domenica, febbraio 01, 2009

Un giustificato motivo per (parte diciassettesima)

Dopo due mesi, torna Giangi.
Tra poco, torno io.
Heike

Si ricomincia!, giù per le scale proprio lì, sulla destra.
Permesso! Permesso! cerco con garbo di districarmi tra la folla viaggiante, anche se dentro di me alberga uno sfrenato desiderio di entrare di prepotenza lungo quella scia che va delineadosi nella mia mente, statisticamente approvata come il miglior tragitto possibile, ottimizzante sia in termini di tempo che di spazio che di risorse psico-idriche sprecande. Schivo, volteggio, con fare maldestro dò vita a movimenti eleganti come se stessi improvvisando un passo alla Frank Sinatra sulle note di New York New York. Il pubblico ancora una volta non pagante mi volge occhiate di scherno, cui non posso dar risposta, fortunatamente ho con me le valige che mi aiutano a mantenere un certo equilibrio, che nel mio caso somiglia forse più ad una vertgine distratta.
Salto gli ultimi due scalini con scioltezza e via!
Inizia il tunnel, si insomma il sottopassaggio.
Sinistra, destra dove vado adesso!
Quale corrente scegliere. questa volta non c'è veramente tempo nè per metafisiche nè per lanci di monetine o ricordi del passato, mi lascio guidare dall'istinto....e guarda un po'! ancora una volta mi porta a sinistra. Mentre mi involo, quello spirito razionale per un attimo assecondato e probabilmente per questo indispettito, tenta di rallentare la mia corsa, così che possa buttar l'occhio su cartelloni, tabelloni, sperando di strappare quella conferma di aver intrapreso il percorso giusto. Il passo rallenta si, ma rimane pur sempre incalzante. Ho fino ad adesso affrontato il viaggio facendo si che l'emotività di un momento trovasse modo per fondersi entro un sistema di giustificazioni possibili, razionalmente spiegabili, di cui alla fine risultava chiaro solo la loro etrena circolarità e il loro strenuo tenatativo di rispondere all'anima di un eco infinito. E' tempo di cambiare, beh diciamo almeno di provarci, quasi quasi lo chiamo crescere così mi sembra meno pesante. Mantengo una falcata sostenuta sono a metà sottopassagio, o meglio a metà della parte sinistra, in fondo cìè l'arrivo o la partenza, dipende dai punti di vista e il mio in questo caso non è proprio in grado di darne una chiara ed onesta identificazione. L'unica certezza che palesa nella mia mente è che non devo araggiungere la fine del sottopassaggio, devo fermarmi, devo svoltare, destra, sinistra,...chi può dirlo...forse il tabellone lì in fondo.
Scatto, un centrometrista nato, direbbe il mio allenatore di bocce. Ho scelto di non arrestare la corsa, quindi giusto un'occhiatina di sfuggita, e come va, va. Mal che vada svolto a caso e agguanto il traguardo. Cinque metri, quattro, tre, due, uno. E' un lampo, un sospiro, concentri tutto te stesso in quell'attimo, il cuore pompa sangue tanto da farti bruciare le vene, il tuo sguardo si assottiglia come a catturare ogni singola sfumatura dell'aria, non esiste niente intorno, solo tu e una risposta. Cercarla è inutile, ormai serve sentirla, e sei già passato. Non puoi chiederti cosa hai visto, porti con te la responsabilità di aver seguito l'istinto, di aver dato retta allo sfuggente brillare di un nome, forse riprodotto su un insegna artificiale di un sottopassagio frenetico di una stazione labirintica, ma per la prima volta impresso su un sorriso che va allargandosi mentre sali le scale di un nuovo binario.

lunedì, gennaio 26, 2009

Capitolo uno

Sono le due di notte.
Davanti, solo la striscia d'asfalto illuminata dai fari. Intorno a me una distesa di buio.
Il cielo è coperto, non c'è la luna, e nessun lampione, niente, solo, in lontananza, la luce fioca di qualche casa sulle pendici delle colline, e, ogni tanto, i fari di una macchina, lontana.
Il navigatore tace, perché non ce l'ho, e ripenso alla settimana scorsa, quando ero indeciso se comprare un TomTom o fare una donazione per un progetto di cura dell'Unicef contro il rachitismo infantile in Namibia.

Maledetti negretti.


Sono le due di notte, mi sono perso in aperta campagna, il telefono è scarico e non riuscirò mai a ritrovare l'autostrada.
Ho sonno.
Ho fame.
L'ultima cosa che ho mangiato, dieci ore fa, era un camogli freddo all'autogrill di Podenzana.
Che fame.
Che sonno.
Sono così stanco che la testa comincia a ciondolarmi, alla radio passano la Ninna Nanna di Brahms, e un intesno profumo di camomilla arriva dai campi attorno a me, io...
ATTENTO!
Qualcosa mi taglia la strada, inchiodo!
Cos'era?
Niente, forse una lepre, o un gatto.
Tiro un bel respiro, ho bisogno di muovermi, di svegliarmi, sennò qui finisco in un fosso. Spengo il motore e scendo.
Mi stiro un po', i muscoli indolenziti, sbadiglio.
All'improvviso sento un coro di ululati, non molto lontani.
Mi dico che non sono lupi, ma cani, e che quelli non erano ululati, ma simpatici guaiti, ma mi si gela il sangue: da un campo, molto vicino, arriva un rumore, come di qualcosa che si muove.
Qualcosa di pesante, che respira.
Poi, mentre sono immobilizzato dalla paura, la luna esce dalle nubi, e vedo che nel campo non c'è nient'altro che una grossa quercia, con le foglie mosse dal vento. Respiro di nuovo, e mi accorgo di qualcosa che prima, col buio, non avevo visto: sulla destra, poco più avanti, una strada taglia in due i campi, e raggiunge una casa.
Senza pensarci, salto in macchina e riparto. Faccio così, penso: suono il campanello, mi scuso per l'ora tarda, chiedo le indicazioni per raggiungere l'autostrada e riparto (prima mi scuso di nuovo).
Arrivo davanti alla casa, spengo la macchina e scendo.
Da una finestra si vede una luce accesa, c'è qualcuno sveglio, bene.
Busso alla porta.
Silenzio.
Aspetto.
Ancora silenzio.
Busso di nuovo.
Silenzio.
La porta si apre lentamente.
Appare un uomo orribilmente deforme, tanto basso da sembrare un nano, gli occhi, gonfi, che sporgono dalle orbite e la schiena piegata da una mostruosa gobba. Mi guarda, da sotto in su, e dice:
- Desidera?
- Ah...mi scuso, maaah...temo di essermi perso. Potrebbe mica indicarmi la strada per raggiungere l'autostrada?
- Si,
mi dice
- potrei.
Silenzio.
- Bene. Me...la...dice...?
Silenzio.
- No. La strada è interrotta. Il ponte è crollato. Non può passare. Ma è fortunato - gli scintillano gli occhietti - questa è una locanda. Può dormire qui, se vuole.
Voglio?
Penso alla strada buia, al sonno, al vagare senza una meta.
Forse, forse potrei rimanere qui, fino a domattina.
Lo guardo.
E' un coltello quello che nasconde dietro la schiena?

Ok gente, siamo in una impasse narrativa.
Cosa deve fare il nostro eroe?
Entrare nella locanda irta di pericoli gestita da Aigor, o risalire in macchina e cercare la via nella pianura infestata da lupi mannari?
Datemi una risposta, datemi feedback, ho bisogno del vostro aiuto per ritrovare l'autostrada!
(Per chi non l'avesse capito, sto iniziando una specie di storia a bivi, e la porterò avanti sulla base delle indicazioni che riceverò nei commenti. Vi piace l'idea?)

giovedì, gennaio 22, 2009

Ipertrofismo egotico

Tempo fa mi è capitato di partecipare a un corso di degustazione del vino (ah, ma facci il piacere, buffone).
A questo corso (tu, a un corso di degustazione del vino? Con quella faccia. Ma vattìn)...
A questo corso, dicevo, c'era un (ma chi ci crede, tanto lo sappiamo, che passi le serate fissando la parete. Un corso di degustazione. Del vino poi! Ridicolo. Assolutamente ridicolo)...
Allora, a questo corso (come se tSILENZIO! Sto cercando di scrivere un post.
...
Allora, a questo corso di degustazione del vino ho conosciuto, per la prima volta nella mia vita, uno stereotipo. C'ho parlato, l'ho guardato con attenzione. A un certo punto sono stato anche tentato di toccarlo, per essere sicuro che non si trattasse di una mia fantasia (ho preso un bastoncino e gli ho toccato la spalla. Offriva resistenza: era reale!).
Questa manifestazione della volontà cosmica, che per comodità chiameremo l'IDIOTA (si, tutto maiuscolo), cameriere dell'Enoteca Pichiorri Mazzanti Viendalmare, che ha dato il meglio di sè nella serata conclusiva del corso, improntata a una sana e robusta convivialità.
Grazie all'impareggiabile aiuto di Hg, che insieme a me partecipava alle serate alcoliche, posso riportarvi un florilegio delle sue migliori uscite della serata.
E' tutto vero.
- Viviamo in un paese garantista, i sindacati la fanno da padroni, nessuno ha voglia di lavorare (tranne lui, ovviamente)
- Io gioco a calcio da vent'anni, ti spiego io come funziona
- Vo a fumare un cicchino
- Io son stato una volta con una dell'est, sono una cultura molto diversa da noi, e io li temo, perché hanno un'economia in crescita
- Vado a little bit in the bath
- Io ho un metabolismo dovuto dal fisico dello sport, gioco a calcio da vent'anni
- Non riesco a stare in silenzio per sessanta secondi
- Gerry Scotti è uno con due palle così
- Siete mai stati a mangiare al (segue nome di ristorante mitico e/o inventato, collocato in località irraggiungibili, che per mangiarci devi prenotare tre mesi prima e dire che sei suo amico, ma vedrai è tutto pieno)
- Zelig, il primo anno, quando si guardava in pochi, era meglio
- nove volte su dieci ho sempre ragione, giocando a calcio da vent'anni...
- A Ibiza, io, due anni (no, dico)
- Questo vino è bastardo
- Una persona che ascolta mi dà soddisfazione
- Ascolta, al Twiga bisogna per forza uscire piegati da i'bbere, perché, ve lo dico io, quando ci vai ti portano sempre un boccione di mojito, e guai! se non lo finisci.
Ma il momento più bello in assoluto è stato questo:
- Ma lo sapete quanto pigliano Greggio e Iachetti a Striscia La Notizia, eh, lo sapete? Trentamilaeuro al mese, pigliano, trentamila!
Interviene una ragazza che lavora alla Endemol:
- Ma no, molto di più!
- No, ma io dicevo nel 2002, capito, mica ora.
...
Questo per dire che dopo quella serata, mi ero ripromesso di non partecipare mai, mai più ad eventi nei quali non conoscessi bene il 100% dei partecipanti.
Ieri ho infranto questa promessa, e ho partecipato ad un seminario.
Ne ho di meravigliose, ma le tengo per il prossimo post (MA VATTENE, BUFFONE!)

Non copio, cito

E' così triste venire sul blog ottuso e scoprire che anche oggi non ho scritto niente.

sabato, gennaio 10, 2009

Atlante dei luoghi sbagliati

Nota ai lettori: segue post spocchioso, arrogante e anche un po' acido.

Siccome che sono snob, voglio impararvi come si fa a diventare una di quelle persone come me che le incontrate per strada e dite "mannaggia quanto è snob quel signore".
Non sarà facile, ma con abilità, calma, coraggio, una buona strategia e un po' di fortuna potete diventare dei veri dandy.
Tanto per cominciare, bisogna fare delle rinunzie.
Ad esempio, in questa casa, niente televisione.

- C'è vita, lo so, dopo Francesco Giorgino-

Lo ammetto, all'inizio era difficile.
Era difficile, trovare ogni volta una cosa nuova da dire all'ennesimo: ma come fate senza televisione?
In genere la conversazione è questa:
- L'hai visto ieri Striscia La Notizia quando il Gabibbo ha colpito sulla testa Gigi Marzullo con un pollo di gomma? Ah ah, fantastico!
- No, non abbiamo la televisione.
- Eh?
- Non abbiamo la televisione.
- Non avete la televisione?
- No.
- Davvero?
- Eh si.
- Dai, grandi. Ma come mai non ce l'avete?
- Eh, il fatto è che nemmeno a casa dei miei la guardavo più, e anche Elle...
- Eh si, anch'io non la guardo praticamente mai. Ma i telegiornali?
- Usiamo internet.
- E se volete vedere un film?
- Usiamo internet.
- E per tutto il resto?
- Ho carta igienica in abbondanza, grazie.
All'inizio non capivo.
Non capivo come fosse possibile che due frasi come ieri sera ho visto Porta a Porta, con Bruno Vespa che raccontava tutti i dettagli della sua colonscopia e ah, ma io la televisione non la guardo praticamente mai potessero essere dette dalla stessa persona nel giro di un minuto.
Pensavo: magari è un riflesso automatico, lo faccio sempre anch'io quando mi scappa detta una cosa ma poi mi vergogno.
Ma in realtà mi sa che non è così.
Non è affatto vero che ci si vergogna di dire che si guarda il Maurizio Costanzo Horror Show o le trasmissioni del pomeriggio con coso, lì, che non mi ricordo mai il nome.
Il fatto è che, davvero, secondo me la televisione non la guarda più nessuno.
La accendi, ma poi non la guardi, ti distrai, ti fai i fatti tuoi, la segui giusto con la coda dell'occhio, perché tanto lo sai che fa schifo, è palese che è brutta ed è un bidone che contiene solo spazzatura: ma se è così, è perché ne abbiamo fatto, tutti, un uso cattivo ed esagerato: è come avere in casa un ospite che ti parla, ma siccome sai che non si accorge se tu non ascolti, allora puoi permetterti di essere maleducato ed ignorarlo, non prestargli attenzione nè rispondergli.
Tanto, pensi, dice solo cazzate.
...
Concludo.
Mi ricordo una vignetta di Altan, dovrei cercarla per farvela vedere, ma che mi frega (sono snob).
C'erano un padre e un figlio, e il figlio fa:
- Papà, ma cosa facevate la sera quando non c'era la televisione?
- Si mettevano al mondo gli stronzi come te.
Buona serata, e grazie per averci scelto.

domenica, gennaio 04, 2009

Non può essere mai come ieri

Come ogni buon blog che si rispetti, vado a salutare il 2008 con la riproposta di ciò che di meglio ci ha regalato quest'anno.
Ah, caro 2008, quanto ci mancherai. Certo, hai avuto anche tu i tuoi momenti di stanca, i tuoi errori, le tue brutte figure. Quante volte ci hai fatto pensare "no, non è proprio il tipo di anno che mi aspettavo che fosse", o "questo 2008 non è all'altezza del, che so, 1956", o anche "è stato un aprile di merda"; ma, credimi, ci mancherai, ora che non ci sei più.
Film più bello visto nel 2008.
Un flebile anacoluto, di T. Visagisti, con K. R. Stuart, V. Bruni Tedeschi e altra gente che non mi ricordo.
Lui è un quarantenne in crisi. Lei anche. Lui fa un lavoro poco stimolante, tipo il pubblicitario per la Dolce Euchessina. Lei ha che fare con persone problematiche, tipo Silvio Muccino. Vivono in un condominio, e i vicini sono dispettosi. La figlia vorrebbe isciversi a farmacia, ma c'è il numero chiuso. La macchina ha un problema al carburatore, e il meccanico è in ferie.
Ma poi, una mattina, suonano il campanello, lui va ad aprire e...niente, avevano sbagliato.
Il nuovo capolavoro del cinema italiano, passato ingiustamente inosservato da critica, pubblico e passanti.
Libro più bello letto nel 2008
Sindrome scrotosinclastica mortale, di Mike Raperunzel.
Un misterioso killer terrorizza la città, uccidendo chiunque sia disposto ad ascoltare il racconto delle sue ferie a Pinerolo. Le vittime vengono ritrovate orribilmente mutilate, con i testicoli esplosi dalla noia. Su questa terribile catena di delitti viene chiamato ad indagare Nick Othon, il celebre detective sordo.
Un thriller ad altissima tensione, dallo stesso autore di "Abbassa la musica per favore".
Disco più bello ascoltato nel 2008.
Gangsta Bloody AssassiNation, dei Terrible Soundtrack.
Un album che ha ricevuto, da parte del pubblico, minore considerazione di quanta ne avrebbe meritata, che riporta il gruppo di Waco agli antichi fasti. Se il primo brano, That Little Flowers Bouquet, non è altro che la riproposizione in chiave techno di un oscuro canto alpino (con tanto di campionamento elettronico di campanacci di mucche), è con il secondo brano, Farewell My Beauty, che avvertiamo una forte rilettura dei temi classici del gruppo: una base ritmica continua, l'uso creativo dei cori, un riff ben modulato e il finale esplosivo chiariscono quale dovrebbe essere, secondo i ragazzi texani, la direzione che dovrebbe prendere il rock al giorno d'oggi. Degne poi di nota Black Lil' Face, con un ardito mix di sonorità tribali e mandolini, e Ol' Boot, sul tema del tempo che passa e quasi traccia non lassa. Infine, a conclusione dell'album, la stupenda Oh My Beautiful Lauderette che, con un ritmo ipnotico e vertiginoso, ci parla di temi universali quali amore, sessualità, bellezza e conclude con un'incitazione a combattere i mali del mondo, come la povertà, o a cadere, inerti, a terra.
Spettacolo teatrale più bello visto nel 2008
Carlo Monni legge le poesie di Mario Luzi, con Carlo Monni.
Una scena disadorna, solo una sedia sul palco. Carlo Monni entra e ci si siede. Apre un libro di poesie di Luzi e inizia a leggere. In silenzio. Ogni tanto gira pagina, tira una bestemmia e chiede se qualcuno gli può portare una birra. A volte sbatte il libro a terra, perché le poesie di Luzi gli fanno cacare.
Blog più bello scoperto nel 2008.
Questo.
Senza ombra di dubbio.

mercoledì, dicembre 31, 2008

Che anno è?

Questo blog non vale la carta sulla quale è scritto.
Quale carta?
Buon anno a tutti.
Adesso vado a festeggiare con il trenino samba.

venerdì, dicembre 26, 2008

Gli stranieri non capiscono - Speciale natalizio

Mi sembra di sentirle, le grida di esultanza all'apparire del nuovo post dal Jappone di Urakidany.
E, per deliziarci, ci ha preparato un breve excursus sul Natale giapponese. A me ha fatto parecchio ridere.
Vi ricordo che se avete curiosità o domande sul Sol Levante, chiedete pure (nei commenti o via posta elettronica) e Urakidany sarà entusiasta di rispondervi.
Buona lettura!
Heike

Come pochi sanno, Cristo non è affatto morto sulla croce e scommetto che ancora in meno sono a conoscenza del fatto che avesse un fratello minore. Gesù è in realtà fuggito in Giappone e per la precisione nel villaggio di Shingou nella prefettura di Aomori e ad essere andato sulla croce è stato proprio lo sfortunato fratellino. Una volta scampata la morte si è sposato e ha messo su famiglia, conducendo una vita tranquilla, per poi spegnersi alla veneranda età di 118 anni. Inoltre, essendo un personaggio notoriamente portato a fare miracoli, veniva spesso scambiato per un “tengu”, una strana divinità dal naso lungo e le ali di corvo appartenente alla religione shintoista.
No, non sto delirando, almeno non io, questa è la “vera storia di Cristo” che alcuni giapponesi si tramandano e che festeggiano un giorno all’anno danzando intorno a una croce e cantando una litania in una specie di ebraico giapponesizzato. Il bello è che le decorazioni e l’atmosfera della festa sono in perfetto stile shintoista, dato che, come ho avuto modo di dire in un altro post, qui si tende a mischiare le diverse tradizioni religiose e fonderle con quella autoctona; un po’ come avviene con tutte le cose estere che capitano sotto le loro grinfie.
Questa festa, di cui allego foto, video e sito ufficiale, è per me il segno più eloquente della stupidità diffusa nella stragrande maggioranza di questo popolo; un’ebetudine che oserei chiamare “fanciullesca”. Di ben altro livello se paragonata a quella di altri paesi, intrisa però spesso di cattiveria e malizia.
In futuro vi parlerò meglio anche di altre due bellissime feste: quella del pene e della vagina, ma anche della festa delle tette scoperta da me solo di recente.
Considerando questi bizzarri festeggiamenti e molte delle loro credenze e usanze, si può capire come questo sia ancora un popolo fermo all’età della pietra, un popolo che fino a qualche anno fa (ma per alcuni è vero ancora adesso) credeva nella divinità dell’imperatore - e non a caso il 23 dicembre è festa nazionale, nella quale si commemora il genetliaco dell’imperatore, che tra l’altro dà il via al loro calendario. Eh sì perché in realtà non siamo nel 2008, ma nell’anno 18 del regno dell’era Heisei (平成, "pace ovunque").
Se queste sorprendenti e illuminanti verità non vi sono bastate, adesso spiegherò a tutti il vero valore del Natale che i saggi maestri giapponesi ci insegnano, e considerando il loro legame con Gesù direi che ne hanno pienamente il diritto.
Allora, prima di tutto “Buon Natale” in giapponese si dice “merī kurimasu” e se qualcuno osasse fare obiezioni sulla “giapponesità” di questa frase, dovrebbe fare i conti con almeno un quarto della loro lingua. È quindi meglio non porsi troppe domande.
A Natale, nonostante tutta la finta atmosfera che cercano di ricreare con gli addobbi, le musiche e tutta la fiera del consumismo possibile immaginabile, si lavora come tutti gli altri giorni. Immagino che non sarebbe educato festeggiare pubblicamente il compleanno di qualcun altro nella stessa settimana del “sacro sovrano” e poi forse vi sarebbero troppe vacanze tutte insieme no? La sera del 24 invece è molto importante passarla col ragazzo o ragazza (o amante), mangiando la kurimasu cake, una normalissima torta di compleanno con panna e fragole travestita da dolce di Natale che si può acquistare anche nei famigerati konbini, per poi concludere la serata in un love hotel a fare le cosacce e facendo diventare il Natale una semplice versione spinta di San Valentino.
Per quanto riguarda gli addobbi, quest’anno sono di moda gli alberi di Natale neri e qualsiasi riferimento alla natività è completamente assente, in quanto non è raro imbattersi in persone che ignorano il fatto che in questa ricorrenza si celebri la nascita di Gesù
I regali si fanno solo ai bambini, oppure ci si scambiano tra fidanzati, e il giorno dopo Natale tutti gli addobbi vengono immediatamente tolti per lasciare spazio a quelli celebrativi del nuovo anno, che è la loro ricorrenza più importante e che non se ne abbia a male l’imperatore.
La notte di capodanno scordatevi i botti e i brindisi che sono sostituiti da silenzio e rintocchi del gong (118 per l’appunto) provenienti dai templi che pare di ascoltare le campane che suonano a morto. Si va al tempio per ingraziarsi qualche divinità e si mangia il “mochi” una cosa gommosa ottenuta pestando il riso bollito, che ogni anno miete più vittime del cancro visto che molti vecchietti rimangono strozzati mangiandolo convinti che porti bene come le nostre lenticchie, che però se non portano davvero soldi almeno non hanno mai ammazzato nessuno.
Dico la verità, non sono religioso, ma il Natale ha sempre avuto in me un effetto particolare e, dopo essermi trasferito in Giappone, forse ho capito perché: sono convinto che lo scopo del Natale non sia solo far girare l’economia ma anche dare un po’ di respiro alle persone più disgraziate che almeno in questo breve periodo hanno l’occasione di alleviare le proprie sofferenze. A Natale ci si vuole tutti bene, siamo tutti amici e soprattutto non si soffre più.
Ecco, sembreranno le solite frasi buoniste ma io soprattutto a quella del non soffrire più ci credo davvero, secondo me il Natale porta gioia, colori e calore; poi si ritorna al grigio ma almeno si tira un po’ il fiato. Il Natale è un giorno di tregua nella guerra della vita, un giorno di respiro, magari per racimolare le forza e ricominciare presto più bastardi di prima ma intanto ci si concede una pausa che male non fa. In Giappone esistono molte poche pause e alla fin dei conti nonostante il loro sforzi e la loro nota predisposizione verso le emulazioni il Natale dei giapponesi appare come una pessima e sbiadita imitazione. Non hanno sufficiente cuore e anima per viverlo veramente e la mancanza di questa festa, vissuta come dovrebbe essere, secondo me si fa sentire. La loro vita grigia e infelice prosegue in questa direzione senza un minimo di pausa e di sollievo. Questa gente è esaurita, ve lo posso assicurare, sta male nel corpo e nello spirito e avrebbero davvero bisogno di un po’ di Natale.
Quindi questo post lo chiudo nel più scontato ma anche nel più necessario dei modi: tanti auguri di un buon Natale a tutti… anche ai giapponesi a cui almeno il 25 dicembre voglio tanto bene.

Meriiiiii kurisumasuuuuuuuuuuu
Urakidany

Alcuni link:
- Il video della festa del fratello di Gesù
- Il video della tomba giapponese di Gesù
- Il sito ufficiale della tomba di Gesù (non pensavo avrei mai scritto una cosa del genere, ndH)
- Altro sitarello
- Idem
- Poi basta

mercoledì, dicembre 24, 2008

Finalmente, il post di Natale

Caro Babbo Natale, come stai?
Ti scrivo questa letterina per chiederti i regali che vorrei ricevere quest'anno, che sono:
- la pace nel mondo
- la fine della povertà
- l'amore a chi non ne ha
- duecentomila euro in banconote di piccolo taglio non consecutive, in una valigia rossa che lancerai da una slitta trainata da renne in corsa dal ponte al chilometro 23 sulla statale 4, rallenta ma non fermarti, per l'ora e il giorno troverai domani sul Corriere un annuncio di vendita di un ciclomotore Guzzi giallo, ripeto, giallo, nel quale saranno indicate le altre istruzioni. Ricordati di fare tutto come ti ho detto se non vuoi ricevere un'altro pezzo dell'orecchio di Rudolph la renna soprannumeraria dal naso rosso.
...
Da capo.
Caro Babbo Natale, ti voglio bene.
Per favore, aiuta tutte le persone che hanno dei problemi nel mondo, e porta a tutti il castello dei gormit
...
Da capo.
Caro Babbo Natale,
ma sei dimagrito?
Guarda, ti vedo proprio bene, in forma. Poi, che eleganza sobria, questo pigiama di lana rosso coi risvolti in pelliccia di orso bianco, veramente chic. Noto poi che guidi una slitta trainata da renne, una scelta davvero coraggiosa e interessante, perché improntata al risparmio energetico e conforme agli obiettivi del protocollo di Kyoto. Mi si dice però siano animali che cagano mol
...
Da capo.
Uè Babbo, come butta?
...
Da capo.
Caro Babbo Natale, gv fpevib pbqvsvpnaqb vy grfgb va Ebg13 crepuè grzb pur dhrfgn zvffvin cbffn pnqrer va znav fontyvngr, r gh fnv n puv zv evsrevfpb (yn Orsnan). (PS: rot13)
...
Da capo.
Egregio sig. Natale, con la presente siamo a ricordarle che, qualora Lei insista a contravvenire agli accordi convenuti con la controparte sottoindicata come accaduto negli anni passati, omettendo di recare alla suddetta controparte quanto richiesto, adiremo le vie legali come da decret
...
Da capo.
Caro Babbo Natale,
fai te.

E a tutti i lettori, un abbraccio,
Heike & Elle

lunedì, dicembre 22, 2008

L'identificazione è totale

Nessuna possibilità di fuga, la strada è interrotta,
occorre ripensare al percorso fatto, tornare indietro,
o semplicemente fermarsi e cercare di capire dove stava l'errore.


LUI
Non ha più entusiasmo, si direbbe che si muova per inerzia. Se fosse possibile disegnare le linee cinetiche dei suoi movimenti nello spazio, scopriresti che sono sempre le stesse, giorno dopo giorno, mese dopo mese. I gesti si sono fissati in un automatismo che non conosce, ma che integra in sè. Si muove, parla, sorride, ma non è più lì, davvero, da molto tempo.
IO
Questi tasti li conosco anche troppo bene. A volte penso che, se guardassi con attenzione, potrei vedere emergere dai polpastrelli il profilo sottile delle lettere, incise più profondamente di un marchio. Ma non c'è più gioia, in questa cosa. Niente più meraviglia, nella scoperta.
LUI
Da quando lei se n'è andata, respira a fatica. A volte la notte si sveglia, allunga il braccio e niente, il letto è vuoto, nessun profilo familiare illuminato dalla luna. Lui l'amava, l'amava tanto da aver dato alla figlia il nome di lei, lo stesso nome, così da perpetuare nel tempo, nel futuro, il suono di quel nome, oltre i secoli, oltre gli eoni. Poi lei l'aveva lasciato per un uomo molto ricco. Per il fratello dell'uomo più ricco di tutti, per il fratello del suo padrone. E lui, adesso, vendeva materassi.
IO
Non è vero che l'ispirazione è una sorgente inesauribile, che più ne bevi e più ne arriva. Anzi, è il contrario, più ne attingi, più quella si esaurisce, fino a seccarsi. La mia, di ispirazione, è sempre stata una pozzanghera, da non scambiare per talento.
LUI
La notte non dorme. Se ce la fa, preferisce evitare di sognare. Modafinil, Provigil, Adrafinil, orexina. Prende una pastiglia e si mette davanti alla televisione al plasma. Le ore di buio sono le più difficili da attraversare. A volte trova le repliche dei programmi del giorno, e li guarda. Soprattutto si fissa sui quiz di Carlo Conti. Ne studia i movimenti, il linguaggio, le pose e i tic. Lui fa miss Italia, pensa, io vendo materassi. Cos'ha più di me? E che cos'ho, io, che non va?
IO
C'è chi ogni giorno riesce a scrivere pezzi bellissimi, e a volte anche più di uno al giorno, decine di volte al giorno. Dove la trovano tutta questa voglia? Per me è sempre un travaglio scrivere qualcosa, e partorisco sempre questi bimbetti bruttarelli, piagnucolosi e che nessuno ha voglia di coccolare. Eppure all'inizio ero bravo, credo, forse.
LUI
Almeno gli proponessero qualcosa di diverso, una fiction.
IO
Questo blog si è proprio perso per strada.

venerdì, dicembre 19, 2008

Sarcosì

Lo ammetto, ultimamente non mi sono impegnato tanto, ho fatto questo post un po' stitici, si ridacchia, due sorrisini, eh eh, poi si chiude e si va a leggere chinaski, che anche se non scrive mai, è pur sempre meglio di questa noia.
Però ho una valida giustificazione: dice il dottore che ho un gomito che mi fa contatto col piede no, voglio dire LE CAVALLETTE!!! cioè soffro della sindrome di Korsakov io mi scusi, che ore sono? Le ventitrè. grazie. prego. grazie prego scusi tornerò mi annoio.
E allora ho pensato che per far cosa gradita (per far cosa veramente gradita, dovrei far tornare Uraki. L'ho sentito oggi, mi ha detto che ci pensa sempre anche lui. Per poi svegliarsi urlando. Scherzo, entro Natale dovrebbe scriver qualcosa, studenti permettendo). Insomma, per far cosa gradita, ecco, beh si, insomma, ritorna il post sulle chiavi di ricerca.
Okay, lo so che i veri blogger questi post non li fanno più, perché è roba vetusta e noiosa, nata già vecchia e che altro non dimostra se non che la gente è piccola e idiota, tarata mentalmente e oltremodo piccola e idiota e tarata mentalmente (l'avevo già detto?...), è incapace di capire il senso dell'esistenza e del funzionamento dei motori di ricerca e spesso ha un approccio alle nuove tecnologie del tutto antitecnologico. Aprop. Mi torna in mente un episodio che avevo letto da qualche parte, sulla Guardia di Finanza che fa un'irruzione nell'ufficio di un top manager per sequestrare tutto, documenti, hard disk, CD, e il top manager, quando li sente arrivare, capisce che deve distruggere tutte le prove della sua colpevolezza. Afferra un martello e comincia a colpire la tastiera del suo computer, fino a distruggerla.
La tastiera.
Il mondo è popolato così.
Un'ultimo appunto, prima di cominciare: questa volta mi sono rifiutato di elencare qualsivoglia chiave di ricerca riguardante Paola Barale o il suo cane. Sappiate solo che, in due mesi, ne ho contate centouno. Compreso un inquietante fan club piedi di paola barale.
A voi.
PERSONE
- il calciatore più tamarro della storia del calcio
- cosa mangia Jack Nicholson
- bertinotti suv sconfitta
- giuseppe perepepe
- parlare con Hitler
PIACERE E PIACERSI
- ho 17 anni e ho le orecchie a sventola cosa devo fare
- blog di donne sole che cercano uomo a ravenna e provincia no a pagamento
- cerco un uomo maturo ciccione
NATURA, SCIENZA E CONOSCENZA
- annaffiare le piante con il vino
- quantità di naftalina per morire
- fitte al cuore e formicolio al braccio (e qui me lo immagino, il tizio che, mentre sta avendo l'infarto, va su internet per vedere di cosa si tratta. CHIAMA UN'AMBULANZA, IDIOTA!)
- la suppostina no
- io ho 17 anni e vorrei un bambino però non mi viene
- caccole enormi
- drogarsi con la lampadina
- dopo il trapianto di fegato cosa ricevi dal comune?
- ho rotto un dente con cosa posso incollarlo
- non dormo da cinque anni da chi devo andare?
SOCIETA' D'OGGI
- che eta bisogna avere per comprare gratta e vinci legalmente
- camouflage orecchie sventola
- totocalcio nella prima colonna ho fatto 8 punti e nella seconda ne ho fatto 4 ho vinto qualcosa
- viviamo in un mondo dove le cose vanno come vogliono loro
- viene pagato chi pulisce i bagni in autogrill? (no, è un hobby)
MISTERI INSONDABILI
- gli evangelisti vomitano?
- come fare le tasche per le portiere di una macchina
- se faccio scena muta alla laurea che succede
- desidero vedere il televisore come tutti.anche facendo finta che sia il 2008
- il mio amico dice che con la genetica vuole farsi crescere la coda da lupo io dico che non si può chi dei due ha ragione?

PS: so che avevo detto che non ne avrei parlato, ma...chi sono io per negarvi queste perle?
- cugini lontani di paola barale
- quanto pesa il cane di paola barale
E ho detto tutto.

mercoledì, dicembre 17, 2008

La materia di cui son fatti i sassi (è un altro post, anche se ha un titolo simile a quello di prima)

Caro Heike, ho scoperto il tuo blog da poco, e l'ho trovato molto divertente e ben fatto. Mi sembri una persona oltremodo simpatica e intelligente, e trovo che la tua ironia sia sempre ben diretta e mai volgare. Come scrivi bene Heike, e con che abilità arrivi sempre al nocciolo del discorso! Mi piacerebbe conoscerti e scambiare con te due chiacchiere sullo stato delle cose, parlare, oltre il freddo monitor, e vedere che faccia ha l'autore di un blog tanto acuto e introspettivo, quanto spassoso.
Credo proprio che sarebbe una bella esperienza!
Un caro saluto
Clemente M.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine

Clemente.
Non sei il primo che mi scrive con siffatte (o similari) parole, dicendosi mio sincero (o veritiero) estimatore (o ammiratore).
Altri, prima di te, mi hanno scritto "dai, chissà come sei simpa dal vivo", o "devi essere proprio una sagoma" o anche "mi sa che sei uno che ci sa fare con le persone", o, infine "c'hai mica cinque euro, che devo andare in treno a Lucca e mi hanno rubato il portafogli, guarda lo so che sembro un tossico che dorme per strada, ma quei soldi mi servono davvero per andare in treno a Lucca, daiiiii".
No, non sei il primo, nè, temo, sarai l'ultimo.
E' quindi giunto il tempo di una precisazione quanto mai necessaria.
Io non sono così.
Così spontaneo, arguto, ironico, no no no NO.
Sono uno con grossi problemi relazionali, e se non balbetto in pubblico è solo perché mi vergogno (a balbettare in pubblico).
Magarila prima volta che mi si incontra, faccio anche un effetto diverso, che uno/a mi conosce, ascolta le mie cazzate e pensa: ma che simpatico.
Passata mezz'ora: costui parla come fosse un imbecille.
Passata un'ora: si comporta anche, come fosse un imbecille.
Per poi, alla fine, rendersi definitivamente conto della verità: è un imbecille.
Solo che poi legge il mio blog, con interessanti considerazioni sulla società contemporanea, e si chiede:
ma chi glielo scrive?
C'è anche gente che, dopo avermi conosciuto, mi fa: ma Heike non l'hai portato?
Sono io Heike.
No dai, davvero.
Sul serio, ti giuro, sono io Heike.
...
...
Ma chi te lo scrive il blog, allora?

Perché anche essere pedante e noioso, credetemi, è un'arte.
Bisogna saperci fare, ci vogliono anni e anni e anni e anni di studi, e alla fine ci si laurea in orchite applicata.
La mia tesi di laurea verteva su una ricerca alla quale mi ero dedicato con passione, e riguardava la possibilità di riuscire a comunicare con i sassi. Più precisamente, cercai di convincere un sasso (un granito rosso) a comunicare con me.
Per sei mesi, ogni giorno, per dieci ore al giorno, mi chinavo verso di lui e gli chiedevo "Ehi, ti va di fare due chiacchiere? Eh? Ti va? Vorresti parlarmi un minuto? Mh? Dai. Per favore. Parleresti con me? Giusto cinque minuti, via. Eh? Che ne pensi? Ti va? Giusto due paroline? Mi rispondi? Mi rispondi? Che ne dici? Dai. Che ti costa? Mh? Mh? Dai" ininterrottamente.
Infine, ello in lacrime, mi rispose: "la prego, mi lasci stare".
Per la scienza fu una grande vittoria (o trionfo).

lunedì, dicembre 15, 2008

La Matera di cui son fatti i Sassi

Forse qualche lettore ricorderà che avevo preannunciato, qualche tempo fa, il ritorno di Dante Chianti, il nostro amico giramondo. Ebbene...no niente, non c'è neanche questa volta.
In compenso mi si chiede a gran voce il ritorno dello Spazzolone, la rubrica sulle chiavi di ricerca.
E invece gnente.
Perché è con gran fermento e malcelato orgoglio che introduco invece il ritorno della rubrica sul Giappone!
Ieeee!!
Alééééé!
Scherzavo.
Urakidany non mi parla più, da quando gli ho detto che penso che La ricerca della felicità sia un bel film.
Vabè, vorrà dire che dovrete accontentarvi di un resoconto di viaggi.


Basilicata's Mystery Tour

Una produzione
Viaggi della speranza
con
Heike nella parte dello sprovveduto turista
e
Elle nella parte della cinica viaggiatrice

- arrivare a Matera è quantomeno arduo (dove per arduo si intenda estremamente arduo), perché non esiste collegamento con le Ferrovie dello Stato - tempo fa pare che Trenitalia se ne sia uscita con uno spot radiofonico che diceva "questo Natale approfitta degli sconti dei treni, va a trovare zio Alfred a Bolzano, nonna Abelarda a La Spezia, zia Concetta a Matera". Spot ritirato in giornata, copywriter licenziato.
Siccome che a me guidare mi annoia, abbiamo andati in aereo, senza sapere che:
  1. il tragitto Bari-Matera con mezzi locali richiede più tempo del tragitto Pisa-Bari in aereo
  2. i suddetti mezzi locali, la domenica, se ne catafottono di te e di dove devi andare
- ma allora come abbiamo fatto ad arrivare?
- ok, forse non è proprio ben servita dai mezzi pubblici, forse arrivarci è difficile, ma poi, quando ci arrivi, eccazuo, capisci perché è Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Uno dei posti più belli che abbia mai visto (dal vivo). Quindi il mystero è: perché non è famosa e celebrata e ammirata quanto merita e si limita ad essere meta di turismo scolastico?
- il tempo ha retto per quattro giorni di sole. Più che per Matera, questo è un mystero concernente le nostre gite, di solito condite da uragani o tornado o rapimenti alieni.
- Matera è piena, strapiena di storia. Sbuca da tutte le parti. Ma è una storia di difficoltà, di lotta, fatica, te li immagini questi uomini del medioevo che scavano la roccia (che non è tufo, ma un calcare altrettanto morbido e friabile), realizzano case, grotte, cisterne, tutto con l'obiettivo di salvare e recuperare il possibile. Com'era il mondo, quando non esisteva lo spreco?
- I materani sono persone meravigliose, gentili e incredibilmente accoglienti. Io non so se funziona per tutta la Lucania, ma devo comunque dirlo: materani, grazie.
- si, tutti gentili, tranne quei due tizi che lavorano al bar in cima al palazzo della mediateca, in piazza Vittorio Veneto. Nel mio cuore li ricorderò per sempre come Crisantemo e Venerdìsanto.
- A Matera i sassi, che ci crediate o no, sono due. E li chiamano per nome, Barisano e Caveoso. Ora, la storia di questi luoghi straordinari è lunga, io non la so raccontare (e non c'ho voglia), ma vi consiglio di informarvi, per cominciare basta anche Wikipedia. E' una storia talmente incredibile che a volte non ci si crede, e quello che è successo, a questi luoghi stupendi, nel male, ma soprattutto nel bene, è veramente degno di nota.
- Infine, giusto tre segnalazioni degne di nota:
1 - se siete da quelle parti, andate a mangiare al circolo Malatesta in via San Rocco, sul Sasso Barisano. Sò communisti, sò! e ci si mangia bene (ma NON prendete il vino)
2 - prima di andare, chiedete lumi a Carlo, io l'ho fatto e mi son trovato bene. Ciao Carlo, e grazie ancora!
3 - anche se mi ha detto che lui non li legge, i blog, volevo comunque salutare Raffaele, boy-scout materano esperto di sentieri, erbe medicinali, antropologia culturale, architettura, geologia, storia delle religioni, scienza dell'educazione e tutto il resto dello scibile, Pico de Paperis che ci ha fatto da guida per due giorni, senza mai risparmiarsi.
Mannaggia, ho fatto un post noioso.
Però Matera mi è piaciuta.
Si sarà capito?

martedì, dicembre 09, 2008

Un carnaio

Questo blog ha un'emorragia di lettori che continua instancabile e progressiva, paragonabile a un flusso mestruale che dura giorni, poi altri giorni, ed altri.
Potrei chiamarlo Il Blog Ottuso - da oggi con le mestruazioni di lettori ma temo che non se ne capirebbe molto il senso ironico, e poi lo saprebbero i pochi lettori rimasti, e poi ancora meno, poi nessuno.
Non è che abbia mai avuto tutta questa folla all'uscio, gente che si spintonava per leggere l'ultimo post, no no, ho sempre avuto un'ordinata fila indiana di un lettore, che leggeva e se ne andava, dopo mezz'ora un'altro, poi dopo un'ora un'altro, ah no, è lo stesso di prima, evidentemente non aveva capito.
Ma ora, porca miseria, ci stiamo avviando verso l'abbandono, già io non ci scrivo più su questo baraccone, potreste provare voi a leggerlo, no?
Ma non ci sono post nuovi!
E leggiti quelli vecchi! Ho scritto io anche quelli, sai?
Insomma, l'emorragia è costante, abbiamo raggiunto il record negativo di 12 lettori al giorno, che per me, che una volta ne ho avuti persino 47 (quel giorno mi sono ubriacato di chinotto e spuma bionda), per me son proprio pochini. Il declino è costante. Contenuto, ma costante. A breve arriveremo a tre lettori, poi due, poi uno, e poi zero.
Dopo, comincerà la scala negativa: -1 lettore, -2, -5 lettori. Cioé i lettori saranno così disgustati dai contenuti del blog, dai nuovi post che non leggeranno, che riusciranno a essere conteggiati da Analytics come massa oscura, un buco nero di odio che cancellerà la bellezza intrinseca del Blog Ottuso, il blog con le mestruazioni eterne.
Bellezza che, ne convengo, era brutta.
Vi lascio con un piccolo aneddoto storico, un sacello di saggezza giuntoci attraverso le nebbie del tempo. Piccolo, ma meraviglioso, reperto di un fine settimana pregevole (il mio). Grazie a Max che ce l'ha riportato.
Spero lo gradiate e ne sappiate trarre insegnamento.
Polonia, 1939.
Le truppe della Wermacht hanno invaso la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale. Da ovest avanzano i carri armati tedeschi, da est quelli russi. Nel mezzo, la fragile democrazia polacca si spegne come la fiamma di una candela durante una tormenta.

L'esercito polacco si sgretola di fronte all'avanzare del nemico, e la resistenza risulta essere vana. In poche settimane, la Polonia è vinta, e solo pochi coraggiosi tentano di opporsi al nemico, organizzandosi in bande di partigiani.
Un manipolo di questi viene catturato dai soldati tedeschi e condannato alla fucilazione sul campo.
I polacchi, tutti ragazzi molto giovani, vengono condotti in un ampio spazio aperto e costretti a offrire le schiene alle armi automatiche tedesche. Le mitragliette ruggiscono, e tutti i condannati cadono a terra, morti.
Tutti, tranne uno, che rimane in piedi, illeso.
Il comandante tedesco, stupefatto, ordina una nuova raffica.
Niente, il ragazzo non viene colpito, e rimane lì, in piedi, tremante.
Allora il comandante impugna la sua pistola, la carica, e la punta alla tempia del partigiano.
Ma improvvisamente le nubi si squarciano, e una voce tonante esclama:
- FERMO! IO TI DICO CHE STAI PER COMMETTERE UN SACRILEGIO, PERCHE' QUEL GIOVANE POLACCO, UN GIORNO, SARA' PAPA!
Il tedesco alza gli occhi al cielo e risponde, stupefatto:
- E io?
- Te dopo.

mercoledì, dicembre 03, 2008

Ma insomma basta.

Ogni tanto lavoro.
Poi faccio pausa.
Mentre mi bevo un caffè, guardo la prima pagina di Repubblica.it.
La faccia di Calderoli rende tutto più sopportabile: la noia, il maltempo, il sapore del caffè della macchinetta.
Penso: se anche lui può diventare ministro....
Poi su Fiorentina.it. Commenti e pagelle dell'ultima giornata. Conferenza stampa di Gilardino, poi le ultime dichiarazioni in un italiano stentato di Corvino, con i giornalisti che scrivono quel che credono di capire. Chissà se funziona allo stesso modo anche con Calderoli (non riesco a togliermelo dalla testa).
Un giro su Google Reader, per vedere le ultime novità.
Bla bla bla.
Il mondo dei blog a volte è di una noia disarmante.
Tipo:
Quelli che "Ehi, amici, ho provato il nuovo modello di Nokia GHturbo3000 con tecnologia Naso, che ti fa telefonare, inviare SMS, MMS, e-mail, fax, insulti e maledizioni anche quando non vuoi! E' una figata!!!!"
Quelli che le immagini dei gattini che fanno cose buffissime.
Quelli che usano Twitter, e parlano di sè in terza persona, e ci scrivono cose tipo "sta guardando un film" "fa una pausa per andare in bagno" "gioca col gattino" "sta scrivendo su twitter che sta scrivendo su twitter".
Quelli che scusate se non posto più niente, ma adesso sono troppo preso da Facebook, è la frontiera del futuro, altro che blog.
Quelli che Berlusconi aiuto aiuto emergenza democratica Berlusconi Berlusconi.
Che poi, scusate se interrompo questo bellissimo e sentitissimo post in maniera 'si abrupta, ma, aproposito di politica miserevole, perché il PD mi si deve immalinconire sempre in battaglie senza senso alcuno? Prima quella cosa della presidenza di qualcosa di qualcosaltro della Rai, e su questo non cederemo di un passo, sino alla imbarazzante conclusione. Poi l'interminabile discussione su "a' dotto', dove lo metto 'sto piddì, nel partito socialista europeo, o da 'nadra parte?". Ora, la lotta proletaria per l'IVA scontata alla televisione satellitare. Perché tutta questa disutilità?
Io sono un poco affranto, lo devo dire, e mi sento circondato da un un vocìo interminabile, chiacchiere senza fine, eterne, estenuanti, e non parlo solo della politica, alla fine ci si abitua alla mediocrità, no no, parlo di un'atmosfera generica, una noia della vita che sembra ricoprire tutto, un mondo grande come un cortile pieno di animali (da cortile, chiaro), che starnazzano, pigolano, strillano, uggiolano e fanno insomma tutti quei rumori lì.
Ci vorrebbe una lingua nuova, un esperanto dell'esperienza, una lingua che non serve a dire le cose, ma a farle.
Ci vorrebbe - e si sente, che ci vorrebbe - un coraggio diverso, per imparare a capire che le cose non sono le cose, ma sono parole, e le parole alla fine sono limiti, le chiacchiere son fonte di confusione, di attriti, ci vorrebbe una macchina - e le lingue sono macchine - che ti trasmette i significati, e basta.
Ci vorrebbe una scienza nuova, penso.
Ma magari è solo questo tempaccio che mi dà noia.

venerdì, novembre 28, 2008

Perchè camminare sul marciapiedi, quando puoi farlo in mezzo alla strada?

Anni fa, ma neanche poi così tanti, io mi arrabbiavo di continuo.
Ora no, ora non più.
Ma allora si, che mi arrabbiavo.
Bastava poco, mi indignavo anche per uno che buttava una carta a terra.
Mica poi facevo altro, oltre ad arrabbiarmi: restavo lì, rosso in faccia, digrignavo i denti, stringevo forte forte i pugnetti, ma poi basta, stavo zitto (oltretutto poi quando mi arrabbio tanto la voce mi si incrina, e mi viene fuori questa vocetta stridula da suorina anziana che sta per piangere, cosa che, spero ne converrete, non è proprio il massimo quando vuoi rimarcare l'altrui errore).
Anche ora, in effetti, anche adesso mi arrabbio a volte (ma non così spesso) però ho imparato a controllare le corde vocali, piego la testona in avanti, gonfio il toracino, cerco in tutti i modi di abbassare il tono di voce che...niente, ancora suorina anziana.
Che però (ecco la differenza) non sta per piangere, è solo un pochino commossa.
Son progressi, ne vado molto orgoglioso.
Che poi, lo devo dire, motivi per arrabbiarsi uno come me, permaloso come un peperone, li trova anche nel lavandino, per dire.
Soprattutto da un anno, da quando vivo in centro, sembra sempre ci sia un concorso, o un complotto (ancora non ho capito la differenza) del mondo intiero per suscitare in me le ben note reazioni di cui sopra (vocina suora).
Vogliamo analizzare alcune casistiche di cattivo comportamento che genera brutte reazioni?
I comportamenti che mi fanno arrabbiare (o della fauna cittadina).
- I mosconi: ragazzino/a in motorino/a che passa davanti alla finestra di casa mia sei volte sei sempre senza staccare la manina/o da quel cazzo/a di manopola/o dell'accelleratore.
- Il gallo cedrone: tizio slavo che si ferma esattamente davanti alla porta di casa mia e parla al cellulare A VOCE ALTISSIMA, immagino per riuscire a farsi sentire dall'interlocutore non solo attraverso la codifica GPS, ma anche tramite decibel (se urlo abbastanza forte, la mia voce supererà la ionosfera, attraverserà gli Appennini e poi l'Adriatico e poi i Balcani).
- Lo scarabeo stercorario: Misterioso individuo che lascia i sacchetti della munnezza sul marciapiede, confidando in una raccolta porta-a-porta che non esiste, e disprezzando il cassonetto che fa bella mostra di sè dieci metri più avanti. Nessuno lo conosce, nessuno lo ha mai visto. Agisce nell'ombra muovendosi furtivo lungo i muri e rasentando le grondaie, deposita il prezioso raccolto e svanisce non appena avverte un rumore.
- Le formiche impazzite: Pedoni storditi che si muovono come fossero affetti da labirintite, vagando senza meta. Si fermano all'improvviso come colpiti da visioni mistiche, oppure scattano come centometristi tagliando la strada in diagonale, senza guardare nè a destra nè (tantomeno) a sinistra. Particolarmente randomico e precario il comportamento di infanti di età compresa tra i tre e i cinque anni, adolescenti brufolosi che si spintonano in precario equilibri, e anziane dai capelli turchini sommerse sotto strati di cerone, truccosetti e pellicce di volpino.
- I fenicotteri: fermi, in piedi, agli angoli delle strade o, più comunemente sulle porte di negozi, bar, locali pubblici, biblioteche, fumerie d'oppio. Raggruppati in comunità di tre, quattro o al massimo cinque esemplari, parlano parlano parlano ininterrottamente e contemporaneamente. L'unico movimento che fanno (oltre al muovere la lungua) è quello di spostare il peso da una gamba all'altra, fino al raggiungimento dell'intorpidimento. Se li si ascolta con attenzione, si potranno ascoltare brandelli di conversazioni del tutto sconnesse, che vertono principalmente sull'ultimo fatto di cronaca, sulle tasse, la microcriminalità, il terrorismo, il rigore su Del Piero. Si zittiscono solo quando ti avvicini e chiedi permesso, che sennò non passi. Allora si voltano verso di te, posano entrambe le zampe a terra e volano via, davanti al portone accanto. E ricominciano.
- I piccioni: Io li odio quegli animali.
- La capra: c'è a Citta Cupa questa signora, bassa, grassoccia, con le caviglie grosse, che gira sempre in bicicletta. Io non so dove vada, nè cosa faccia, nè perchè tutte le mattine, alla stessa ora, io la veda (con qualunque tempo atmosferico) in bicicletta, con la sporta della spesa nel cestino della Graziella. Però, immancabilmente, la signora, sulla Graziella, si fa tutto viale Piave e poi via Firenze in mezzo alla strada, occupando esattamente il centro della corsia. Questo, benchè accanto alla strada, tipo a due metri, esista una pista ciclabile.
Niente, lei, indomita, orgogliosa e testarda, occupa metà corsia tra gli insulti degli automobilisti. Ogni giorno.
Io, una volta, cortesemente, gliel'ho anche detto:
Heike: Signora, non vede che intralcia il traffico? Perchè non va sulla pista ciclabile?
Signora (senza neanche guardarmi): E te perchè non ci vai a fangulo?
Ma io non mi arrabbio più.

martedì, novembre 18, 2008

Un giustificato motivo per (parte sedicesima)

Altra puntata di questa saga eterna.
Giangi ci dimostra che si può parlare per ore del proprio ombelico, e poi di niente, e non avere ancora terminato le parafrasi.
A voi.
Heike

In quella che forse per la prima volta sembra non esser una fuga ho bisogno di una vera e propria dose di adrenalina, qualcosa che alimenti questo mio status di eccitazione e pienezza, che faccia da cornice e immortali per sempre il mio sguardo su cui lentamente vanno a imprimersi quelle accese pieghe di un egocentrismo sempre lasciato sottointeso nella penombra di qualche "forse" racchiuso nell leggero tremare delle palpebre.
Come un esperto radiofonico lancio il prossimo brano musicale, peccato solo non avere neanche un minuto per sceglierlo. Avrei passato ore e ore a fare avanti ed indietro fino a selezionare qualche pezzo metal anni novanta, magari dei vecchi e gloriosi Metallica, quando ancora Kirk Hammet si lanciava in assoli graffianti carichi di scale vertiginose che mi rapivano di meraviglia l'animo. Ricordo che sarei stato pronto a dare qualsiasi cosa pur di poter ripetere anche per pochi secondi quella nota impossibile, farla vibrare all'infinito. Ora come non mai riassaporo quell'emozione, quel brivido che nasce da una nota che taglia tutto ciò che mi si para davanti e che intralcia il mio cammino.
Aimè i Metllica hanno deciso di riposare ancora per un pò nell'archivio, ma a prendere la scena è quell'inconfondibile triplo rullo di cassa, secco, deciso, che fa da anteprima ad un ritmo incontrollabile a cui non si puo resistere.
E' una sequenza di note frenetiche, che balzellano tra un binario e l'altro e che si insinuano nelle vene, ammorbidendo muscoli e nervi ormai abbastanza provati dal viaggio.
E' il riecheggiare del mondo che fino ad ora ho tentato di disegnare e a cui sto dando ascolto, che pulsa, freme, che come un quadro di Kandinsky cerca di uscire fuori da una forma preconfezionata, offerta come la migliore delle soluzioni possibili.
E' un vortice di emozioni trascinate dall'incalzare incessante di accordi brillanti, che vanno ad intrecciarsi in modo indecifrabile sulle rive dell'Arno specchiandosi su colori primaverili in un inverno appena iniziato.
E' l'inno di chi sta per intraprendere una corsa contro il tempo, che non può e non vuole fermarsi davanti all'idea di poter respirare una vita qualsiasi, di chi non vuol essere scelto finchè non è in grado di scegliersi, di chi è forse troppo innnamorato di se stesso tanto da rimanenrne accecato, ma che custodisce gelosamente il ricordo di ogni lacrima versata....
It's the end of the world, forse quello che di cui i R.E.M parlano, forse quello che leggiamo sulle prime pagine dei giornali o quello raccontato nei notiziari televisivi, il mio mondo invece è giovanissimo, è nato su un binario e un giustificato motivo lo fa rimanere abbracciato ad esso.
Giangi

Nell'immagine: niente, perchè col nuovo layout le immagini entrano malissimo e mi scompaginano il codice.

giovedì, novembre 13, 2008

Vae victis

Io, secondo me, ci devo avere una faccia, che a chi la vede viene voglia di farmi piccole manchevolezze, tipo pisciarmi sulle scarpe (mentre le indosso) o passarmi avanti quando sono in coda.
A proposito di coda.
C'è una cosa, riguardo le code in genere, ma soprattutto quelle di auto, che mi sono sempre chiesto.
Ma quando uno è in macchina, ed è fermo, in coda, nel traffico, perchè suona il clacson?
Cioè, a che serve?
Perchè mi viene da pensare che quello che suona il clacson lo consideri uno strumento risolutore definitivo, tipo le trombe del giudizio, muovetevi innanzi, che i giorni stanno per finire e ho un appuntamento tra mezz'ora con il notaio Squaracquoni, marrani!
Oppure, e questa è l'idea che preferisco, colui che suona il clacson è convinto che la fila, la coda, sia causata da una macchina sola, in cima, ferma davanti ad una strada vuota, e che il guidatore si sia addormentato, o che magari, chissà, sia un filosofo esistenzialista in preda a drammi interiori (urge scuoterlo!)...
In una grande città, centinaia di automobili immobili incolonnate sotto il sole. Puzza di gas di scarico, bolgia dantesca, la furia e la rabbia travolgono tutti. In cima alla coda troviamo, immobile, una Nissan Micra color giallo canarino che occupa l'intera carreggiata. Al volante, un uomo è preda di dubbi profondi:
Filosofo Esistenzialista che guida la Micra: e se tutto, tutto non fosse altro che mera illusione? Se la realtà nascesse, spontanea, ove il mio sguardo cade, generandosi solo per volere della mia volontà? Non sarebbe dunque terribile e meraviglioso supporre che io, e io solo sia l'abitante di questo mondo, e coloro che io chiamo miei simili in realtà non siano altro che meri fantasmi, illusioni prospettiche che vagano, ondivaghe, come cosciente flusso dei miei pensieri? Perchè se così fosse, dovrei stare attento, che un solo passo falso, una distrazione, potrebbe precipitarmi in un abisso senza fondo, una voragine di incoscienza profonda eoni, dalla quale non sarebbe poss
Camionista In Coda Dietro Di Lui, Suonando Il Clacson: TI MUOVI, STRONZO!
Filosofo Esistenzialista Che Guida La Micra: Ma...?! Questo suono? (si volta e vede chilometri di coda dietro di lui) Oh no, improvvisamente capisco la mia follia. Scusate, scusatemi tutti.
Ingrana la prima, parte e precipita in un abisso senza fondo.
...
Scusate la digressione.
Dicevo.
Perchè io ce l'ho da sempre questa convinzione, che quando un barista, o un esercente in genere, mi ignora, mica lo fa perché è distratto, nossignore, lo fa perché è cattivo, e perché io ci devo avere questa faccia che eccetera.
Tipo ieri, che sono andato al cinema con Peephee a vedere Tropic Thunder (poi ne parlerò), e alla cassa mi passavano avanti praticamente tutti*, famiglie, single, cani, ciccioni obesi, ragazzine.
Alla fine, quando la cassiera ha detto "si, mi dica" al bambino di cinque anni in fila dietro di me, ho rinunciato e ho chiesto a Peephee di comprami il biglietto.
Lui mi ha pisciato sulle scarpe ed è entrato da solo.
Ma ormai ci ho fatto l'abitudine, di avere questa faccia che eccetera, non ci faccio più caso, nemmeno quando vado a cena fuori e tutti mi scambiano per un cameriere, anche i camerieri, che mi chiamano e mi chiedono se posso portar loro una forchetta pulita.
Però non sono sempre stato così, a volte mi sono anche arrabbiato e ho fatto sentire la mia voce, eccome se l'ho fatta sentire, ah si!
Per esempio, una volta ero alla biglietteria della stazione, in coda, si avvicina uno con la faccia da maniaco e cerca di passarmi avanti. Io, ignorando il coltello sporco di sangue che teneva stretto nella destra, gli faccio "signore, rispetti la fila. E' il mio turno, adesso".
Ci fissiamo, occhi negli occhi, per lunghi istanti.
Poi io distolgo lo sguardo, mi volto verso la cassa e lui mi fissa l'orecchio.
Compro il biglietto, mi incammino verso il treno, e lui sempre dietro, zitto, che mi segue guardandomi fisso.
Salgo sul treno, mi siedo, e lui pure sale, e si siede vicino a me, senza smettere di fissarmi.
Decido che non posso farci niente, è evidentemente un povero pazzo, la cosa migliore è ignorarlo, e dopo un po' non ci faccio più caso, nemmeno ci penso più.
Quando poi il treno arriva alla mia stazione, scendo, attraverso l'atrio, scendo al parcheggio, salgo in macchina e vado a casa. Parcheggio l'auto in garage, entro in casa, poso giacca e valigetta, mi bevo un bicchier d'acqua, guardo un po' di televisione, accendo il pc e controllo la posta.
Poi, siccome mi prende una certa urgenza, cerco un Topolino che ancora non ho letto e vado in bagno, mi abbasso i pantaloni, mi siedo sul wc, e a quel punto decido che ne ho abbastanza, non mi viene se c'è un tizio con un coltello insanguinato in mano che mi fissa l'orecchio, mi giro verso di lui (seduto sul bidet) e gli faccio:
- Guardi che c'ero davvero io prima di lei!
- Sei uno sfigato.
Si alza e se ne va.
- Ok, va bene, forse sono uno sfigato, ma questo fa automaticamente di me uno sfigato?
Il tizio col coltello torna indietro e gli piscia sulle scarpe.

*Questo, ed altri episodi riportati nel testo sovrastante, potrebbero non essere accaduti o essere accaduti diversamente da come descritti. Ma, nel mio piccolo cuore da orsetto, è come se fossero veri.

domenica, novembre 09, 2008

Numero dispari di denti

Ieri mi sono tolto un dente, un dente del giudizio.
Il mio dentista, che è un amico dai tempi della scuola, le settimane passate mi chiamava a casa e mi mandava sms, per sapere se avevo fatto la radiografia panoramica e quando andavo a levarmelo 'sto cazzo di dente e se stavo seguendo le cure che eccetera.
Un dentista così, averlo sempre avuto.
Che la mia dentista di prima, brava, eh, porca miseria, ma quando le dicevo mi levi questo dente Chiara, che quando mi si infiamma io non ci dormo la notte, piango dal dolore, lei mi rispondeva massì massì, quando poi ti dà fastidio lo togliamo, intanto prendi un po' di aulin e il dentosan e io la guardavo e mi chiedevo ma quante persone devo aver ammazzato, nella vita precedente.
E invece il mio dentista di adesso mi guarda la bocca, sospira, scuote la testa, mi dice che sono un imbecille e meriterei di essere schiacciato da un TIR, poi mi fa la richiesta per la radiografia e mi scaccia dallo studio.
E la radiografia è una figata, devi indossare una giacchettina di piombo, ti mettono in bocca un bastoncino e ti dicono non si muova, poi ti sembra che tutti ti guardino come si guarda un cane al canile, dieci minuti prima dell'iniezione letale, il dottore ti dice resti immobile e rimani solo nella stanzetta, tu e la macchina dei raggi X. Tu resti fermo e il macchinario comincia a muoversi tutto intorno alla tua testa, e pensi che oggi pioveva e morire in un giorno di pioggia ha un qualcosa di molto metaforico.
Poi la macchina si ferma, entra il tecnico e ti dice di tornare tra due giorni a riprendere la lastra.
La lastra? Ma non si chiamavano lapidi? pensi.
Io da sempre c'ho questa fobia, piuttosto comune ne convengo, dei dentisti, che è un po' la fobia del dolore, ma soprattutto è la paura dell'essere in balìa di gente che non conosci , che ti mette in bocca robe di ferro pesantissime, io i denti sempre sani, giusto due cariette vent'anni fa, ma gli apparecchi per addrizzare i denti, porca miseria, da bambino avevo tanto di quel ferro in bocca che non potevo passare vicino alle calamite per non rimanerci attaccato di faccia.
Io, dei dentisti, ho paura.
E il mio dentista, quando ero un bambino, era uno di questi dentisti cattivi che non lavoravano mai, avevano gli assistenti per quello, arrivava solo a fine visita per aprirmi la bocca, piantarmi i pollici dietro la mandibola, proprio sotto l'orecchio, e guardare il lavoro senza parlare.
Io dei dentisti, ho paura, ma del mal di denti di più.
Quindi alla fine, dopo dieci anni, dal destista ci sono tornato, per farmi levare il denti del giudizio.
E infatti ieri sono stato tranquillo tutto il giorno, fino a che non sono entrato nello studio del dentista e non mi sono seduto sulla poltrona e non l'ho visto prendere pinza (ENORMI), punteruolo (ENORME) e una siringa chirurgica. Che, non so se lo sapete, ma le siringhe chirurgiche, io l'ho scoperto ieri, sono di metallo, e con l'impugnatura.
Si, tipo quelle dei gabinetti d'anatomia nelle stampe dell'ottocento.
Ma quel che va fatto va fatto, ho detto al mio dentista, è tardi per tornare indietro, ho detto, va bene, toglimi il dente, gli ho detto.
Guarda, mica stavo aspettando la tua autorizzazione, mi risponde lui, mentre mi fa l'iniezione di anestetico.
E poi, la sensazione strana di non sentire niente, fuorchè lo scricchilio del dente che si muove, si stacca, senti il rumore, cric crac, roba che si sposta, il sangue nella bocca, cric crac, i denti non sono attaccati all'osso, sono infilati nella carne, piantati come chiodi, mi diceva il mio dentista, per toglierli bisogna fare come con i chiodi, muoverli, e la carne, il legno, alla fine si stancano di combattere, e il dente, il chiodo, esce.
Cric crac.
Dopo, mentre guardavo il dente, intero, rosso, nella vaschetta, Porca miseria, ho pensato, come ci si rompe facile.
Cric crac.

mercoledì, novembre 05, 2008

Il nero va su tutto

Ma anche sì.