lunedì, marzo 23, 2009

Capitolo cinque

Questa è la quinta parte di una storia (a bivi). Le prime quattro sono qui. Buona lettura!

Sono le quattro e trentasette.
Di notte.
Buio.
Silenzio.
All'improvviso, un suono.
Drin.
Drin drin.
Drin drin drin.
Qualcuno mormora, nel buio, e si muove... mormora? Macché! C'è un casino del diavolo! Sembra di stare ad uno di quei raduni notturni di bikers americani, con i falò, la musica a palla, la birra che scorre come fiumi e discinte ragazze in reggiseno e shorts strappati...
Ma che stavo facendo? Ah, sì, il trillo del telefono. Lo uso come sveglia ed è sempre puntato alle 6. Maledetta vita del pendolare!
Ma perché avevo visto le quattro e trentasette? Ah, sì, l'orologio! E' fermo da quando l'ho sbattuto per rispondere a Heike nel cuore della notte...
HEIKE!
DEVO CORRERE A RECUPERARLO!
E' sempre il solito. Avrà bevuto come un ciuco a qualche festone e, tutto ubriaco, avrà dato spettacolo come suo solito: non consiglio a nessuno di vederlo fare l'elicottero in mutande e con le cannucce dei cocktails infilate nel... Aaah, se penso a come usa quelle povere cannucce...
Ok, facciamo il punto della situazione...

Che diavolo ci faccio sdraiato su una tavola di pietra con delle persone basse, dal pelo rosso e lungo su tutto il corpo che mi girano attorno vorticosamente e mugugnano un ritornello che farebbe la felicità dei discografici di sanremo? Oddio, che siano creature del folklore come quelle di Heike? Peggio, sono dei tizi con la passione delle Harley Davidson (mai piaciute le arleidevison...) che sono travestiti da bikers americani nel loro “Raduno annuale di tizi con la passione delle Harley Davidson" (come recita lo striscione che campeggia sopra di me).
Ma che ci fanno in questo pesino del cavolo? Ricordo di essere passato vicino a Salassio o almeno questa è l'ultima cosa che ricordo.
Mi volto verso uno di questi nani rossi e gli dico:
- Ehi, amico, ma che ci fate in questo paesino del cavolo?
- Ce la spassiamo, bello! Ti sei ripreso? Dai, fatti un goccio e un giro...
(fai che non dica arleydevison!!!)
- ...su una delle nostre girls!
- (fiuuu, pericolo scampato!)
- No grazie (mannaggia!), devo correre ad aiutare un amico (sciagurato, penso io) che si è messo nei guai e ha bisogno di me.
(questa gliela metto in conto! Una volta tanto che avevo trovato un party con ragazze discinte, vogliose e... scuoto velocemente la testa per riprendermi)

Heike, Heike, chi era costui? (o era Carneade?) Stavo andando da lui. Avevo preso la macchina per raggiungerlo a Impiccatoio quando, nei pressi di Sacrifizio (ridente paesino, recita l'indicazione), il satellitare tomtom sul cellulare non segnalava più la posizione e la strada. Doc avrebbe detto che dove stiamo andando non c'è bisogno di strade. Ma a me servono, eccheddiamine!

- Scusa amico...
Ma cosa vuole questo? Avevo continuato a seguire la strada quando finalmente incrocio il cartello che mi indica Salasso a 5km...
- ...ehi, ma che hai?
E lasciami stare, sto pensando! Ero in auto, la radio si spegne di colpo, la macchina pure, vedo tante lucine che si avvicinano... Ok, ho visto abbastanza puntate di X-Files per capire quando si avvicinano gli alieni. Vado incontro alle lucine facendo il saluto vulcaniano e fischiettando il motivetto di Incontri ravvicinati del terzo tipo (è uno dei trucchi che ho imparato) quando qualcosa mi colpisce forte, cado a terra e perdo i sensi.
- Ehi, ma perché ti sei imbambolato?
Uffa, ma cosa vuole questo? Ecco, dopo la botta -sento il bernoccolo in testa- mi risveglio al raduno dei bikers.
- Ehi, ci spiace se ti abbiamo colpito con le moto ma di notte, su queste strade non si vede nulla e tu ci sei venuto incontro. Candice è molto preoccupata e vorrebbe sdebitarsi con te. Ti unisci a noi o devi andare da questo tuo amico, Aicocoso?
Oddio, se Candice è quella sventolona tutta cosce e con due meloni al posto giusto, cosa dovrei fare? Unirmi ai baccanali di questi pazzi con le arleidevison (bleah!) o raggiungere il mio buon amico Heike che in questo momento ha bisogno di me?


Cari tutti, sorpresa! Questo capitolo non l'ho scritto io, ma il mio co-protagonista, l'immarcescibile Peephee, commentatore sempre presente e lettore di lunga data. Quindi: i capitoli pari li scrivo io, quelli dispari lui (finchè c'abbiamo voglia, ovviamente), poi ci scontreremo, e alla fine ne rimarrà soltanto uno!
Scherzo.
Insomma, il gioco lo conoscete: questa è una storia a bivi, il seguito lo decidete voi!

venerdì, marzo 20, 2009

Perché quel film lì che non voglio nominare è terribile

Io sono andato al cinema già prevenuto, sapevo che non dovevo avere aspettative alte, tanto già altre volte ci sono rimasto male, a vedere come è facile stuprare la mia educazione sentimentale.
Mi aspettavo il peggio, davvero.
Ero ancora troppo ottimista.
Pensate a un libro, un film, una storia che avete amato.
Una storia perfetta, bellissima, che vi ha commosso, alla quale non potete smettere di pensare, ogni tanto.
E ora pensate che ci faranno un film, e sarà interpretato da Boldi e De Sica che si tirano torte di merda di mucca in faccia.
Ecco cosa è successo a Watchmen, anche se, forse, con Boldi e De Sica che si tirano torte di merda di mucca in faccia avrei sofferto meno.
Mi si dice: sì però l'adattamento è abbastanza fedele, questo film è la cosa più vicina allo spirito originale che si potesse tirar fuori, la paranoia, l'intrigo, ci sono, proprio come nel fumetto, e
No, dai, basta.
Ma guarda che ti sbagli, i personaggi sono resi con
Dai, davvero. Basta.
Ma
Ebbastaa.
Perché è brutto? Non lo so, il fatto è che non riesco a trovare un motivo per dire perché NON è un film brutto. E' inutile. Ridicolo. Imbarazzante. Superfluo. Riduttivo. Implausibile.
Riesce ad essere un film implausibile con supereroi realistici.
Oltre il limite del buon senso. Direi.
Vediamo: la recitazione degli attori è imbarazzante, a partire da un Ozymandias (figurati se mi vado a cercare i nomi degli attori) che per tutto il film mantiene sempre la stessa espressione da "ho una carota in culo e non so cosa ci faccia lì", a uno Spettro di Seta II che mi ha fatto rivalutare l'abilità interpretativa di Monica Bellucci. Il dr. Manhattan poi. La sua ragazza gli dice che leccargli un dito è come leccare una pila. Anche guardarlo recitare è come guardare recitare una pila.
Cani maledetti.
Poi. Una regia basata su ralenty, primi piani, carrelli in avanti, dolly e inquadrature dall'alto è indubbiamente spettacolare. Ma mi irrita, e mi fa venire mal di testa. Non seguo lo svolgersi degli eventi, vedo solo un gran movimento e una gran confusione.
Nel fumetto (so che non dovrei fare questi confronti, lo so, ma questo passatemelo) il montaggio è essenziale, è il vero valore aggiunto. Nel film è sciatto, banale, invisibile. Non c'è ironia, non c'è pathos, non c'è epica, non c'è niente. Ci sono solo, su due ore e mezzo di film, due ore e mezzo di gente che si prende a cazzotti. E nient'altro. Vuoto pneumatico.
Non sono un purista, non sono uno di quelli che dicono che non si devono mischiare i media perché bla bla, però fare questo film è stato uno sbaglio. E non perché si è cambiato troppo rispetto all'opera originale, ma perché non lo si è cambiato abbastanza. Questo è un ibrido mostruoso: si è voluto innestare una trama adulta nel corpo di un film per ragazzini, usando tizi con costumi fighi, pose cool e tante mosse di arti marziali per parlare di quanto è brutta la guerra.
Nell'opera originale si parla del destino come di una macchina, un moloch gigante di pietra che schiaccia gli innocenti come insetti, e nessuno è in grado di fare niente, anche e soprattutto i supereroi che sono dei disadattati come tutti gli altri. Le multinazionali, il denaro, la società marcia e violenta che annichilisce gli inermi, sono questi i nemici, e non un tizio in costume che calcia le persone da un lato all'altro della stanza.
Watchmen è un fumetto terribile, nichilista, disperante che non prevede redenzione per nessuno.
Questo è un film fatto per vendere costumi ed action figures.

Poi, due giorni fa, il viso di Clint Eatwood.
Il viso di Clint è come un paesaggio.
Non smetteresti mai di guardarlo.
Gran Torino, ecco un film perfetto. Una storia perfetta. Se fosse una favola, te la faresti leggere tutte le sere, prima di dormire.

Con Clint, ogni angolo di strada, ogni casa, ogni giardino è west, la prateria, la frontiera, perché lui la sa, la terribile verità: che la frontiera non è mai scomparsa, si è nascosta, ma non è mai scomparsa.
Ci sei sopra, alla frontiera.
Non c'è pace nelle strade.
Puoi chiuderti in casa, farla diventare un posto sicuro, un forte imprendibile, ma prima o poi, lo sai, ci sarà bisogno dell'uomo con la pistola.
Mio padre adora gli western, il cinema di indiani, con i buoni e i cattivi. A lui piace John Wayne.
Io invece, sono più per Clint.
Sempre stato, per Clint.
Altro che Gufo Notturno.
Quando un uomo col costume incontra un uomo con la pistola...

venerdì, marzo 13, 2009

Segni di scarsa sagacia

Cari amici, lettori fidati, abbonati storici e visitatori casuali, gente di tutte le razze, i popoli e i mondi tutti, compagni, sodali, immaginifici compatrioti dell'egenomia dell'uomo, o voi tutti, che popolate queste lande elettroniche con dita agili e rapidi occhi, voi, che cagionate in me l'orgoglio spontaneo che supplisce alle mie manchevolezze narrative, voi, amici, voi, lettori, voi, come va?
Io sto bene, grazie, a parte il fatto che ieri sera sono andato al cine a vedere Uoccmén e ora vorrei che qualcuno me lo avesse impedito, o che, in alternativa, qualcuno mi causasse SUBITO una lesione cerebrale permanente ma non invalidante capace di rimuovere del mio cervello i ricordi di quella visione infausta.
Vavè.
Prometto a breve (ma davvero, non come con Indiana Jones - però lì ho davvero impiegato mesi per elaborare la recensione più completa ed esustiva possibile) prometto a breve, dicevo, una disamina accurata del perché il film faccia pietade, e del perché dovrebbe essere materia di studio nelle scuole (sin dalle elementari) il tentare di non distruggere il lavoro altrui (di Moore) pasticciandolo con le manine.
Ma passiamo oltre.
Forse non lo sapete (ma oramai dovrebbe essere chiaro) ma sono noioso come la morte. Non solo, sono anche un collezionista di nozioni inutili.
Ho una quantità di aneddoti, riflessioni, fanfòle che potrei portare avanti un monologo di dieci ore, e se non lo faccio è solo perché dove la trovo, gente che mi sta a sentire per dieci ore?
E poi, mica mi va.
Te lo immagini, dieci ore a parlare.
Due palle.
Specialmente per il pubblico.
Il fatto è che poi non perdo occasione per incrementare questa massa informe di nozioni, una sorta di bulimia culturale (e infatto poi vomito tutte queste informazioni non richieste addosso a chi mi circonda - per esempio, lo sapevate che gli alberi in genere hanno l'estensione delle radici pari, per forma e dimensioni, a quella della chioma? E' per questo che nei cimiteri vengono piantati cipressi, perché così non rovinano le tombe con le radici). E' come quando avevo vent'anni e collezionavo lattine di birra: le raccoglievo ovunque, anche nei canaletti di scolo, e quando uscivo la sera ci pensavo sempre e cercavo di prenderne una nuova, diversa, che non avevo. Per tacere dell'interrail del '98, quando mi trascinai per tutto il nord Europa una sacca con dentro decine di lattine. Mi si sentiva arrivare di lontano, sembravo una mucca al pascolo con il campanaccio. Mooooo.
Di che parlavo? Ah si.
Quindi, per incrementare la mia bulimia culturale e trovare altri aneddoti idioti da inserire a casaccio nelle conversazioni e produrre nuova fuffa ho cominciato a frequentare, qui a Città Cupa, un seminario gratuito (sottolineo gratuito) sulla scrittura.
Tanto per chiarire, si trattava di cinque incontri aperti al pubblico, in una struttura comunale ricavata nei macelli pubblici, in uno sputo di città culturalmente annichilita. Vale la pena tenere in considerazione questo, quando, la prima sera, il coordinatore del seminario ci chiede di presentarci, noi utenti, in due parole.
Io balbetto qualcosa a proposito del collezionismo di nozioni inutili, o cagate simili. Il tipo seduto dietro di me dice qualcosa, ma non so cosa, perché sono distratto da un odore tremendo come se qualcuno avesse spalancato la fossa settica, poi capisco che è il suo alito. Quindi, stordito dalle esalazioni, assisto alla auto-presentazione degli altri partecipanti. Presentazioni che, da subito, mi lanciano in un'universo alternativo popolato da creature di fantasia quali draghi, unicorni e scrittori talentuosi che non hanno avuto il successo che meritavano.
Eccoli di seguito, in ordine sparso (come me li ricordo) (avvertenza: alcuni potrebbero essere inventati, ma non mi ricordo quali):
- non so leggere tanto bene, ma scrivo per l'edizione locale de Il Tirreno.
- scrivere per me è un atto creativo, non sono altro che uno strumento della musa.
- mi sono appena laureata...(pausa drammatica)...al DAMS!!! Ora passo i giorni guardando telefilm, più che altro.
- ho frequentato un corso di scrittura creativa tenuto da Baricco alla scuola Holden. Adesso sono diventato uno scrittore creativo, e non sbaglio più i congiuntivi.
- si, si, scrivere e tutto, ma leggere? Io vorrei sottolineare l'importanza delle biblioteche. Io, per esempio, non ho mai comprato un libro, ma mica perché non me lo posso permettere, io me lo posso permettere, sia chiaro. Ma li prendo in biblioteca (e non li riporto).
- scrivo per me stessa.
- scrivo sul giornale parrocchiale.
- scrivo su un sito di recensioni musicali.
- scrivevo testi per un gruppo di amici punk.
- ho sempre letto il booklet dei CD che compravo. Ora non li leggo più perché li scarico, ma mi piace immaginare di scrivere canzoni.
- tre anni fa ho pubblicato un libro di poesie con una piccola ma coraggiosa casa editrice romana, nonnò non ho pagato, mi hanno cercato loro, non ho pagato, ho solo acquistato le copie che loro si sono offerti di stampare, le ho a casa, tiratura di duemila copie, le ho ancora tutte, se qualcuno è interessato me lo faccia sapere, il volume si intitola I frutti acerbi della mia estate infeconda, 25 euro trattabili. Accetto anche valute estere.
- conosco uno che scrive su un giornale.
- conosco il cantante dei Ciapasù.
- conosco il celebre drammaturgo Alfonso Faffalaffa.
- conosco uno che ha un amico che ha un vicino di casa che ha un fratello, che una volta ha consegnato le pizze alla redazione del Mucchio Selvaggio.
- ho fatto teatro per dieci anni in una compagnia amatoriale diretta da Massimi Castro.
- io sono notaio ma nel tempo libero ho scritto i testi per le canzoni degli Spanciau Ballett.
- ho vent'anni, faccio la professoressa di letteratura in un istituto professionalizzante, e sono reduce dalla scrittura di un romanzo autobiografico di quattrocento pagine.
- sono il responsabile della friggitrice al locale McDonald's, ma la mia ambizione principale è scrivere robe in italiano.
Ok, mi son detto, questa sembra la gara a chi ce l'ha più lungo.
- mi sono laureato ieri alla Sorbona di Parigi in antropologia culturale, ho scritto tre romanzi pubblicati dalla Heynaudi, suono nella filarmonica di Stocatso di sopra, recito, ballo, canto e fo di conto, mi diletto di astrofisica e faccio attraversare la strada alle vecchie.
Oh, ha vinto lui.

venerdì, marzo 06, 2009

Capitolo quattro

Questa è la quarta parte di una storia (a bivi). Le prime tre sono qui. Buona lettura!

Sono le quattro e trentasette.
Di notte.
Buio.
Silenzio.
All'improvviso, un suono.
Drin.
Drin drin.
Drin drin drin.
Qualcuno mormora, nel buio, e si muove, tira un bestemmione e allunga la mano verso il telefono.
Lo afferra.
Risponde (o, quantomeno, cerca di).
- prnt.
- PEEPHEE! Amico mio! Meno male che hai risposto, ho chiamato un casino di gente ma c'hanno tutti i telefoni spenti! Te lo sapevo che lo tenevi acceso, grazie grazie, grazie!
- mwngh.
- Sono nei guai Peephee! Sono nella MERDAAAAA! Mi vogliono ammazzare! Mi danno la caccia! Aiutami!
- rafr.
- Ora mi sono nascosto Peephee, ma sono senza macchina e senza telefono, non so come fare a venire via da qui, mi devi aiutare, mi devi venire a prendere te, non riesco a rintracciare nessuno, ho anche chiamato gli sbirri ma non mi volevano credere, è tutto un complotto ci sono anche loro dentro, qui ci sono i vampiri, gli zombiez, i lupi mannari e sospetto anche altre creature del folklore ma credimi, non sono per un cazzo creature del folklore!
- m.
- Senti, fai presto, ora mi sono nascosto, sono in via che via è questa, signora? E che numero? Grazie vicolo della garrota, al 13. Il paese si chiama Impiccatoio di sopra, vicino a Salasso. Lo conosci Salasso, no? Hai capito? Ti devo ripetere?
- nnnò. capìt.
- Davvero?
- msi.
- Allora vieni a prendermi?
- mmm. chiséi?
- Chi son...SONO HEIKE, CAZZO, HEIKE! IL TUO AMICO!
- mm...blog?
- Si, quello del blog, QUELLO DEL BLOG! Anf. Mi vogliono ammazzare. Vieni a prendermi?
- msi. mi sveglio e arrivo.
Riattacca il telefono.
E si riaddormenta.
...
Aggancio la cornetta.
Respiro, finalmente rincuorato. Forse ne esco vivo, dopotutto.
Poi, sento un rumore alle mie spalle, mi volto e la signora Nocciola mi sorride, sdentata, con in braccio un gatto nero, enorme.
- Ha trovato il suo amico?
- Si, alla fine sono riuscito a parlare con qualcuno.
- Verrà a prenderla?
- Spero proprio di si.
- Allora lo aspetteremo per cena.
Cena?
- Cena? Signora, sono le quattro del mattino e...
- Ah, ma come le ho detto prima, quando è entrato qui in casa mia di corsa, io la notte non dormo mai, soffro d'insonnia.
- A proposito di scappare - mi avvicino alla finestra a sposto appena le tendine per guardare fuori - ha controllato che Carmilla e i suoi amici non morti non mi abbiano seguito fin qui?
- Non si preoccupi, quei giovinastri non si avvicinano mai a casa mia, hanno paura. Dicono, eh eh, che sono una strega! Ah ah ah! Ahahahh! Ahahwhahhw! Arahawwa! ARGH ARGH!
Ride, con l'unico dente che le resta in bocca, il porro sul naso adunco e i capelli bianchi raccolti in una enorme crocchia alla Eva Kant sopra la testa. C'ha anche un fiato che sembra abbiano scoperchiato la fossa settica. Per non parlare di quanto sputacchia mentre parla.
Una strega...
Mi viene qualche dubbio...non è che, nel pentolone che bolle nel caminetto...c'è qualcosa che...
- Ha fame? - mi fa - Ma la zuppa non è ancora pronta. E poi manca ancora il second...voglio dire, il suo amico. Però posso darle qualcos'altro.
- Eh? No, io...
- Le preparo qualche stuzzichino, ho in cucina degli spiedini di scaraf...voglio dire, delle pizzette che ho fatto oggi. Le vado a prendere.
Si volta, dandomi la gobba, e arranca verso l'altra stanza, zoppicando sulle due gambe di legno. E' un'impressione mia o prima di voltarsi mi ha fatto l'occhiolino (con l'occhio buono, non con quello bendato)?
Mi siedo, stanco, e decido che, vada come vada, resterò qui ad aspettare il buon vecchio Peephee.
Il gatto nero si siede a terra, di fronte a me, e mi fissa.
Ripenso a Carmilla, prima, al cimitero, e rifletto sul fatto che molti lettori avranno pensato "ma ho saltato un capitolo?" e saranno tornati indietro a leggere come finiva il capitolo precedente. No, va bene così, non avete perso niente, quello che è successo dopo e come ho fatto a finire in questa casa è presto detto. Dunque: mentre ero accanto alla sua lapide, Carmilla mi è venuta incontro insieme a...
Un momento.
Il gatto ha alzato la zampina destra verso di me, tenendola chiusa a pugno, con il palmo verso l'alto. Poi alza il dito indice, estrae l'unghia e lo muove, facendomi cenno (giuro!) di avvicinarmi a lui.
Mi chino in avanti, come attratto da una forza irresistibile.
Sempre di più, sempre di più.
Il gatto continua a muovere il ditino.
La mia faccia è a un centimetri dal suo muso. Posa a terra la zampa. Per un attimo, mi sento un idiota.
Poi mi fa, con una voce bassissima:
- Vattene subito, finchè sei in tempo, salvati.
Lo fisso, a bocca aperta.
Lui mi guarda, serissimo.
E poi aggiunge:
- Cucina da schifo.

Suspence! Terrore! Raccapriccio! Come prosegue questa storia? Resto nella casetta di marzapane con la vecchia megera e il gatto gourmet ad aspettare l'arrivo di Peephee il non-insonne, o fuggo nella notte popolata di lupi, zombiez, vampiri e consulenti di banca Mediolanum? Ditemi, ditemi, ditemi!!!!

sabato, febbraio 28, 2009

The house of rising sun

Nel segno dell'universalità dell'amore e della commistione dei popoli e della distensione internazionale, due giorni fa è nato Claudio Ryoma, che voi tutti, quando egli sarà sol levante nei futuri giorni oscuri, potrete dire di aver conosciuto in quanto figlio di Urakidany.
Benvenuto C.R., amico.
E auguri a tutti e due, quei due che ti hanno fatto.

PS: in maniera incongrua e parzialmente imbarazzante, interrompo questo alato momento per segnalare che il mio maestro Alessio, squallidamente pungolato da me (uomo senza vergogna), ha dato vita al club dei seguaci del Blog Ottuso, da oggi (ieri) su Facebook! Accorrete numerosi!

martedì, febbraio 24, 2009

Lungamente attesa, pubblico alfine la mia recensione del film "Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo", film che ho aspettato per vent'anni

Fa cacare.

mercoledì, febbraio 18, 2009

Capitolo tre

Questa è la terza parte di una storia (a bivi). Le prime due sono qui. Buona lettura!

No, io alle feste proprio non mi ci trovo.
Figuriamoci ai rave.
Le droghe, la musica techno, le lucine, le canzoni di Al Bano...no, questa roba non fa proprio per me.
Scanso la troupe di Lucignolo e torno indietro verso la macchina.
Che mi frega se quella rimbambita si è scordata il cellulare? Faccio così (penso mentre salgo in macchina e accendo e faccio manovra e torno sulla strada): domani controllo la rubrica del telefono, cerco qualcosa tipo "casa", "mamma", "Al Bano", telefono e dico che ho il cellulare di Carmilla se possono avvertirla ci incontriamo lo restituisco bla bla bla.
Anzi, sai che faccio quasi quasi?
Me lo tengo.
E si, quella mi ha lasciato qui, in mezzo ai grilli e alle cicale per andare a una festa, nemmeno mi ha detto dov'è l'autostrada, vorrei vedere se...
...
Eh?
Che c'è?
Perché la macchina si ferma?
Perché si è spenta?
CHE SUCCEDE ADESSO?
Non capisco, guardo la spia dell'olio, ed è a posto. Guardo l'indicatore della benzina, e segna serbatoio pieno, guardo il...
Aspetta.
Serbatoio pieno?
Come serbatoio pieno? L'ultima volta che ho fatto benzina è stato...ooooh...tipo....due-tre settimane fa, quando tornavo da Lucca, ho messo trenta euri e...
Provo a picchiettare col dito sul cruscotto, sull'indicatore della benzina.
Si muove, schizza verso EMPTY.
Si accende la lucetta gialla della riserva.
Ah ah, ho finito la benzina, ah ah.
Sono le quattro di notte e mi sono perso in aperta campagna e sono senza benzina ah ah.
Ho il telefono scarico, ma tanto anche se era carico, non c'è campo e sono senza benzina, ah ah.
Ok, sono sull'orlo di un attacco isterico.
Devo calmarmi, respirorespirorespiro.
Chiudo gli occhi.
Appoggio la testa all'indietro, rilasso le spalle.
Calma, una soluzione la trovo.
Potrei rimanere in macchina e aspettare che faccia giorno, manca solo, quanto? quattro ore, quattro ore passano in un attimo, poi, quando c'è un po' di luce, cerco una casa, un bar, un cazzo di qualcosa e telefono a qualcuno che mi venga a prendere.
Eh si, dai, facciamo così.
Però fa un po' freschetto.
Apro gli occhi, giro la chiave per accendere il motore, così avvio il riscaldamento e non muoio assid...
Niente benzina = no motore acceso = no riscaldamento = muoio assiderato.
Chiudi gli occhi, stendi il capo, rilassa le spalle, respirarespirarespira.
Ok, piano B.
Allora, torno indietro al capannone della festa (quanti chilometri avrò fatto nel frattempo? Due, tre, dieci? Dodici? Trenta?) e chiedo aiuto.
Si, si fa così.
Apro gli occhi e
C'E' QUALCUNO CHE MI FISSA DAL FINESTRINO! AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!
Grida anche lui:
AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH!
E scappa.
Dio, che nottata.
Ci metto qualche minuto per ricompormi, il battito del cuore rallenta, intanto chiudo la portiera con la sicura, non si sa mai, le chiudo tutte e quattro.
Cerco di fare mente locale: chi era quel pazzo? Ripenso al suo viso: bianco, pallido, esangue, barba lunga e sporca, capelli spettinati che gli cadevano sulla faccia, la bocca contorta in un ghigno diabolico che
E' TORNATO!
AAAAAAAAAAHHHHH!
Ancora, grida anche lui.
AAAAAAAAAAHHHHH!
Scappa.
Adesso mi calmo più in fretta di prima, insomma, che volete, son esperienze che ti formano.
Mi volto a guardare indietro, oltre il lunotto.
Niente, buio.
Mi ricordo di avere una torcia nel vano portaoggetti, mi volto a prenderla e quando mi giro
LUI E' DI NUOVO LI! AAAHHH!
E:
AAAHHH!
Con relativa fuga.
Vabbè, ma insomma, ora basta.
Accendo la torcia e apro lo sportello.
E siccome lui stava acquattato accanto al medesimo (ecco perché non lo vedevo), si prende una sportellata sul cranio.
Cade sulla schiena, tenendosi la testa con ambo le mani.
Inizia a piangere.
- Ah, senta, mi scusi, non volevo.
- Ahh, che male.
- Davvero, sono desolato, mi faccia vedere.
- Ahia...
- Non mi sembra di vedere niente. Probabilmente le verrà un bernoccolo.
- E se mi venisse un trauma cranico? Un'emorragia cerebrale?
- Mah, sinceramente, non credo che il colpo fosse tanto forte da...
- Non importa la forza, sai? A volte basta un colpo piccolo e pam! si muore. Magari non subito, ma anche dopo due-tre giorni. Potrei morire, tra due-tre giorni.
- Ah. Mi spiace.
- Sniff.
Si soffia il naso, mentre io penso a qualcosa da dire.
- E insomma...
Penso a qualcos'altro.
- Le fa male?
Ricomincia a piangere.
- E vabbè, ma se lei non si rimpiattasse dietro le portiere per far paura alla gente, magari non si prenderebbe colpi in testa!
- Ma te ti metti a urlare all'improvviso! Mi piglio paura! E poi ero venuto a cercarti...
- Eh?
- C'è Carmilla che rivuole il telefono.
- Cosa? Che...
- Ero alla festa, mi ha detto che ti sei fregato il telefono e sei scappato. Son venuto a cercarti per riprenderlo.
Non capisco. Come faceva questo zombie a sapere che ero qui fermo in mezzo alla campagna? E che faceva, mi seguiva a piedi?
- Non capisco. Come faceva, lei, a sapere che ero qui fermo in mezzo alla campagna? E che faceva, mi seguiva a piedi?
Mi fissa come se avessi delle foglie di spinacio tra i denti.
- Il capannone è lì dietro, hai solo fatto il giro attorno. Ti ho visto dalla porta e ti ho raggiunto.
- Ma...ma ho viaggiato per più di dieci minuti!
- Si, ma in tondo. Hai fatto il giro tre volte.
Taccio.
- Vieni, torniamo al capannone, che ridai il telefono alla Carmilla.
- Si.
- A proposito...
Ci guardiamo.
- Hai delle foglie di spinacio tra i denti.
...
La festa continua, il volume della musica è altissimo. Lo zombie mi porta in uno scantinato e se ne va. Carmilla, come mi vede, si avvicina e mi dice:
- Telefono.
- Si, scusa, è che mi era rimasto in tasca e mi ero proprio dimenticato, poi si è inceppato l'indicatore del serbat
- Telefono.
- Si, scusa.
Glielo restituisco.
- Adesso puoi anche andare. Grazie.
Mh.
Mi allontano. C'è un bancone con una qualche specie di bar, vado dal barista, o quel che è e chiedo un bicchier d'acqua.
- Niente acqua
mi fa.
Lo guardo meglio: enorme, pelato, pallido come la morte, ha una benda nera sull'occhio destro.
- Allora, ah, fai te. Ho una gran sete.
E in effetti ho una gran sete.
- Tieni allora, che ho visto che sei amico della Carmilla. Offre la casa.
E mi mette davanti un bicchiere colmo di un beverone rosso, denso e vischioso.
Sarà mica?...
Mi alzo, lento, senza staccargli gli occhi di dosso.
Fanculo, questo posto è pericoloso.
- Ehy!
Mi urla dietro.
- Ho detto che è gratis! Tizio! Il tuo bladimeri! Oh!
Corro, attraverso il seminterrato brulicante di gente, e finisce che vado a sbattere addosso a qualcuno.
E' lo zombie di prima, l'amico di Carmilla.
Che cade a terra e picchia la testa.
- Ah scusa.
- Aahh....
- No, scusa davvero, non volevo.
- Ahia...
- Vieni, ti aiuto ad alzarti.
- Grazieee...
- Ecco qua...senti, ah, non so se magari mi puoi aiutare, è che, ah, ho finito la benzina e...
Mi sorride, sempre tenendosi una mano sulla testa.
- Te l'ha detto Carmilla di venire da me, eh?
- Eh?
Si fruga in una tasca del giubbotto, mi prende la mano, me la apre e ci fa cadere dentro tre pasticchette.
- Prima la rossa. Poi la bianca. Poi quella arancio. Balli per tutta la notte.
Lo guardo, a bocca aperta.
- Ah.
Meglio assecondarlo.
- Okay. Grazie.
Non vorrei si inquietasse.
- Magari le prendo dopo, va bene?
E le infilo nella tasca della giacca.
- Oh.
Qualcuno mi batte la mano sulla spalla. E' Carmilla.
- M'hai detto che ti serviva qualcuno che ti portasse all'autostrada?
- SI!
- Vieni con me.
Mi porta verso una scaletta in ferro. La saliamo e torniamo all'esterno, sul retro del capannone. E' uscita la luna, e una luce tenue rischiara uno spiazzo circondato dagli alberi. Poco più avanti, un cancelletto di ferro, socchiuso, si affaccia su una specie di giardino abbandonato. Carmilla mi porta lì, e si dirige verso una grossa pietra. Tutto ad un tratto si ferma.
- Cazzo!
dice, e torna indietro di corsa.
- Aspettami alla pietra,
mi dice
- torno subito.
La guardo superare il cancelletto e sparire dietro le siepi. Intanto le nubi hanno di nuovo coperto la luna, e allora devo brancolare, cercando di andare ad intuito verso la pietra.
Alla fine la trovo (ci inciampo). Per non cadere, mi ci appoggio con le mani: un granito liscio, vecchio, corroso dalle intemperie e dal muschio. La luna esce dalle nubi proprio mentre ci sono sopra, e questo è quello che leggo, inciso nella pietra:

CARMILLA RAZNOVICH
1799 - 1824
Il cancello cigola, alzo gli occhi, e Carmilla sta tornando.
E non è sola.

Che faccio ora? Scappo? Resto? Ma è una vampira? Una non-morta? La conduttrice di Loveline? O è tutto un colossale equivoco? Ditemi voi, lettori, che sto in ansia!
PS: vi ricordo che è una storia a bivi e il seguito lo scrivo (ogni volta) sulla base delle vostre indicazioni. Continuate così, che andiamo alla grande (mi diverte troppo 'sta cosa).

domenica, febbraio 15, 2009

La maledizione di Montezuma, a spruzzo

Doverosa premessa: questo post è, per sua natura, riservato solo ai pochi lettori interessati alla politica miserrima e provinciale e ridicolmente presuntuosa della mia cittadina, la cui amministrazione pubblica è, sin dal dopoguerra e per oramai consolidata tradizione, saldamente in mano al principale partito di sinistra declinato nelle sue successive incarnazioni.
Riusciranno i nostri eroi a sfuggire alle grinfie del malsano intreccio "affaristi mani lunghe - politici col culo peso"?


Oggi sono andato a votare alle primarie di coalizione di PD e Sinistra Arcobaleno (ma esiste ancora?) per la scelta del candidato sindaco e del candidato presidente della Provincia.
So che può sembrare roba noiosa, e che magari un post dal tono serio non se lo aspetta nessuno da un blog come questo, ma credo siano necessarie due-tre precisazioni.
E poi voglio provare a fare qualche previsione.
E poi voglio passare per uno che sa le robe difficili.
E poi voglio buttare tutto in vacca come al solito, anche le cose serie ("Perché Heike, perché devi sempre rovinare tutto?").
I candidati sindaco (che è quello che mi interessa, la Provincia è una sfida tra poveracci) sono: Alessio Nincheri per la Sinistra Arcobaleno (ma esiste ancora?) (scusate, è un refrain), Paolo Abati e Massimo Carlesi per il PD. Stante il fatto che col cazzo che Nincheri vince, ed è lì solo per dimostrare che la Sinistra Arcobaleno esiste ancora (evidentemente esiste), la sfida è, al solito, tutta interna al PD, tra la linea "massimalista" e "espressione dell'apparato" e "seguitemi vi condurrò fino al prossimo baretto trendy" di Abati e la linea "di minoranza" e "espressione della società civile" e "entusiasmante quanto una conferenza sugli imenotteri" di Carlesi .

Scenario 1
: le primarie le vince Abati. PD e Sinistra Arcobaleno (...dai, lo sapete già) lo presentano alle elezioni. Il PdL non presenta nessuno, ma si appoggia alla lista civica di Aldo Milone, ex assessore PD, ex questurino, ex agente Sisde, sperando di scalzare (idea geniale!) il perverso intreccio di potere dell'apparato, con un uomo dell'apparato. Poi, atri tre-quattro candidati minori (IdV, Lega Nord, la Destra, Primavera di Prato, ecce ecce) senza peso specifico.
Il giorno delle elezioni i sostenitori di Carlesi vanno al mare.
Ad ogni modo, vince Paolo Abati, presumo senza ricorrere al ballottaggio, e diventa sindaco fashion e potentissimo. La Sinistra Arcobaleno entra in giunta occupando qualche assessorato, magari un po' più importante di quelli alla pace o alla società multyculturale. Viene riciclato qualche assessore e vengono fatti grandi progetti per trasformare Città Cupa in una piccola Barcellona (parole del Paolo Abati) Alla fine del mandato, il sindaco torna a fare il suo (attuale) lavoro: presidente di una Spa multiservizi nella quale il Comune è socio di maggioranza.

Scenario 2
(improbabile, ma sono un sognatore): le primarie le vince Carlesi. La Sinistra Arcobaleno si sente sciolta da ogni vincolo legato ad accordi presi con l'Abati e si presenta da sola, candidando Nincheri a sindaco. L'area PD legata ad Abati non va al mare, ma resta in città per votare Aldo Milone e la sua lista civica. Carlesi viene candidato di malavoglia dal PD, piegato alle fottute regole della democrazia (stupidi, stupidi elettori, direbbe D'Alema, mentre veleggia al largo di Mykonos). Il PdL, ringalluzzito, intravede la possibilità di uscire dal recinto del "vedrai se non vinciamo questa volta!", candidando, che ne so, Goffredo Borchi o un'altra figura semitrasparente, destinata a smaterializzarsi con le prime luci dell'alba, spruzzandole di acqua santa o mostrando loro un crocifisso (son fatti così, i politici di destra, timidi). In sostanza, si presenterebbero allo scontro un rifondarolo giovane, ma oramai logoro dallo scontro, un ex assessore malvisto all'interno del suo stesso partito (comunque ancora capace di maggioranze bulgare, e io non capisco perché), un altro ex assessore che si sogna sceriffo, e infine qualcuno, da Forza Italia o quelle robe lì, di forme vaghe ma comunque troppo brutto per essere guardato. La sfida sarebbe tutta tra Carlesi e l'informe creatura della destra, con Milone che cerca d'infilarsi.

Tra qualche ora si sapranno i risultati delle primarie.
Siccome sono uno che pensa sempre al peggio, sono pronto.
Solo una cosa mi sento di dire, con le parole del rimpianto Walter Kovacs: mai compromessi, mai. Nemmeno di fronte all'Apocalisse.

Aggiornamento delle 22.55: HA VINTO CARLESI!! Alè!! Vedi che Montezuma l'abbiamo scansato.

venerdì, febbraio 13, 2009

Piccolo spazio pubblicità

Amici! Ho uno stonfo di post in lavorazione, compresi un nuovo capitolo della storia a bivi, l'accurata descrizione di una serie di casi umani da manuale, una disamina della politica localissima, l'elenco dei telefilm in preparazione per la prossima stagione televisiva italiana e, pure, dopo molto molto tempo, la rece del quarto film di Indiana Jones.
Adesso però, interrompiamo le trasmissioni con i consigli per gli acquisti.
Come molti di voi sanno, oggi è la giornata nazionale per il risparmio energetico, promossa da Cirri e Solibello della trasmissione Caterpillar su RadioDue...
Orbene, per chi oggi fosse nei pressi di Città Cupa, c'è una bellissima iniziativa, legata a quella di cui sopra, condotta e interpretata da amici miei:

Una serata di letture de paura, a lume di candela e con accompagnamento musicale unplugged.
Se venite, andate dal proprietario, ditegli che vi manda Giggino, e allungategli un centone.
Partecipate!!! (dai)

venerdì, febbraio 06, 2009

Capitolo due

Questa è la seconda parte di una storia. La prima è qui. Buona lettura!

- Allora, la camera la vuole o no?
Ci penso. Fa freddo, è notte e mi sono perso in aperta campagna. La strada pare sia interrotta, e, se devo essere sincero, non ho mica tanta voglia di continuare a girare al buio. Ho deciso, passo la notte qui, domattina riparto e, con la luce del giorno, la strada la ritrovo di sicuro.
Certo, probabilmente se al mio posto ci fosse qualcuno un po' più smaliziato di me, penserebbe che sembra di stare vivendo un clichè, con il viaggiatore perduto, la locanda in mezzo alla campagna, il gobbo, l'ambiente gotico, gli ululati, e se ne ripartirebbe per inserire una nota di varietà in una narrazione che semb
- Ma insomma, si è addormentato in piedi? La vuole la camera? Oh, giovane!
- Si, si, la prendo.
Aw, chi se ne frega.
Entro nell'edificio, seguendo il mio deforme anfitrione.
- Ha molti ospiti?
- Si, abbastanza. Ma sa,
si volta a guardarmi, leccandosi le labbra, il volto contratto in un rictus nervoso che mi ricorda i cannibali
- non bastano mai.
All'improvviso, sento un grido di donna, fortissimo.
- Diommio! Cos'era?!
- Ah, niente. La televisione.
Apre una porta, mi mostra un salottino. Ci sono circa trenta persone, tutti ultrasettantenni, che guardano la televisione a un volume altissimo. Sul teleschermo, un qualche telefilm tedesco, tipo Derrick.
- Vede? Stanotte ospitiamo la maratona non stop degli appassionati del commissario Derrick. Trentasei ore di telefilm. Abbiamo appena cominciato. Si unisce a noi, vero?
Preferivo l'ipotesi cannibalismo.
- Aahh, senta, ho dimenticato lo spazzolino in macchina. Lo vado a prendere, lei intanto, non so, ah, mi prepari la stanza...
- Va bene. Che faccio
mi sorride, untuoso
- le preparo anche una sedia davanti alla televisione? Tra poco comincia l'episodio "Un facile delitto", nel quale il commissario insieme ad Harry
comincio a defilarmi nel corridoio
- indaga sull'omicidio della moglie di un banchiere, che si scopre avere ingenti debiti di gioco, e la moglie lo aveva minacciato di togliergli il denaro che
mi segue
- gli passava, dato che lui era un totale nullafacente, ed è palese che l'aveva sposata solo per interesse, e il commissario
esco dalla locanda ed entro in macchina
- insieme ad Harry lo sottopone ad una stringente azione di pressione psicologica, in conseguenza della quale il marito cade più volte in contraddizione fino a fornire al commissario le prove della sua condotta dissoluta e dell'omicidio che aveva commesso per impadronirsi dell'eredità.....
Mentre mi allontano sgommando, sta ancora parlando.
...
La strada è buia, ho sonno e ho fame.
Non posso nemmeno distrarmi, sennò finisco in un fosso.
Ma io quasi quasi mi fermo, accosto, che senso ha continuare a girare tutta la notte? Sono quasi le tre, parcheggio a bordo strada, mi faccio una bella dormita e domattina poi, con la luc
Skreeeeeek!
(era il rumore della macchina che inchiodava)
C'è una ragazza in mezzo alla strada.
- Signorina, ma che succede? Che ci fa in mezzo alla strada? E' impazzita? Stavo per metterla sotto!
- Ma sei scemo? Che strada?
Mi guardo intorno. Sono finito fuori strada.
- Ti ho visto che sbandavi e poi sei uscito fuori strada. Son corsa subito per vedere se ti eri fatto male.
- Ah.
Devo essermi addormentato mentre guidavo.
- Devo essermi addormentato mentre guidavo.
- Eh, mi sa di sì.
- E quando son finito fuori strada mi sono svegliato e ho visto lei e...
- Eccetera. Vabbè, l'avevan capito tutti, non c'è bisogno di farla troppo pallottolosa.
La guardo meglio.
Caruccia.
Ma vestita un po' leggerina, con un abito di pizzo nero in aperta campagna, alle tre di notte, in inverno. E pallida come una morta.
- Ma lei che fa qui?
- Mi s'è fermata la macchina, porca cazza. Stavo andando a una festa, e sono quasi due ore che sono qui ferma ad aspettare che passi qualcuno.
- Mh. Le dò un passaggio?
- Se tu mi prometti che tu resti sveglio, si. Sennò no.
Saliamo in macchina.
- Allora, dove andiamo?
- I miei amici sono a un capannone, qualche chilometro più avanti.
Mi guardo attorno.
- Ma la sua macchina dov'è?
- E' lì sulla destra.
Guardo, non vedo nulla.
- Te parti, che sennò si fa tardi.
Il buio è sempre più pesante, vedo la strada a malapena. Mi sa che si è rotto un faro, quando sono uscito fuori strada. E' un casino. Sento di doverla tranquillizzare.
- Ah, non deve preoccuparsi, la situazione è sotto controllo.
- Si, guarda la strada.
Silenzio.
- Ha mica un cellulare? Sa il mio è scarico, e vorrei avvertire a casa che mi sono perso e...
- Tieni.
- Ah grazie, grazie.
- Si.
Provo a telefonare. Non c'è campo.
- Non c'è campo.
- Vabè, tienilo, riprovi dopo, io non c'ho tasche.
Silenzio.
- E come, come si chiama?
- Carmilla.
- Eh?
- CARMILLA!
- Ah.
Silenzio.
- Scusi, non avevo capito.
Silenzio.
- Che bel nome.
Silenzio.
- Strano, ma bello.
Silenzio.
- Tipo...la vampira, no?
- Siamo arrivati. Gira a sinistra.
Giro a sinistra ed entriamo in un piazzale. Ci fermiamo e la seguo, mentre si avvicina a questo capannone.
- Oh,
mi fa
- grazie del passaggio, ora cerco i miei amici e mi fo riaccompagnare a prendere la macchina. Ciao.
- Si, ma la strada per tornare all'aut
E spalanca la porta.
Vengo investito da un torrente sonoro ad altissima potenza, luci stroboscopiche, grida. Le vibrazioni della musica (che questa non è musica è rumore) mi risalgono dalle gambe, mi attraversano l'intestino, fanno vibrare il diaframma, sembro uno col parkinson mentre gli fanno una rettoscopia (mai visto, ma posso immaginare). Mentre indietreggio inorridito, sento un peso nella tasca della giacca: il cellulare di Carmilla.
Mi guardo intorno, ma è già sparita nella bolgia.
- Scusa, ciao scusa.
Mi giro.
- Ciao, siamo della redazione di Lucignolo, secondo te perché voi giovani prendete le droghe e andate ai rave?
Dio, perché non sono rimasto a guardare Derrick?

Ok, secondo bivio. Che faccio? Resto al rave e mi metto a cercare Carmilla per restituirle il cellulare, oppure chiedo a qualcuno la strada per raggiungere finalmente l'autostrada? Ditemi ditemi, che son curioso di sapere cosa ho fatto quella sera.

lunedì, febbraio 02, 2009

Antanarivo

Stavo scrivendo un post sul laboratorio che sto seguendo insieme ad Ale, come dicevo, che fa il paio con quello della settimana scorsa sull'IDIOTA, solo con meno demenza senile e più fibre.
Solo che non mi faceva tanto ridere (lo scopo di codesto blog è quello, farmi ridere), quindi ho pensato che ci dovevo lavorare ancora, e nel frattempo dare sfogo alla mia insostenibile vanità pubblicando un nuovo post, sul giochino del momento.


FACEBOOK!

No.
Non farò come gb, quella faccia di palta (amico!), che prima ne parla male e dopo ci si iscrive e ne prova grande giuoia.
No no.
E non farò nemmeno come Alessio, che in effetti non ne parla (a voi, a me si), ma guarda caso da quando ci gioca non considera più il blog, e pubblica un post ogni tre-quattro anni settimane.
No no no no.
Io farò in modo diverso.
PRIMA mi ci ho iscritto e mi ci ho giocato.
POI (ora) ne parlo male (ma continuo a giocarci).

Allora, Facebook (per gli amici FB) si rivela in effetti estremamente utile per ritrovare quelle persone che non vedevi e non sentivi da anni, compagni di classe delle elementari, la ragazzina che abitava accanto a casa tua e cha ha traslocato a Detroit nell'86, il tizio che al liceo ti faceva un sacco di atti di bullismo, i tuoi compagni del servizio militare, la tipa che in facoltà, dai, avete capito, ecc ecc.
In definitiva, lo scopo è quello di trovare tutta questa gente e far sapere loro che sei vivo e che hai conseguito traguardi importanti nella tua vita, e che quando ti chiamavano sfigato di merda, beh, insomma, si sbagliavano.
- Ciao Ausvaldo! che bello rivederti!
- Ciao.
- Dimmi, che fai adesso nella vita?
- Ho un'occupazione stabile in ambito produttivo.
- Meraviglioso. In che modo?
- Aero il letame di maiali con questo forcone per ricavarne concime.
- Congratulazioni.

Ma non è tutto qui. Facebook (per gli amici FB) ti permette anche di contattare sconosciuti con il tuo stesso cognome, solo per il gusto di importunarli.
- Ciao!
- Ciao.
- Abbiamo lo stesso cognome. Anch'io mi chiamo Sfintere.
- Non vedo il motivo di continuare oltre questa conversazione.

L'opportunità più bella è però data, a mio giudizio, dalla possibilità di condividere con altri (milioni di persone) i più inconfessabili segreti. Dire tutto, si, tutto, su quello che realmente pensi, desideri o, ancora peggio, ami.
- Ho fondato il fan club di "Quelli che avevano i capelli alla tedesca negli anni '90". Ne vuoi far parte?
- Volentieri. A te va di entrare nel mio "Materazzi e Cannavaro hanno nomi troppo lunghi per entrare nelle maglie della nazionale italiana campione del mondo popopopoooo".
- Figo! Ieri mi sono iscritto a "Vogliamo il Risiko come disciplina olimpica" e "Boicottiamo il centro commerciale Pannocchia di Valsugana Valdarno".
- Io invece partecipo a: "Carlo Conti devi morire!" "Fan dei primi dischi di Anonimo Veneziano" "Ho comprato mezza casa all'IKEA" e "Quelli che amano i piedi di Paola Barale e il suo cane".
- Invece tra i prodotti di mitologia quotidiana che trovo interessante elencare come imprescindibili per la vita di un essere umano ho inserito: la funzione T9 del cellulare, la Moleskine tascabile, la pubblicità dello Sfornatutto DeLonghi, le fotografie di Oliviero Toscani, il salvatelecomando Meliconi, gli Exogini, l'alabarda spaziale, i barattolini Sammontana e il Furby.
- E le sorpresine del Mulino Bianco?
- Grande Giove, come ho potuto dimenticarle?

Certo, rintracciare i vecchi cari amici di un tempo...magari però se non ci parliamo da dieci anni, e se in questo non breve periodo di tempo non ho fatto alcuno sforzo per rintracciarli benchè vivessimo a quattro isolati di distanza e io avessi il loro numero di casa, ecco, forse...no?
18.52 - Che bello Ausvaldo, risentirsi dopo tutti questi anni.
18.52 - Davvero Mariotto, che meraviglia.
18.52 - Stai bene?
18.52 - Si. Tu?
18.53 - Anche io.
18.55 - Sei sposato adesso?
18.57 - Si. Tu?
19.01 - Anche io.
19.10 - Ci sei ancora?
19.12 - Si.
19.44 Ausvaldo is offline.
23.35 Mariotto is offline.

C'è una tipa, che conoscevo quando eravamo bambini, e che abita non lontano da casa mia. Quando ci incontriamo per strada - io non so perché, giuro - evita il mio sguardo, preferisce passare per pazza e fissare il muro, piuttosto di, semplicemente, salutarmi.
Quando mi sono iscritto a Facebook (per gli amici FB), è stata la terza persona a chiedere di diventare mia amica.
Su Facebook (per gli amici FB), l'ho capito, il concetto di amicizia vive svuotato: travalica il senso letterale e si tramuta in qualcosa che io, sinceramente, non so cosa sia.
Qui, oggi, amico è chi ti risponde sì alla domanda "vuoi diventare mio amico?"
Proprio come quando andavamo all'asilo, solo che allora avevamo quattro anni.

domenica, febbraio 01, 2009

Un giustificato motivo per (parte diciassettesima)

Dopo due mesi, torna Giangi.
Tra poco, torno io.
Heike

Si ricomincia!, giù per le scale proprio lì, sulla destra.
Permesso! Permesso! cerco con garbo di districarmi tra la folla viaggiante, anche se dentro di me alberga uno sfrenato desiderio di entrare di prepotenza lungo quella scia che va delineadosi nella mia mente, statisticamente approvata come il miglior tragitto possibile, ottimizzante sia in termini di tempo che di spazio che di risorse psico-idriche sprecande. Schivo, volteggio, con fare maldestro dò vita a movimenti eleganti come se stessi improvvisando un passo alla Frank Sinatra sulle note di New York New York. Il pubblico ancora una volta non pagante mi volge occhiate di scherno, cui non posso dar risposta, fortunatamente ho con me le valige che mi aiutano a mantenere un certo equilibrio, che nel mio caso somiglia forse più ad una vertgine distratta.
Salto gli ultimi due scalini con scioltezza e via!
Inizia il tunnel, si insomma il sottopassaggio.
Sinistra, destra dove vado adesso!
Quale corrente scegliere. questa volta non c'è veramente tempo nè per metafisiche nè per lanci di monetine o ricordi del passato, mi lascio guidare dall'istinto....e guarda un po'! ancora una volta mi porta a sinistra. Mentre mi involo, quello spirito razionale per un attimo assecondato e probabilmente per questo indispettito, tenta di rallentare la mia corsa, così che possa buttar l'occhio su cartelloni, tabelloni, sperando di strappare quella conferma di aver intrapreso il percorso giusto. Il passo rallenta si, ma rimane pur sempre incalzante. Ho fino ad adesso affrontato il viaggio facendo si che l'emotività di un momento trovasse modo per fondersi entro un sistema di giustificazioni possibili, razionalmente spiegabili, di cui alla fine risultava chiaro solo la loro etrena circolarità e il loro strenuo tenatativo di rispondere all'anima di un eco infinito. E' tempo di cambiare, beh diciamo almeno di provarci, quasi quasi lo chiamo crescere così mi sembra meno pesante. Mantengo una falcata sostenuta sono a metà sottopassagio, o meglio a metà della parte sinistra, in fondo cìè l'arrivo o la partenza, dipende dai punti di vista e il mio in questo caso non è proprio in grado di darne una chiara ed onesta identificazione. L'unica certezza che palesa nella mia mente è che non devo araggiungere la fine del sottopassaggio, devo fermarmi, devo svoltare, destra, sinistra,...chi può dirlo...forse il tabellone lì in fondo.
Scatto, un centrometrista nato, direbbe il mio allenatore di bocce. Ho scelto di non arrestare la corsa, quindi giusto un'occhiatina di sfuggita, e come va, va. Mal che vada svolto a caso e agguanto il traguardo. Cinque metri, quattro, tre, due, uno. E' un lampo, un sospiro, concentri tutto te stesso in quell'attimo, il cuore pompa sangue tanto da farti bruciare le vene, il tuo sguardo si assottiglia come a catturare ogni singola sfumatura dell'aria, non esiste niente intorno, solo tu e una risposta. Cercarla è inutile, ormai serve sentirla, e sei già passato. Non puoi chiederti cosa hai visto, porti con te la responsabilità di aver seguito l'istinto, di aver dato retta allo sfuggente brillare di un nome, forse riprodotto su un insegna artificiale di un sottopassagio frenetico di una stazione labirintica, ma per la prima volta impresso su un sorriso che va allargandosi mentre sali le scale di un nuovo binario.

lunedì, gennaio 26, 2009

Capitolo uno

Sono le due di notte.
Davanti, solo la striscia d'asfalto illuminata dai fari. Intorno a me una distesa di buio.
Il cielo è coperto, non c'è la luna, e nessun lampione, niente, solo, in lontananza, la luce fioca di qualche casa sulle pendici delle colline, e, ogni tanto, i fari di una macchina, lontana.
Il navigatore tace, perché non ce l'ho, e ripenso alla settimana scorsa, quando ero indeciso se comprare un TomTom o fare una donazione per un progetto di cura dell'Unicef contro il rachitismo infantile in Namibia.

Maledetti negretti.


Sono le due di notte, mi sono perso in aperta campagna, il telefono è scarico e non riuscirò mai a ritrovare l'autostrada.
Ho sonno.
Ho fame.
L'ultima cosa che ho mangiato, dieci ore fa, era un camogli freddo all'autogrill di Podenzana.
Che fame.
Che sonno.
Sono così stanco che la testa comincia a ciondolarmi, alla radio passano la Ninna Nanna di Brahms, e un intesno profumo di camomilla arriva dai campi attorno a me, io...
ATTENTO!
Qualcosa mi taglia la strada, inchiodo!
Cos'era?
Niente, forse una lepre, o un gatto.
Tiro un bel respiro, ho bisogno di muovermi, di svegliarmi, sennò qui finisco in un fosso. Spengo il motore e scendo.
Mi stiro un po', i muscoli indolenziti, sbadiglio.
All'improvviso sento un coro di ululati, non molto lontani.
Mi dico che non sono lupi, ma cani, e che quelli non erano ululati, ma simpatici guaiti, ma mi si gela il sangue: da un campo, molto vicino, arriva un rumore, come di qualcosa che si muove.
Qualcosa di pesante, che respira.
Poi, mentre sono immobilizzato dalla paura, la luna esce dalle nubi, e vedo che nel campo non c'è nient'altro che una grossa quercia, con le foglie mosse dal vento. Respiro di nuovo, e mi accorgo di qualcosa che prima, col buio, non avevo visto: sulla destra, poco più avanti, una strada taglia in due i campi, e raggiunge una casa.
Senza pensarci, salto in macchina e riparto. Faccio così, penso: suono il campanello, mi scuso per l'ora tarda, chiedo le indicazioni per raggiungere l'autostrada e riparto (prima mi scuso di nuovo).
Arrivo davanti alla casa, spengo la macchina e scendo.
Da una finestra si vede una luce accesa, c'è qualcuno sveglio, bene.
Busso alla porta.
Silenzio.
Aspetto.
Ancora silenzio.
Busso di nuovo.
Silenzio.
La porta si apre lentamente.
Appare un uomo orribilmente deforme, tanto basso da sembrare un nano, gli occhi, gonfi, che sporgono dalle orbite e la schiena piegata da una mostruosa gobba. Mi guarda, da sotto in su, e dice:
- Desidera?
- Ah...mi scuso, maaah...temo di essermi perso. Potrebbe mica indicarmi la strada per raggiungere l'autostrada?
- Si,
mi dice
- potrei.
Silenzio.
- Bene. Me...la...dice...?
Silenzio.
- No. La strada è interrotta. Il ponte è crollato. Non può passare. Ma è fortunato - gli scintillano gli occhietti - questa è una locanda. Può dormire qui, se vuole.
Voglio?
Penso alla strada buia, al sonno, al vagare senza una meta.
Forse, forse potrei rimanere qui, fino a domattina.
Lo guardo.
E' un coltello quello che nasconde dietro la schiena?

Ok gente, siamo in una impasse narrativa.
Cosa deve fare il nostro eroe?
Entrare nella locanda irta di pericoli gestita da Aigor, o risalire in macchina e cercare la via nella pianura infestata da lupi mannari?
Datemi una risposta, datemi feedback, ho bisogno del vostro aiuto per ritrovare l'autostrada!
(Per chi non l'avesse capito, sto iniziando una specie di storia a bivi, e la porterò avanti sulla base delle indicazioni che riceverò nei commenti. Vi piace l'idea?)

giovedì, gennaio 22, 2009

Ipertrofismo egotico

Tempo fa mi è capitato di partecipare a un corso di degustazione del vino (ah, ma facci il piacere, buffone).
A questo corso (tu, a un corso di degustazione del vino? Con quella faccia. Ma vattìn)...
A questo corso, dicevo, c'era un (ma chi ci crede, tanto lo sappiamo, che passi le serate fissando la parete. Un corso di degustazione. Del vino poi! Ridicolo. Assolutamente ridicolo)...
Allora, a questo corso (come se tSILENZIO! Sto cercando di scrivere un post.
...
Allora, a questo corso di degustazione del vino ho conosciuto, per la prima volta nella mia vita, uno stereotipo. C'ho parlato, l'ho guardato con attenzione. A un certo punto sono stato anche tentato di toccarlo, per essere sicuro che non si trattasse di una mia fantasia (ho preso un bastoncino e gli ho toccato la spalla. Offriva resistenza: era reale!).
Questa manifestazione della volontà cosmica, che per comodità chiameremo l'IDIOTA (si, tutto maiuscolo), cameriere dell'Enoteca Pichiorri Mazzanti Viendalmare, che ha dato il meglio di sè nella serata conclusiva del corso, improntata a una sana e robusta convivialità.
Grazie all'impareggiabile aiuto di Hg, che insieme a me partecipava alle serate alcoliche, posso riportarvi un florilegio delle sue migliori uscite della serata.
E' tutto vero.
- Viviamo in un paese garantista, i sindacati la fanno da padroni, nessuno ha voglia di lavorare (tranne lui, ovviamente)
- Io gioco a calcio da vent'anni, ti spiego io come funziona
- Vo a fumare un cicchino
- Io son stato una volta con una dell'est, sono una cultura molto diversa da noi, e io li temo, perché hanno un'economia in crescita
- Vado a little bit in the bath
- Io ho un metabolismo dovuto dal fisico dello sport, gioco a calcio da vent'anni
- Non riesco a stare in silenzio per sessanta secondi
- Gerry Scotti è uno con due palle così
- Siete mai stati a mangiare al (segue nome di ristorante mitico e/o inventato, collocato in località irraggiungibili, che per mangiarci devi prenotare tre mesi prima e dire che sei suo amico, ma vedrai è tutto pieno)
- Zelig, il primo anno, quando si guardava in pochi, era meglio
- nove volte su dieci ho sempre ragione, giocando a calcio da vent'anni...
- A Ibiza, io, due anni (no, dico)
- Questo vino è bastardo
- Una persona che ascolta mi dà soddisfazione
- Ascolta, al Twiga bisogna per forza uscire piegati da i'bbere, perché, ve lo dico io, quando ci vai ti portano sempre un boccione di mojito, e guai! se non lo finisci.
Ma il momento più bello in assoluto è stato questo:
- Ma lo sapete quanto pigliano Greggio e Iachetti a Striscia La Notizia, eh, lo sapete? Trentamilaeuro al mese, pigliano, trentamila!
Interviene una ragazza che lavora alla Endemol:
- Ma no, molto di più!
- No, ma io dicevo nel 2002, capito, mica ora.
...
Questo per dire che dopo quella serata, mi ero ripromesso di non partecipare mai, mai più ad eventi nei quali non conoscessi bene il 100% dei partecipanti.
Ieri ho infranto questa promessa, e ho partecipato ad un seminario.
Ne ho di meravigliose, ma le tengo per il prossimo post (MA VATTENE, BUFFONE!)

Non copio, cito

E' così triste venire sul blog ottuso e scoprire che anche oggi non ho scritto niente.

sabato, gennaio 10, 2009

Atlante dei luoghi sbagliati

Nota ai lettori: segue post spocchioso, arrogante e anche un po' acido.

Siccome che sono snob, voglio impararvi come si fa a diventare una di quelle persone come me che le incontrate per strada e dite "mannaggia quanto è snob quel signore".
Non sarà facile, ma con abilità, calma, coraggio, una buona strategia e un po' di fortuna potete diventare dei veri dandy.
Tanto per cominciare, bisogna fare delle rinunzie.
Ad esempio, in questa casa, niente televisione.

- C'è vita, lo so, dopo Francesco Giorgino-

Lo ammetto, all'inizio era difficile.
Era difficile, trovare ogni volta una cosa nuova da dire all'ennesimo: ma come fate senza televisione?
In genere la conversazione è questa:
- L'hai visto ieri Striscia La Notizia quando il Gabibbo ha colpito sulla testa Gigi Marzullo con un pollo di gomma? Ah ah, fantastico!
- No, non abbiamo la televisione.
- Eh?
- Non abbiamo la televisione.
- Non avete la televisione?
- No.
- Davvero?
- Eh si.
- Dai, grandi. Ma come mai non ce l'avete?
- Eh, il fatto è che nemmeno a casa dei miei la guardavo più, e anche Elle...
- Eh si, anch'io non la guardo praticamente mai. Ma i telegiornali?
- Usiamo internet.
- E se volete vedere un film?
- Usiamo internet.
- E per tutto il resto?
- Ho carta igienica in abbondanza, grazie.
All'inizio non capivo.
Non capivo come fosse possibile che due frasi come ieri sera ho visto Porta a Porta, con Bruno Vespa che raccontava tutti i dettagli della sua colonscopia e ah, ma io la televisione non la guardo praticamente mai potessero essere dette dalla stessa persona nel giro di un minuto.
Pensavo: magari è un riflesso automatico, lo faccio sempre anch'io quando mi scappa detta una cosa ma poi mi vergogno.
Ma in realtà mi sa che non è così.
Non è affatto vero che ci si vergogna di dire che si guarda il Maurizio Costanzo Horror Show o le trasmissioni del pomeriggio con coso, lì, che non mi ricordo mai il nome.
Il fatto è che, davvero, secondo me la televisione non la guarda più nessuno.
La accendi, ma poi non la guardi, ti distrai, ti fai i fatti tuoi, la segui giusto con la coda dell'occhio, perché tanto lo sai che fa schifo, è palese che è brutta ed è un bidone che contiene solo spazzatura: ma se è così, è perché ne abbiamo fatto, tutti, un uso cattivo ed esagerato: è come avere in casa un ospite che ti parla, ma siccome sai che non si accorge se tu non ascolti, allora puoi permetterti di essere maleducato ed ignorarlo, non prestargli attenzione nè rispondergli.
Tanto, pensi, dice solo cazzate.
...
Concludo.
Mi ricordo una vignetta di Altan, dovrei cercarla per farvela vedere, ma che mi frega (sono snob).
C'erano un padre e un figlio, e il figlio fa:
- Papà, ma cosa facevate la sera quando non c'era la televisione?
- Si mettevano al mondo gli stronzi come te.
Buona serata, e grazie per averci scelto.

domenica, gennaio 04, 2009

Non può essere mai come ieri

Come ogni buon blog che si rispetti, vado a salutare il 2008 con la riproposta di ciò che di meglio ci ha regalato quest'anno.
Ah, caro 2008, quanto ci mancherai. Certo, hai avuto anche tu i tuoi momenti di stanca, i tuoi errori, le tue brutte figure. Quante volte ci hai fatto pensare "no, non è proprio il tipo di anno che mi aspettavo che fosse", o "questo 2008 non è all'altezza del, che so, 1956", o anche "è stato un aprile di merda"; ma, credimi, ci mancherai, ora che non ci sei più.
Film più bello visto nel 2008.
Un flebile anacoluto, di T. Visagisti, con K. R. Stuart, V. Bruni Tedeschi e altra gente che non mi ricordo.
Lui è un quarantenne in crisi. Lei anche. Lui fa un lavoro poco stimolante, tipo il pubblicitario per la Dolce Euchessina. Lei ha che fare con persone problematiche, tipo Silvio Muccino. Vivono in un condominio, e i vicini sono dispettosi. La figlia vorrebbe isciversi a farmacia, ma c'è il numero chiuso. La macchina ha un problema al carburatore, e il meccanico è in ferie.
Ma poi, una mattina, suonano il campanello, lui va ad aprire e...niente, avevano sbagliato.
Il nuovo capolavoro del cinema italiano, passato ingiustamente inosservato da critica, pubblico e passanti.
Libro più bello letto nel 2008
Sindrome scrotosinclastica mortale, di Mike Raperunzel.
Un misterioso killer terrorizza la città, uccidendo chiunque sia disposto ad ascoltare il racconto delle sue ferie a Pinerolo. Le vittime vengono ritrovate orribilmente mutilate, con i testicoli esplosi dalla noia. Su questa terribile catena di delitti viene chiamato ad indagare Nick Othon, il celebre detective sordo.
Un thriller ad altissima tensione, dallo stesso autore di "Abbassa la musica per favore".
Disco più bello ascoltato nel 2008.
Gangsta Bloody AssassiNation, dei Terrible Soundtrack.
Un album che ha ricevuto, da parte del pubblico, minore considerazione di quanta ne avrebbe meritata, che riporta il gruppo di Waco agli antichi fasti. Se il primo brano, That Little Flowers Bouquet, non è altro che la riproposizione in chiave techno di un oscuro canto alpino (con tanto di campionamento elettronico di campanacci di mucche), è con il secondo brano, Farewell My Beauty, che avvertiamo una forte rilettura dei temi classici del gruppo: una base ritmica continua, l'uso creativo dei cori, un riff ben modulato e il finale esplosivo chiariscono quale dovrebbe essere, secondo i ragazzi texani, la direzione che dovrebbe prendere il rock al giorno d'oggi. Degne poi di nota Black Lil' Face, con un ardito mix di sonorità tribali e mandolini, e Ol' Boot, sul tema del tempo che passa e quasi traccia non lassa. Infine, a conclusione dell'album, la stupenda Oh My Beautiful Lauderette che, con un ritmo ipnotico e vertiginoso, ci parla di temi universali quali amore, sessualità, bellezza e conclude con un'incitazione a combattere i mali del mondo, come la povertà, o a cadere, inerti, a terra.
Spettacolo teatrale più bello visto nel 2008
Carlo Monni legge le poesie di Mario Luzi, con Carlo Monni.
Una scena disadorna, solo una sedia sul palco. Carlo Monni entra e ci si siede. Apre un libro di poesie di Luzi e inizia a leggere. In silenzio. Ogni tanto gira pagina, tira una bestemmia e chiede se qualcuno gli può portare una birra. A volte sbatte il libro a terra, perché le poesie di Luzi gli fanno cacare.
Blog più bello scoperto nel 2008.
Questo.
Senza ombra di dubbio.

mercoledì, dicembre 31, 2008

Che anno è?

Questo blog non vale la carta sulla quale è scritto.
Quale carta?
Buon anno a tutti.
Adesso vado a festeggiare con il trenino samba.

venerdì, dicembre 26, 2008

Gli stranieri non capiscono - Speciale natalizio

Mi sembra di sentirle, le grida di esultanza all'apparire del nuovo post dal Jappone di Urakidany.
E, per deliziarci, ci ha preparato un breve excursus sul Natale giapponese. A me ha fatto parecchio ridere.
Vi ricordo che se avete curiosità o domande sul Sol Levante, chiedete pure (nei commenti o via posta elettronica) e Urakidany sarà entusiasta di rispondervi.
Buona lettura!
Heike

Come pochi sanno, Cristo non è affatto morto sulla croce e scommetto che ancora in meno sono a conoscenza del fatto che avesse un fratello minore. Gesù è in realtà fuggito in Giappone e per la precisione nel villaggio di Shingou nella prefettura di Aomori e ad essere andato sulla croce è stato proprio lo sfortunato fratellino. Una volta scampata la morte si è sposato e ha messo su famiglia, conducendo una vita tranquilla, per poi spegnersi alla veneranda età di 118 anni. Inoltre, essendo un personaggio notoriamente portato a fare miracoli, veniva spesso scambiato per un “tengu”, una strana divinità dal naso lungo e le ali di corvo appartenente alla religione shintoista.
No, non sto delirando, almeno non io, questa è la “vera storia di Cristo” che alcuni giapponesi si tramandano e che festeggiano un giorno all’anno danzando intorno a una croce e cantando una litania in una specie di ebraico giapponesizzato. Il bello è che le decorazioni e l’atmosfera della festa sono in perfetto stile shintoista, dato che, come ho avuto modo di dire in un altro post, qui si tende a mischiare le diverse tradizioni religiose e fonderle con quella autoctona; un po’ come avviene con tutte le cose estere che capitano sotto le loro grinfie.
Questa festa, di cui allego foto, video e sito ufficiale, è per me il segno più eloquente della stupidità diffusa nella stragrande maggioranza di questo popolo; un’ebetudine che oserei chiamare “fanciullesca”. Di ben altro livello se paragonata a quella di altri paesi, intrisa però spesso di cattiveria e malizia.
In futuro vi parlerò meglio anche di altre due bellissime feste: quella del pene e della vagina, ma anche della festa delle tette scoperta da me solo di recente.
Considerando questi bizzarri festeggiamenti e molte delle loro credenze e usanze, si può capire come questo sia ancora un popolo fermo all’età della pietra, un popolo che fino a qualche anno fa (ma per alcuni è vero ancora adesso) credeva nella divinità dell’imperatore - e non a caso il 23 dicembre è festa nazionale, nella quale si commemora il genetliaco dell’imperatore, che tra l’altro dà il via al loro calendario. Eh sì perché in realtà non siamo nel 2008, ma nell’anno 18 del regno dell’era Heisei (平成, "pace ovunque").
Se queste sorprendenti e illuminanti verità non vi sono bastate, adesso spiegherò a tutti il vero valore del Natale che i saggi maestri giapponesi ci insegnano, e considerando il loro legame con Gesù direi che ne hanno pienamente il diritto.
Allora, prima di tutto “Buon Natale” in giapponese si dice “merī kurimasu” e se qualcuno osasse fare obiezioni sulla “giapponesità” di questa frase, dovrebbe fare i conti con almeno un quarto della loro lingua. È quindi meglio non porsi troppe domande.
A Natale, nonostante tutta la finta atmosfera che cercano di ricreare con gli addobbi, le musiche e tutta la fiera del consumismo possibile immaginabile, si lavora come tutti gli altri giorni. Immagino che non sarebbe educato festeggiare pubblicamente il compleanno di qualcun altro nella stessa settimana del “sacro sovrano” e poi forse vi sarebbero troppe vacanze tutte insieme no? La sera del 24 invece è molto importante passarla col ragazzo o ragazza (o amante), mangiando la kurimasu cake, una normalissima torta di compleanno con panna e fragole travestita da dolce di Natale che si può acquistare anche nei famigerati konbini, per poi concludere la serata in un love hotel a fare le cosacce e facendo diventare il Natale una semplice versione spinta di San Valentino.
Per quanto riguarda gli addobbi, quest’anno sono di moda gli alberi di Natale neri e qualsiasi riferimento alla natività è completamente assente, in quanto non è raro imbattersi in persone che ignorano il fatto che in questa ricorrenza si celebri la nascita di Gesù
I regali si fanno solo ai bambini, oppure ci si scambiano tra fidanzati, e il giorno dopo Natale tutti gli addobbi vengono immediatamente tolti per lasciare spazio a quelli celebrativi del nuovo anno, che è la loro ricorrenza più importante e che non se ne abbia a male l’imperatore.
La notte di capodanno scordatevi i botti e i brindisi che sono sostituiti da silenzio e rintocchi del gong (118 per l’appunto) provenienti dai templi che pare di ascoltare le campane che suonano a morto. Si va al tempio per ingraziarsi qualche divinità e si mangia il “mochi” una cosa gommosa ottenuta pestando il riso bollito, che ogni anno miete più vittime del cancro visto che molti vecchietti rimangono strozzati mangiandolo convinti che porti bene come le nostre lenticchie, che però se non portano davvero soldi almeno non hanno mai ammazzato nessuno.
Dico la verità, non sono religioso, ma il Natale ha sempre avuto in me un effetto particolare e, dopo essermi trasferito in Giappone, forse ho capito perché: sono convinto che lo scopo del Natale non sia solo far girare l’economia ma anche dare un po’ di respiro alle persone più disgraziate che almeno in questo breve periodo hanno l’occasione di alleviare le proprie sofferenze. A Natale ci si vuole tutti bene, siamo tutti amici e soprattutto non si soffre più.
Ecco, sembreranno le solite frasi buoniste ma io soprattutto a quella del non soffrire più ci credo davvero, secondo me il Natale porta gioia, colori e calore; poi si ritorna al grigio ma almeno si tira un po’ il fiato. Il Natale è un giorno di tregua nella guerra della vita, un giorno di respiro, magari per racimolare le forza e ricominciare presto più bastardi di prima ma intanto ci si concede una pausa che male non fa. In Giappone esistono molte poche pause e alla fin dei conti nonostante il loro sforzi e la loro nota predisposizione verso le emulazioni il Natale dei giapponesi appare come una pessima e sbiadita imitazione. Non hanno sufficiente cuore e anima per viverlo veramente e la mancanza di questa festa, vissuta come dovrebbe essere, secondo me si fa sentire. La loro vita grigia e infelice prosegue in questa direzione senza un minimo di pausa e di sollievo. Questa gente è esaurita, ve lo posso assicurare, sta male nel corpo e nello spirito e avrebbero davvero bisogno di un po’ di Natale.
Quindi questo post lo chiudo nel più scontato ma anche nel più necessario dei modi: tanti auguri di un buon Natale a tutti… anche ai giapponesi a cui almeno il 25 dicembre voglio tanto bene.

Meriiiiii kurisumasuuuuuuuuuuu
Urakidany

Alcuni link:
- Il video della festa del fratello di Gesù
- Il video della tomba giapponese di Gesù
- Il sito ufficiale della tomba di Gesù (non pensavo avrei mai scritto una cosa del genere, ndH)
- Altro sitarello
- Idem
- Poi basta

mercoledì, dicembre 24, 2008

Finalmente, il post di Natale

Caro Babbo Natale, come stai?
Ti scrivo questa letterina per chiederti i regali che vorrei ricevere quest'anno, che sono:
- la pace nel mondo
- la fine della povertà
- l'amore a chi non ne ha
- duecentomila euro in banconote di piccolo taglio non consecutive, in una valigia rossa che lancerai da una slitta trainata da renne in corsa dal ponte al chilometro 23 sulla statale 4, rallenta ma non fermarti, per l'ora e il giorno troverai domani sul Corriere un annuncio di vendita di un ciclomotore Guzzi giallo, ripeto, giallo, nel quale saranno indicate le altre istruzioni. Ricordati di fare tutto come ti ho detto se non vuoi ricevere un'altro pezzo dell'orecchio di Rudolph la renna soprannumeraria dal naso rosso.
...
Da capo.
Caro Babbo Natale, ti voglio bene.
Per favore, aiuta tutte le persone che hanno dei problemi nel mondo, e porta a tutti il castello dei gormit
...
Da capo.
Caro Babbo Natale,
ma sei dimagrito?
Guarda, ti vedo proprio bene, in forma. Poi, che eleganza sobria, questo pigiama di lana rosso coi risvolti in pelliccia di orso bianco, veramente chic. Noto poi che guidi una slitta trainata da renne, una scelta davvero coraggiosa e interessante, perché improntata al risparmio energetico e conforme agli obiettivi del protocollo di Kyoto. Mi si dice però siano animali che cagano mol
...
Da capo.
Uè Babbo, come butta?
...
Da capo.
Caro Babbo Natale, gv fpevib pbqvsvpnaqb vy grfgb va Ebg13 crepuè grzb pur dhrfgn zvffvin cbffn pnqrer va znav fontyvngr, r gh fnv n puv zv evsrevfpb (yn Orsnan). (PS: rot13)
...
Da capo.
Egregio sig. Natale, con la presente siamo a ricordarle che, qualora Lei insista a contravvenire agli accordi convenuti con la controparte sottoindicata come accaduto negli anni passati, omettendo di recare alla suddetta controparte quanto richiesto, adiremo le vie legali come da decret
...
Da capo.
Caro Babbo Natale,
fai te.

E a tutti i lettori, un abbraccio,
Heike & Elle

lunedì, dicembre 22, 2008

L'identificazione è totale

Nessuna possibilità di fuga, la strada è interrotta,
occorre ripensare al percorso fatto, tornare indietro,
o semplicemente fermarsi e cercare di capire dove stava l'errore.


LUI
Non ha più entusiasmo, si direbbe che si muova per inerzia. Se fosse possibile disegnare le linee cinetiche dei suoi movimenti nello spazio, scopriresti che sono sempre le stesse, giorno dopo giorno, mese dopo mese. I gesti si sono fissati in un automatismo che non conosce, ma che integra in sè. Si muove, parla, sorride, ma non è più lì, davvero, da molto tempo.
IO
Questi tasti li conosco anche troppo bene. A volte penso che, se guardassi con attenzione, potrei vedere emergere dai polpastrelli il profilo sottile delle lettere, incise più profondamente di un marchio. Ma non c'è più gioia, in questa cosa. Niente più meraviglia, nella scoperta.
LUI
Da quando lei se n'è andata, respira a fatica. A volte la notte si sveglia, allunga il braccio e niente, il letto è vuoto, nessun profilo familiare illuminato dalla luna. Lui l'amava, l'amava tanto da aver dato alla figlia il nome di lei, lo stesso nome, così da perpetuare nel tempo, nel futuro, il suono di quel nome, oltre i secoli, oltre gli eoni. Poi lei l'aveva lasciato per un uomo molto ricco. Per il fratello dell'uomo più ricco di tutti, per il fratello del suo padrone. E lui, adesso, vendeva materassi.
IO
Non è vero che l'ispirazione è una sorgente inesauribile, che più ne bevi e più ne arriva. Anzi, è il contrario, più ne attingi, più quella si esaurisce, fino a seccarsi. La mia, di ispirazione, è sempre stata una pozzanghera, da non scambiare per talento.
LUI
La notte non dorme. Se ce la fa, preferisce evitare di sognare. Modafinil, Provigil, Adrafinil, orexina. Prende una pastiglia e si mette davanti alla televisione al plasma. Le ore di buio sono le più difficili da attraversare. A volte trova le repliche dei programmi del giorno, e li guarda. Soprattutto si fissa sui quiz di Carlo Conti. Ne studia i movimenti, il linguaggio, le pose e i tic. Lui fa miss Italia, pensa, io vendo materassi. Cos'ha più di me? E che cos'ho, io, che non va?
IO
C'è chi ogni giorno riesce a scrivere pezzi bellissimi, e a volte anche più di uno al giorno, decine di volte al giorno. Dove la trovano tutta questa voglia? Per me è sempre un travaglio scrivere qualcosa, e partorisco sempre questi bimbetti bruttarelli, piagnucolosi e che nessuno ha voglia di coccolare. Eppure all'inizio ero bravo, credo, forse.
LUI
Almeno gli proponessero qualcosa di diverso, una fiction.
IO
Questo blog si è proprio perso per strada.

venerdì, dicembre 19, 2008

Sarcosì

Lo ammetto, ultimamente non mi sono impegnato tanto, ho fatto questo post un po' stitici, si ridacchia, due sorrisini, eh eh, poi si chiude e si va a leggere chinaski, che anche se non scrive mai, è pur sempre meglio di questa noia.
Però ho una valida giustificazione: dice il dottore che ho un gomito che mi fa contatto col piede no, voglio dire LE CAVALLETTE!!! cioè soffro della sindrome di Korsakov io mi scusi, che ore sono? Le ventitrè. grazie. prego. grazie prego scusi tornerò mi annoio.
E allora ho pensato che per far cosa gradita (per far cosa veramente gradita, dovrei far tornare Uraki. L'ho sentito oggi, mi ha detto che ci pensa sempre anche lui. Per poi svegliarsi urlando. Scherzo, entro Natale dovrebbe scriver qualcosa, studenti permettendo). Insomma, per far cosa gradita, ecco, beh si, insomma, ritorna il post sulle chiavi di ricerca.
Okay, lo so che i veri blogger questi post non li fanno più, perché è roba vetusta e noiosa, nata già vecchia e che altro non dimostra se non che la gente è piccola e idiota, tarata mentalmente e oltremodo piccola e idiota e tarata mentalmente (l'avevo già detto?...), è incapace di capire il senso dell'esistenza e del funzionamento dei motori di ricerca e spesso ha un approccio alle nuove tecnologie del tutto antitecnologico. Aprop. Mi torna in mente un episodio che avevo letto da qualche parte, sulla Guardia di Finanza che fa un'irruzione nell'ufficio di un top manager per sequestrare tutto, documenti, hard disk, CD, e il top manager, quando li sente arrivare, capisce che deve distruggere tutte le prove della sua colpevolezza. Afferra un martello e comincia a colpire la tastiera del suo computer, fino a distruggerla.
La tastiera.
Il mondo è popolato così.
Un'ultimo appunto, prima di cominciare: questa volta mi sono rifiutato di elencare qualsivoglia chiave di ricerca riguardante Paola Barale o il suo cane. Sappiate solo che, in due mesi, ne ho contate centouno. Compreso un inquietante fan club piedi di paola barale.
A voi.
PERSONE
- il calciatore più tamarro della storia del calcio
- cosa mangia Jack Nicholson
- bertinotti suv sconfitta
- giuseppe perepepe
- parlare con Hitler
PIACERE E PIACERSI
- ho 17 anni e ho le orecchie a sventola cosa devo fare
- blog di donne sole che cercano uomo a ravenna e provincia no a pagamento
- cerco un uomo maturo ciccione
NATURA, SCIENZA E CONOSCENZA
- annaffiare le piante con il vino
- quantità di naftalina per morire
- fitte al cuore e formicolio al braccio (e qui me lo immagino, il tizio che, mentre sta avendo l'infarto, va su internet per vedere di cosa si tratta. CHIAMA UN'AMBULANZA, IDIOTA!)
- la suppostina no
- io ho 17 anni e vorrei un bambino però non mi viene
- caccole enormi
- drogarsi con la lampadina
- dopo il trapianto di fegato cosa ricevi dal comune?
- ho rotto un dente con cosa posso incollarlo
- non dormo da cinque anni da chi devo andare?
SOCIETA' D'OGGI
- che eta bisogna avere per comprare gratta e vinci legalmente
- camouflage orecchie sventola
- totocalcio nella prima colonna ho fatto 8 punti e nella seconda ne ho fatto 4 ho vinto qualcosa
- viviamo in un mondo dove le cose vanno come vogliono loro
- viene pagato chi pulisce i bagni in autogrill? (no, è un hobby)
MISTERI INSONDABILI
- gli evangelisti vomitano?
- come fare le tasche per le portiere di una macchina
- se faccio scena muta alla laurea che succede
- desidero vedere il televisore come tutti.anche facendo finta che sia il 2008
- il mio amico dice che con la genetica vuole farsi crescere la coda da lupo io dico che non si può chi dei due ha ragione?

PS: so che avevo detto che non ne avrei parlato, ma...chi sono io per negarvi queste perle?
- cugini lontani di paola barale
- quanto pesa il cane di paola barale
E ho detto tutto.

mercoledì, dicembre 17, 2008

La materia di cui son fatti i sassi (è un altro post, anche se ha un titolo simile a quello di prima)

Caro Heike, ho scoperto il tuo blog da poco, e l'ho trovato molto divertente e ben fatto. Mi sembri una persona oltremodo simpatica e intelligente, e trovo che la tua ironia sia sempre ben diretta e mai volgare. Come scrivi bene Heike, e con che abilità arrivi sempre al nocciolo del discorso! Mi piacerebbe conoscerti e scambiare con te due chiacchiere sullo stato delle cose, parlare, oltre il freddo monitor, e vedere che faccia ha l'autore di un blog tanto acuto e introspettivo, quanto spassoso.
Credo proprio che sarebbe una bella esperienza!
Un caro saluto
Clemente M.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine

Clemente.
Non sei il primo che mi scrive con siffatte (o similari) parole, dicendosi mio sincero (o veritiero) estimatore (o ammiratore).
Altri, prima di te, mi hanno scritto "dai, chissà come sei simpa dal vivo", o "devi essere proprio una sagoma" o anche "mi sa che sei uno che ci sa fare con le persone", o, infine "c'hai mica cinque euro, che devo andare in treno a Lucca e mi hanno rubato il portafogli, guarda lo so che sembro un tossico che dorme per strada, ma quei soldi mi servono davvero per andare in treno a Lucca, daiiiii".
No, non sei il primo, nè, temo, sarai l'ultimo.
E' quindi giunto il tempo di una precisazione quanto mai necessaria.
Io non sono così.
Così spontaneo, arguto, ironico, no no no NO.
Sono uno con grossi problemi relazionali, e se non balbetto in pubblico è solo perché mi vergogno (a balbettare in pubblico).
Magarila prima volta che mi si incontra, faccio anche un effetto diverso, che uno/a mi conosce, ascolta le mie cazzate e pensa: ma che simpatico.
Passata mezz'ora: costui parla come fosse un imbecille.
Passata un'ora: si comporta anche, come fosse un imbecille.
Per poi, alla fine, rendersi definitivamente conto della verità: è un imbecille.
Solo che poi legge il mio blog, con interessanti considerazioni sulla società contemporanea, e si chiede:
ma chi glielo scrive?
C'è anche gente che, dopo avermi conosciuto, mi fa: ma Heike non l'hai portato?
Sono io Heike.
No dai, davvero.
Sul serio, ti giuro, sono io Heike.
...
...
Ma chi te lo scrive il blog, allora?

Perché anche essere pedante e noioso, credetemi, è un'arte.
Bisogna saperci fare, ci vogliono anni e anni e anni e anni di studi, e alla fine ci si laurea in orchite applicata.
La mia tesi di laurea verteva su una ricerca alla quale mi ero dedicato con passione, e riguardava la possibilità di riuscire a comunicare con i sassi. Più precisamente, cercai di convincere un sasso (un granito rosso) a comunicare con me.
Per sei mesi, ogni giorno, per dieci ore al giorno, mi chinavo verso di lui e gli chiedevo "Ehi, ti va di fare due chiacchiere? Eh? Ti va? Vorresti parlarmi un minuto? Mh? Dai. Per favore. Parleresti con me? Giusto cinque minuti, via. Eh? Che ne pensi? Ti va? Giusto due paroline? Mi rispondi? Mi rispondi? Che ne dici? Dai. Che ti costa? Mh? Mh? Dai" ininterrottamente.
Infine, ello in lacrime, mi rispose: "la prego, mi lasci stare".
Per la scienza fu una grande vittoria (o trionfo).

lunedì, dicembre 15, 2008

La Matera di cui son fatti i Sassi

Forse qualche lettore ricorderà che avevo preannunciato, qualche tempo fa, il ritorno di Dante Chianti, il nostro amico giramondo. Ebbene...no niente, non c'è neanche questa volta.
In compenso mi si chiede a gran voce il ritorno dello Spazzolone, la rubrica sulle chiavi di ricerca.
E invece gnente.
Perché è con gran fermento e malcelato orgoglio che introduco invece il ritorno della rubrica sul Giappone!
Ieeee!!
Alééééé!
Scherzavo.
Urakidany non mi parla più, da quando gli ho detto che penso che La ricerca della felicità sia un bel film.
Vabè, vorrà dire che dovrete accontentarvi di un resoconto di viaggi.


Basilicata's Mystery Tour

Una produzione
Viaggi della speranza
con
Heike nella parte dello sprovveduto turista
e
Elle nella parte della cinica viaggiatrice

- arrivare a Matera è quantomeno arduo (dove per arduo si intenda estremamente arduo), perché non esiste collegamento con le Ferrovie dello Stato - tempo fa pare che Trenitalia se ne sia uscita con uno spot radiofonico che diceva "questo Natale approfitta degli sconti dei treni, va a trovare zio Alfred a Bolzano, nonna Abelarda a La Spezia, zia Concetta a Matera". Spot ritirato in giornata, copywriter licenziato.
Siccome che a me guidare mi annoia, abbiamo andati in aereo, senza sapere che:
  1. il tragitto Bari-Matera con mezzi locali richiede più tempo del tragitto Pisa-Bari in aereo
  2. i suddetti mezzi locali, la domenica, se ne catafottono di te e di dove devi andare
- ma allora come abbiamo fatto ad arrivare?
- ok, forse non è proprio ben servita dai mezzi pubblici, forse arrivarci è difficile, ma poi, quando ci arrivi, eccazuo, capisci perché è Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Uno dei posti più belli che abbia mai visto (dal vivo). Quindi il mystero è: perché non è famosa e celebrata e ammirata quanto merita e si limita ad essere meta di turismo scolastico?
- il tempo ha retto per quattro giorni di sole. Più che per Matera, questo è un mystero concernente le nostre gite, di solito condite da uragani o tornado o rapimenti alieni.
- Matera è piena, strapiena di storia. Sbuca da tutte le parti. Ma è una storia di difficoltà, di lotta, fatica, te li immagini questi uomini del medioevo che scavano la roccia (che non è tufo, ma un calcare altrettanto morbido e friabile), realizzano case, grotte, cisterne, tutto con l'obiettivo di salvare e recuperare il possibile. Com'era il mondo, quando non esisteva lo spreco?
- I materani sono persone meravigliose, gentili e incredibilmente accoglienti. Io non so se funziona per tutta la Lucania, ma devo comunque dirlo: materani, grazie.
- si, tutti gentili, tranne quei due tizi che lavorano al bar in cima al palazzo della mediateca, in piazza Vittorio Veneto. Nel mio cuore li ricorderò per sempre come Crisantemo e Venerdìsanto.
- A Matera i sassi, che ci crediate o no, sono due. E li chiamano per nome, Barisano e Caveoso. Ora, la storia di questi luoghi straordinari è lunga, io non la so raccontare (e non c'ho voglia), ma vi consiglio di informarvi, per cominciare basta anche Wikipedia. E' una storia talmente incredibile che a volte non ci si crede, e quello che è successo, a questi luoghi stupendi, nel male, ma soprattutto nel bene, è veramente degno di nota.
- Infine, giusto tre segnalazioni degne di nota:
1 - se siete da quelle parti, andate a mangiare al circolo Malatesta in via San Rocco, sul Sasso Barisano. Sò communisti, sò! e ci si mangia bene (ma NON prendete il vino)
2 - prima di andare, chiedete lumi a Carlo, io l'ho fatto e mi son trovato bene. Ciao Carlo, e grazie ancora!
3 - anche se mi ha detto che lui non li legge, i blog, volevo comunque salutare Raffaele, boy-scout materano esperto di sentieri, erbe medicinali, antropologia culturale, architettura, geologia, storia delle religioni, scienza dell'educazione e tutto il resto dello scibile, Pico de Paperis che ci ha fatto da guida per due giorni, senza mai risparmiarsi.
Mannaggia, ho fatto un post noioso.
Però Matera mi è piaciuta.
Si sarà capito?

martedì, dicembre 09, 2008

Un carnaio

Questo blog ha un'emorragia di lettori che continua instancabile e progressiva, paragonabile a un flusso mestruale che dura giorni, poi altri giorni, ed altri.
Potrei chiamarlo Il Blog Ottuso - da oggi con le mestruazioni di lettori ma temo che non se ne capirebbe molto il senso ironico, e poi lo saprebbero i pochi lettori rimasti, e poi ancora meno, poi nessuno.
Non è che abbia mai avuto tutta questa folla all'uscio, gente che si spintonava per leggere l'ultimo post, no no, ho sempre avuto un'ordinata fila indiana di un lettore, che leggeva e se ne andava, dopo mezz'ora un'altro, poi dopo un'ora un'altro, ah no, è lo stesso di prima, evidentemente non aveva capito.
Ma ora, porca miseria, ci stiamo avviando verso l'abbandono, già io non ci scrivo più su questo baraccone, potreste provare voi a leggerlo, no?
Ma non ci sono post nuovi!
E leggiti quelli vecchi! Ho scritto io anche quelli, sai?
Insomma, l'emorragia è costante, abbiamo raggiunto il record negativo di 12 lettori al giorno, che per me, che una volta ne ho avuti persino 47 (quel giorno mi sono ubriacato di chinotto e spuma bionda), per me son proprio pochini. Il declino è costante. Contenuto, ma costante. A breve arriveremo a tre lettori, poi due, poi uno, e poi zero.
Dopo, comincerà la scala negativa: -1 lettore, -2, -5 lettori. Cioé i lettori saranno così disgustati dai contenuti del blog, dai nuovi post che non leggeranno, che riusciranno a essere conteggiati da Analytics come massa oscura, un buco nero di odio che cancellerà la bellezza intrinseca del Blog Ottuso, il blog con le mestruazioni eterne.
Bellezza che, ne convengo, era brutta.
Vi lascio con un piccolo aneddoto storico, un sacello di saggezza giuntoci attraverso le nebbie del tempo. Piccolo, ma meraviglioso, reperto di un fine settimana pregevole (il mio). Grazie a Max che ce l'ha riportato.
Spero lo gradiate e ne sappiate trarre insegnamento.
Polonia, 1939.
Le truppe della Wermacht hanno invaso la Polonia, dando inizio alla seconda guerra mondiale. Da ovest avanzano i carri armati tedeschi, da est quelli russi. Nel mezzo, la fragile democrazia polacca si spegne come la fiamma di una candela durante una tormenta.

L'esercito polacco si sgretola di fronte all'avanzare del nemico, e la resistenza risulta essere vana. In poche settimane, la Polonia è vinta, e solo pochi coraggiosi tentano di opporsi al nemico, organizzandosi in bande di partigiani.
Un manipolo di questi viene catturato dai soldati tedeschi e condannato alla fucilazione sul campo.
I polacchi, tutti ragazzi molto giovani, vengono condotti in un ampio spazio aperto e costretti a offrire le schiene alle armi automatiche tedesche. Le mitragliette ruggiscono, e tutti i condannati cadono a terra, morti.
Tutti, tranne uno, che rimane in piedi, illeso.
Il comandante tedesco, stupefatto, ordina una nuova raffica.
Niente, il ragazzo non viene colpito, e rimane lì, in piedi, tremante.
Allora il comandante impugna la sua pistola, la carica, e la punta alla tempia del partigiano.
Ma improvvisamente le nubi si squarciano, e una voce tonante esclama:
- FERMO! IO TI DICO CHE STAI PER COMMETTERE UN SACRILEGIO, PERCHE' QUEL GIOVANE POLACCO, UN GIORNO, SARA' PAPA!
Il tedesco alza gli occhi al cielo e risponde, stupefatto:
- E io?
- Te dopo.

mercoledì, dicembre 03, 2008

Ma insomma basta.

Ogni tanto lavoro.
Poi faccio pausa.
Mentre mi bevo un caffè, guardo la prima pagina di Repubblica.it.
La faccia di Calderoli rende tutto più sopportabile: la noia, il maltempo, il sapore del caffè della macchinetta.
Penso: se anche lui può diventare ministro....
Poi su Fiorentina.it. Commenti e pagelle dell'ultima giornata. Conferenza stampa di Gilardino, poi le ultime dichiarazioni in un italiano stentato di Corvino, con i giornalisti che scrivono quel che credono di capire. Chissà se funziona allo stesso modo anche con Calderoli (non riesco a togliermelo dalla testa).
Un giro su Google Reader, per vedere le ultime novità.
Bla bla bla.
Il mondo dei blog a volte è di una noia disarmante.
Tipo:
Quelli che "Ehi, amici, ho provato il nuovo modello di Nokia GHturbo3000 con tecnologia Naso, che ti fa telefonare, inviare SMS, MMS, e-mail, fax, insulti e maledizioni anche quando non vuoi! E' una figata!!!!"
Quelli che le immagini dei gattini che fanno cose buffissime.
Quelli che usano Twitter, e parlano di sè in terza persona, e ci scrivono cose tipo "sta guardando un film" "fa una pausa per andare in bagno" "gioca col gattino" "sta scrivendo su twitter che sta scrivendo su twitter".
Quelli che scusate se non posto più niente, ma adesso sono troppo preso da Facebook, è la frontiera del futuro, altro che blog.
Quelli che Berlusconi aiuto aiuto emergenza democratica Berlusconi Berlusconi.
Che poi, scusate se interrompo questo bellissimo e sentitissimo post in maniera 'si abrupta, ma, aproposito di politica miserevole, perché il PD mi si deve immalinconire sempre in battaglie senza senso alcuno? Prima quella cosa della presidenza di qualcosa di qualcosaltro della Rai, e su questo non cederemo di un passo, sino alla imbarazzante conclusione. Poi l'interminabile discussione su "a' dotto', dove lo metto 'sto piddì, nel partito socialista europeo, o da 'nadra parte?". Ora, la lotta proletaria per l'IVA scontata alla televisione satellitare. Perché tutta questa disutilità?
Io sono un poco affranto, lo devo dire, e mi sento circondato da un un vocìo interminabile, chiacchiere senza fine, eterne, estenuanti, e non parlo solo della politica, alla fine ci si abitua alla mediocrità, no no, parlo di un'atmosfera generica, una noia della vita che sembra ricoprire tutto, un mondo grande come un cortile pieno di animali (da cortile, chiaro), che starnazzano, pigolano, strillano, uggiolano e fanno insomma tutti quei rumori lì.
Ci vorrebbe una lingua nuova, un esperanto dell'esperienza, una lingua che non serve a dire le cose, ma a farle.
Ci vorrebbe - e si sente, che ci vorrebbe - un coraggio diverso, per imparare a capire che le cose non sono le cose, ma sono parole, e le parole alla fine sono limiti, le chiacchiere son fonte di confusione, di attriti, ci vorrebbe una macchina - e le lingue sono macchine - che ti trasmette i significati, e basta.
Ci vorrebbe una scienza nuova, penso.
Ma magari è solo questo tempaccio che mi dà noia.