei ristoranti italiani e francesi è gestito interamente da giapponesi che non di rado cucinano obbrobri, come gli ormai famosi spaghetti al ketchup. Credono di essere talmente abili da poter fare tutto e meglio di altri, se poi dici che in Italia qualche ristorante giapponese è gestito da cinesi gridano allo scandalo. Hanno un ente che protegge il cibo giapponese all’estero; ma il cibo estero in Giappone può essere seviziato senza pietà. Carbonara acquosa con uovo mezzo crudo sopra e una fettina sguazzante di pancetta, pizza con mais, uova e maionese (esiste anche la pizza alla carbonara, ma ahimè non la carbonara alla pizza) e spaghetti con uova di merluzzo e alga nori sopra, che intende simulare il prezzemolo. Se non ti viene il mal di stomaco per gli intrugli che ti somministrano, ti viene per la rabbia.
Sono molto combattuti, a volte si sentono inferiori e ammirano tutto ciò che è occidentale, ma più spesso si sentono superiori a noi e si fidano più di un piatto di pasta preparato da un giapponese piuttosto che da un italiano. Io dico che non conoscono il gusto del cibo e lo imitano solamente e male. Loro sono invece convinti che gli stranieri non conoscono il gusto giapponese e quindi un piatto fatto da loro è sicuramente migliore. Ovvio, devono essere autoreferenziali anche nei sapori! L’importante per loro è che un piatto abbia l’aspetto di essere italiano (o di qualche altro paese del pianeta Estero), ma poi nella sostanza deve avvicinarsi al gusto a cui sono abituati.
Altro esempio: prima esaltano il Rinascimento, l’Opera e le nostre città, poi però ti dicono che l’arte Ukiyo-e e il Kabuki sono migliori e se gli nomini tutte le cose belle che ci sono nel mondo, loro ribattono che in Giappone ci sono tante terme e siamo noi a dover invidiare loro (se gli dici che le terme ci sono anche in Italia dal tempo degli Etruschi, o dicono che lo ignoravano o ti rispondono che l’acqua sicuramente non sarà abbastanza calda come qui in Giappone).
Spesso un complesso di inferiorità ne genera uno di superiorità e sentendosi ammirati e dipendenti dalla cultura occidentale, combattono questo complesso con l’orgoglio e il convincimento di essere superiori a tutti i costi. Un altro mio studente mi diceva che andava quasi sempre al ristorante italiano e qualche volta a quello francese e praticamente non mangiava giapponese quasi mai, quando però gli ho chiesto quale fosse il suo piatto preferito mi ha risposto: il sushi.
Non mi piace parlare di culture inferiori e superiori e a volte ammetto che tutto questo è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma sono talmente irritanti e supponenti che non ce la faccio a lasciarli cuocere nel loro brodo.
In quanto italiano devo ammettere però che in alcuni casi mi guardano con ammirazione e la nostra fama fa la differenza, rendendomi ogni tanto la vita più facile degli altri. Se prima erano gli americani ad essere ammirati nonostante gli avessero tirato addosso 2 bombe atomiche, adesso gli europei e soprattutto i francesi e gli italiani sono ben visti perché i giovani sono amanti della moda, del cibo etnico (comunque il sushi è sempre il sushi) e di macchine sportive; perché niente è più necessario del superfluo, no? (di chi era questa Heike? Ancora Oscar Wilde?) Domani scopriranno di essere amanti della cultura spagnola, ma tutto, ovviamente, per sentito dire perché le differenze proprio non le vogliono capire. Capire significherebbe ammettere e piuttosto che ammettere qualcosa che possa mettere in discussione la loro superiorità preferirebbero farsi ammazzare.
L’estero è tutto uguale e i giapponesi sono unici al mondo. In futuro mi piacerebbe modificare e tradurre quello che sto scrivendo per far sì che si rendano conto e provino a correggersi almeno in qualcosa, ma so già che non accetterebbero mai né rimproveri né alcun tipo di critica, seppur ironica, fatti da uno straniero. Per esempio il film “Lost in translation” fu molto criticato e reputato offensivo, mentre noi ci facciamo prendere in giro dal mondo intero e al contrario ci lamentiamo quasi sempre di noi stessi (al massimo dei cinesi; ma, siccome lo fanno tutti, non vale). Se sono diventati così è proprio perché manca loro completamente il senso dell’autocritica e dell’autoironia .
Non sono certo l’unico che scrive male del Giappone e altre persone molto più qualificate di me hanno già scritto dei libri dove descrivono i molti mali di questo paese (leggetevi gli scritti di Karl Löwith sul Giappone); ma la loro risposta naturale è sempre quella: gli stranieri non hanno la sensibilità per capire l’animo giapponese. E si chiudono nel loro guscio vuoto, facendo finta che sia il tutto.

Minasan kiwotsukete
Urakidany

Nella foto: Eppure a me fa quasi gola...altre foto qui.

31 commenti:

maurizio ha detto...

il sushi sarà anche il sushi, come dici nel post, ma vuoi mettere un bel piatto di ravioli? ;-))
p.s.
cosa vuol dire 'ikeru zo!' ?
ciauz
m

Peephee ha detto...

Molto, molto interessante.
Un po' dispiace leggere di un popolo che si comporta così. Capisco essere nazionalisti ma qui si va ben oltre.
Dai, qualcosa che si salva ci sarà di sicuro, no?
Eppure sembra un popolo così interessante e pieno di storia e cultura (rigorosamente giapponesi, contrapposte a quelle Estere ;-)

blumfeld ha detto...

Personalmente, apprezzo molto il cinema e la musica rock giapponese; quest'ultima proprio per quella capacità di mescolare con una disinvoltura disarmante codici e stili differenti (ad esempio, il mescolare all'interno di uno stesso pezzo strofe degne dei primi Slipknot e ritornelli a là Hilary Duff in Occidente al massimo è una bizzarra eccezione). E proprio per questa frequentazione, quello che scrivi non mi stupisce affatto, anzi.
Irritanti, supponenti e, se non sbaglio, orgogliosi della guida a destra (per non parlare del rapporto col cibo)... chissà perché non riesco a togliermi dalla testa l'idea che i giapponesi siano una sorta di inglesi orientali...

Complimenti per i post.

Marco ha detto...

ciao, ho provveduto a linkare il tuo blog nella mia sezione link amici accessibile dalla mia homepage:
http://marco-economiaemanagement.blogspot.com/
mi farebbe piacere se tu ricambiassi il favore, in ogni modo se non sarai interessato cancellerò il tuo link, spero nella tua collaborazione, saluti Marco.

pocoto-pocoto ha detto...

interessante il tuo blog.
per me la cucina italiana è la migliore specialmente adesso che purtroppo sto a dieta.
ti va di scambiare link

-harlock- ha detto...

Questo post è interessantissimissimo.
Sul serio.
Sono affascinato, il tuo blog è una continua sorpresa.

dario ha detto...

Dunque, da questo post deduco che:

1) i giapponesi non distinguono le varie culture occidentali, mentre esaltano le differenze tra le varie culture orientali.
2) i giapponesi ritengono gli orientali migliori degli occidentali, ed in particolare ritengono se stessi i migliori tra gli orientali.
3) i giapponesi pensano che l'occidente sia cosi' diverso che si stupiscono del fatto che alcune cose fondamentali siano uguali qui e la', tipo che per respirare ci vuole l'aria.
4) quando poi si accorgono di queste uguaglianze in generale, i giapponesi evidenziano le differenze particolari, trovando il modo per affermare la superiorita' del Giappone (tipo che l'aria giapponese e' piu' buona).
5) ritengono che la cultura, in particolare la religione, degli occidentali sia inferiore di quella giapponese.
6) i giapponesi considerano la religione cattolica, specialmente nei matrimoni, come un aspetto puramente esteriore, magari solo per fare foto e appiccicarle sull'album di famiglia.
7) i giapponesi semplificano la cultura italiana e in generale quella occidentale per ritrovare in essa l'origine del male che pervade gli italiani e gli occidentali.
8) nelle conversazioni con un occidentale, i giapponesi elencano i luoghi comuni che esalterebbero la cultura occidentale o italiana (tanto per loro non fa molta differenza!), ottenendo pero' l'effetto opposto di emarginare il diverso, a volte venendo addirittura smascherati dichiarando, ad esempio, la pietanza locale superiore a qualunque piatto della cucina occidentale.
9) i giapponesi anziani vedono gli occidentali con sospetto, quasi quasi li considerano ingiustamente alla stregua di criminali.
10) nonostante cio', alcuni dei giapponesi giovani ostentano ammirazione per gli occidentali, cosa comunque falsa, perche' esaltano caratteristiche che gli occidentali non hanno.
11) gli occidentali, nel tentativo di evangelizzare il Giappone, si sono dovuti arrendere alla testa dura dei giapponesi e alle contraddizioni della loro cultura.
12) i giapponesi non sono in grado di cucinare i piatti italiani, e, per renderli fruibili ai giapponesi, che non sarebbero in grado di apprezzarli, li rielaborano con i loro gusti, rendendoli totalmente diversi dagli originali italiani.
13) riconoscono il valore della Storia e dell'arte italiane e occidentali, salvo poi ritenerle comunque inferiori alle omologhe discipline dei giapponesi
14) i giapponesi soffrono di un complesso di inferiorita' nei confronti della cultura occidentale, il che induce il loro orgoglio a generare per contrappasso un odioso comportamento stizzoso e altezzoso verso gli occidentali.
15) i giapponesi non sono in grado di capire le differenze tra i prodotti della cultura italiana e quelli di un'altra qualunque nazione occidentale, ma ne seguono l'una o l'altra con devozione solo a seconda di quale sia la tendenza piu' trandy del momento.
16) i giapponesi non sono in grado di ammettere di mettere in discussione la loro superiorita' nei confronti degli occidentali: per loro l'occidente e' tutto uguale e i giapponesi sono unici al mondo.
17) i giapponesi non accettano critiche dagli occidentali. E non hanno senso di autocritica.

Caro Urakidani,
spero che onorerai il lavoraccio che ho fatto nello scrivere questi diciassette punti applicandoti a tua volta in questo semplicissimo esperimento.
Apri il testo dei diciassette punti con un word processor qualsiasi, e sostituisci, in sequenza:
- "italiana" con "giapponese"
- "giapponese" con "italiana"
- "i giapponesi" con "gli italiani"
- "gli italiani" con "i giapponesi"
- "italiani" con "giapponesi"
- "Giappone" con "Italia"
- "Orient" con "Occident"
- "Occident" con "Orient"
ovviamente stando accorto a non sostituire nei passi successivi cio' che hai appena sostituito nei precedenti.
Vedrai che viene fuori un testo grammaticalmente e sintatticamente corretto.
E pure che esprime una verita' semantica.

gb ha detto...

grazie per la risposta più che esauriente.
ultimamente mi è toccato dare un'occhiata alla storia del giappone tra otto e novecento, così per sommi capi. mi sono imbattuto nella nozione di "kokutai" (che credo più o meno significhi "essenza nazionale").
credi che l'idea del kokutai, del parallelismo tra stato e famiglia (i cittadini obbediscono allo stato come i figli ai padri) sia una delle cause di questo nazionalismo esasperato (e quindi del disprezzo per le altre culture) che c'è ancora oggi?

urakidany ha detto...

Maurizio
“Il sushi è pur sempre il sushi” lo dicono giapponesi non io. A me personalmente piace ma non riesco a dare molto valore al cuoco e mi sento piuttosto di ringraziare più mamma oceano visto che si tratta di pesce crudo su riso bollito. Il bello è che loro studiano anni per imparare a tagliare il pesce ecc. ma non è il primo caso in cui i giapponesi perdono del tempo per cose che alla fine non lo necessitano veramente.
"Ikeru" significa "posso andare", "posso farcela" (il soggetto "io" è casuale visto che i verbi non hanno declinazione) zo è un suffisso che dovrebbe dare un senso figo alla frase.

Peephee
Qualcosa di buono c’è ma bisogna prima scavare nel fango per trovarlo e ci vorrà del tempo per arrivare ai loro lati positivi ma non li trascurerò. In più credo che per arrivare al bello bisogni passare dal brutto, se prima non se ne prende coscienza non è possibile capire cosa è bello. Con questo metto le mani avanti precedendo chi potrebbe accusarmi di troppo negativismo.

Blumfeld
Più che agli inglesi li paragono ai francesi che come nel caso del sushi, riescono a vendere qualcosa ad un prezzo molto più alto del valore effettivo.

Pocoto-pocoto
Puoi decidere che la cucina italiana è la migliore solo dopo aver provato le altre nel loro paese di origine se no fai come i giapponesi che se la cantano e se la suonano da soli. Di sicuro la cucina italiana e la cinese hanno una lunghissima tradizione storica e varietà di piatti. La cucina cinese in Cina è divina, scordatevi i ristoranti in Italia. La cucina giapponese invece quasi non esiste, nella storia si sono quasi sempre limitati a imitare e importare i piatti dall’estero mentre noi abbiamo importato gli ingredienti evolvendo la nostra tradizione alimentare.

Dario
Seguendo le tue istruzioni trovo incongruenze nel punto 11 mentre per il 12 a differenza dei giapponesi i nostri cuochi non sentono molti stimoli per la cucina cinese o giapponese. Forse perché diffidenti o forse perché capiscono che è sempre meglio fare qualcosa di cui si abbia coscienza piuttosto che gettarsi in voli pindarici rischiando di fare trogoli come i giapponesi che pensano di risolvere tutto con lo studio. Punto 14. Non mi sembra che gli occidentali abbiano un complesso verso l’oriente. Punto 17. Noi italiani abbiamo anche troppo spiccato il senso di autocritica tanto da farlo diventare perfino un difetto dato che ci fa perdere di vista i nostri pregi e valori che nonostante tutto abbiamo. In ogni caso non fare l’errore che molti fanno quando critico il Giappone. Non bisogna ribattere sui nostri difetti perché li conosco e non sono in questo momento al centro della discussione. Adesso parlo del Giappone con degli italiani visto che penso che tutti noi a differenza dei giapponesi siamo per lo più consapevoli dei nostri problemi altrimenti ecco che il senso di autocritica diventa un difetto confondendoci sul reale obiettivo.

Gb
Fai sempre domande che necessitano un post a parte ma ti ringrazio perché mi dai gli spunti.

Per il resto ringrazio di tutti i complimenti.
P.S. La ripetizione della parola coscienza non è un caso

maurizio ha detto...

'buono sushi, buono': certo, è chiaro che lo dicono i giapponesi e non tu, mi sono espresso a metà, se non male. Ikeru zo è la firma di un neozelandese che vive in giappone e frequenta un forum sul quale bazzico pure io (argomento: il rugby), ero curioso. ma intanto forse ti suggerisco un nuovo argomento: lo sport (anche se a me interesserebbe pure lo shintoismo…)
ciauz
mauz

dario ha detto...

Uraki... a me pare che invece i punti funzionino bene tutti... tranne forse il punto 11, che in effetti non funziona, a meno di interpretare il verbo "evangelizzare" in altro modo...

A me pareva che il mio commento fosse spiritoso, ma vedo che fai il polemico almeno quanto lo faccio io, e quindi...

E' vero, lo spazio e' tuo e quindi se dici che qui si parla di giapponesi e non di italiani, il mio commento e' fuori tema. Pero' e' anche vero che e' difficile pensare al tuo giudizio della cultura giapponese avulso dalla considerazione che si tratti di te, italiano, ad esprimerlo. Insomma, se io dico "i negri puzzano", indipendentemente dalla stupidita', volgarita', ingiustizia, falsita'... il principale aspetto semiologico dell'affermazione e' che io non mi considero "negro", ed esprimo il giudizio in quanto "non-negro".
E si deduce anche un'altra cosa, e cioe' che il giudizio e' determinato dalla categorizzazione dell'insieme dei negri in quanto provenienti da una certa area geografica - o appartenenti ad una radice culturale comune - o altra caratteristica legata al genotipo culturale o fisico, e quindi ricade nello scontro tra le culture, etnie o razze. Al razzismo, insomma.
In altre parole l'aspetto razzista dell'affermazione "i negri puzzano" non sta tanto nel significato dell'affermazione, ma nel fatto che essa tende ad utilizzare quella caratteristica per creare o rafforzare una divisione artificiosa, e in quanto tale, discriminante.
Anche i cani bagnati puzzano e anche il formaggio gorgonzola puzza. Per questo, ammesso che fosse vero che gli umani di colore puzzano, cio' che gioca ruolo fondamentale dell'affermazione non e' la caratteristica di puzzare, ma l'isolamento della categoria "negri", il che e' razzista.

Allo stesso modo non discuto che alcune cose che dici tu siano caratteristiche negative, ad esempio quella di prendere degli spaghetti, farli scuocere e condirli con ketchup per poi dire che si tratta di un piatto di tradizione italiana e' una cosa sicuramente odiosa. E non discuto nemmeno che in Giappone sia probabile trovare ristoranti pretenziosamente "italiani" che adottino pratiche simili. Ma l'affermazione "i giapponesi fanno spaghetti scotti e conditi con ketchup spacciandoli per pietanza italiana" mi suona odiosa non per la verita' o la falsita' semantica, ma per la categorizzazione di chi e' giapponese (chi e' giapponese, a proposito? Chi e' nato in Giappone? Chi ci vive? Chi ha gli occhi a mandorla e non abita in Cina? Chi sta in Giappone almeno 100 giorni all'anno? Chi si identifica nella cultura Giapponese? Chi?), grazie all'elencazione di caratteristiche comuni che niente hanno a che vedere con la definizione di Giapponese.
Se la definizione di Giappoese fosse costituita dall'insieme delle caratteristiche che elenchi, allora, nei confini Italiani ci sono numerosissimi giapponesi, perche' quelle caratteristiche (i miei 17 punti) valgono anche per essi (con le opportune sostituzioni che ti ho indicato).

Ecco il senso del mio messaggio. Spero ora sia piu' chiaro.

Ciao ne'!

PS: a proposito, io non conosco molti giapponesi. Quattro, per la precisione. Sono giapponesi nel senso che sono nati in Giappone, e ci hanno vissuto per parte della loro vita. Capisco che non si tratta di un campione significativo, ma sono tutte e quattro persone adorabili.

Heike ha detto...

VOGLIAMO IL SANGUEEE!!
Che bello, la prima flame polemica del blog...sniff, sembra ieri che ho cominciato...

dario ha detto...

Sapevo che avreste apprezzato... ;-)

Attila ha detto...

In effetti per poco più di un mese (causa lavoro) ho provato la condizione di gaijin e quel misto di disprezzo e supponenza che hanno la maggior parte degli autoctoni adulti.
Sono le stesse cose che ho pensato anche io!

urakidany ha detto...

Non volevo polemizzare e neanche fare intendere che la rubrica è mia e quindi tutti zitti. Per i primi 26 anni della mia vita non ho fatto altro che criticare e ascolatare critiche sull'Italia e sono stato io in un post a dire che noi abbiamo i nostri problemi. La realtà giapponese però è totalmente aliena ai nostri occhi e non solo ai nostri occhi italiani ma agli occhi di tutto il mondo. Forse noi abbiamo torto e loro ragione ma mi sembra un po' come la barzelletta del tipo che va contromano in autostrada e crede che siano tutti pazzi gli altri. Una volta litigando col mio vicino di casa mi sono sentito dire che gli stranieri non capiscono ed io ho ribattuto che è vero sì, gli stranieri non capiscono il Giappone quanto i giapponesi non capiscono il resto del mondo...a differenza che il Giappone è solo un'isoletta. Cerchiamo di vedere le cose per quello sono e non per come ci piace vederle. Io è questo che faccio e per questo critico il paese in cui vivo. Conosco delle persone fantasche anch'io e mi dispiacerebbe se venissero a leggere quello che scrivo ma purtroppo la verità è questa e capisco tu voglia pensare che il paese delle pesone fastiche che conosci sia a sua volta fantastico. In ogni caso io non mi sento di chiamare queste persone amiche per quanto straordinarie siano e forse tu mi capirai.

urakidany ha detto...

P.S. Non dimenticate che mia moglie è giapponesee ed è più che adorabile. Tra parentesi è la prima a sostenermi nelle mie critichee e a odiare i suoi compaesani. I soprusi che ogni giorno è costretta a subire dagli stronzi che la circondano fanno aumentare notevolmente la mia bile.(scusate i pessimi periodi ma sto scrivendo col sonno)

Sbrn ha detto...

La scimmia dello zoo di Pistoia era in realtà quella del post più vecchio, con la foto in B/N degli anni '70 ;-)
Quella a colori era una "scimmia maremmana" XDDD

PS. ehm... non capisco però,siete in 2? Vedo 2 nick diversi... Oshiete kudasai! *__*

dario ha detto...

Forse che siamo in tre?

Uraki: io conosco uno, ingegnere meccanico di nazionalita' senegalese, immigrato in Italia otto anni fa e ripartito da zero a fare il venditore di elefanti nelle spiagge, arrivato ora a fare il tecnico riparatore di condizionatori. E' stato per un certo tempo affittuario in un alloggio di proprieta' di mio padre, dove si e' ricongiunto con moglie e figli abbandonati otto anni fa in Senegal. Settimana scorsa piangendo ha rotto il contratto d'affitto perche' dice che non puo' vivere piu' in un condominio dove non e' ben accetto (ha mostrato a papa' la lettera anonima che recitava "frocio negro tornatene da dove sei venuto".
Apparentemente sembrerebbe che i neri siano tutti froci e disprezzabili, vero? No, non e' cosi', io conosco questo qui che non e' omosessuale (e infatti e' sposato con prole, anche se a volte questa non e' una prova certa) ed e' anche persona a modo e onesta. Simpatico, pure.
E allora deduciamo che i neri siano tutti eterosessuali, a modo, oesti e ingegneri meccanici? La regola sembrerebbe confermata da un'altra esperienza diretta di un collega mio, nero, ingegnere meccanico. Congolese, pero', non senegalese. Mah, mi pare che non sia vero nemmeno che i neri siano ingegneri meccanici, anche se trovo pleonastico riportarti esempi che dimostrino eccezioni a questa regola.
Io francamente dedurrei che i neri sono un po' ingegneri, un po' vuccumpra', un po' etero un po omo, un po' uomini, un po' donne, un po' stronzi, un po' no. Insomma, la varieta' di comportamenti, impieghi, gusti sessuali sono distribuiti nel mondo secondo leggi diverse dalla distribuzione del colore della pelle. Un cattolico ricercherebbe una logica per questa distribuzione, io mi limito a constatarla.

E allora, la storia che ti ho raccontato dell'inquilino di mio padre come la interpretiamo? Che gli italiani sono tutti razzisti?
Certo, all'amico senegalese ("amico" e' fuorviante, in realta' l'ho visto una sola volta e in quell'occasione l'ho solo salutato, ma mi fido ciecamente del giudizio di papa' a riguardo) questa deduzione riuscirebbe facile, morso dalla rabbia e dalla frustrazione, e riuscirei anche a comprendere le sue ragioni per essere cosi' diffidente da chi ti addita e si distingue da te solo per una semplice caratteristica fisica come il colore della pelle o burocratica come la cittadinanza italiana. Ma la conclusione che gli italiani sono tutti razzisti e' comunque sbagliata. Comprensibile ma sbagliata. Comprensibile, ma razzista anch'essa, se la guardi bene.
Cioe', per colpa di pochi fessi che non accettano l'amico senegalese come parte della comunita' e lo cacciano a pedate nel culo, l'amico senegalese si incazza con una categoria cui anch'io appartengo, deducendo quindi implicitamente che anche io sia razzista semplicemente perche' appartengo all'insieme, definito da questa assurda situazione, costituito dalle persone di pelle bianca dotati di cittadinanza italiana?

No, io sono bianco, ho la cittadinanza italiana, potrei addirittura dirti che non mi piace la pasta (mentirei, ma sarebbe plausibile!), ma non sono razzista. Non e' cosi' semplice, Immagino su questo sarai d'accordo con me.

Io non e' che ti do del razzista perche' te la prendi con i giapponesi. Sarai pure giustificato (francamente credo che sei un po' meno giustificato dell'amico senegalese, ma e' una mia deduzione infondata), ma il punto e' che non stai giudicando una nazione, stai giudicando delle persone che appartengono alla categoria che tu definisci come "giapponesi".
E ti prego di spiegarmi meglio perche' a me pare una palese contraddizione, la tua, quando mi dici che tua moglie e' giapponese e che e' una persona adorabile. Ma scusa, se i giapponesi sono come tu li descrivi, se odi il loro modo di comportarsi e la loro cultura, se ti da' cosi' fastidio il loro atteggiamento di sufficienza e falsa cordialita' nei confronti tuoi, come fai ad avere una moglie giapponese?
Addirittura mi pare ancora piu' contraddittorio l'atteggiamento di tua moglie, che, come tu dici, e' la prima ad essere d'accordo con le tue critiche.
Io non ti verro' mai a dire, pensandolo davvero, che gli italiani sono razzisti, perche' io sono la dimostrazione vivente che non e' cosi', essendo italiano e non razzista.

Io ho una moglie americana, ed avendo un passato da comunista con maglietta rossa bisunta di salamelle a tutte le feste dell'unita' della zona, prima di conoscere mia moglie avevo un odio viscerale nei confronti degli americani. Mia moglie essendo americana, non provava odio nei confronti degli italiani, ma aveva una visione altrettanto odiosamente stereotipata, tipo italiani pizza mandolino e mafia. Hai visto "under the tuscan sun?". Bruttissimo film. Mostra perfettamente come gli americani ci vedono.
Per anni ci siamo scontrati sull'argomento, io e mia moglie, ma alla fine ho imparato la lezione. Ho imparato ad accettare il fatto che un conto e' la definizione della cultura americana, e un conto sono le persone americane. La cultura americana e' fatta dalle cose comuni degli americani.. non so... il barbecue, la cocacola, il tacchino nel giorno del ringraziamento, la politica guerrafondaia, il capitalismo esasperato, il colonialismo economico, il marshmallow arrostito intorno al fuoco sulla spiaggia, i grossi SUV che fanno quattro chilometri con un litro di benzina, le armi da fuoco nel cassetto di ogni scrivania, il nazionalismo senza Nazione, la fiducia cieca in una democrazia approssimativa... Ed indubbiamente questi sono caratteri distintivi della cultura americana. Ma non si applicano agli americani semplicemente perche' sono americani. Non si applicano a nessun americano, proprio perche' stereotipi (cosi' come l'idea platonica di tavolo non e' identica a nessun tavolo reale, lo stereotipo di americano non si applica a nessun americano reale). Odio questi stereotipi, anche mia moglie odia questi stereotipi, ma mi sono fatto una ragione che gli americani, presi ognuno singolarmente non sono cosi', e quindi non li odio per essere americani. La stessa cosa ha fatto mia moglie nei confronti degli stereotipi che definiscono la cultura italiana, e cosi' riusciamo a convivere felici, mia moglie ed io, di nazionalita' diverse, due persone qui, sotto lo stesso tetto, che per un caso fortuito si trova in Italia, ma avrebbe potuto essere ovunque sul pianeta. E i nostri vicini di casa sono delle persone. Ognuna a se'. Mica identificati in categorie generiche tipo "gli italiani" o "i biondi" o "i grassi" o "i proprietari di cani" o "i cattolici". No, ognuno e' a se.

Poi, ue'... questa e' la mia esperienza. Magari sbaglio. Magari nelle isole del giappone vivono gli stronzi, all'interno della grande muraglia ci sono solo quelli cui piace pisciare controvento, in africa hanno una mente piu' simile a quella dei babbuini, in australia si dipingono con il fango e qui in italia non si puo' andare in giro senza incorrere in una sparatoria per un regolamento di conti tra cosche mafiose. Ed io e mia moglie (e ache l'amico senegalese, i miei quattro amici giapponesi e tutti i personaggi del mio romanzo personale) siamo solo eccezioni in questo mondo di compartimenti stagni inconciliabili.

dario ha detto...

Ehi, Heike, non fosse per me non avresti niente da leggere, di' la verita'... non ci sarebbe alcuna verve nel commentario dei tuoi post...

urakidany ha detto...

Stiamo divangando e soprattutto non capendo. Ti consiglio (Dario) di chiedere ad Heike l'apertura di una tua rubrica perche' di cose interessanti ne hai da dire ma non trovo bene il nesso con le mie parole scritte e soprattutto quelle non scritte e interpretate. Posso solo consiglairti di non paragonare l'italia che conosci ad un paese che non conosci perche' il tuo punto di vista iniziale e' sbagliato. Potresti magari decidere di vivere in Giappone o in Asia o in qualsiasi altro paese per un po' di tempo e forse il tuo punto di vista cambierebbe o forse no. Non sarebbe in ogni caso un problema. Ci vediamo nel prossimo post sperando di non offendere nessuno, in teoria neanche i (molti)giapponesi che dovrebbero invece imparare dalle critiche.

dario ha detto...

Moh... cio' gia' il mio bel da fare a star dietro al mio, di blog. Heike potrebbe invece inventarsi un altro interlocutore per curare una rubrica simile ;-)

Okay, smettiamola di divagare e chiudiamo, qui, mi sembra che, almeno da parte mia, questa discussione stia diventando troppo impegnativa e debilitante, credo di aver espresso il mio punto di vista e credo che anche tu l'abbia compreso, per quanto dissimuli di averlo fatto.

Cio' che apparentemente non hai capito (e quindi colpa mia non averlo spiegato abbastanza bene) e' che io non paragono affatto l'Italia con un ipotetico paese che potremmo ad esempio chiamare Giappone. Ne' tanto meno paragono coloro che appartengono a questo paese con quello, qualunque cosa "appartengono" significhi, a meno che la definizione di questo verbo non sia autoesplicativa e dunque tautologica.

Insomma, io non dico affatto che l'Italia o gli italiani siano migliori o peggiori del Giappone o dei giapponesi. Piuttosto questo lo fai tu. O meglio, non lo fai, descrivi solo i giapponesi, ma il paragone con gli italiani e' implicito, perche' quando uno dice "ah va che scemo quello che fa cosi' e cosa'" implicitamente si intende "io, che non sono come quello cosi' e cosa' non lo faccio di certo, sono mica scemo!".

Certo tu dici di avere esperienza di questo e quel Paese, essendo italiano che vive in Giappone, ma la mia critica al tuo discorso e' che implicitamente stai anche giudicando quelle persone, paragonandole a queste, e, per quanta fiducia io riponga nelle tue parole, non credo che tu conosca personalmente singolarmente tutti i giapponesi e tutti gli italiani (a proposito! non ci siamo mica accordati su cosa significa "giapponesi" o "italiani"... nati in Giappone o Italia? Che vivono in quel paese? Che ci sono vissuti?... va be', troppo tardi adesso per stabilire queste definizioni!).

Se adesso vado a fare una passeggiata sul lungolago e trovo una coppia di britannici e sento dire a lui "These Italians are all dumbs isn't it?", be', mi offendo, perche' essendo io italiano, mi rendo conto che lui mi sta chiamando scemo.
E la cosa mi innervosirebbe vieppiu' perche' io quel britannico non l'ho mai visto ne' conosciuto, e come si permette a darmi dello scemo?

Heike ha detto...

Bon, salve a tutti.
Allora, se la gara a chi ce l'ha più lungo è finita, vorrei dire due parole a Dario (a Uraki no, perchè tanto ci sentiamo su Skype e ci conosciamo da quasi vent'anni, io so come la pensa lui e lui sa come la penso io - vent'anni? cazzo, di già?).
Dario, non credere che io non abbia apprezzato la tua passione e l'entusiasmo con cui sei intervenuto, perchè vedo dietro le tue parole la persona abituata a combattere contro i luoghi comuni e il razzismo spicciolo e la banalità.
Ma c'è un problema.
Questo non è un blog di opinione, questo è un blog satirico, anche se forse "satirico" è una parola un po' esagerata per descrivere le nostre cazzate.
Quando io dico (ad esempio, e l'ho detto) "Pierluigi Diaco deve morire", è palese che non lo pensi realmente, e lo si capisce dal contesto. Allo stesso modo, quando Urakidany dice "i giapponesi sono tutti stupidi", il senso della frase è chiaro, e lo si capisce dal contesto.
E tanto per chiarire, sappi che qui nessuno lo pensa (tantomeno Uraki, sennò che cazzo ci farebbe là?), anche se amici giapponesi non ne abbiamo neanche uno, figuriamoci quattro.
Il senso di un'operazione come quella che io e Dany stiamo portando avanti è quello di alimentare lo spirito critico, italiano o giapponese o cinese o "estero", attraverso l'umorismo, e credo lo abbiano capito tutti.
Ma se invece ti metti a polemizzare dicendo "no, dire che i giapponesi sono tutti stupidi è una incauta generalizzazione", appare chiaro che bypassi l'intento satirico e tiri giù un concione per spiegare il tuo punto di vista sul mondo.
Che non c'è neanche niente di male, ma non ha niente a che vedere con quello di cui si sta parlando.
Se fai così mi diventi uno di quelli che, di fronte alla barzelletta del fantasma formaggino, dicono che gli italiani sono percentualmente codardi come i francesi, quindi la barzelletta non ha senso.
E mi smorzi l'entusiasmo.
Comunque, come ti ho già detto, grazie della tua passione, mi fa piacere e la apprezzo.
Spero che tu non ti sia offeso, in bocca al lupo per il tuo blog, e amici come prima, spero.
Ciauz

dario ha detto...

Heike, sai cosa? Io il tuo blog non lo capisco.
Cioe', non e' che non apprezzi l'umorismo che ci sta sopra, anzi, lo trovo molto curato e mi fa divertire tanto che quando apro il tuo blog (in genere dall'ufficio) mi faccio certo che i colleghi non mi vedano, altrimenti sniffano d'intuito che io stia cazzeggiando anziche' lavorare eccetera eccetera.

E' che non capisco invece certe cose. Fino a oggi compreso pensavo che Urakidany fosse un tuo alter ego, cioe' che fosse tutto finto, cioe' che nessuno di tua conoscenza fosse sposato con una giapponese ne' tantomeno vivesse in giappone, ma ti fossi inventato tu tutto di sana pianta. E perche'?

Ma ovvio, perche' sei il buffone (in senso buono ne'!!!) della compagnia. Quello che racconta la barzelletta e tira su il morale a tutti.

Ma in genere le barze hanno una morale, anche quella del fantasma formaggino.
Non sono gran che esperto ma ci sono comici che tentano disperatamente di far ridere con il puro nonsense. Ad esempio Bergonzoni e' uno di questi. Ma anche lui alla fine un fondo di morale ce lo mette.
Ora, sono io strambo che cerco sempre il significato, oppure e' l'arte stessa della comicita' che ha sempre un fondameto satirico? Boh! chi se ne frega! Sta di fatto che leggere Urakidany (questo post e i precedenti) cosi' come distaccato da ogni significato come se dicessi... chesso' "s'ode il rumore di certe uova" (Bergonzoni, per l'appunto), non mi riesce. Perche' mi vien da dire che si tratta di critiche al modo di essere dei giapponesi.

Ora questo non significa nemmeno che Urakidany (persona a se oppure tuo pseudonimo) odi i giapponesi. Ad esempio, c'era un mio compagno di corso cui tutti volevamo un gran bene, soprannominato "sporco negro". Evidentemente in quel caso l'epiteto razzista era ossimoro di un nomignolo affettuoso.
Troppo difficile pero', per me, considerare i post di Urakidany con lo stesso spirito.

Per concludere questo messaggio e questa discussione, non mi sono offeso affatto. Anzi.
E' che i miei commenti sono sempre noiosissimi cosi' perche' e' il mio stile. C'e' solo da sperare che io mi stufi di commentare i tuoi post!

Oppure potrei dire che la mia era una provocazione gratuita, il che non sarebbe nemmeno troppo distante dalla realta'.
E allora il buffone (oddio, sempre in senso buono, ne'!) farebbe bene a non incazzarsi, perche' altrimenti farebbe la figura del buontempone che prende per il culo tutti ma poi quando lo si prende per il culo a lui poi s'offende.

Ma questi sono discorsi troppo seri, hai ragione, e questo messaggio ha il sapore noioso come al solito.

Salut. e a presto (mica la smetto di commentarti sai?)

dario ha detto...

...e comunque, tanto per precisare, ce l'ho piu' lungo io!

Heike ha detto...

Ok.
Allora ripeto: Urakidany è una persona vera, è italiano e vive a Tokio, ci conosciamo dal 1989 e scrive una rubrica per il mio blog, sulla quale non applico nessun tipo di censura.
Anche altri, prima di lui, altre persone vere, hanno scritto rubriche per il mio blog.
Io non sono Urakidany.
E non mi sono offeso.
E' che le polemiche dopo un po' mi annoiano.
Ciao.

Peephee ha detto...

Scrivo questo commento solo per esprimere che tutte queste polemiche hanno smorzato l'entusiasmo che provo nel leggere questo blog e questa rubrica (entrambi da me letti con estremo piacere ed interesse).
Queste polemiche sfociano nel fuori tema e vanno ben oltre lo spirito di questo blog. Così mi sento defraudato e derubato di qualcosa che, pur sapendo bene che non mi appartiene, in realtà faccio mio perché lo assimilo personalmente.
E' il transfert del lettore.
Con questo non voglio impedire la libertà di espressione e critica di nessuno ma solo esprimere il turbamento (e delusione) di leggere queste righe in un blog dove siamo tutti amici, come se fossimo in un salotto dove si parla piacevolmente ma altri -molti- seguono il discorso in disparte anche senza mai intervenire. Se fossi stato in quella stanza, mi sarei alzato e sarei andato via, sperando che nella serata successiva si fosse ristabilita quella piacevole atmosfera di sempre che non mi ha mai fatto mancare il sorriso.

Ah, magari non lo so neppure io ma forse sono uno pseudonimo di Heike :-P

dario ha detto...

Orca miseria!
Be'... sotto questo punto di vista davvero non l'avevo considerata, quindi scusate e adios!
Sappiate soltanto che non intendevo defraudare proprio nessuno.
Se questo e' l'effetto allora per favore mi si cancelli i miei post fino a qui. Giuro che non la prendero' come un attacco alla liberta' di espressione.

dario ha detto...

Scusa la domanda, ma... com'e' che si pronuncia il tuo nickname? Pifì?

Peephee ha detto...

Via, dario, non diciamo fesserie!!! :-) Non voglio avere nessuno sulla coscienza che per colpa mia abbandoni questo blog. Qui siamo nel salotto (buono) di Heike e siamo tutti ospiti: dobbiamo attenerci a certe regole non scritte (ehm... la macchia di nutella sul divano... sono stato io... mi spiace...).
Il mio non voleva essere una critica verso di te o il tuo pensiero ma solo l'espressione di un sentimento provato.
Sono fermamente convinto che i tuoi post, dario, siano interesanti (e infatti li ho letti tutti con attenzione) ma non li ho trovati coerenti con lo spirito del blog.
Io vengo qui per sorridere, non per riflettere.
Quindi continua a postare qua (magari un po' più... eh!... e un po' meno... eh!... insomma, prendilo come un mio personale suggerimento a cuor leggero), altrimenti mi sentirò colpevole e ti verrò a cercare sul tuo blog fino a stressarti per farti tornare qua dove tutti (ad eccezione di quelli che passano esclusivamente per lasciare richieste di link) facciamo parte dello stesso gruppo.

Sì, il mio soprannome è Pifi ma la trascrizione che preferisco di più è Peephee.
:-)
Ciao a tutti
(e scusate per l'intrusione: di solito vengo qua solo per i salatini)

dario ha detto...

Oh, che paranoie!!! :-)
Cavoli, tu hai lasciato la macchia di nutella sul divano? Io ho lasciato troppe parole.
Cioe', mi sono fatto prendere un po' la mano dicendo la mia. Punto.
E lo vedo anch'io che la discussione stona. E a parziale mia discolpa posso dire solo che la discussione non e' che l'ho portata avanti da solo, mi pare.
E il mio adios non era definitivo. Solo una intenzione di scrivere, d'ora in poi, commenti cazzata, invece che la mia opinione, o magari, se saro' abbastanza bravo, la mia opinione sottoforma di cazzata.
Questo mi sembra lo spirito giusto. E se arrotoli questa discussione e vai a vedere il mio primo commento lassu', vedrai che si tratta proprio della mia opinione sotto forma di cazzata (o almeno era un palese tentativo di ottenere questo risultato).
In ogni caso mi redo conto anch'io che 'sta discussione era stupida, perche', anche in un blog serio, si sarebbe trattato di chi ce l'ha piu' duro, visto che Uraki non era affatto disposto a prendere in considerazione le mie critiche, ne' vice versa, per altro.

Ma il difficile, per un polemicone come me, e' trovare il modo di uscirne con erezione ancora alta.

Heike ha detto...

Chiudo i commenti a questo post, che mi sono rotto.