Non importa,
Non importa più.

Adesso su Città Cupa il cielo è coperto, sono arrivate le nuvole da nord, speriamo portino pioggia, che la pioggia, quando cade di notte, alleggerisce l'aria, poi il giorno dopo si vive meglio, meglio.
E dopo aver parcheggiato la macchina, camminavo guardando il cielo, e l'aria era strana, i palazzi illuminati dalla luce bassa del sole, e il cielo più scuro, buio, sopra.
Che strano, ho pensato, ci sono i palazzi illuminati dalla luce bassa del sole, e il cielo più scuro, buio, sopra.
Che strano, ho pensato.
E mentre camminavo, mi sono ricordato di quella storia che volevo raccontare, e non sapevo se sarebbe stato un post o un racconto o cosa, di me che la mattina vado al lavoro in bici e la sera torno a casa in bici, e le persone che incontro ogni giorno, che strano, le conosco ormai, anche se non le conosco, e su di loro vorrei scrivere qualcosa, descrivere le facce (o faccie? boh. Watkin, come si scrive?) parlare delle strane abitudini, i gesti, le posture, i piccoli segreti, quello che fanno, dicono.
Al Caffè 21, tutte le mattine alle 9, ci sono tre persone sedute a un tavolino, sono tre poseur, un tizio coi capelli cotonati e la camicia bianca (sempre bianca, sempre) aperta sul petto villoso, dev'essere il padrone del bar, e le due ragazze che sono con lui, sempre in gonna e tacchi e sigaretta accesa e occhiali scuri tirati sulla testa, e la moretta ha degli occhi incredibili, grigi.
E c'è la ragazza polacca in bici che tutti i giorni incrocio davanti al negozio di Ale, biondiccia, con la coda di cavallo, chissà che lavoro fa, la badante, la cameriera, il notaio.
E quel tipo stranissimo, nordafricano, cinquantanni, sempre in giro a ciondolare, triste come solo i maghrebini sanno essere, con in testa un cappellino da baseball rovesciato, lo porta finchè non si distrugge, gliene avrò visti succedersi tre o quattro diversi, nei mesi.
Il barbone grassone, quello coi capelli bianchi raccolti in una coda, è sempre in pantaloncini corti, anche quando piove, sempre pulito e sbarbato, seduto sui gradini di S. Francesco. A volte si sposta, ma non di tanto.
E l'agenzia immobiliare, dove lavorano due-tre ragazzi, tutti uguali, vestiti nello stesso modo e con gli stessi colori, giacca-camicia-cravatta, si metteranno d'accordo la sera per la mattina dopo?, tutti coi capelli rasati e gli occhiali scuri, l'unico diverso è un ragazzo cinese, che non si rade i capelli e non usa la giacca ed è cinese, poi per il resto è uguale anche lui.
poi, la sera, quando torno, e arrivo in piazza, la trovo sempre piena, gremita di ragazzini, tutti vestiti uguali che sembrano militari, ma di un esercito che con le magliette fucsia e le cinture e i pantaloni stretti e i capelli ritti, alti sopra la testa.
Vado a casa, ma a volte faccio il giro lungo, entro nella strada dei punkabbestia, saluto Fasil che beve un bicchiere di latte davanti al bar di Lucio, e passo sotto la statua dell'inventore della cambiale, che era ricchissimo ma non aveva nessuno che lo amava, e quando morì lasciò tutti i suoi beni ai poveri, e la sua fondazione era la Casa del Ceppo, e a Città Cupa i regali così si chiamano, si chiamano ceppo, ancora, ancora oggi.