mercoledì, marzo 17, 2010

Il mio nome è legione

Nei commenti al post precedente c'è Dario che mi dice (cito testualmente):

Tutto vero quello che dici, ma qual'e' l'alternativa? Davvero con un governo di... per dire... Bersani, le cose andrebbero meglio? Forse non ci sarebbe la stessa arroganza nei ditoni puntati al petto, ma mi pare che la situazione politica non sarebbe gran che' diversa, e quei cazzoni che votano Berlusconi e Lega mi sa che non starebbero comunque meglio se avessero tutti in massa votato DS... PDS... PD.

Mh.

In genere ai commenti rispondo nei commenti (tranne a quelli di VampireBudina, perché per lei - lo sapete - ho un debole), perché è lì che c'è il dialogo, nei commenti leggono solo i visitatori assidui, i post li leggono un po' tutti, se rispondo con un post dedicato finisce che parlo dalla cattedra, sembra quasi che mi metta a dare di cretino ad uno in pubblico.
Detto questo.
Dario, sei un cretino.
No, aspetta a offenderti, non sei un cretino te come persona. Sei un cretino in quanto figura, diciamo così, mitopoietica. Son sicuro che te sei un gran bravo ragazzo, ti piace la natura, sei politicamente impegnato, sicuro laureato, fai la raccolta differenziata e aiuti le vecchie a attraversare la strada, ma hai lasciato quel commento un po' gonzo e adesso finisci per passare da quello che magari non sei, cioé il cittadino indignato ma anche disilluso sullo stile beppegrillesco, un "ah ma tanto sono tutti uguali, che credete, le ideologie, ah, siete tutti degli illusi, questa gente vi ruba in tasca mentre voi vi illudete, ah, poveri fessi, questi non riparano nemmeno le buche in terra, in inghilterra fanno questo e quello, in america vanno in prigione, la germania poi, noi invece come lo swaziland" e così via, con una dotazione di ironia che nemmeno, tipo, lo swaziland.

Allora.
Mi chiedi se penso davvero (quel "davvero" va inteso ridacchiato, e detto alzando il sopracciglio in tono derisorio) se con un governo di, non so, Bersani, le cose sarebbero migliori.
Dario, stai scherzando?
Le cose sarebbero migliori anche con un governo di Sbirulino, altro che Bersani. Bersani è stato un buon ministro, Rosi Bindi è stata un buon ministro, pure quella merda di D'Alema è stato un buon ministro degli esteri. Cazzo, di quello che abbiamo adesso era meglio perfino il governo di Giuliano Amato, che almeno i conti li sapeva fare, e ho detto tutto.
Poi, se mi vuoi dire che la colpa della crisi non è di Sberluscone, va bene, son d'accordo. Però, vedi questo: se un terremoto mi tira giù casa, la colpa non è del governo, ci mancherebbe, ma se dopo un anno casa mia è ancora sdraiata sul marciapiede perché nessuno fa niente nè permette a me di fare qualcosa, allora sì, la colpa è del governo, cioè di chi le cose le deve fare (o far fare).
Ora noi siamo tutti con la casa sul marciapiede - questo è metaforico per tutti meno che per gli aquilani (solidarietà, gente). Io con Sberluscone ce l'ho non perché ha fatto crollare le cose, ma perché non le aggiusta. Porca miseria, è l'uomo più ricco e potente d'Italia e non trova uno, dico uno, che sappia scrivere una legge per il riordino del mercato del lavoro? Per la riforma delle pensioni? Per la riforma della giustizia? Questo non è un colpo di stato, questo è un colpo di sonno.
Mi dici che la situazione politica non sarebbe diversa con Sbirulino al governo.
Mi dici: qual'è l'alternativa?
Questo, questo è il nostro problema.
Il continuare a dire "eh, ma che alternativa c'è? Bersani? D'Alema? Bfff!" Porca miseria, c'avete BERLUSCONI AL GOVERNO! BERLUSCONI AL GOVERNO! Quest'uomo non governa, si fa i bagni di folla e poi le saune con le barely legal!
Legittimo impedimento?
Bavaglio alla stampa?
Decreto interpretativo?
Leggi ad personam?
Ma che è, un delirio? Ma cosa state dicendo?! Ma c'è qualcuno che sia in grado di andare da un qualunque maledetto elettore pdl estimatore di Sberluscone e dirgli IL TUO PRESIDENTE NON STA FACENDO NIENTE, QUESTO GOVERNO E' IMMOBILE COME IL DUOMO DI FIRENZE, LO VUOI CAPIRE O NO DECEREBRATO?
E poi: com'è che bisogna sempre dirci che siamo degli imbecilli? "Eh, probabilmente anche se al governo ci fosse il PD-DS-PDS-PCI-PSIdUP-Spartachisti-Iloti di Sparta la situazione non sarebbe migliore..." Ma che ne sai, porca miseria! Magari navigheremmo in fiumi di nettare e ambrosia. Ma anche se no, sarebbe comunque meglio che avere un governo dinamico come un blocco di sorda ghisa, non ti pare?
A me un governo di destra va pure bene, se è espressione democratica e SE fa ciò per cui dovrebbe esistere. Questi sono eletti, ma non-fanno-una-sega-di-niente-da-nove-anni.

Il PD è una costante, costante delusione. Ma per me continua a essere meglio dei cespuglietti che fiorivano anche nel sottoscala scandendo slogan di lotta e di battaglia solo per riempirsi la bocca. Mi si diceva: non ti fidare di chi parla di morire per un ideale, perché in genere a morire ci manda gli altri.
Gli elettori a sinistra del PD sono tutti morti, perché tutti erano pronti a morire pur non di non cedere di un passo. Ecco, bravi, continuate così.
Il baratro si è mosso, mentre eravate fermi, e vi ha inghiottiti.
Anzi, ci ha inghiottiti.
Tutti.

martedì, marzo 09, 2010

Meu amigu Charlie Brown

Io, sarà che son facile da intortare, ma quando qualcuno mi racconta delle cose che non stanno né in cielo né in terra, alla fine l'abbozzo sempre, se me le racconta bene.

Se c'è uno che è un minimo - ma proprio un minimo - aggressivo, stento a replicare, anche se sta dicendo delle grandissime vaccate.
L'autorità mi infonde insicurezza.

In un bar, domenica mattina. Heike entra con la sciarpina equa e solidale e il cappotto peloso da povero, si avvicina al bancone e chiede una tisana al rosmarino. Accanto a lui un uomo alto, grosso, abbronzato, con il nodo della cravatta grosso quanto la testa di un seienne, spiega come dovrebbe andare il mondo ad un invisibile interlocutore, mentre regge in mano un mojito.

- Perché i SUV consumano meno dei motorini, lo sai? L'hanno dimostrato in Svizzera, un ente di ricerca che lavora per l'ente spaziale europeo, che un SUV parcheggiato in seconda fila sulle striscie pedonali riservate agli handicappati col motore acceso i finestrini aperti e lo stereo che manda a tutta canna l'ultimo CD di Giggi D'Alessio comprato da un senegalese di merda, ecco, questo SUV inquina meno di un Ciao spento. Meno di una bicicletta ferma, anche. E la gente, che è stupida e non si informa, la gente non lo sa. Per esempio te, cosino - si volta verso Heike e gli punta il dito sul petto, rompendogli una costola - lo sapevi? Eh?
Heike scrolla le spalle, guardando a terra:
- No, io no. Vo a piedi.

Quando qualcuno mi dice una cosa puntandomi il ditone sul petto, io tendo a dire si si ha ragione la prego non mi faccia del male, il che, ne convengo, è molto poco vicino al tipo di persona che vorrei essere. Tipo, mi dico che se ci fosse la guerra civile spagnola andrei a combattere contro il fascismo nelle brigate internazionali, ma questo perché adesso la guerra civile spagnola non c'è, ci sono solo sangria e paella, quindi vado sul sicuro. Probabilmente se una tempesta magnetica mi trasportasse indietro nel tempo fino agli anni trenta, precipitandomi su un treno diretto a Madrid con un fucile in mano, finirei per nascondermi nel bagno del vagone.
Fino alla fine della guerra.
E quando il controllore bussa per chiedere il biglietto, farei la voce da signora anziana col femore rotto.

Come conseguenza di questa mia carenza in termini di testosterinicità, ho sviluppato quella che altri chiamano la "sindrome da signore sbeffeggiato in pubblico che sta rendendo sempre più sferzante la risposta che NON ha dato".
Mi sfogo dopo, insomma, da solo. In macchina (ma non quando sono fermo in coda al semaforo, che qualcuno potrebbe pensare che sono pazzo solo perché sto gridando contro lo sterzo), sotto la doccia (lo scròscio dell'acqua copre le grida), in sala prove (la affitto quando sono molto arrabbiato, ha le pareti insonorizzate e posso urlare quanto voglio), in fumetteria (tanto lì gridano tutti, è un luogo rilassante).
Questo sfogo posticipato mi porta ad assumere un atteggiamento vagamente rassegnato, per cui se il paese nel quale sono nato, vivo, lavoro, pago le tasse, ecco, se in questo paese governano i fascisti da non so più quanto e piangono miseria e si lamentano e mi puntano il ditone sul petto e minchia se scassano, ecco, io mi rassegno, chino il capo, scrollo le spalle e dico "pazienza".
Però poi urlo, nella solitudine delle mie stanze (il bagno).
C'è poi da considerare che sono una persona fondamentalmente autistica, sono uno di quelli che crede che il miglior software mai creato siano gli spreadsheet, e mi diverto a mettere i numerini su excel. Questa mia dedizione alle scienze esatte (e al solipsismo) comporta che, qualunque cagata questo governo di fascisti dica, finisco per creare un foglio di calcolo per confutarla, quindi, eccoci al punto di questo post.

Con l'aiuto di Wikipedia ho calcolato che.
L'Italia repubblicana ha un governo suo autonomo da, ad oggi nove marzo, 25253 giorni.
Di questi, un esponente comunista ha fatto parte dell'esecutivo per giorni 1046, ovvero il 4,5%.
Forza Italia è stata al governo per 2053 giorni, cioè quasi il 9% del totale.
Il doppio dei comunisti, per dire.
Dal 1994 Berlusconi è stato presidente del consiglio per 2723 giorni su un totale di 5782.
Dall'11 giugno 2001 è stato capo del governo per 2471 giorni, il 77,4% del tempo del mondo reale, con un intervallo di 722 giorni di miseria e Mastella del governo prodi.

Insomma, Berlusconi e i suoi stronzissimi amici sono al governo di questo posto dal 77,4% degli ultimi nove anni, e continuano a picchiarmi i loro ditoni sul petto dicendomi che se il mondo va male è tutta colpa mia. Ma insomma.
Sei andato al governo che mi schiacciavo i brufoli e sei ancora lì, e che hai fatto?
Volevi separare le carriere dei giudici e non hai fatto una sega.
Volevi fare la riforma delle pensioni e non hai fatto una sega.
Volevi cancellare lo statuto dei lavoratori e non hai fatto una sega.
Volevi il ponte sullo stretto, le centrali nucleari, le grandi opere e non hai fatto una sega.
Volevi cacciare tutti gli immigrati e non hai fatto una sega.
Cazzuola, c'era da levare i calcinacci (i calcinacci cazzo, i calcinacci, che basta una ruspa) a L'Aquila e no, c'avevi da fa'.
Dice, per forza, i giudici lo perseguitano e lui deve perdere tempo a prepararsi per i processi, non trova il tempo per governare.
MA METTETECI UN ALTRO ALLORA, PORCA MISERIA! Fini, Maroni, quell'idiota di Bondi, metteteci qualcuno a fare qualcosa, ma fatelo, porca di quella zozza ladra impestata.

Ora, è chiaro che io non è che voglio che fai quello che vuoi, ma l'unica cosa peggiore di un governo fascista che fa porcate è un governo fascista che fa porcate ma non fa nemmeno arrivare in orario i treni. E la gente che vota Berlusconi, che vota Lega, sta meglio ora o stava meglio dieci anni fa?
Per dire, eh.

Che a questo punto, mi sa, il problema con la gente che ti punta il dito sul petto non ce l'ho solo io.

venerdì, marzo 05, 2010

Un giustificato motivo per (23)

Ok, questo e poi basta.
Il prossimo post di Giangi sarà ospitato su una piattaforma dedicata, che qui non se ne può proprio più.
Date soddisfazione però, commentatelo più che potete.
PS: sto preparando una nuova fase del Blog Ottuso, che qui sennò si brancola.
Heike

Eh si caspita, stiamo andando indietro,
si ma col treno, non parlo dell'impianto politico-sociale ed economico in cui da anni stiamo naufragando, quello ormai è assodato, non deve inventarsi o dar prova di convincimento, anzi se possibile gradirei una tregua di almeno 1 settimana.
PErdo un pò la calma,sgrano gli occhi, muovo freneticamente la testa a destra e sinistra, non mi sto facendo un trip esistenziale, non ho in mano nessuna droga pesante. Nelle ultime ore ho solo girato tre stazioni, qualche decina di vagoni e indefiniti binari, niente di illegale insomma, almeno credo.
Non è possibile! questa giornata sfida davvero qualsiasi forza gravitazionale, "la cura" di Battiato a confronto rimane una semplice poesia astratta; quella che oggi vi mostro è realtà pazza, geniale, non lo so, di sicuro non va fuggita, ma abbracciata.
Ritrovo la calma, a centinaia le ipotesi su cui argomentare e, lasciando ad altri, parlo dei viaggiatori sempre più indispettiti e preoccupati, conclusioni tecniche circa possibili scambi tra treni o problemi tecnici all'impianto elettrico, mi diverte pensare che il macchinista, di fronte l'ennesimo rettilineo, decida di rallentare per poi fermarsi e dire BAsta! Basta lasciarsi trasportare, Basta seguire, BAsta con traiettorie già scritte.
Chi è che dirige qui!! Sono io maledizione, giudo io la carcassa, ed adesso si cambia marcia, una bella retro e via!
per dove...ehm...non lo so, ma di sicuro non dove mi han detto che devo arrivare,anche se questa fosse solo una banale ripicca. Domani fanno quaranta anni di ottemperato e onorato servizio, mai uno sgarro, sempre disponibile, mai una polemica,va bene qualche ritardo, ma non è colpa mia se abbiamo ferrovie dell'ante guerra. Oggi per l'unica e forse ultima volta decido io il percorso, se continuare su queste rotaie, se ed in quale stazione approdare...e già, potrei anche continuare a viaggiare all'infinito.
A questo punto mi verrebbe voglia di fare una corsa fino alla locomotiva e abbracciarlo chiudere la porta a chiave, afferrare un mappamondo e farlo girare, poi, chiudere gli occhi e con il dito dare al destino il nome di una città, offrire al mio futuro un luogo in cui cominciare.
E intanto il mappamondo gira, gira, non rallenata, così come anche il treno, il viaggio comincia finalmente ad avere un senso, quel giustificato motivo la cui ricerca mi accompagna ormai da tantissime ore pian piano prende forma, la possibilità che tutto no sia già scritto, preconfezionato, che ci sia qualcosa di pazzo e geniale in ogni cosa, in ogni sguardo in ogni colore, che esita la possibilità di scegliere e non di essere scelti.
Poso il pc, mi alzo, guardo intorno a me e rido, si mi sganascio davanti ai volti incupiti e vuoti, ricchi solo di domande inutili alla ricerca di risposte normali..
Che mi credano pazzo che mi diano dell'ubriacone drogato, intanto io e il mio treno ce la spassiamo un pò. Abbiamo deciso di dar vita ad una parentesi alternativa a questo finale di giornata, e siamo pronti ad accogliare ogni volontario a cui vada di avere, anche se per un attimo, l'idea di scegliere il proprio destino, liberandosi dello spettro della normalità per rifugiarsi nel fantastico mondo del... "ma perchè no"!

giovedì, febbraio 25, 2010

SLOWCOMIX SPACCA!! (ma con discrezione)

Questo volantino qui sopra s'è fatto io e il Nipote.
La cosa sarebbe per domani sera.
E' d'uopo presentarsi.
Cravatta nera, ovvio.Quest'altro, invece, l'ha fatto Roberto.
Anche qui bisogna accorrere, sennò male.
Anche gli abitanti delle isole.

Il video invece è dell'immortale Pitoff.
Qui basta premere play e goderne.
Ma non ditelo a nessuno.

giovedì, febbraio 11, 2010

E' tempo di distrazione! (edit)

Update: siccome taluni miei amati lettori mi hanno segnalato che le mie maldestre parole potevano essere in maniera denigratoria e/o offensiva, ho pensato di correggere parzialmente il testo di codesto ultimo post, editandolo in modo che meglio esprima il mio pensiero e il mio sentimento di amorevole fiducia verso di voi tutti, amati lettori, adorati lettori, merde maledette.
Vi voglio bene.

Ma dove sono finito?
In che senso?
Eh, non scrivo più, la gente viene a vedere se c'è un post nuovo e niente, c'è sempre 'sta caxxata dei panni sporchi che si lavano in famiglia.
Embè?
No, mi sembra una cosa fatta bene? Non ho cura dei miei adorati lettori? Li sto abbandonando, ecco cosa!
Ma no.
E invece si, ci sono rimasto male nel vedere che le visite e i commenti sono diminuiti.
Sono diminuiti? Davvero?
E che non me ne sono accorto? Non ho visto forse che al massimo riesco ad avere nove (dico 9) commenti, dei quali due di solito sono miei? Eh? Non l'ho forse visto? Non è chiaramente questo il motivo della mia disaffezione?
Ma no, veramente io...
Non devo mentire! Mi guardo! Mi guardo negli occhi! Non mi devo mentire, devo dirmi la verità! Non scrivo più perchè ci sono rimasto male e penso che i lettori siano tutti birboni!
Ma per niente, io...
NON DEVO MENTIRE! SONO UN BUGIARDO! DICO LA VERITA', FORZA, DICOLA!!
Io...
LO SAPEVO! NON RIESCO AD ACCETTARE UNA SEMPLICE CRITICA!
Cosa? Quale...
E INVECE SI! E' chiaro che penso che i lettori non mi meritino, e che debbano tutti dormire male!
Ma per niente!
E INVECE SI!
Ma no!
E allora perchè non scrivo più?
Perchè c'ho da fare.
...
Davvero.
...
No, dico sul serio, c'ho un sacco di cose da fare.
... per esempio?
Eh, per esempio. Per esempio lavoro.
Se, vabbé. A questa non ci crede nessuno.
No?
No.
Vabbene. Il fatto è che non è che non ho voglia di scrivere sul Blog Ottuso, è che non c'ho testa. La verità è che...
...
...
...
... è che con degli amici abbiamo dato vita ad una cosa, e questa cosa mi impegna un sacco.
Una cosa?
Si.
Roba di lavoro, un'impresa?
No.
Una squadra di calcetto?
No.
Volontariato?
No.
Contrabbando di droga?
No. Un'associazione culturale per la promozione della cultura del fumetto. L'abbiamo chiamata SLOWCOMIX.
Era meglio il contrabbando.

Allora, per chi fosse interessato e fosse in zona, venerdì 26 febbraio festeggiamo la prima apparizione pubblica della nostra neonata associazione, con una festa al Circolo Camarillo in Via San Fabiano 39 a Prato. Divertimento, alcool, donne nude: niente di tutto questo ci sarà, ma avremo musica e amicizia come solo i nerd sanno offrire. Non solo: chi partecipa potrà anche vincere 200 euro (ripeto: dugento) da spendere presso la fumetteria Mondi Paralleli di Prato, nostro gentile sponsor.
Stay tuned, che qui si poga.

Dimenticavo: la pagina FB dell'associazione, dove è pure possibile intuirmi. Diventate fanz, così ci tenete d'occhio.

sabato, gennaio 30, 2010

I panni sporchi si lavano in famiglia, separando i colorati

"Nessun uomo è un grande uomo per il suo maggiordomo", recita una massima di un qualche grande pensatore di cui ora non mi viene il nome. Questa acuta osservazione induce in me due riflessioni:
1 - perché si dice "massima" anche quando è corta?
2 - e se un grand'uomo non ce l'ha, il maggiordomo, perché magari ha un orientamento politico progressista ma non è D'Alema, chi è che si assume l'onere di considerarlo un tizio qualunque?
Arrovellandomi su queste e simili questioni senza riuscire a trovare una soluzione, mi sono risolto a scrivere un post che parli delle abitudini malsane e/o imbarazzanti e/o poco conosciute dei grandi uomini della storia, così come ci sono state tramandate dai loro maggiordomi (quando li avevano) o da dei passanti casuali.
Per evitare di incorrere in sgradevoli accuse di scrivere ipotesi non suffragate da documentazione che ne accerti la veridicità - come quella volta che ho scritto il post sull'avvocato Ghedini e le sue discutibili attitudini sessuali nei confronti degli animali a sangue freddo (se non vado in galera oggi non ci andrò mai) - ritengo opportuno segnalare, in calce ad ogni aneddoto, il testo di riferimento dal quale traggo l'aneddoto medesimo (questa frase è tanto involuta che non so se adesso ci vuole un punto o una virgola. Nel dubbio, metto un punto e virgola);

Napoleone Bonaparte, il celebre francese, teneva nel taschino del panciotto un taccuino nel quale annotava diligentemente data, ora e luogo di ogni turbolenza aerofagica gli capitasse. Talvolta l'energico rancio del campo di battaglia lo turbava a tal punto da costringerlo ad abbandonare le riunioni del consiglio di guerra per dedicarsi interamente alle notazioni del cosiddetto "Taccuino delle scoregge", come lo chiamano oggi gli storici. L'intera collezione dei taccuini redatti dall'imperatore in vent'anni di carriera è pubblicata negli Annales dell'Institut de Regard in cinquanta tomi (N.Sarkozy, Napoleone e i fagioli lupini, Parigi, 1996).

Giuseppe "Peppino" Garibaldy, lo sbarazzino eroe dei due mondi, mangiava solo se aveva accanto a sé un negro affamato che lo guardava. In questo modo riusciva ad alimentare la propria naturale insofferenza alle ingiustizie (P. Di Capri, Garibald' era nu' scostumat', Napoli, 1974).

Per una banale svista, la Regina Vittoria d'Inghilterra fino all'età di cinquantaquattro anni si è sempre lavata i denti con la pasta d'acciughe anziché col dentifricio. (J. J. Jameson, La toeletta della regina Vittoria, Londra, 1901)

Adolf Hitler, il buffo politico tedesco con i baffetti, aveva con la madre un rapporto conflittuale. La donna frustrava le ambizioni del figlio prevedendo un sicuro fallimento in ogni cosa che questi faceva, concludendo invariabilmente ogni frase con "oh Alfi, sei una tale delusione". Il giorno in cui Hitler conquistò il potere, chiamò la madre per dirle di essere diventato cancelliere del Reichstag, e la donna gli rispose "cerca di non rovinare tutto come al solito". Anni dopo, nel bunker sotterraneo di Berlino dove il dittatore e i gerarchi si porteggevano dai bombardamenti alleati che devastavano la città, il fuhrer ricevette una telefonata dalla madre, che gli disse che, come al solito, aveva fatto un casino terribile, e che, non appena avesse finito con quelle sciocchezze, doveva tornare a casa per mettere a posto la sua camera, che questo non è un albergo e io non sono la tua cameriera. (H. Arendt, La mamma di Itle, New York, 1973)

Madre Teresa di Calcutta, contrariamente a quanto il suo nome farebbe pensare, non aveva figli. (A. Marcuzzi, Madre Teresa di Calcutta, una santa donna che il percorso di vita mi ha stato guida nelle scelte professionali, da Le Iene a Il Grande Fratello e oltre, Milano, 2008)

Silvio Berlusconi, il celebre cantautore, ha in realtà una sordida e morbosa passione che in pochi conoscono: tramite il suo ampio e ramificato sistema di potere adesca giovani ed innocenti fanciulle dalla bellezza acqua e sapone, e le invita nelle sue stupende ville adorne di sue gigantografie in vestaglia. Le poverine restano abbagliate dalla ricchezza, dallo charme e dal buon gusto del celebre plutocrate. Sopraffatte dalla vicinanza ad un mondo che conoscono solo di fama, quello dei borghesotti arricchiti, le giovani finiscono per concederglisi, subitaneamente innamorate dell'ultra settantenne con i capelli posticci che racconta barzellette su se stesso. L'uomo, che è uomo e quindi, in quanto tale, debole nella carne, cede alla tentazione e le conduce nelle stanze segrete per fare una partita a Trivial Pursuit.
"E' uno di quelli che si impara a memoria domande e risposte. Se le legge da solo" dice Patrizia D'A., che ha partecipato a cotali eventi: "Due palle, non passa mai il turno. Tira il dado, va sulla casella e ti dice, con quella vocina da cretinetti, tutto eccitato: mi devi fare la domanda di storia. Te prendi la domanda cominci a leggere, e lui dà la risposta prima che tu abbia finito di leggere. Imbarazzante." (N. Ghedini, Il fascino discreto del coccodrillo, Milano, 2009)

sabato, gennaio 23, 2010

Il problema sono quelli come voi

Mi ero dimenticato di farlo per tempo, ma posso rimediare per la prossima proiezione.
Esiste la fuga dei cervelli, l'emigrazione dei talenti, ma esiste anche il fenomeno inverso, l'immigrazione dei talenti (arrivo dei cervelli? trapianto dei cervelli?). E' il caso del grande, ma ahimè misconosciuto, regista statunitense John Snellimberg trasferitosi a Vaiano (PO) in tempi non sospetti, prima che la ridente località si trasformasse nel congestionato centro del turismo più becero e casereccio che è adesso.
Orbene, l'autore del celebre e celebrato A BONATTI STORY propone il suo nuovo masterpiece, LA BANDA DEL BRASILIANO.
Io l'ho visto.
Ora tocca a voi.
Giovedì 21 gennaio, ore 21.00 e 22.30 al cinema Borsi in via San Fabiano 49, Prato PO.
Venerdì 29 e sabato 30 gennaio al Cinema Modena, Vaiano (PO), ore 21.30.
Giovedì 4 febbraio al Cinema Spazio Uno, Firenze, ore 20.40 e 22.30.
Sabato 6 febbraio alla Faf (Osmannoro, Sesto Fiorentino), ore 21.30.

Qui il link al sito e sotto il trailer.
Partecipate numerosi.
O saranno guai.

Dimenticavo: Carlo Monni.
E ho detto tutto.

lunedì, gennaio 11, 2010

Ne uccide più la penna. Forse.

Vi ricordate gb?
Certo che si.
Di solito, quando si nomina un autore di blog, è consuetudine inserire un link che rimanda al blog medesimo (in questo caso l'imprescindibile Insipienza astrale), ma non avrebbe molto senso, perchè il blog suddetto è abbandonato, quindi non lo linko, così impara. Ma datochesi il ragazzo é dotato di una pregevole fornace di spunti, ha aperto un blog collettivo, La Collana Della Regina, in (nel) quale pubblica mensilmente - o auspica di farlo - un racconto altrui.
Ora, voi non ci crederete, ma.
Esatto.
Proprio così.
Clark Kent e Superman sono la stessa persona.
Ma non é questo che volevo dire: volevo dire che il racconto del mese #2 (mai ho detto che fosse un'iniziativa avviata da lungo tempo) è mio.
Si intitola (dopo lunghi dibattiti e estanuanti incertezze) Appunti per uno studio sulla ritenzione narrativa, e lo potete leggere ivi.
Andate e commentate, mie schiere, fatemi far bella figura.
Son cinque-sei paginette, vi rubano solo mezz'ora di vita.
E in quella mezz'ora sarebbero passati i Testimoni di Geova.

lunedì, gennaio 04, 2010

Più un terzo continente a scelta

Con abilità, calma, coraggio
una buona strategia e un po' di fortuna
si può arrivare alla conquista del mondo

Fuori i ragazzetti, le femmine e gli uomini che si depilano il torace.
Questo è post serio, e si parla di politica.

Prima immagine: D'Alemoni
Massimo D'Alema è un fine politico, uno stratega. Quando era segretario del PDS, la sinistra ha vinto e il suo era il primo partito in Italia per numero di voti. Il suo avversario, WV, ha perso tutto il perdibile (ma ancora gli voglio bene). D'Alema è viscido, spocchioso, arrogante. E' il più bravo della classe, e di solito ci azzecca. Parla di inciucio con Berlusconi per fare le indispensabili riforme costituzionali e metà PD ci pensa su. Però, magari, forse, in effetti, se lo dice Massimo probabilmente è il caso.
Un accordo con Berlusconi.
E' come ritrovarsi nudi in un vicolo umido e buio insieme a un naziskin armato di mazza da baseball e proporgli un accordo su quali parti picchiare.
Mentre vi sta picchiando.
E grida che vi vuole morti.
E l'unica arma che avete è un souvenir del duomo di Milano.

Seconda immagine: D'AleRisiko
Vorrei ritrovare questo articolo di tanti anni fa, un'intervista a Fabio Disperso Mussi, in cui lui ricordava la gioventù di lotta e militanza a Pisa, gli anni dell'Università, l'amicizia con il giovane compagno D'Alema. Me la ricordo perchè c'era un accenno a una cosa che mi colpì tanto: le nottate intere passate a giocare a Risiko, con D'Alema che aveva una "incredibile determinazione a vincere". Perché me lo ricordo? Fondalmentalmente perché ricordo le peggiori stupidate (ma poi scordo le chiavi di casa). Questo ricordo non mi ha mai abbandonato in questi anni, e non capivo perché. Poi, alla notizia dell'ennesima proposta di inciucio da parte del vecchio Massimo, ho capito.
Nel Risiko esiste una strategia non ufficiale, anzi disprezzata, ma largamente utilizzata: è quella del territorio a scambio (chi ha giocato lo sa). Mi spiego. La base del gioco é la possibilità di rafforzare il proprio esercito attraverso l'inserimento di nuove armate, carne da cannone bella fresca, ottenibili attraverso la combinazione di certe carte. Queste carte si ottengono durante la partita, una a ogni turno di gioco, SE e SOLO SE, durante quel turno di gioco si è conquistato almeno un territorio. In breve: tocca a me, attacco un territorio, se lo conquisto ho diritto a una carta, altrimenti nisba. Date le possibili combinazioni, si possono ottenere rinforzi al massimo dopo cinque turni di gioco nei quali si abbiano fatte conquiste. Fine dello spiegone.
Ora, cos'è il territorio a scambio?
Semplicemente posso accordarmi con un avversario per lasciare sguarnito un territorio di confine in modo che lui possa facilmente conquistarlo (e prendere una carta con facilità). Ovviamente, lui farà lo stesso.
Questa tattica funziona finché il gioco non converge verso la fine. A quel punto il giocatore con la strategia migliore (o, visto che si gioca a dadi, il culo più grosso), abbandonerà qualunque tattica per concentrarsi sull'obiettivo finale, cioè la vittoria.

Immagine finale: D'Apocalisse
Ma veniamo alla morale.
A me sembra che Massimo abbia giocato talmente tanto a Risiko da averne oppreso i meccanismo di gioco e averli importati nella vita reale. La tattica del territorio a scambio (cioé mi accordo con un avversario per un vantaggio temporaneo che porta frutti ad entrambi) funziona solo se poi vinci. Se vince sempre l'altro no, mica va bene.
D'Alema, perché fai così? Dimmelo, D'Alema, dimmelo.
L'unica risposta che mi viene è che abbiamo un obiettivo così difficile da raggiungere che tanto vale cercare di sporavvivere entre gli altri trionfano e conquistano Australia, Sud America, Giappone, Territori del Nonno...sfornano rinforzi su rinforzi, attaccano con tutte le armate e fanno sempre sei-sei-cinque.
Noi, più di un tre-tre-due non andiamo mai.
Quali sono gli obiettivi che abbiamo pescato? D'Alema, dimmelo, sarò forte.
Conquistare 24 territori?
Conquistare Asia e Africa?
Distruggere le armate nere?
Dimmelo, D'Alema.
Dimmelo.

giovedì, dicembre 31, 2009

Finisce il 2009. Era l'ora.

Buonasera a tutti. Sono il dottor Ausvaldo Maramagli, consulente legale del Blog Ottuso. Scrivo su codeste pagine elettroniche per rassicurare tutti i lettori sulle condizioni di salute del mio cliente. Heike mi dice di far sapere a tutti che sta bene, che la ferita al volto sta guarendo, ma che i medici preferiscono trattenerlo ancora qualche giorno in osservazione. Si augura, inoltre, che il nuovo anno induca tutti a una riflessione e un ripensamento, e che il clima d'odio alimentato dalle centrali atomiche del male venga presto distrutto dalla superiore potenza di fuoco del partito dell'amore.
E si raccomanda che non raccogliate petardi inesplosi: essi sono pericolosi.

Nell'immagine: l'oggetto contundente che un folle, avvelenato dal clima d'odio alimentato dalle centrali atomiche del male, ha scagliato contro il bel volto di Heike, rendendolo così ancora più soffice e morbido.

venerdì, dicembre 18, 2009

La deboscia degli dei

Io alla fine sono uno timido, che si imbarazza in fretta.
Sono uno di quelli che cambia marciapiede se più avanti ci sono dei ragazzini che fanno confusione, perché sento che, come mi avvicino, due cominceranno a spintonarsi e uno mi pesterà un piede.
Finisce sempre che mi trovo in situazioni disagevoli, con tutti attorno che mi guardano, aspettando che dico un congiuntivo sbagliato, e poi mi agito, e lo sbaglio per davvero, e tutti iniziano a prendermi in giro berciando e sputazzando attorno goccioline di Flugge senza ritegno.
Mi imbarazzo facile, ma sono troppo orgoglioso per ammetterlo, e allora mi incarto in una serie di smorfie e contorsioni mentali per far credere che si, ho detto che il fagiano è un quadrupede, ma scherzavo, è evidente, lo potete capire dallo sguardo obliquo e dal mio sorriso da uomo vissuto mentre ammicco attorno, lo so benissimo che il fagiano non è un quadrupede ma un pittore veneto del seicento, ah ah ah.
Oppure mi trovo in questi convivi di adulti perennemente infoiati (uomini e donne), che farciscono ogni frase con pesantissime metafore sessuali delle quali più della metà mi sfuggono, ed è un gioco di arguzia, porca miseria, nessuno può sfidarmi ad un gioco di arguzia e pensare di avere vinto, sono il re dei giochi di arguzia, si va avanti per mezzore con questi frustrati sessuali ultratrentenni dalle frequentazioni discutibili che alludono, e alludono e alludono, cercando di mostrarsi (gli uomini) i migliori galli del pollaio, oppure (le donne) troppo intelligenti per essere blandite da mero testosterone MA, allo stesso tempo comunque interessate a vedere la mercanzia, e io cerco di partecipare alla discussione inserendo del basso profilo, così, tanto per gradire, e faccio anch'io dei motti di spirito, ma alla fine cedo, e mentre gli altri si appartano, me ne vado via scornato per non aver dimostrato di poter vincere qualsivoglia gioco di arguzia,e torno a casa vado su internet e cerco di capire il significato di quelle metafore sessuali di prima, che davvero non le capivo ma non lo potevo dare a vedere (avrei perso il gioco di arguzia), mi limitavo a ridacchiare, ammiccando, piegando la testa di lato e fingendo di aver colto gli aspetti più oscuri della battuta ("scusa, ma cosa voleva dire? Mica ho capito" "te lo dico dopo, eh eh eh").
Quindi, sono molto vicino, lo ammetto, a quei poveri disgraziati che cercano in internet la chiave per capire questo difficile mondo.
Tutto questo per introdurre il post sulle chiavi di ricerca che conducono gli ignari naviganti a codesto blog, divise per comode categorie. Enjoy!
La natura, questa sconosciuta:
- allevamento camaleonti ingrosso
- il mio cane sta buttando troppe scoreggie
- parte burocratica della lombricoltura
- non voglio che la gente schiacci i piccioni con le macchine
- come faccio a riconoscere gli escrementi di rana
Dottore, mi dica:
- dentisti cattivi
- acqua tesorino fa schifo
- puo' l'urinoterapia curare una forte allergia agli occhi?
- che avete fatto dal dentista mentre si mette l'apparecchio fisso
- davanti al computer pipi per terra
- dentosan andato a male
- mi faccio sempre la pipi addosso ! che devo fare ? mettermi il pannolino ?
- mike bongiorno berlusconi e l'urinoterapia
Il magico mondo del cinema (ma non solo):
- bambino baffi hitler film
- come si chiama quel blog dove ci sono i film??
- film algoritmo piccioni tubano
- film che sono stati uno sbaglio
- come creare un fumetto composto da lumache che si drogano
La scienza può spiegare tutto:
- come fotografare l'impossibile
- leggere fumetti rovina copertina
- probabilità di essere centrati in pieno da un meteorite
- dove si trova atlante me lo dite per favore
- come capire se ti hanno mandato una maledizione
La vita è difficile, e piena di insidie:
- anziano intralcia il traffico per ore
- abito uomo bozinsky
- come si dice marsupio ascellare in inglese?
- cosa succede se sbaglio mio numero per mese di prova faccine netlog
- discorsi da fare con un ragazzo a pranzo
- il piccolo principe sinosso
- karl gustav young suicidio
- mi hanno convocato come scrutatore alle elezioni come faccio con il mio lavoro?
- mi hanno scoperto a rubare voglio rimediare
- orario esatto per merenda
- scoreggiare a tavola galateo
Pesantissime allusioni sessuali:
- che cos è la loche nei pantaloni
- cerco pene piccolo in maturo a ravenna
- esco con una ballerina di lap dance che fa uso di sostanze stupefacenti che faccio?
- feticisti delle vene del collo
- filmati gratis di tettone sopra la quinta
- in australia anche i brutti trombano
- la figa di virna lisi
- perche' non riesco ad avere rapporti con le mignotte
- sono una ragazza porca cerco qualsiasi lavoro capito??? il mio cell è...
Unexplainable:
- escono dai fottuti muri
- che cos'e' e dove si trova il castello della droga
- conoscete la marca dei trucchi di paola barale
- parlare una lingua che tutti non capiscono
- rasoio a scoreggie
- sono parrucchiere vorrei inserirmi in teatro.come posso fare
- blog ottuso paola barale sesso con cane

Ok, tu che hai cercato l'ultima chiave, qui sopra, qualla con Paola Barale.
Si, dico a te.
So dove abiti.

sabato, dicembre 05, 2009

Un giustificato motivo per (parte ventiduesima)

- Mi scusi, capotreno, è codesto il convoglio Mestre-Oristano?
- Si signore, intende salire a bordo?
- Questo dipende se su di esso si trova già Giangi, il narratore dell'interminabile viaggio.
- Ritengo che sia così.
- Allora lascia stare vai, piglio il prossimo.

La magia del silenzio scandita dalle note di Leonard Cohen vengono ben presto interrotte dai borbottii rauchi dei viaggiatori.
Cosa avranno da lamentarsi! alla fine se avessero vissuto le stesse peripezie che ho affrontato in queste ultime cinque ore, credo avrebbero comiciato a manifestare segni certi di squilibrio e delirio. La fortuna è quindi di non assistere a scene patetiche da viaggi della speranza con bimbi in preda ad isterie devastanti, madri alla ricerca del pannolino salva gonna e padri furiosi spazientiti che cominciano a fumare una sigaretta dietro l'altra guardandoti in cagnesco cercando il tuo sguardo per avere il pretesto di accusarti di non farti abbastanza i cazzi tuoi.
Così fingo indifferenza e stupore e continuo ad ascoltare musica tra una partita a solitario e una free cell sul pc, schivando sguardi e confidando di sfuggire a quella domanda esistenziale che come temuto quella signora sulla quarantina con gli occhiali e con la bambina frignante avvinghiata al suo collo mi pone attendendosi una spiegazione scientificamente ineccepibile.
Scusi, ma che succede? Perchè siamo fermi?
Beh signora, il problema è che siamo ormai fermi da decenni e lei non se ne è ancora accorta. Non vorrei scoraggiarla ma drovremmo essere forse noi a cominciare a muoverci, a far sentire al mondo che esistiamo e non per mangiare cagare e andare a dormire. Si affacci, le sembra che siamo fermi? a me sembra che il mondo respiri ancora, si tocchi il polso e cominci a contare il tempo che sta perdendo in questo momento ponendomi questa domanda idiota!
Questo è quello che le avrei voluto rispondere.
Ovviamente è più opportuno tentare di rassicurare le sue speranze offrendole una finta parola amica e di conforto giusto per non averla tra i piedi per più di dieci secondi, liquidare la pratica con un "è tutto sotto controllo, mi è capitato proprio ieri la stessa cosa e nel men che non si dica siamo ripartiti più veloci di prima". Ah che bello! La fai contenta, la bimba smette tempestare l'aria con le sue urla indemoniate, gli uomini spengono le sigarette e siamo tutti più contenti di vivere in un mondo prendendoci per il culo dalla mattina alla sera, raccontandoci che va tutto bene che tutto si risolve da solo perchè questa è la legge del mercato, dell'economia, è la teoria della mano invisibile, talmente invisibile che riesci a sentirla solo quando un bel giorno senti pruderti il sedere.
Neanche questa è una risposta che riesco a dare. Se da una parte non sono un movimentatore di masse popolari capace di far affiorare una coscienza sociale e politica, dall'altra far finta di nulla mi rattrista, vedere pian piano il cittadino rincoglionirsi dietro una comunicazione contaminata e indirizzata verso l'atrofismo intellettuale e mortificante.
AL momento l'unica cosa che posso fare e rivolgere verso me stesso tutta l'attezione possibile cercando di condividere con mi sta accanto l'esigenza di crearsi una dimensione parallela, fatta di persone, di idee, di confronti, di vita.
SIgnora, onestamente, sono dalle undici in viaggio, posso solo dirle che stiamo viaggiando al contrario!

mercoledì, novembre 25, 2009

De Vermis Mysteriis

Le prime apparizioni di quello che, in seguito, sarebbe stato indicato col nome scientifico di Chartaebacterium Gustatens, sono, per motivi ovvi, oramai poco documentate. Rimangono tracce di quell'epoca soltanto in alcune melodie orecchiabili, e in alcune pubblicazioni scientifiche della Cairo editore.
Il batterio che, ancora oggi, è conosciuto col nome volgare di Verme Sapiente fece la sua prima comparsa nelle Americhe settentrionali. Senza alcun preavviso, interi scaffali delle più grandi biblioteche del continente si trovavano popolate di libri bianchi, che d'improvviso non contenevano più alcuna parola. Volumi che contenevano i più grandi capolavori della letteratura mondiale si trovavano ad ospitare niente altro che il vuoto, scomparendo da essi anche i titoli e gli indici. Solo talvolta sopravvivevano le prefazioni o le introduzioni scritte da celebri saggisti o curatori televisivi, ma per il resto, le parole di Moby Dick o di Great Expectations o di Wuthering Heights si dissolvevano come nebbia, svanivano, affondando nel candore della carta. Lentamente la malattia si diffuse da una biblioteca all'altra, poi alle librerie, e infine nelle case, e attaccò ogni parola che poteva essere giudicata meritevole di immortalità, consegnandola all'oblio. Narrativa, saggistica, poesia, filosofia, niente sembrava sottrarsi all'avanzare del morbo, che tuttavia denotava un comportamento orientato alla ricerca di componenti stilistiche alte: ad esempio nella Connecticut national Library di Hartford la malattia assunse un comportamento assolutamente imprevedibile, attaccando libri da uno scaffale all'altro, anche molto distanti tra loro, ma lasciando intatti, almeno all'inizio, volumi ben più vicini. La motivazione era da ricercarsi, come divenne in seguito evidente, nel fatto che il batterio era un gourmet, e andava alla ricerca di testi che soddisfacessero il suo gusto ricercato. Riproducendosi ad un ritmo elevatissimo, finiva per accellerare il processo di dissoluzione dei capolavori, e quindi finiva per ripiegare su testi di delicatezza inferiore, i best sellers, poi i tascabili, i romanzetti rosa e infine le raccolte del Reader's Digest. Tuttavia, per quanto velocemente diminuisse la disponibilità e la qualità del suo cibo, mai, mai accadde che riuscisse a divorare tutto: alcuni testi, dalla sintassi incerta e dalla grammatica imbarazzante, rimanevano del tutto indigeribili anche al vorace appetito del Verme Sapiente.
Dilagando come una peste attraverso le Americhe, non impiegò molto a raggiungere il vecchio mondo e ad infestare le biblioteche di tutto il pianeta. A nulla valsero i tentativi di proteggere i libri rinchiudendoli in cassaforti sotterranee, o imbustandoli in contenitori sottovuoto: il verme sapiente riusciva sempre a raggiungere il proprio pasto, quasi che la capacità attrattiva de I Fratelli Karamazov fosse superiore alle barriere che l'inventiva umana poteva porre alla sua rapacità.
Non solo. Ben presto ci si rese conto che una mutazione era intervenuta nel vorace batterio, e che la piaga non più già riguardava inchiostro e carta, ma qualunque supporto capace di sostenere prova di creatività artistica. Le pizze cinematografiche cominciarono a dissolversi, fotogramma dopo fotogramma; gli spartiti si trovarono a non contenere altro che chilometri e chilometri di vuoto pentagramma; nelle cattedrali l'intonaco prese il posto degli affreschi trecenteschi. E quando si pensò infine di salvare le opere rimaste digitalizzandole e riversando nei computer copie magnetiche dello scibile umano, apparvero le nuove mutazioni, i virus digitali, dei quali il più celebre fu certo il terribile (nonchè invulnerabile - persino ad Hijackthis) appetitum.exe, capace di svuotare i dischi fissi anche degli elaboratori spenti. Lo riaccendevi e, puf!, la Divina Commedia non esisteva più.
In pochi anni, il mondo fu popolato di libri bianchi, vinili vuoti, cornici che incorniciavano tele non dipinte, fotografie non impressionate. Non solo: anche in un mondo depauperato dall'arte, il batterio sopravviveva, dato che, ogni qualvolta qualcuno cercava di scrivere, traendole dalla propria memoria, le parole con le quali iniziava Il Maestro e Margherita, il batterio attaccava, e l'inchiostro svaniva dopo pochi secondi.
Così, aspettando che qualche scienziato geniale scoprisse un nuovo composto antibiotico capace di ridar vita a ciò che non c'era più, l'umanità imparò ad accettare la nuova sua condizione, e cominciò ad appassionarsi a ciò che il verme sapiente aveva trovato indigeribile e lasciato intatto, scoprendo, nei libri di Moccia, una nuova dimensione dell'esistere.
Curiosamente, i blog mai furono toccati dall'azione del verme.

venerdì, novembre 13, 2009

La porta del fulmine - parte due di due

Riassunto: il dottor Livingston (suppongo) si inoltra nella foresta pluviale per cercare tracce della misteriosa tribù dei brufolosi. Alla fine trova il loro villaggio, ma mal gliene incoglie, soprattutto per il pugnace odor di ascella che tutto si spande attorno.

23 novembre (mi sembra)
Si può provare, mi chiedo, nostalgia per ciò che mai si è vissuto?
Esiste forse un nome, per lo struggimento che ti prende a ricordare spiagge lontane, mai visitate, tramonti mai, mai visti, a sentire - o credere di sentire - odori e sapori che ricordi, ma che mai hai prima incontrato?
Cos'è quel desiderio, che ti trascina via, e che non sai più cos'è e cos'è stato, e quelle mattine splendide e luminose chissà se le hai vissute mai?
Io questi ricordi di felicità che ho, a volte non so, se son ricordi davvero, o desideri, o presagi.
Magari questa malinconia dipende dal fatto che sono prigioniero da settimane, affamato e assetato, preda di allucinazioni, probabilmente malato di malaria e rinchiuso dai brufolosi in una gabbia di tigre vietnamita (non "tigre vietnamita", ma "gabbia vietnamita". Si tratta di quelle gabbie alte un metro fatte con le canne di bambù al posto delle sbarre, molto impressionanti di primo acchito, ma devo dire scarsamente sicure: voglio dire, è una canna di bambù, con un cazzotto la rompi. E' poi anche dolcina, se la mordi, la canna di bambù. In effetti una gabbia fatta di canne di bambù è proprio una sciocchezza, questi fanno proprio le cose alla cazzo. Sicuramente sarebbe stato ben più preoccupante se mi avessere messo dentro una gabbia con una tigre vietnamita, sempre che codesto animale esista. Altrimenti andava bene anche una tigre malese. Ma non Sandokan, eh, una tigre vera, sai quelle coi baffoni. E' vero, anche Sandokan ha i baffoni. Anche più folti di una tigre malese. Di quella vietnamita però non lo so. Di che stavo parlando?).

24 novembre, forse.
La fame mi sfinisce. Mangio quando mangiano loro, cioé solo quando hanno fame, e mangiando quello che trovano in cucina. Possono passare anche dieci, quindici ore senza che si ricordino del cibo, e poi magari nel giro di mezz'ora mi portano pasta fredda, cosci di pollo, tranci di pizza, kebab, merendine, gomme da masticare, orociocsaiva e smarties, centinaia di smarties, milioni di smarties.
Ignorano ogni uso dell'acqua. Quando ho chiesto se potevo averne un po', il giorno in cui mi hanno catturato, mi hanno guardato perplessi, senza capire. Ieri, sfinito dalla sete, ho chiamato il mio carceriere (un sifilitico metrosessuale con i jeans cuciti alle caviglie da decine di spille da balia) e gli ho chiesto da bere. Si è allontanato mandano messaggi col cellulare, ed è tornato dopo mezz'ora.
Con un bricchino di Estathè.

Qualche giorno dopo, non so quanti.
Si sono finalmente convinti del fatto che non rappresento per loro alcun pericolo: non gliela smeno su come si vestono, su cosa mangiano, dove vanno, quando tornano, con chi, come si chiamano i loro amici, se qualcuno di loro fuma, beve, si droga, rimetti a posto camera tua e raccatta quei calzini che sennò non esci per un mese e guardami quando ti parlo, domani c'è il prossimo compito d'inglese, hai studiato?
Adesso circolo liberamente per il villaggio, e posso studiare il comportamento dei brufolosi nel loro ambiente naturale: la deboscia.
Ho scoperto che si dividono in gruppi etnici, che non so se chiamare caste o famiglie o cumpa, e che questi gruppi tendono ad essere tra loro in aperta competizione. Se all'interno di un singolo gruppo l'omologazione in termini di abitudini, gusti musicali e look è pressochè totale, tra le diverse cumpa sorgono muri di astio.
Quotidianamente, gruppi di indigeni spariscono dalla circolazione a orari stabiliti, riapparendo dopo un intervallo di tempo che va da mezz'ora a qualche ora, dipende da quanti telefilm o spettacoli trasmettono in successione, e dalla loro qualità. Ho stimato che una sequenza di One Tree Hill, Everwood, Il mondo di Patty può decimare la popolazione femminile della tribù sino al 70% del totale.
Il loro sistema di governo è molto interessante: si riuniscono davanti a un bar, una gelateria, una sala giochi o una panchina, e iniziano a dibattere, mostrando scarso interesse nei confronti dell'argomento in questione (ma anche di tutti gli altri). Durante la discussione si mettono le mani in tasca, le tirano fuori, si dondolano sulle gambe, si accendono un cicchino, mandano un messaggino, si rimettono le mani in tasca, si aprono e chiudono ritmicamente la zip della felpa, si alzano il cappuccio della felpa, si abbassano il cappuccio della felpa, si accendono un'altro cicchino, si siedono, si rialzano, si tolgono le mani di tasca, e così via per quelle che sembrano ore (e che sono, in effetti, ore). Alla fine non decidono nulla, e tornano a casa sfavati.
Nessuno degli indigeni sembra avere una capacità espressiva che superi lo sbadiglio. Ogni tanto qualche femmina alza la voce e inizia a muoversi concitata, minaccia qualcuno con il sostegno delle amiche, poi va via e i maschi commentano, in genere, con espressioni tipo "boh". I maschi, generalmente non ridono o schiamazzano a lungo. La maggior parte del tempo si limitano a guardare a terra, grattarsi la poca barba, pensare al suicidio e parlare di fica.
D'altra parte la vita sessuale dei brufolosi è misteriosa: non si accoppiano mai, se non verbalmente. Tuttavia sembrano capaci di approfittare di portoni bui, muretti scoscesi e genitori fuori casa per indulgere in pratiche ginniche pericolose per la salute di un adulto comune. Soprattutto per la schiena.

Nessuno di loro vuole parlare con me.
Eppure ci provo, chiedo, parlo. Provo anche a raccontare loro aneddoti sulla mia adolescenza, citando esempi di quanto ero simpa alla loro età, e quanto mi dvertivo, e quanto li invidio, e quanto dovrebbero essere felici di essere ancora brufolosi, che dopo la vita è dura e difficile. Loro mi guardano, annuiscono guardando a terra e poi se ne vanno, dicendomi che devono studiare.
Ma secondo me non è vero.
Mi incuriosiscono, sembrano sempre tristi e spaventati, e non capisco perché.
Sarà la giungla che li rende così.

Le scimmie sui rami sembra che ridano. Beate loro, che vivono la vita senza preoccupazioni, fortunate creature.

mercoledì, novembre 04, 2009

Lucca 2009

Piccola pausa per parlare dell'incontro con l'idolo delle folle.
E' quasi tutto vero. Dove per vero si deve intendere falso, e per quasi si deve intendere non completamente, e per tutto si deve intendere cateto.
E poi, porca miseria, ho conosciuto Skiribilla.



lunedì, ottobre 12, 2009

La porta del fulmine - parte uno di due

12 settembre
L'aria è pesante, viziata. L'odore di ascella si fa sempre più forte, via via che mi avvicino alla zona segnata sulla mappa come "inesplorata". I portatori indigeni, due anziani giocatori di briscola alla meno, si sono rifiutati di proseguire, lamentando gonfiore alla prostata e secchezza alle fauci. Ma io so che in realtà la loro altro non era che paura: questo territorio è tabù. Hanno paura di quello che abita la giungla, ma io no. Io vado avanti. E, se le mie ricerche saranno confermate, diventerò l'antropologo più famoso della mia generazione, uno scienziato di fama mondiale, un esploratore degno di essere ricordato.
Ma adesso devo proseguire, da solo, nella giungla ostile, se voglio trovare l'oggetto delle mie ricerche.

13 settembre
Due giorni fa ho abbandonato la civiltà, e mi sono inoltrato nella natura selvaggia, alla ricerca di una leggenda. Quando ho parlato ai miei colleghi della possibilità di trovare la civiltà perduta di Brufolosia, molti hanno riso: "sei un pazzo" dicevano "un illuso". "I brufolosi non esistono, sono solo una leggenda" "non esistono prove della loro esistenza" "oltretutto hai anche una cravatta orribile" "e vogliamo parlare dei mocassini?" e così via. Eppure, io so, ne sono certo, che le mie ricerche hanno un senso. Adesso, in questa radura in mezzo alla giungla, sento di essere molto vicino a ciò che sto cercando. Proprio questa mattina, nel profondo della boscaglia, verso nord-est, ho sentito trillare una suoneria. Se non sbaglio, era quella del gattino Virgola.

14 settembre
Tracce di gomma da masticare, cicche di sigarette, glitter, e tantissimo gel per capelli.

16 settembre
Niente da fare. Più avanzo, più sembrano spostarsi. Sono sempre un passo avanti a me, ma non riesco a raggiungerli. Eppure vorrei solo vederli allo stato naturale, osservare il loro comportamento, magari provare a parlare con loro. Dai rami degli alberi, i Nokia sembrano deridermi, con i loro cinguettii bitonali.
Sono depresso, e non ne capisco il motivo. Che ci siano ormoni nell'aria?

22 settembre
E' incredibile! Non riesco a parlare dall'eccitazione! E' stato incredibile, incredibile, o, come direbbero loro, "ganzo"! Sono ancora tanto eccitato che dovrò prendere un po' di Valium.
Allora, è andata così: stavo seguendo le tracce lasciate da un gruppo di brufolosi (nello specifico brikkettini dell'estathe), quando all'improvviso mi sono trovato circondato da un circolo di voci, anzi di sussurri. Tutto intorno a me, nel buio del bosco, occhi coperti da grossi occhiali da sole mi stavano spiando. Riuscivo ad intravedere le luci fredde dei cellulari, i pallidi monitor degli iPod, le creste di capelli che scintillavano alla debole luce che filtrava tra le fronde. Lontano, nel fondo della giungla, una voce femminile strillava a toni acutissimi, gridando frasi incomprensibili, della quali riuscivo solo a cogliere pochi termini: la tu' mamma maiala, il massi è troppo bono, devo ancora studiare stopardi, vai in cuuuulo. Io ero immobile, non volevo turbare l'incanto del momento. Non dovevano essersi accorti di me, probabilmente li ho incrociati casualmente mentre si muovevano verso le loro zone di caccia, o verso la puntata di oggi de I Griffin. Ho cercato di diventare pietra, sasso, un albero immobile, e ho potuto assistere (incredibile!) ad un rituale di corteggiamento: un maschio si è avvicinato ad un gruppo di femmine con le mani in tasca, ne ha isolata una offrendole una cicca, e poi le ha fatto una domanda dondolando su sè stesso. Lei gli ha tirato un cartone in faccia che l'ha steso.
Immagino faccia parte del rituale.
Dopo pochi minuti ero solo, senza sapere dove fossero finiti, o come avessero fatto a sparire così in fretta.

23 settembre
Sono prigioniero! Questa mattina mi sono svegliato a calci (nel senso che mi prendevano a): attorno a me, un gruppo di brufolosi, con i tatuaggi tribali a forma di acne sul viso, i piercing di riconoscimento, sulle spalle gli zaini dell'invicta, le mani troppo grandi per poter essere gestite con consapevolezza. L'odore di calzino morto è atroce.
Poi, quello che sembra il capo, un emo con i capelli completamente incatramati e le braccia piene di cicatrici da lamette, si china verso di me. Mi fissa per qualche istante e mi dice:
- Kedfrst otta sfre il vcaero.
Lo sapevo, son troppo vecchio per capirli.

(continua...)

mercoledì, settembre 23, 2009

F For Forchetta

Una questione che assilla metà della razza umana da millenni è riassumibile in una semplice questione: "perché la donna mangia sempre dal mio piatto?".
Pare infatti che sia un costume diffuso in tutte le culture che le femmine provino curiosità per il cibo che la controparte maschile sta mangiando in quel preciso momento.
- Mi fai sentire un pezzo di pizza?
- Certo.
- Mi fai sentire un sorso di birra?
- Bevi pure.
- Posso mangiare un pezzetto di tiramisù?
- Prego.
- Mi lasci un sorso di caffè?
- Si.
- Mamma mia quant'ho mangiato.
La questione è complessa, e la risposta, probabilmente, risiede nell'accettazione di una visione multisfaccettata del complesso definibile come "donna".
Questa l'opinione di Umberto Eco, che nel suo celebre saggio La mitopoiesi del succhino alla pesca studia le tracce di succo di pomodoro lasciate sulla tovaglia, ricostruendo a posteriori l'esistenza del trancio di pizza che ha transitato dal piatto dell'uomo alla vorace bocca femminile.
Tesi duramente contrastata da alcuni degli altri aderenti al movimento del Gruppo 63: Alberto Arbasino difatti, in un articolo pubblicato nel 1984 su EPOCA, così ribatte alle tesi dell'illustre collega:
"Il didascalismo analitico fin de siecle, il concetto della recherce pour la recherce, non mi disturba, sin quando ci si pone in una disamina che sia autenticamente arrembante. Ma se, au contraire, diventa solo occasione per mistificazione not really amusement, allora non può che suscitare, lungi dal mio pensiero affermare l'opposto o il differente, che sincero sdegno kompromisslos. L'atto femminino della gestualità accentuata, il desiderio incarnato e non derisorio dell'afferrare la otra comida, è puro e definitivo atto di condivisione sine qua non".
La celebre analista politica Camilla Cederna, in un articolo intitolato La violenza della sperequazione maschio-clerico-fascista intacca anche l'appetito, pone l'accento sul gesto politico dell'assaggino. Difatti, come il maschio ha per anni preteso ubbidienza e sudditanza dalla femmina, così adesso la femmina pretende equanimità dei risultati, più che uguaglianza nei diritti, mangiando le patatine del compagno (con maionese ma senza ketchup).
Non si creda che il dibattito sia da ascrivere esclusivamente all'ambito nazionale. Jacques Derrida ebbe a dire, durante le lotte del 1979: "la fenomenologia dell'azione con la quale la donna attua il proprio status di predatrice simbolica, è tutta ascrivibile all'interno del percorso demantico del termine colazione, dal latino cònfero, ovvero portare insieme, contribuire. Il pasto è gesto collettivo, adunque abbia ad essere condiviso. Punto."
Tesi che si sposa con quella di Roland Barthes che, in Non riesco a trovare gli occhiali. Ah, eccoli qui, li avevo sul naso, che sbadato!, asserisce che è forma propria del convivio amoroso la condivisione dello spazio pure alimentare, purché, chiarisce, poi la cosa sia reciproca e "anch'io possa mangiare un pezzo della roba sua".
Ma le donne non sono restie alla condivisione, afferma Massimo Cacciari nell'articolo Ho fatto colazione con la Veronica Lario e voi no pubblicato sui Quaderni del Mulino nel 2002: al contrario, sono ben disposte ad offrire parte del loro cibo in cambio di una porzione, anche più piccola di ciò che il compagno ha nel piatto. Ma se quello che ha preso lei non mi piace, che faccio? si chiede il filosofo barbuto, senza peraltro trovare risposta.

- Buonasera, avete deciso?
- Si, per me trenette al pesto.
- E per lei signora?
- Anche per me, grazie.
Più tardi.
- Ecco le trenette per la signora e per il signore.
- Grazie.
Mangiano.
- Senti...
- Dimmi cara.
- Com'è la pasta?
- Buona.
- Me ne fai sentire un po'?

martedì, settembre 22, 2009

Un guistificato motivo per (parte ventunesima)

L'ennesima puntata di questa saga interminabile scritta in prima persona dal Giangi.
Giangi, allontana da me questo calice e concludi in fretta, te priego.

Heike

Immobile, impietrito, non una lacrima, non un goccia di sudore sfiorano il mio volto, forse per il fatto che non mi accompagna un totale senso di stupore, come se in un certo senso rifiutassi solo l'idea che sarebbe potuto succedere di nuovo. Probabilmente con tutto questo ripartire e rifermarsi la forma mentis di statistico ha fatto si che annoverassi un'altra sosta tra le variabili residue, che va da se a mescolarsi con una naturale propensione a tenere tutto sotto controllo.
L'idea di rimanere spiazzato mi ha sempre affascinato ma nello stesso tempo spaventato. Parte da qui l'esigenza di non dare mai niente per sicuro, di non lasciarsi mai andare ad una scelta che sappia di volo pindalico, ma di mettere sotto esame persone, sentimenti e situazioni, di cercare strenuamente una chiave di lettura che mi permetta di assumere una posizione il più equilibrata possibile, che mi aiuti ad entrare sempre in sintonia con l'esterno, che mi renda visibile ed allo stesso tempo inosservabile.
Lo scettico blu, così mi chiama mia madre, e direi che non esista un immagine e assonanza di parole migliore per descrivermi. Se potessi raffigurarla sarebbe una di quelle figure impossibili di Escher dove gli elementi si accavallano in modo tale che l'occhio non riesca a distinguere l' elemento primo, quello dominmante che detta le regole del gioco.
Scelgo, (o forse non scelgo) di lasciarmi travolgere da questa nuova fermata; mi rimane solo un pò di amaro in bocca per dover ancora di più tardare il mio rientro a Prato.
Concerntro le mie energie, quell rimaste, sul mio mp3, sembra davvero avermi abbandonato, alla fine è arrivato il suo tempo, si vede che non era fatto per rimanere con me in questo viaggio. Un pò tutto ciò mi rattrista, non posso che ringraziarlo per avermi concesso dei momenti di grande introspezione musicale, affacciato davanti al finestrino del treno o lungo le rotaie di un binario. Peccato!
Fortuna che c'è il Pc!
Bhe meno agevole, ma non per questo meno presente nel viaggio, e di sicuro con una storia da raccontare più antica rispetto a quella dell' mp3.
Inizia tutto quando mi sono trasferito nei pressi delle Colonne di San Lorenzo, anche il quel caso il nostro incontro è nato in virtù di un abbandono, quella volta si trattava di un portatile e più che di un abbandono è stato un vero e proprio sequestro, dato che dei ladruncoli, entrando in casa mia una sera d'estate, han deciso bene di portarselo via insieme al mo costume preferito.
Non perdo tempo, lo accendo, giusto qualche minuto e sul desktop appare l'immagine di un vagone vuoto del treno, un'immagine direi più che familiare.
Mi sento già meglio!
In alto la cartella musica.
Ci vuole una canzone che dia un degno funerale all'mp3 e che dia nuova linfa al susseguirsi di una nuova e casuale compilation musicale. L'occhio cade subito su Halleluja di Leonard Cohen. Non esisite credo brano migliore per questo momento, dolce, intenso, sui suoi accordi sembrano cullarsi i ricordi di un viaggio, di un passato così vicino. Un brano che fa il vuoto intorno a se che non ammette intrusioni, dove l'accordo lascia presto spazio al vibrato gentile di una chitarra elettrica che lentamente si trasforma in un violoncello che detta l'ultima nota e che interminabile si lascia sfumare delicatamente nel silenzio chiudendo il sipario.
Giangi

venerdì, settembre 18, 2009

Chiamola favala

DRIIN DRIIN
- Pronto?
- Eh però Bloggottuso, tu sei tante parole ma pochi fatti. Dicevi che avevi tanti post pronti, ma poi gnente hai scritto, gnente. E la gente piange, Bloggottuso, perché non sa cosa pensare del fatto che te stai zitto, e i bambini muoiono in Africa e tu non scrivi, qui la gente vuole sapere, vuole che ci fai ridere, facci ridere Bloggottuso, o ti facciamo le cose che poi ti fanno male. Dicci Bloggottuso, perché non scrivi, eh?
- Eh, avevo da fare.
- E ora?
- Ora no.
- Allora scrivi, Bloggottuso, o ti facciamo del dolore.
- E va bene. Vi racconterò una favola. Dunque, c'era una volta...

C'era una volta una compagna che si chiamava Cappuccetto Rosso per la sua entusiastica adesione agli ideali marxisti. Un giorno codesta compagna parte dalla sezione Occhetto per andare dal compagno Stalin per portargli il panierino con i dolci preparati dalle compagne della festa dell'Unità. Nonostante l’avvertimento di Carlo Marx( Das Kapital, capitolo 13: non inoltrarsi nel bosco, mai, per nessuna ragione, cazzo, non fatelo mai, mai, mai!) si inoltra nel bosco.
Qui incontra il lupo cattivo, che cerca di sedurla offrendole un provino a Buona Domenica (questa metafora è abbastanza scoperta, ne convengo).

Ora, cosa farà la nostra cara Cappuccetto Cremisi?
Se pensate che cederà alle lusinghe del mondo dello spettacolo e del bavoso, anziano e lubrico canide, allora cliccate qui.
Se invece ritenete che rimarrà casta e pura nella sua socialista identà, allora cliccate qui.

PS: si! è una storia a bivi! di nuovo!
PPS: poi mi dite se vi piace.

lunedì, settembre 07, 2009

Il commissario t-Rex

In una lunga notte insonne, preda di agitazione e sudori freddi, ho capito che tutto il mio dolore e la mia sofferenza erano causati da due blocchi che non riuscivo a rimuovere: il primo era il più classico blocco dello scrittore, piantato ben profondamente tra le pieghe della mia immaginazione, al quale non riuscivo più a trovare rimedio; il secondo era localizzato in altro loco, e causato dalla tremenda ed indigeribile pizza ai peperoni della sera prima. Per ovviare al primo problema, non ho trovato altra soluzione che dirigere altrove la mia inesausta attenzione, ed utilizzare i potenti mezzi che la tecnologia di oggi mi offre per creare ciò che segue e che potrete vedere con i vostri stessi medesimi occhietti.
Per il secondo, invece, è bastata una purga.


PS: non sarà necessario, lo dico in anticipo, sottolineare nei commenti che il commissario talvolta è un tirannosauro e talvolta un velociraptor. Lo sa già. E odia chi glielo dice.